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Grazia Deledda La via del male




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1. /lavia_.docGrazia Deledda La via del male

"Ho visto passare un prete che recava la santa Comunione ad un malato, laggiщ, al Corso. Ho domandato chi era il malato grave e mi dissero: zia Tonia Benu".

"La zia di Pietro!", esclamт Sabina, sollevando le mani gialle di sapa.

"E lui non sa niente?"

"E anche se lo sa, credi tu che gliene importi niente?", disse zio Nicola, voltandosi e rivoltandosi davanti alla bocca del forno.

"Eh, dicono abbia dei soldi, quella donna!"

"Davvero?", chiese Maria.

"Sciocchezze", gridт zio Nicola. "Favole da donicciuole."

"Il marito di zia Tonia era un ladro famoso: morм in reclusione", affermт zia Luisa. "Dicono che abbia lasciato alla moglie un recipiente pieno di monete d'oro."

"Donnicciuole!", rispose zio Nicola, battendo il bastone contro il forno. "Storielle! Intanto quella povera vecchia ha solo una catapecchia e un pezzetto di terreno con due macchie di lentischio."

"Ad ogni modo l'erede sarа forse Pietro!", disse vivacemente Sabina.

"Allegra, dunque!", le sussurrт Maria, ridendo maliziosamente.

Sabina, alquanto turbata, la urtт col gomito.

"Tu sta zitta!"

"Pietro! Pietro! Un corno! E gli altri nipoti, che son forse delle immondezze?", gridт zio Nicola, curvandosi per riattizzare il fuoco del forno. "E poi Pietro rifiuterebbe forse l'ereditа: l'ereditа di un ladrone! И onesto, Pietro!"

"Ma egli vive con la zia, quando non и al servizio", osservт Maria. "Ma lasciate stare il fuoco, babbo; ecco che il fumo vien tutto fuori."

Sabina non osava piщ parlare, per timore che zio Nicola s'accorgesse del suo turbamento. Sм, ella voleva sempre bene a Pietro, sebbene egli, dopo il breve colloquio nella vigna, l'avesse trascurata e quasi disprezzata.

Perт, chi mai conosceva l'avvenire? Forse Pietro, diventando erede di una piccola casa e di un pezzetto di terra, avrebbe pensato ad ammogliarsi. Sabina sperava.

Zio Nicola prese uno sgabello e sedette davanti al forno, attizzando ogni tanto il fuoco, nonostante le proteste di Maria. Fra le altre cose egli raccontт la storia del marito di zia Tonia Benu, un vecchio ladro morto venti anni prima in "quei luoghi" tristi, dove gli uomini si riducono a far la calza e lavorare all'uncinetto.

"Sм, era un famoso ladro; l'anima sua non fu accolta neppure nell'inferno, ed ora vaga per il mondo, assieme con altri sette spiriti di preti malvagi, coi quali talvolta penetra nel corpo di qualche creatura innocente. Una volta, parlando appunto per bocca di un fanciullo indemoniato, disse che per redimere l'anima sua bisognava celebrare mille messe e cento processioni. Basta, certo и stato un ladro astuto, spauracchio di proprietari e di pastori. Tutto ciт che vedeva era suo.

Passava vicino ad un gregge, adocchiava la piщ grossa pecora e il giorno dopo questa spariva; pareva che egli rubasse con gli occhi. Una volta passт vicino ad un ovile e adocchiт una grossa pecora nera di razza spagnola: il pastore lo vide e per sottrarre la pecora nera agli artigli del ladro, la uccise, la sventrт e l'appese ad un ramo della capanna. Ma il ladro trovт il modo di farla sparire egualmente."

"Pietro non gode buona fama appunto perchй parente d'un simile avvoltoio", osservт zia Luisa, intenta a fare dolci di pasta e di uva passa, ai quali dava forme strane: anelli, scacchi, piramidi, croci e persino cappelli da prete.

Zio Nicola s'arrabbiт, battй il bastone contro il forno.

"Venga davanti a me qualcuno che osi parlar male di Pietro Benu; venga avanti, se puт; venga avanti, se ha fegato! Venga; gli risponderт io con questo qui."

E brandм il bastone, pronto a colpire i calunniatori del suo servo.

Verso il tramonto le donne smisero di lavorare dopo aver deposto il pane e i dolci entro i canestri d'asfodelo; la cucina calda odorava di sapa e d'uva passa cotta.

"Ora dovrei andare alla fontana", disse Maria, scuotendo l'anfora vuota. "Se vuoi venire, Sabina, passeremo davanti alla tua casa; tu prenderai la tua anfora e andremo assieme."

Indossт la tunica [5], mise sul capo l'anfora rovesciata e uscм con la cugina, alla quale zia Luisa aveva colmato di pane e dolci il grembiale.

Nella casetta di Sabina la vecchia nonna filava, badando alla piccola mola tirata da un asinello grigio bendato e silenzioso.

La pietra della macina, l'asinello e il viso affumicato di zia Caderina avevano lo stesso colore cenerognolo, e parevano d'una medesima sostanza; e in realtа formavano una stessa cosa. I pensieri della vecchia erano sempre corsi dietro l'asinello e l'asinello aveva sempre tirato la mola; la mola ogni giorno sgretolava un quarto di frumento e rendeva cosм mezza lira: tanto bastava a zia Caderina. Sabina lavorava e si sosteneva da se.

"Come va?", chiese Maria alla vecchia, mentre Sabina attorcigliava uno straccio per farne un cercine.

"Si cammina, si cammina...", rispose la donnina, accennando una strada invisibile.

"Andiamo", disse Sabina, chinandosi per passare sotto la porticina.

L'asinello s'era fermato, come per ascoltare, e zia Caderina gridт invano: "Va, va!".

Solo quando le due cugine furono uscite l'animale riprese il suo giro paziente intorno alla mola.

"Andiamo dunque alla Funtanedda", disse Maria.

Andarono. L'una a fianco dell'altra, slanciate ed eleganti, vestite nello stesso modo, con le anfore rovesciate sul capo, le due cugine parevano due sorelle bibliche, Rachele e Lia, Marta e Maria, dirette alla fontana.

Chiacchierando scesero sino allo stradale di Orosei, lo stesso che Pietro aveva percorso ritornando dalla vigna.

Qualche borghese passeggiava, lento e tranquillo, respirando l'aria profumata della valle; qualche donna scendeva alla fontana, qualche paesano conduceva i buoi o i cavalli all'abbeveratoio: fuochi di dissodatori che incendiavano le brughiere cominciavano a rosseggiare nello sfondo azzurrastro dei monti d'Oliena.

Sabina e Maria, giunte alla fonte, sedettero su un masso aspettando che altre donne prima arrivate colmassero le loro anfore. La sera calava splendida e molle; l'Orthobene sorgeva al di sopra dello stradale, grigio e roseo sul cielo cinereo; l'ombra si addensava in fondo alla valle, i profili delle ultime case di Nuoro e della cattedrale fantastica spiccavano sul cielo d'oro.

"Vorrei una pala [6] di velluto in colore di quel cielo", disse Maria, guardando in alto.

Ma Sabina guardava l'ombra in fondo alla china, e ricordava... Che faceva ora Pietro, al di lа della valle e dell'altra valle ancora? Ricordava la promessa di "dire una cosa" alla povera serva? O si era pentito e pensava ad un'altra donna meno povera?

Intanto le donne chiacchieravano intorno alla fontana: una piccola bruna, con un occhio bendato, si lavava i piedi nel rigagnolo e imprecava contro la padrona lontana; dall'alto del muraglione un monello, arrampicato sul paracarri dello stradale, sputava sulle donne che sollevavano la testa e gli mandavano energiche maledizioni. Un uomo scendeva alla fonte per abbeverare tre porcellini di latte. Le tre graziose bestioline dal pelo morbido a strisce nere e gialle come quelle dei cinghiali, col musino roseo imbrattato di terra, si rincorrevano, grugnivano, rotolavano; e giunte presso il rigagnolo annusarono i piedi della piccola serva bruna, poi, invece di bere, continuarono a rincorrersi fra i cespugli. Il guardiano cominciт a fischiare per richiamarli; il monello cessт di sputare, e cosм le donne finirono di riempire le anfore, e venne il turno delle due cugine. Poi anche loro se ne andarono, con le anfore colme dritte sul capo; e la fontana gorgogliт nel silenzio vaporoso del crepuscolo.

Sabina continuava nel suo sogno sentimentale. Quando tornava Pietro? Avrebbero occasione di incontrarsi ancora? Ah, se ella avesse potuto aver le ali come un uccello e volare vicino a lui per scrutarne i pensieri!

"Se la zia muore, egli tornerа, non и vero?"

"Chi?"

"Ma Pietro Benu!"

"Ah, tu pensi a lui! Chi sa se tornerа! Ad ogni modo glielo manderт a dire. Ma credo che quella vecchia sia sempre inferma, e di tanto in tanto si confessi e comunichi."

"Andate d'accordo con Pietro?"

"Certo", disse l'altra sorridendo un po' sdegnosa. "Egli и un buon servo; io sono una buona padrona!"

"Ma non и bravo davvero?"

"Sicuro, un bravissimo giovine."

Sabina si sentiva tanto felice quando qualcuno lodava Pietro Benu; il che veramente non accadeva troppo spesso.

"Ad ogni modo", insistй, "egli tornerа presto?"

"Ma non so. Egli disse che sarebbe tornato solo a lavoro finito. Del resto tu dovresti saperlo meglio di me."

"In fede mia, no!", affermт Sabina, timidamente. "Io non so niente. Egli non mi disse piщ nulla dopo quel giorno, ti ricordi? Credo abbia soggezione di voi."

"Egli non и un uomo da aver soggezione di nessuno."

"Allora non so perchй non m'ha piщ cercata, mentre son certa che mi vuol bene."

"E tu? e tu?", domandт Maria, volgendosi con curiositа verso la cugina.

"Ma... anch'io...", mormorт Sabina, incoraggiata dalla benevolenza di Maria e dal silenzio e dal crepuscolo che la circondavano. "Dopo quel giorno... ho sempre atteso. Quando lo sento nominare, vedi, il cuore mi batte forte. Se egli almeno si spiegasse!..."

"E poi?", insistй Maria.

"E poi? Se egli mi vuol veramente bene, ci sposeremo..."

Maria tacque. E per la prima volta la sua cugina, povera e semplice, che si contentava di cosм poco, di nulla quasi, ma che poteva diventar felice cosм facilmente, le destт un senso d'invidia non scevro perт di compassione.

"Perchй taci?", domandт l'altra. "Dispiacerebbe a te e agli zii se avvenisse... ciт che io spero? Io sono povera. Che aspetto?"

"Ma no, anzi!", esclamт Maria, pensierosa. "Pietro и un bravo giovine. E poi и anche bello! E poi, se la zia gli lascia il suo avere..."

"Che mi importa? Io voglio lui, non i beni della zia!"

"Ebbene, se lo vuoi, prenditelo! Ma parla piano, bella mia!"

Dopo un breve silenzio Maria riprese:

"Ma sei proprio sicura che egli ti voglia bene?".

"Sм", rispose Sabina, quasi offesa.

Intanto erano giunte. Attraverso una fessura illuminata della porticina si vedeva la vecchia nonna che filava ancora e il vecchio asinello che girava sempre intorno alla mola.

Maria sentм un impeto di compassione, rivedendo il melanconico quadretto.

"Povere creature!", pensт, guardando la vecchia e l'asinello; "stanno sull'orlo della fossa e lavorano ancora. Che triste cosa esser poveri! И vero, perт, che si contentano di poco, come Sabina..."

"Addio", disse quest'ultima, chinandosi sotto la porticina. "Stanotte dormirт come un sacco. A domani."

"Addio. Addio, zia Caderina."

"Addio", rispose la vecchia, mentre l'asinello si fermava ancora per ascoltare.

"Voglio aiutare Sabina; parlerт con Pietro per vedere se veramente le vuol bene", pensт Maria, allontanandosi a passi tranquilli, nella oscuritа sempre piщ densa della sera.

Le pareva di prender la cugina e il servo sotto la sua protezione, con benevola pietа da regina.

E avrebbe arrossito se le avessero detto che in quell'ora medesima, nella melanconia dell'altipiano selvaggio, Pietro Benu pensava a lei, non a Sabina. Le sarebbe anzi parso impossibile. Poteva mai l'asinello di zia Caderina scorgere, attraverso la sua maschera di stracci, nello sfondo della sua strada interminabile, un lontano sogno di gioia?


VI.


Pietro ritornт a Nuoro dopo circa cinque settimane d'assenza, e precisamente la vigilia di Natale.

Avanti, avanti, per gli aspri sentieri che scendevano in fondo alla vallata e poi risalivano fino a Nuoro, egli pungeva i buoi con crudeltа, spingendoli rapidamente al ritorno. Il vomero era consumato, il carro colmo di radici di lentischio.

Nonostante la sua fretta e la sua ansia, il giovine servo avrebbe voluto arrivare alla casa dei padroni a notte giа fatta. Sentiva un vago timore del primo incontro con Maria; aveva paura che ella gli leggesse sul volto i sentimenti che lo agitavano: il braccio gli cadeva inerte, il pungolo cessava la sua opera crudele; allora i buoi rallentavano il passo e Malafede frugava qua e lа per le macchie imbrullite, nere e rosse come mucchi di carboni semispenti.

Soffiava la tramontana acuta; il cielo basso e plumbeo prediceva la neve; ma Pietro sentiva un calore interno ardergli il petto: le sue mani nere scottavano, una vena gli pulsava forte forte alla tempia sinistra.

Gli pareva di aver la febbre; desiderava cantare, ma le labbra aride, serrate, rifiutavano di aprirsi, un cerchio ardente gli stringeva la fronte, e la pulsazione continua alla tempia sinistra sembrava il picchiare di un martello che fermasse quel cerchio invisibile.

Egli camminava, desideroso di incontrare qualcuno con cui parlare, ma la strada selvaggia era piщ che mai deserta; tutta la valle, con le sue macchie rugginose, le pietre lividognole, gli sfondi grigi, pareva morta sotto quel gran cielo oscuro e pesante.

Arrivato davanti alla chiesetta della Solitudine, nella strada dominante le due vallate, Pietro si scosse dal suo sogno febbrile. Ecco, Nuoro era lм, vicina, circondata dal vento, nella sera tetra. Le sue prime case apparivano giа; qualche donna avvolta nella tunica, con l'anfora sul capo, e contadini, coll'immancabile cavallo o coi buoi sonnolenti, passavano spinti dal vento. Pietro volse le spalle ai monti velati di nebbia, alla vallata fumosa, e rientrт in paese. Nonostante il suo desiderio di attaccar discorso con qualcuno, non si fermт, non salutт i pochi passanti, finchй non giunse alla porta dei suoi padroni. Il roteare del suo carro riempм la straducola con un rumore di torrente. Malafede si slanciт in avanti, con la coda dritta, e abbaiт.

Passando davanti alla bettola illuminata, Pietro intravide, dietro il banco, il viso soave e ardente della bella Francesca, e una fiamma di desiderio gli brillт negli occhi; ma subito pensт a Maria e per la prima volta in vita sua si vergognт d'aver desiderato una donna di mali costumi.

Oh, no: anche se Francesca lo avesse chiamato, egli non sarebbe piщ andato da lei; gli sarebbe parso di tradire Maria.

Il portone era chiuso: egli picchiт col pungolo, e subito, nel silenzio improvviso, s'udм, al di lа del muro, la voce fresca della giovine padrona.

"Dev'esser Pietro!"

"Dev'esser Pietro!" Come ella lo diceva! pareva che lo aspettasse! Solo questa supposizione, che pure egli sentiva vana, gli riempм il cuore di gioia.

Malafede fiutava e raspava il portone: e come tardavano ad aprire cominciт a guaire, sollevandosi e cercando di introdurre una zampa in una fessura. Qualcosa di simile all'impazienza e alla gioia del cane fremeva nel cuore di Pietro.

Finalmente zia Luisa aprм, e Pietro intravide Maria ritta sul primo gradino della scala; ma non osт guardarla subito.

"Buona sera", disse, spingendo i buoi dentro il cortile.

E solo quando zia Luisa si volse per chiudere il portone, egli guardт la giovine padrona e le chiese:

"Ebbene, che nuove abbiamo?".

"Buone, grazie a Dio. Fa freddo, ma la nostra pelle non и fina come quella dei signori..."

"Qual migliore signora di te!", egli disse, sospirando.

"Ma tu, Pietro, sei stato ammalato? Sei magro e giallo", osservт zia Luisa, quando egli, slegati i buoi e rimesso a posto il carro, entrт in cucina, dove Malafede fiutava ogni angolo.

"Macchй! macchй! Ho avuto un po' di febbre, queste ultime sere, ma, come dice Maria, la mia pelle non и fina tanto da risentirsi di simili cose. E il padrone dov'и?"

"Febbre! febbre! Febbre interna, forse!", esclamт Maria, un po' benevola, un po' beffarda. "Star cinque settimane senza veder l'innamorata... ecco la febbre!"

Pietro la guardт, ma tosto chinт gli occhi, tanto il sorriso di lei gli faceva male. Ah, quanto, quanto ella era lontana da lui! Lontana come una donna savia da un pazzo, al quale ella rivolge la parola solo per compassione!

Ridiventato triste, egli sedette davanti al fuoco, accanto a zia Luisa, e cominciт a ragguagliarla sull'andamento del suo lavoro.

Maria andava e veniva per la cucina, preparando la cena di magro della vigilia di Natale.

Fuori le campane suonavano l'Ave con rintocchi di gioia.

Zio Nicola non tardт a rientrare; anch'egli era dimagrito e pallido, insolitamente melanconico; ma appena vide Pietro, che si era alzato rispettoso e sorridente, rise e battй il bastone per terra.

"Ah, bravo", disse, sedendosi al posto di zia Luisa, e battendo la mano aperta sul ginocchio di Pietro, "ti aspettavo! Stanotte veglieremo e canteremo a disputas. Se le donne vogliono andare alla messa, vadano pure; per me ci rinunzio con piacere. La messa di mezzanotte и per me stata sempre odiosa, perchй tutti ci vanno per divertirsi, per fare degli scandali. Tu non vorrai andarci, spero..."

"Io no", disse Pietro, lusingato. "Vi farт compagnia, giacchй lo volete, sebbene pensi che voi potreste passare questa notte coi vostri amici."

"Alla larga!", gridт il padrone, allargando le braccia. "Gli amici vengono, oggi per bere il vostro vino, e parlar male di voi domani. Il miglior amico и il servo fedele. Ed anche il cane, non dico: qua Malavм! Diavolo, sei brutto come un cane!"

Malafede gli si era rifugiato fra le gambe e gli leccava le mani.

"Qui, da bere, donne", disse poi zio Nicola.

Maria s'avvicinт, con la caraffa e il bicchiere.

"Tu non andrai alla messa?", domandт Pietro.

"Io? Io no, davvero! Me ne vado subito a letto, appena avrт cenato. Io non ho da incontrare nessuno, alla messa. E anche voi, babbo, fareste bene d'andare a letto..."

Pietro non udм ciт che il padrone rispose. Maria non aveva dunque "chi incontrare alla messa". Ella dunque non aveva un amante, un fidanzato piщ o meno segreto. Ah, come ella era buona! Egli la guardт con riconoscenza, e bevette quasi con voluttа il vino offerto da lei.

"Le donne vanno a letto; tanto meglio", riprese il padrone. "Di notte le donne non devono far altro che andare a letto; questa и la mia opinione. Noi, dunque, Pietro Benu, chiuderemo il portone e non apriremo neanche se viene il diavolo. Accenderemo un gran fuoco, metteremo accanto a noi una bottiglia di vino, e canteremo..."

"Ma io non so cantare", osservт Pietro. "Invitate qualche altro..."

"Ma sei sordo? Non ascolti le parole che ti dico?", gridт allora zio Nicola, irritandosi. "Ti dico che gli amici miei sono il servo, il cane, il bastone! Sм, anche il bastone! Ecco perт un amico che l'anno scorso non avevo!", concluse, rattristandosi e chinando il capo. Ma tosto lo sollevт, scosse il barbone. "Ebbene, se anche tu non vuoi restare, va pure! Canterт da solo!"

"Resterт, resterт!", disse Pietro, ridendo.

Le donne, infatti, dopo cena, si ritirarono. Pietro avrebbe voluto che Maria restasse; egli non osava guardarla, ma la sola presenza di lei gli dava un dolce piacere. Non era l'ebbrezza ch'egli provava allorchй, pur essendo lontano da lei, credeva di vedersela davanti viva e palpitante; ma ella era cosм bella, la sua voce cosм armoniosa, la sua persona emanava tale fluido di giovinezza e di piacere, che egli sentiva la sua presenza come in quella sera fredda sentiva il calore piacevole del fuoco.


Ecco, il servo mise tre grossi tronchi sul focolare, e spiegт due stuoie di giunco sul pavimento caldo; il padrone preparт due bottiglie di vino, una delle quali, piщ rossa dell'altra, risplendeva riflettendo la fiamma; e la scena omerica cominciт.

Zio Nicola e il servo sedettero sulle stuoie, e il padrone sollevт una delle bottiglie, guardandola attraverso la fiamma. Poi guardт cosм anche il bicchiere, entro il quale al riflesso del fuoco il vino scintillava come un rubino; e cominciт a cantare.

"Questo и il sangue ardente della botte, e bevendolo noi scaldiamo il nostro cuore. Beviamo, dunque, e riscaldiamoci, poichй fuori cade la neve ed anche su di noi cade la neve degli anni. Non fidarti, tu, giovinotto; anche per te passeranno gli anni, il tuo cuore diventerа freddo e occorrerа molto vino per riscaldarlo. Che cosa ne dici tu?"

Pietro rispose:

"Il mio cuore и giа freddo, perchй io sono un povero servo e nessuna donna mi guarda, e nessun piacere puт sorridermi. Io bevo, ma neppure il vino puт riscaldare il mio cuore".

"Tu sei un bugiardo e un vanitoso", rimbeccт zio Nicola, nella sua seconda ottava dai versi piщ o meno sbagliati, "e mentisci affermando che le donne non ti guardano e i piaceri non ti sorridono. Ora ti proverт il contrario..."

Fuori soffiava una violenta tramontana; grandi nuvole, chiare e dense come enormi blocchi di neve, s'avanzavano dai monti d'Orune: qualche falda di neve cominciava a cadere; nessun rumore, tranne il soffio rabbioso del vento, giungeva fino ai due cantori.

Talvolta Zio Nicola, infervorato, si alzava a sedere, e con un cenno della mano indicava a Pietro di non interromperlo: e invece di una componeva due e persino tre strofe, una peggiore dell'altra.

Pietro lo ascoltava religiosamente, poi anch'egli cantava la sua ottava, e beveva e beveva.

Verso le undici, mentre le campane suonavano con una letizia esagerata, tanto che parevano scrollate dal vento pazzo, servo e padrone cantavano ancora; le bottiglie erano vuote; e il loro splendore era passato negli occhi dei due cantori.

Qualche volta Pietro riusciva a comporre delle ottave con argomenti cosм vivaci e stringenti che zio Nicola si dichiarava vinto. Ma invece di offendersi guardava l'avversario con una certa ammirazione, e gli diceva:
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