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Mataei marie boiardi amorum liber primus



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matteo maria boiardo


amorum libri

Edizione di riferimento:
Matteo Maria Boiardo, Opere volgari, a cura di P.V. Mengaldo, Bari, Laterza 1962


MATAEI MARIE BOIARDI

AMORUM LIBER PRIMUS

INCIPIT


1


Amor, che me scaldava al suo bel sole

nel dolce tempo de mia etа fiorita,

a ripensar ancor oggi me invita

quel che alora mi piacque, ora mi dole.

Cosм racolto ho ciт che il pensier fole

meco parlava a l’amorosa vita,

quando con voce or leta or sbigotita

formava sospirando le parole.

Ora de amara fede e dolci inganni

l’alma mia consumata, non che lassa,

fuge sdegnosa il puerile errore.

Ma certo chi nel fior de’ soi primi anni

sanza caldo de amore il tempo passa,

se in vista и vivo, vivo и sanza core.


2


Non fia da altrui creduta e non fia intesa

la celeste beltа de che io ragiono,

poichй io, che tutto in lei posto mi sono,

sм poca parte ancor n’hagio compresa.

Ma la mia mente che и di voglia accesa

mi fa sentir nel cor sм dolce sono

che il cominciato stil non abandono,

benchй sia disequale a tanta empresa.

Cosм comincio, ma nel cominciare

al cor se agira un timoroso gielo

che l’amoroso ardir da me diparte.

Chi fia che tal beltа venga a ritrare?

Con qual inzegno scenderа dal cielo

che la descriva degnamente in carte?


3


Tanto son peregrine al mondo e nove

le dote in che costei qui par non have,

che solo intento al bel guardo suave

a l’alte soe virtщ pensier non move.

Ma piщ non se ralegra el summo Jove

aver fiorito el globo infimo e grave

di vermiglie fogliete e bianche e flave,

quando fresca rogiada el ciel ne piove;

nй tanto se ralegra aver adorno

il ciel di stelle, e aver creato il sole

che gira al mondo splendido d’intorno,

quanto creato aver costei, che sole

scoprir in terra a meza notte un giorno

e ornar di rose il verno e di viole.


4


Ordito avea Natura il degno effetto

ch’or se dimostra a nostra etade rea,

ne l’amoroso tempo in che volea

donar a li ochi umani alto diletto.

Ragiunti insieme al piщ felice aspetto

se ritrovarno Jove e Citerea

quando se aperse la celeste Idea

e diette al mondo il suo gentil concetto.


Sieco dal ciel discese Cortesia,

che da le umane gente era fugita,

Puritа sieco e sieco Ligiadria.

Con lei ritorna quella antica vita

che con lo effetto il nome de oro avia,

e con lei inseme al ciel tornar ce invita.


5


Novellamente le benegne stelle

escon da l’occeano al nostro clima,

la terra il duol passato piщ non stima

e par che il verde manto rinovelle.

Amor, che le dorate sue quadrelle

piщ tien forbite, e il suo potere in cima,

questa beltа non mai veduta in prima

vuol dimostrar con l’altre cose belle.

Con bianchi zigli e con vermiglie rose,

coi vaghi fiori e con l’erbetta nova

l’ha dimostrata al parangone Amore.

Cosм natura e lui fra sй dispose

veder d’ogni beltа l’ultima prova

e dar il pregio a lei come a magiore.


6


Il canto de li augei de fronda in fronda

e lo odorato vento per li fiori

e lo ischiarir de’ lucidi liquori

che rendon nostra vista piщ ioconda,

son perchй la Natura e il Ciel seconda

costei, che vuol che ’l mondo se inamori;

cosм di dolce voce e dolci odori

l’aer, la terra и giа ripiena e l’onda.

Dovunque e’ passi move on gira il viso

fiamegia un spirto sм vivo d’amore

che avanti a la stagione el caldo mena.

Al suo dolce guardare, al dolce riso

l’erba vien verde e colorito il fiore

e il mar se aqueta e il ciel se raserena.


7


Aventurosa etade in cui se mira

quanto mirar non puote uman pensiero,

tempo beato e degnamente altero

a cui tanto di grazia el Cielo aspira

che solo a’ zorni toi donar desira

uno effetto celeste, un ben intero,

qual non ha questo on quel altro emispero

nй tutto quel che ’l sol volando agira;

quella stagion che fu detta felice

e par che al nome de auro ancor se alumi,

quanto puт invidiarti, o nostra etade!

Chй se nectare avea ben nei soi fiumi

e mele avean le querce e le mirice,

giamai non ebbe lei tanta beltade.


8


MANDRIALIS


Cantati meco, inamorati augelli,

poichй vosco a cantar Amor me invita;

e voi, bei rivi e snelli,

per la piagia fiorita

teneti a le mie rime el tuon suave.

La beltа de che io canto и sм infinita

che il cor ardir non have

pigliar lo incargo solo,

chй egli и debole e stanco, e il peso и grave.

Vagi augelleti, voi ne giti a volo

perchй forsi credeti

che il mio cor senta dolo,

e la zoglia che io sento non sapeti.

Vaghi augeleti, odeti:

che quanto gira in tondo

il mare e quanto spira zascun vento,

non и piacer nel mondo

che aguagliar se potesse a quel che io sento.


9


^ AD AMOREM


Alto diletto che ralegri il mondo

e le tempeste e i venti fai restare,

l’erbe fiorite e fai tranquillo il mare,

ed a’ mortali il cor lieto e iocondo,

se Jove su nel cielo e giщ nel fondo

fecisti il crudo Dite inamorare,

se non se vide ancora contrastare

a le tue forze primo nй secondo,

qual fia che or te resista, avendo apreso

foco insueto e disusato dardo

che dolcemente l’anima disface?

Con questo m’hai, Signor, giа tanto inceso

per un suave e mansueto guardo

che in altra sorte vita non mi piace.


10


Pura mia neve che ei dal ciel discesa,

candida perla dal lito vermiglio,

bianco ligustro, bianchissimo ziglio,

pura biancheza che hai mia vita presa;

o celeste biancheza, non intesa

da li ochi umani e da lo uman consiglio,

se a le cose terrene te assumiglio

quando fia tua vagheza mai compresa?

Chй nulla piuma del piщ bianco olore

nй avorio nй alabastro puт aguagliare

il tuo splendente e lucido colore.

Natura tal beltа non puт creare,

ma quel tuo gentil lustro vien da Amore,

che sol, che tanto puote, te ’l pт dare.


11


Rosa gentil, che sopra a’ verdi dumi

dai tanto onor al tuo fiorito chiostro,

suffusa da Natura di tal ostro

che nel tuo lampegiar il mondo alumi,

tutti li altri color son ombre e fumi

che mostrerа la terra on ha giа mostro:

tu sola sei splendor al secol nostro,

che altrui ne la vista ardi, e me consumi.

Rosa gentil, che sotto il giorno extinto

fai l’aria piщ chiarita e luminosa

e di vermiglia luce il ciel depinto,

quanto tua nobilitade и ancor nascosa!

Chй il sol, che da tua vista in tutto и vinto,

apena te cognosce, o gentil rosa.


12


A la rete d’Amor, che и texta d’oro

e da Vagheza ordita con tanta arte

che Ercule il forte vi fu preso e Marte,

son anche io preso, e dolcemente moro.

Cosм morendo il mio Signor adoro

che dal lacio zentil non me diparte,

nй morir voglio in piщ felice parte

ca religato in questo bel lavoro.

Non fia mai sciolto da le treze bionde,

crespe, lunghe, legiadre e peregrine

che m’han legato in sм suave loco.

E se ben sua adorneza me confonde

e vame consumando a poco a poco,

trovar non posso piщ beato fine.


13


Ride nel mio pensier la bella luce

che intorno a li ochi di costei sintilla,

e levame legier come favilla

e nel salir del ciel se me fa duce.

Lа veramente Amor me la riluce

e con sua man nel cor me la sigilla;

ma l’alma de dolceza se distilla

tanto che in forsi la mia vita aduce.

Cosм, rapto nel ciel fuor di me stesso,

comprendo del zoir di paradiso

quanto mortal aspetto mai ne vide.

E se io tornasse a quel piacer piщ spesso,

sarebbe il spirto mo’ da me diviso,

se il soverchio diletto l’omo occide.


14


CAPITALIS


Arte de Amore e forze di Natura

Non fur comprese e viste in mortal velo

Tutte giamai, dapoi che terra e cielo

Ornati for di luce e di verdura:

Non da la prima etа simplice e pura,

In cui non se sentio caldo nй gielo,

A questa nostra, che de l’altrui pelo

Coperto ha il dosso e fatta и iniqua e dura,

Accolte non for mai piщ tutte quante

Prima nй poi, se non in questa mia

Rara nel mondo, anci unica fenice.

Ampla beltade e summa ligiadria,

Regal aspetto e piacevol sembiante

Agiunti ha insieme questa alma felice.


15


^ CANTUS COMPERATIVUS


Chi troverа parole e voce equale

che giugnan nel parlare al pensier mio?

Chi darа piume al mio intelletto ed ale

sм che volando segua el gran desio?

Se lui per sй non sale,

nй giugne mia favella

al loco ove io la invio,

chi canterа giamai de la mia stella?

Lei sopra l’altre cose belle и bella,

nй col pensier se ariva a sua belleza,

perchй a lo inzegno umano il Ciel la cella

nй vuol che se salisca a la sua alteza,

se forsi Amor non degna darci aita

acciт che la vagheza

sia del suo regno qui tra noi sentita.

Porgime aita, Amor, se non comprende

il debol mio pensier la nobiltade

che a questo tempo tanta grazia rende,

che gloriosa ne и la nostra etade.

Sм come piщ resplende,

alor che il giorno и spento,

intra le stelle rade

la luna di color di puro argento,

quando ha di fiame il bianco viso cento

e le sue corne ha piщ di lume piene,

solo a sua vista и il nostro guardo intento,

chй da lei sola a nui la luce viene:

cosм splende qua giщ questa lumiera,

e lei sola contiene

valor, beltade e gentileza intiera.

Come in la notte liquida e serena

vien la stella d’Amore avanti al giorno,

de ragi d’oro e di splendor sм piena

che l’orizonte и di sua luce adorno,

ed ella a tergo mena

l’altre stelle minore

che a lei d’intorno intorno

cedon parte del cielo e fangli onore;

indi rorando splendido liquore

da l’umida sua chioma, onde se bagna

la verde erbetta e il colorito fiore,

fa rogiadosa tutta la campagna:

cosм costei de l’altre el pregio acquista,

perchй Amor la accompagna

e far sparir ogni altra bella vista.

Chi mai vide al matin nascer l’aurora,

di rose coronata e de jacinto,

che fuor del mar el dм non esce ancora

e del suo lampegiar и il ciel depinto,

e lei piщ se incolora

de una luce vermiglia,

da la qual fora vinto

qual ostro piщ tra noi se gli asomiglia;

e il rozo pastorel se maraviglia

del vago rossegiar de lo oriente

che a poco a poco su nel ciel se apiglia,

e con piщ mira piщ se fa lucente:

vedrа cosм ne lo angelico viso,

se alcun fia che possente

se trovi a rigurdarla in vista fiso.

Qual fuor de l’occean, di raggi acceso,

risurge il sole al giorno matutino,

e sм come fra l’unde e il ciel suspeso

va tremolando sopra il suol marino;

e poi che il freno ha preso

de’ soi corsier focosi,

con le rote d’or fino

ad erto adriza e’ corsi luminosi;

vista non и che amirar fermo lo osi,

chй di vermiglio e d’oro ha un color misto

che abaglia gli ochi nostri tenebrosi

e fa l’uman veder piщ corto e tristo:

tal и amirar questo mirabil volto,

che, da li ochi mei visto,

ogn’altro remirar a lor ha tolto.

Vago pensier, che con Amor tanto alto

volando vai, e del bel viso canti

che ti fa nel pensar il cor di smalto,

membrando di sua forma e dei sembianti,

rimasti da la impresa sм soprana,

perт che tanto avanti

non va la possa de natura umana.


16


Giа tra le folte rame aparir veggio

ambe le torre ove il mio cor aspira;

giа l’ochio corporale anche lui mira

la terra che ha l’effetto e ’l nome reggio.

Alma cittade, ove Amor tien suo seggio

e te sopravolando sempra agira,

qual nascosta cagion tanto me tira

che altro che esser in te giammai non chieggio?

Deh, che dico io? chй la cagion и aperta

a le fiere, a li augelli ai fiumi ai sassi

e ne l’abisso e in terra e in mare e in celo.

Ormai del mio furor per tutto sciassi,

chй a poco a poco и consumato il gielo

che un tempo ebbe mia fiama in sй coperta.


17


Sono ora in terra, on sono al ciel levato?

sono io me stesso, on dal corpo diviso?

son dove io veni, on sono in paradiso,

che tanto son da quel che era mutato?

Oh felice ciascun, ciascun beato

a cui lice amirar questo bel viso

che avanza ogni diletto e zoglia e riso

che possa al core umano esser donato!

Mirate, donne, se mai fu beltate

equal a questa, e se son tal costumi

or ne la nostra, on fur ne l’altra etate!

Dolci, amorosi e mansueti lumi,

come sconvenne a quel che for mostrate

che per mirarvi un cor se arda e consumi.


18


^ AD GUIDONEM SCAIOLAM


De avorio e d’oro e de corali и ordita

la navicella che mia vita porta;

vento suave e fresco me conforta,

e il mar tranquillo a navicar me invita.

Vago desir coi remi a gir me aita,

governa el temo Amor, che и la mia scorta,

Speranza tien in man la fune intorta

per porre il ferro adunco a la finita.

Cosм cantando me ne vo legiero

e non temo de’ colpi de Fortuna

come tu che li fugi e non sciai dove.

Crede a me, Guido mio, che io dico il vero:

cangiasse mortal sorte or bianca or bruna,

ma meglio и morte qua che vita altrove.


19


^ AD AMOREM INTEROGATIO


— Che augello и quello, Amor, che batte l’ale

tieco nel cielo ed ha la piuma d’oro,

mirabil sм che in croce mi lo adoro,

chй al senso mio non par cosa mortale?

Hanne Natura al mondo un altro tale?

formolo in terra, on sopra al summo coro?

fece tra noi piщ mai altro lavoro

che a questo di beltade fusse equale? —

— Lа dove il giorno spunta e’ ragi in prima,

nasce questa fenice, al mondo sola,

che di sua morte la vita ripiglia.

Piщ mai non la vedete il nostro clima:

perт, se e’ toi pensieri al tutto invola

vista sм rara, non и maraviglia. —


20


^ CHORUS SINPLEX


L’alta beltа, dove Amor m’ha legato

con la catena d’oro,

ne la sua servitщ me fa beato.

Nй piщ lieto di noglia esce e di stento,

sciolto da’ laci, il misero captivo,

quanto io, di poter privo

e posto in forza altrui, lieto me sento.

Quel vago cerchio d’or che me tien vivo

ed hami l’alma e il core intorno avento,

me fa tanto contento,

che de alegreza su nel cielo arivo.

E cosм quando io penso e quando io scrivo

del mio caro tesoro,

me par sopra le stelle esser levato.


21


COMPERATIVUS


Nй piщ dolce a’ nostri ochi il ciel sfavilla

de’ lumi adorno che la notte inchina,

nй il vago tremolar de la marina

al sol nascente lucida e tranquilla,

nй quella stella che de su ne stilla

fresca rogiada a l’ora matutina,

nй in giazio terso nй in candida brina

ragio di sol che sparso resintilla;

nй tanto al veder nostro a sй ritira

qual cosa piщ gentil ed amorosa

su nel ciel splende on qua giщ in terra spira,

quanto la dolce vista e graziosa

da quei begli ochi che Amor volve e gira:

e chi no il crede, de mirar non gli osa.


22


CRUCIATUS


L’ora del giorno che ad amar ce invita

dentro dal petto il cor mi raserena,

vegendo uscir l’aurora colorita,

e a la dolce ombra cantar Filomena.

La stella matutina и tanto piena

che ogn’altra intorno a lei se и dispartita,

ed essa appo le spalle il sol si mena,

di sua stessa belleza insuperbita.

Ciт che odo e vedo suave ed ornato

a lo amoroso viso rasumiglio,

e convenirse al tutto l’ho trovato.

Piщ volte giа nel rogiadoso prato

ora a la rosa l’hagio ed ora al ziglio,

ora ad entrambi insieme acomperato.


23


Io vado tratto da sм ardente voglia,

che ’l sol tanto non arde ora nel cielo,

benchй la neve a l’alpe, a’ rivi il gielo,

l’umor a l’erbe, a’ fonti l’unda toglia.

Quando io penso al piacer che ’l cor me invoglia,

nel qual dal caldo sol me copro e velo,

io non ho sangue in core o in dosso pelo

che non mi tremi da amorosa zoglia.

Spreza lo ardor del sole il foco mio,

qualor piщ caldo sopra a’ Garamanti

on sopra a gli Etioppi o gli Indi preme.

Chi ha di sofrenza on di virtщ desio

il viver forte segua de li amanti,

chй amor nй caldo nй fatica teme.


24


Qual benigno pianetto o stella pia

in questo gentil loco m’ha drizato?

Qual felice destin, qual dextro fato

tanto ablandisse a la ventura mia?

Canti suavi e dolce melodia

intorno a me risonan d’ogni lato;

null’altro и di me in terra piщ beato,

nй scio se forsi in cielo alcun ne sia.

Quello angelico viso, anci quel Sole,

che tole al core umano el tristo zelo

e del mio petto fuor la notte serra,

e lo accento gentil de le parole

che sopra noi risona insino al celo,

me fan de li altri piщ felice in terra.


25


^ CHORUS UNISONUS


Deh, non chinar quel gentil guardo a terra.

lume del mondo e spechio de li Dei,

chй fuor di questa corte Amor si serra

e sieco se ne porta i pensier mei.

Perchй non posso io star dove io vorei,

eterno in questo gioco,

dove и il mio dolce foco

da quel tanto di caldo giа prendei?

Ma se ancor ben volesse io non potrei

partir quindi il mio core assai o poco,

nй altrove troveria pace nй loco

e sanza questa vista io morerei.

Deh, vedi se in costei

Pietade e Gentileza ben s’afferra,

come alcia li ochi bei

per donar pace a la mia lunga guerra.


26


^ IN NATALI DOMINAE


Ecco quella che il giorno ce riduce,

che di color rosato il cielo abella;

ecco davanti a lei la chiara stella

che il suo bel nome prese da la luce.

Principio sм giolivo ben conduce

a la annual giornata, che fu quella

che tolse giщ dal ciel questa facella

di cui la gente umana arde e riluce.

Questo и quel giorno in cui Natura piglia

tanta arroganza del suo bel lavoro

che de l’opra sua stessa ha maraviglia.

Piщ de l’usato sparge e’ ragi d’oro

il sol piщ bello e l’alba piщ vermiglia:

oggi nacque colei che in terra adoro.

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