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Pietro aretino ragionamento della nanna e della antonia



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PIETRO ARETINO


RAGIONAMENTO

DELLA NANNA E DELLA ANTONIA


Edizione di riferimento:

Pietro Aretino, Ragionamento e Dialogo, a cura di P. Procaccioli, Milano, Garzanti 1984 [testo Aquilecchia, Roma-Bari 1975].



RAGIONAMENTO

DELLA NANNA E DELLA ANTONIA,

FATTO IN ROMA SOTTO UNA FICAIA,

COMPOSTO DAL DIVINO ARETINO PER SUO CAPRICCIO

A CORREZIONE DEI TRE STATI DELLE DONNE.


PIETRO ARETINO AL SUO MONICCHIO


Salve mona! Salve, dico, poichй la Fortuna ancora nelle bestie tien mano, e perт ti tolse di donde nascesti, dandoti a me che, per essermi accorto che sei un gran maestro sotto la forma di gatto, sм come era Pitagora un filosofo sotto la forma di gallo, ti intitolo le fatiche, anzi lo spasso, di XVIII mattine: non come a mamone, non come a scimia, nй come a babuino, ma come a gran maestro. Perchй se io non avessi saputo dal segreto della natura che tu fussi un gran maestro, ti arei intitolato il dialogo della Nanna e della Antonia come ad animale; chй anco i Romani, dopo lo aver punito con pena capitale colui che uccise il corvo che non avea altra vertщ che salutare Cesare, non solo il fecero portare in su la bara da duo etiopi col pifero inanzi, ma nominaro il luogo dove fu sepolto “Ridiculo”: sм che con la pazzia di molti savi antichi si poteva iscusare quella di uno stolto moderno. Ma che sia il vero che tu sia un gran maestro, cominceremo a dirti che hai imagine di uomo, e sei chi tu sei, ed essi han nome di gran maestri, e sono chi sono; tu con la tua ingordigia ogni cosa trangugi, ed essi con la loro divorano sм, che la gola non si trova piщ tra i sette peccati mortali; tu fino a uno ago rubi, ed essi fino al sangue furano, riguardando il luogo dove fanno i furti come lo riguardi tu; essi sono liberali nella maniera che diranno i suditi loro a chi gliene dimanda, e tu sei cortese come ponno giurare quelli che si arrischiano a toglierti qualunque cosa tu ti tenga fra le unghie; tu sei sм lussurioso che ti corrompi fin con te istesso, ed essi usano sanza punto di vergogna con le medesime carni; la tua presunzione avanza quella degli sfacciati, e la loro quella degli affamati; tu sei sempre pieno di lordezza, ed essi sempre carchi di unguenti; il tuo volubile aggirare non trova mai luogo, e il loro cervello и stabile come un torno; i tuoi scherzi sono il giuoco del popolo, e le lor pazzie il riso del mondo; tu sei fastidioso, ed essi importuni; tu temi ognuno e fai temere ciascuno, ed essi a tutti fanno paura e di tutti hanno paura; i tuoi vizi sono incomperabili, e i loro inestimabili; tu fai strano viso a ciascuno che non ti porta il cibo, ed essi non mirano con dritto occhio se non gli apportatori dei loro piaceri; essi non danno cura a vituperio che si gli dica, nй tu a villania che ti si faccia.
Nй mi lascio perciт uscir di mente che, sм come i gran maestri hanno cera di scimie, cosм le scimie hanno cera di gran maestri. E avvertite, satrapi, che fra i gran maestri simili al Bagattino (che cosм si chiama il mio gatto) non si intende il re di Francia: perchй ci fa divini a chiamarsi come noi, e fa umani gli dиi mentre non si lascia dire iddio. Ma per tornare a te, Bagattino, dico che se tu non fussi sanza gusto come sono i gran maestri, farei un poco di scusa del licenzioso parlare della opera che mando fuora alla ombra tua (che li gioverа come giovano quelle dei gran maestri a quelle che tuttodм si gli intitolano indegnamente), con allegare la Priapea di Virgilio e ciт che in materia lasciva scrisse Ovidio, Giovinale e Marziale; ma per esser tu dotto come i gran maestri, non dirт altro, aspettando in premio del mio farti immortale un morso dove ti avverrа di darmelo: chй anche i gran maestri pagano di cotal moneta gli autori delle laude che si gli attribuiscono, non per altra cagione che per intendersi della scienza come te ne intendi tu. Avrei detto che hanno la anima alla similitudine della tua se fosse stato onesto a dirlo; ma dico bene che i gran maestri ascondeno i difetti loro con i libri che si gli fanno, come ascondi tu le tue bruttezze con la veste che ti ho fatto.

Ora, altissimo Bagattino (che cosм si dice ai gran maestri degni di cotal dignitа come tu), piglia le mie carte e squarciale: che ancora i gran maestri non pure squarciano le cose che si gli indrizzano, ma se ne forbiscono poco meno ch’io non te lo dissi, a laude e gloria delle coglione Muse che, per correr dietro a panni alzati ai gran maestri, sono da essi apprezzate come le apprezzi tu, che vorresti forse, per il dire che farа la Nanna delle moniche, che io fussi tenuto della buccia della tua malignitа. La Nanna и una cicala, e dice ciт che le viene alla bocca; e alle suore sta bene ogni male, da che si fanno vedere dal vulgo peggio che le femine del popolo; e avendo giа empito ogni cosa di Antecristi, con la puzza della lor corruzione non lasciano spirare i fiori della verginitа delle spose e ancille di Dio che ci sono: che, mentre le mentovo, mi sento tutto confortare da quel non so che di sacro e di santo che passa nell’anima sм tosto che si arriva dove stanno, sм come passa dentro al naso la soavitа delle rose subito che si giugne dove sono; nй si curi di udir gli angeli chi le ode cantare quei santi uffici co’ quali raffrenano l’ira di Dio, movendolo a perdonarci le nostre colpe. Sм che la Nanna non parla delle osservatrici della castitа giurata, come ella istessa nel ragionamento suo dirа alla Antonia ma parla di quelle il cui lezzo и il zibetto del demonio. E certamente come non ardirei di adorare, nй di ubidire, nй di lodare altro che il cristianissimo re Francesco, nй di cantare altro che il magno Antonio da Leva, nй di lodare altro duca che quel di Fiorenza, nй di predicare altro cardinal che quel de’ Medici, nй di servire altro marchese che quel del Vasto, nй di osservare altro prencipe che quel di Salerno, nй di ragionar d’altro conte che di Massimiano Stampa, cosм non arei avuto ardire di pensare, non che di scrivere, quello che delle moniche ho posto in carta, se non credessi che la fiamma della mia penna di fuoco dovesse purgare le macchie disoneste che la lascivia loro ha fatte nella vita d’esse: che dovendo essere nel monistero come i gigli negli orti, si sono lordate di modo nel fango del mondo, che se ne schifa lo abisso, non che il Cielo. Onde spero che il mio dire sia quel ferro crudelmente pietoso col quale il buon medico taglia il membro infermo perchй gli altri rimanghino sani.


^ ANTONIA E NANNA


GIORNATA PRIMA


ANTONIA Che hai tu Nanna? Pаrti che cotesto tuo viso imbriacato ne’ pensieri si convenga a una che governa il mondo?

NANNA Il mondo, ah?

ANTONIA Il mondo, sм. Lascia star pensierosa a me che, dal mal francioso in fuora, non trovo cane che mi abbai; e son povera e superba, e quando io dicessi ghiotta non peccherei in spirito santo.

NANNA Antonia mia, ci son dei guai per tutti, e ce ne son tanti dove tu ti credi che ci sieno delle allegrezze, ce ne sono tanti che ti parria strano; e credilo a me, credilo a me, che questo и un mondaccio.

ANTONIA Tu dici il vero ch’egli и un mondaccio per me, ma non per te che godi fino del latte della gallina; e per le piazze, e per l’osterie, e per tutto non si ode altro che Nanna qua e Nanna lа; e sempre la casa tua и piena come l’uovo, chй tutta Roma ti fa itorno quella moresca che si suole veder far dagli Ongari al giubileo.

NANNA Egli и cosм; pure io non son contenta, e mi pare esser una sposa che, per una certa sua onestа, ancora che ella abbia molte vivande inanzi e una gran fame, e benchй sia in capo di tavola, non ardisce mangiare; e certo certo, sorella, il core non и dove potrebbe essere; basta.

ANTONIA Tu sospiri?

NANNA Pazienza.

ANTONIA Tu sospiri a torto: guarda che Domenedio non ti faccia sospirare a ragione.

NANNA Come non vuoi tu che io sospiri? Ritrovandomi Pippa mia figliuola di sedici anni e volendone pigliar partito, chi mi dice “Fаlla suora, che, oltre che risparagnerai le tre parti della dote, aggiungerai una santa al calendario”; altri dice “Dаlle marito, che ad ogni modo tu sei sм ricca, che non ti accorgerai che ti scemi nulla”; alcuno mi conforta a farla cortigiana di primo volo, con dire “Il mondo и guasto; e quando fosse bene acconcio, facendola cortigiana, di subito la fai una signora; e con quello che tu hai, e con ciт che ella si guadagnerа, tosto diventerа una reina”: di sorte che io son fuora di me. Sм che puoi pur vedere che anco per la Nanna ci sono dei guai.

ANTONIA Questi son guai, ad una come sei tu, piщ dolci che non и un poco di rognuzza a chi la sera intorno al foco, mandato giщ le calze, ha piacere di grattarsi: guai sono il veder montare il grano, i tormenti sono il veder carestia nel vino, la crudelitа и la pigion della casa, la morte и il pigliare il legno due e tre volte l’anno e non isbollarsi, non isgommarsi e non isdogliarsi mai. E mi maraviglio di te che sopra sм minima cosa hai pur fatto un pensiero.

NANNA Perchй te ne maravigli tu?

ANTONIA Perchй sendo tu nata e allevata in Roma, a chiusi occhi doveresti sbrigarti dai dubbi che tu hai della Pippa. Dimmi, non sei tu stata monica?

NANNA Sм.

ANTONIA Non hai tu avuto marito?

NANNA Hollo avuto.

ANTONIA Non fosti tu cortigiana?

NANNA Fui e sono.

ANTONIA Adunque, dei tre stati non ti basta l’animo di scegliere il migliore?

NANNA Madonna no.

ANTONIA Perchй no?

NANNA Perchй le moniche, le maritate e le puttane oggidм vivono con una altra vita che non vivevano giа.

ANTONIA Ah! ah! ah! La vita visse sempre a una foggia: sempre le persone mangiaro, sempre bevvero, sempre dormiro, sempre vegghiaro, sempre andaro, sempre stettero; e sempre pisciaro le donne per il fesso. E arei caro che tu mi contassi qualche cosa del vivere che faceano le suore, le maritate e le cortigiane del tuo tempo: e io ti giuro, per le sette chiese che io mi sono avotita di fare la quaresima che viene, di risolverti in quattro parole di quello che tu debbi fare della tua Pippa. Ora tu, che per esser una dottoressa sei ciт che tu sei, prima mi dirai perchй il farla suora ti fa star fantastica.

NANNA Io son contenta.

ANTONIA Dimmelo, io te ne prego: a ogni modo oggi и la Madalena nostra avvocata che non si fa niente; e quando ben si lavorasse, io ho pane e vino e carne insalata per tre dм.

NANNA Sм?

ANTONIA Sм.

NANNA Ora io ti conterт oggi la vita delle moniche, dimane quella delle maritate, e l’altro quella delle meretrici. Siedimi allato: acconciati adagio.

ANTONIA Io sto benissimo. Dм su.

NANNA Mi vien voglia di bestemmiare l’anima di monsignor nol-vo’7dire, che mi cavт di corpo questo fastidio di figliuola.

ANTONIA Non ti scandolezzare.

NANNA Antonia mia, le moniche, le maritate e le puttane sono come una via croce, che tosto che giungi a essa, stai buona pezza pensando dove tu abbi a porre il piede; e avviene spesso che ’l demonio ti strascina nella piщ trista, come strascinт la benedetta anima di mio padre quel dм che mi fece suora pur contra la volontа di mia madre santa memoria, la quale tu dovesti per avventura conoscere (oh, ella fu che donna).

ANTONIA La conobbi quasi in sogno: e so, perchй io l’ho udito dire, che facea miracoli dietro a Banchi; e ho inteso che tuo padre, che fu compagno del bargello, la sposт per innamoramento.

NANNA Non mi ricordar piщ il mio cordoglio, chй Roma non fu piщ Roma da che restт vedova di cosм fatta coppia. E per tornare a casa, il primo giorno di maggio mona Marietta (che cosм chiamossi mia madre, benchй per vezzi le fosse detto la bella Tina) e ser Barbieraccio (che cotal nome fu quello di mio padre), avendo ragunato tutto il parentado, e zii e avi e cugini e cugine e nepoti e fratelli, con una mandra d’amici e d’amiche, mi menaro alla chiesa del monistero vestita tutta di seta, cinta di ambracane, con una scuffia d’oro sopra la quale era la corona della virginitа tessuta di fiori di rose e di viole, con i guanti profumati, con le pianelle di velluto; e se ben mi ricordo, della Pagnina, che entrт poco fa nelle Convertite, erano le perle che io portai al collo e le robbe che avea indosso.

ANTONIA Non potevano essere d’altri.

NANNA E ornata proprio proprio come una donna novella, entrai in chiesa, nella quale erano millantamilia persone che, voltatisi tutti verso di me tosto che io apparsi, chi dicea “Che bella sposa arа messer Domenedio”; chi dicea “Che peccato a far monica cosм bella figlia”; altri mi benediva, altri mi bevea con gli occhi, altri diceva “La darа il buon anno a qualche frate”: ma io non pensava malizie sopra tali parole; e udii certi sospiri molto ardenti, e ben conobbi al suono che uscivano dal core di un mio amante che mentre si dicevano gli uffici sempre pianse.

ANTONIA Che, tu avevi degli amanti inanzi che ti facessi monica?

NANNA Qualche sciocca non gli avrebbe auti: ma sanza libidine. Ora io fui posta a sedere in cima all’altre donne; e stata alquanto, cominciт la messa cantando: e io fui acconcia inginocchioni in mezzo a mia madre Tina e alla mia zia Ciampolina; e un cherico cantт in sugli organi una laldetta; e dopo la messa, benedetti i miei panni monachili che erano in su l’altare, il prete che avea detto la pмstola, e quello che avea detto il vangelo, mi levaro suso e fecero ripormi inginocchioni in su la predella dell’altar grande: allora quello che disse la messa mi dette l’acqua santa, e cantato con gli altri sacerdoti il Te deum laudamus con forse cento ragioni di salmi, mi spogliaro le mondanitа e vestiro dello abito spirituale; e la gente, calcando l’un l’altro, faceva un romore che si assimigliava a quello ch’и in San Pietro e in Santo Ianni quando alcuna, o per pazzia, o per disperazione, o per malizia, si fa murare come feci una volta io.

ANTONIA Sм, sм, mi ti par vedere con quella turba intorno.

NANNA Finite le cerimonie e datomi l’incenso con il benedicamus e con lo oremus e con lo alleluia, si aprм una porta che fece il medesimo stridore che fanno le cassette delle limosine; allora fui rizzata in piedi e menata all’uscio dove da venti suore con la badessa mi aspettavano; e tosto che la vidi, le feci una bella riverenza; ed ella, basciatami nella fronte, disse non so che parole a mio padre e a mia madre e a’ miei parenti, che tutti piangevano dirottamente; e a un tratto riserrato la porta, udii uno “oimи” che fece risentire ognuno.

ANTONIA E donde uscм lo “oimи”?

NANNA Da un mio amante poveretto, che dell’altro dм si fece frate dei zoccoli o romito dal sacco, salvo il vero.

ANTONIA Meschino.

NANNA Ora nel serrar della porta, che fu sм ratto che non mi lasciт dire pure “a dio” al sangue mio, credetti certo di entrare viva viva in una sepoltura, e mi pensava di vedere donne morte nelle discipline e ne’ digiuni; e non piщ dei parenti, ma di me stessa piangeva. E andando con gli occhi fissi in terra e con il core vтlto a quello che avea a essere del fatto mio, giunsi nel refettorio dove una schiera di suore mi corsero ad abbracciare; e dandomi della sorella per il capo, mi fecero alzare il viso alquanto: e visto alcuni volti freschi, lucidi e coloriti, tutta mi rincorai; e riguardandole con piщ sicutа, dicea meco: “Certamente i diavoli non debbono esser brutti come si dipingono”. E stando in questo, eccoti uno stuolo di frati e di preti, e alcuno secolare mescolato con essi, i piщ bei giovani, i piщ forbiti e i piщ lieti che mai vedessi: e pigliando per mano ciascuno la sua amica, pareano angeli che guidassero i balli celestiali.

ANTONIA Non por bocca nel Cielo.

NANNA Pareano innamorati che scherzasseno con le lor ninfe.

ANTONIA Cotesta и piщ lecita comperazione. Sйguita.

NANNA E pigliatele per mano, gli davano i piщ dolci basciozzi del mondo, e faceano a gara nel dargli piщ melati.

ANTONIA E chi gli dava con piщ zucchero, secondo il giudizio tuo?

NANNA I frati, sanza dubbio.

ANTONIA Per che ragione?

NANNA Per le ragioni che allega la leggenda della Puttana errante di Vinegia.

ANTONIA E poi?

NANNA E poi ciascuno si puose a sedere ad una delle piщ dilicate tavole che mi paresse mai vedere: nel piщ onorato luogo stava madonna la badessa tenendo a man sinistra messer l’abate; e dopo la badessa era la tesoriera, e appresso di lei il baccelliere; allo incontra sedea la sacrestana, e allato a essa il maestro dei novizi; e seguiva di mano in mano una suora, un frate e un secolare, e giuso a’ piedi non so quanti cherici e altrettanti fratini; e io fui posta tra il predicatore e il confessore del monistero. E cosм vennero le vivande, e di sorte che il papa (mi farai dire) non ne mangiт mai tali. Nel primo assalto le ciance fur poste da canto, di maniera che parea che il “Silenzio” scritto dove i padri hanno la piatanza si fosse insignorito delle bocche d’ognuno: anzi delle lingue, chй le bocche facevano il medesimo mormorio che fanno quelle dei vermi della seta finiti di crescere quando, indugiato il cibo, divorano le frondi di quelli arbori sotto l’ombra dei quali si solea trastullare quel poveretto di Piramo e quella poverina di Tisbe, che Dio gli accompagni di lа come gli accompagnт di qua.

ANTONIA Delle frondi del moro bianco vuoi dir tu.

NANNA Ah! ah! ah!

ANTONIA A che fine cotesto tuo ridere?

NANNA Rido d’un frate poltrone, Dio mel perdoni, che mentre macinava con due macine, e che avea le gote gonfiate come colui che suona la tromba, pose la bocca a un fiasco e lo tracannт tutto.

ANTONIA Domine affogalo.

NANNA E cominciandosi a saziare, cominciaro a cicalare: e mi parea essere, a mezzo del desinare, come nel mezzo del mercato di Navona, che si ode in qua e in lа il romore del comperare che fa questo e quello con quello e con questo giudeo; e sendo giа sazi, andavansi scegliendo le punte delle ali delle galline e alcune creste e qualche capo, e porgendolo l’uno a l’altra e l’altra a l’uno, simigliavano rondini che imbeccassero i rondinini. E non ti potrei contare le risa e voci che si udivano nel donare di un culo di cappone, nй sarebbe possibile a poter dire le dispute che sopra di ciт si faceano.

ANTONIA Che poltroneria.

NANNA Mi veniva voglia di recere quando vedea masticare un boccone da una suora, e porgelo con la propria bocca all’amico suo.

ANTONIA Gaglioffe.

NANNA Ora, sendo il piacere del mangiare converso in quel fastidio che si converte altrui di subito che ha fatto quella cosa, contrafecero i Tedeschi con il brindisi; e pigliando il generale un gran bicchiere di corso, invitando a fare il simile alla badessa, lo mandт giщ come un sacramento falso. E giа gli occhi di ciascuno rilucevano per il troppo bere come le bambole degli specchi; poi velati dal vino come dal fiato un diamante, si sarieno chiusi, talchй la turba, cadendo sonnacchiosa sopra le vivande, arмa fatto della tavola letto, se non era un bel fanciullo che vi sopragiunse: egli avea un paniere in mano coperto d’uno il piщ bianco e il piщ sottile panno di lino che mi paia anco aver veduto: che neve? che brina? che latte? egli avanzava di bianchezza la luna in quintadecima, .

ANTONIA Che fece del paniere? e che c’era dentro?

NANNA Piano un poco; il fanciullo, con una reverenza alla spagnuola annapolitanata, disse: “Buon pro’ alle Signorie vostre”; e poi soggiunse: “Un servidore di questa bella brigata vi manda dei frutti del paradiso terrestre”; e scoperto il dono, lo pose su la tavola: ed eccoti uno scoppio di risa che parve un tuono, anzi scoppiт la compagnia nel riso nel modo che scoppia nel pianto la famigliuola che ha visto serrar gli occhi al padre per sempre.

ANTONIA Buone e naturali fai le simiglianze.

NANNA Appena i frutti paradisi fur visti, che le mani di queste e di quelli, che giа cominciavano a ragionare con le cosce, con le poppe, con le guance, con le pive e co’ pivi di ognuno con quella destrezza che ragionano quelle de’ mariuoli con le tasche dei balocchi che si lasciano imbolare le borse, si avventaro ai detti frutti nella guisa che si avventa la gente alle candele che si gittano giuso dalla loggia il dм della Ceraiuola.

ANTONIA Che frutti furo quelli? che cose? Dillo.

NANNA Erano di quei frutti di vetro che si fanno a Murano di Vinegia alla similitudine del K, salvo che hanno duo sonagli che ne sarebbe orrevole ogni gran cembalo.

ANTONIA Ah! ah! ah! Io t’ho per il becco, io t’afferro.

NANNA Ed era beata, non pure avventurata, quella a cui veniva preso il piщ grosso e il piщ largo; nй si ritenne niuna di non basciare il suo, dicendo: “Questi abbassano la tentazione della carne”.

ANTONIA Che ’l diavolo ne spenga la sementa.

NANNA Io che facea l’onesta-da-campi, dando alcune occhiate ai frutti, parea una gatta astuta che con gli occhi guarda la fante e con la zampa tenta di grappare la carne che ella per trascuraggine ha lasciato sola; e se non che la compagna la quale mi sedea allato, avendone tolti due, me ne diede uno, per non parere una ignocca averei preso il mio. E per abbreviare, ridendo e cianciando la badessa si rizzт in piedi, e cosм fece ciascuno: e la benedicite che ella disse alla tavola fu in volgare.

ANTONIA Lasciamo ir le benediciti. Levate dalla tavola, dove andaste?

NANNA Ora io tel dirт. Noi andammo in una camera terrena, ampia, fresca e tutta dipinta.

ANTONIA Che dipinture c’erano? La penitenza della quaresima, o che?

NANNA Che penitenza: le dipinture erano tali che avrieno intertenuto a mirarle gli ipocriti. La camera avea quattro facce: nella prima era la vita di santa Nafissa, e ivi di dodici anni si vedea la buona fanciulla, tutta piena di caritа, dispensare la sua dote a sbirri, a barri, a piovani, a staffieri e a ogni sorte di degne persone; e mancatole la robba, tutta pietosa, tutta umile, si siede verbigrazia in mezzo di ponte Sisto sanza pompa alcuna, eccetto , la stola e il cagnoletto, e un foglio di carta increspato in cima ad una canna fessa con la quale parea che si facesse vento e che si riparasse dalle mosche.

ANTONIA A che effetto stava ella in seggiola?

NANNA Ci stava per fare l’opre del rivestire gli ignudi; ella, cosм giovanetta come io ti ho detto, si stava sedendo, e con il viso in alto e la bocca aperta, diresti ella canta quella canzone che dice:
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