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Giovanni Boccaccio



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Giovanni Boccaccio


Teseida


Edizione di riferimento: Giovanni Boccaccio: Teseida delle nozze d'Emilia, a cura di A. Limentani, in Tutte le opere, a cura di V. Branca, vol. II, Mondadori, Milano 1964


Edizione elettronica a cura del Bolero di Ravel

www.ilbolerodiravel.org

luglio 2002


TESEIDA DELLE NOZZE D'EMILIA


A FIAMMETTA


Come che a memoria tornandomi le felicitа trapassate, nella miseria vedendomi dov'io sono, mi sieno di grave dolore manifesta cagione, non m'и per tanto discaro il riducere spesso nella faticata mente, o crudel donna, la piacevole imagine della vostra intera bellezza. La quale, piщ possente che il mio proponimento, di sй e d'amore, giovane d'anni e di senno, mi fece suggetto. E quella, quante volte vi viene, con intero animo contemplando, piщ tosto celestiale che umana figura esser con meco dilibero; e che essa quello che io considero sia, il suo effetto ne porge argomento chiarissimo, perт che ella, con gli occhi della mia mente mirata, nel mezzo delle mie pene ingannando non so con che ascosa soavitа l'aflitto core, li fa quasi le sue continue amaritudini obliare, e in quello di se medesima genera un pensiero umilissimo, il qual mi dice: "Questa и quella Fiammetta, la luce de' cui belli occhi prima i nostri accese, e giа fece contenti con gli atti suoi gran parte de' nostri ferventi disii". Oh, quanto allora, me a me togliendo di mente, parendomi essere ne' primi tempi, li quali io non immerito ora conosco essere stati felici, sento consolazione! E certo, se non fossero le pronte sollecitudini delle quali la nemica fortuna m'ha circundato, che non una volta ma mille in ogni picciolo momento di tempo con punture non mai provate mi spronano, io credo che cosм contemplando, quasi gli ultimi termini della mia beatitudine abracciando, morre'mi. Tirato adunque da quello a che, quantunque sia stato lungo lo spazio, appena essere stato mi pare, quale io rimanga, Amore, che i miei sospiri conosce, il puт vedere. Il quale, ancora che voi ingiustamente di piacevole sdegnosa siate tornata, perт non m'abandona. Nй possono nй potranno le cose avverse, nй il vostro turbato aspetto, spegnere nell'anima quella fiamma la quale mediante la vostra bellezza esso v'accese; anzi essa, piщ fervente che mai, con isperanza verdissima vi nutrica: sono adunque del numero de' suoi sogetti, com'io solea.


Vero и che dove bene avventurato giа fui, ora infelicissimo mi ritruovo, sм come voi volete, di tanto solamente appagato che torre non mi potete ch'io non mi tenga pur vostro e ch'io non v'ami, posto che voi per vostro mi rifiutate, e il mio amarvi forse piщ gravezza che piacere riputiate. E tanto m'hanno oltre a questo le cose traverse di conoscimento lasciato, che io sento che per umiltа ben servendo ogni durezza si vince e merita uom guiderdone.
La qual cosa non so se a me s'averrа, ma come che seguir me ne debba, nй da sй mi vedrа diviso umiltade, nй fedel servire stanco giammai. E acciт che l'opera sia verissimo testimonio alle parole, ricordandomi che giа ne' dм piщ felici che lunghi io vi sentii vaga d'udire e tal volta di leggere una e altra istoria, e massimamente l'amorose, sм come quella che tutta ardavate nel fuoco nel quale io ardo – e questo forse faciavate acciт che i tediosi tempi con ozio non fossero cagione di pensier piщ nocevole –, come volonteroso servidore, il quale non solamente il comandamento aspetta dal suo maggiore, ma quello, operando quelle cose che crede che piacciano, previene, trovata una antichissima istoria e alle piщ delle genti non manifesta, bella sм per la materia della quale parla, che и d'amore, e sм per coloro de' quali dice, che nobili giovani furono e di real sangue discesi, in latino volgare e per rima, acciт che piщ dilettasse, e massimamente a voi che giа con sommo titolo le mie esaltaste, con quella sollecitudine che conceduta mi fu da l'altre piщ gravi, disiderando di piacervi, ho ridotta. E che ella da me per voi sia compilata, due cose fra l'altre il manifestano. L'una si и che ciт che sotto il nome dell'uno de' due amanti e della giovane amata si conta essere stato, ricordandovi bene, e io a voi di me e voi a me di voi, se non mentiste, potreste conoscere essere stato detto e fatto in parte: quale de' due si sia non discuopro, chй so che ve ne avvedrete. Se forse alcune cose soperchie vi fossero, il volere bene coprire ciт che non и onesto manifestare da noi due infuori e il volere la storia seguire ne son cagioni; e oltre, a ciт dovete sapere che solo il bomere aiutato da molti ingegni fende la terra. Potrete adunque e qual fosse innanzi e quale sia stata poi la vita mia che piщ non mi voleste per vostro, discernere. L'altra si и il non avere cessata nй storia nй favola nй chiuso parlare in altra guisa, con ciт sia cosa che le donne sм come poco intelligenti ne sogliano essere schife, ma perт che per intelletto e notizia delle cose predette voi dalla turba dell'altre separata conosco, libero mi concessi il porle a mio piacere. E acciт che l'opera, la quale alquanto par lunga, non sia prima rincresciuta che letta, disiderando di disporre con afezione la vostra mente a vederla, se le giа dette cose non l'avessero disposta, sotto brevitа sommariamente qui appresso di tutta l'opera vi pongo la contenenza.


Dico adunque che dovendo narrare di due giovani nobilissimi tebani, Arcita e Palemone, come, innamorati d'Emilia amazona, per lei combattessero, primamente posta la invocazione poetica, mi parve da dimostrare e donde la donna fosse e come ad Attene venisse, e chi fossero essi e come quivi venissero similemente; laonde sм come premessioni alla loro istoria due se ne pongono. E primamente dopo la invocazione predetta, disegnato il tempo nel quale le seguenti cose furono, la battaglia fatta da Teseo con Ipolita, reina dell'Amazzone, e la cagione d'essa e la vittoria seguitata discrivo; procedendo oltre, come Teseo, presa Ipolita per isposa, con lei insieme Emilia sua sorella triunfando ne menт ad Attene; quinci, acciт che onde e come i due amanti venissero sia aperto, un'altra battaglia, e la felice vittoria di quella seguita, fatta da Teseo co' Tebani, premessa la cagione, si disegna; e, come appare, i due giovani, presi in quella parte del triunfo di Teseo, vennero in Attene. Dove come da lui; imprigionati fossero e come e in che tempo d'Emilia s'innamorassono, procedendo si legge; pervenendo poi da questo alla diliberazione fatta d'Arcita a' prieghi di Peritoo e al pellegrinaggio suo in Egina e alla sua vita e alla tornata d'esso sconosciuto ad Attene e al suo dimorar con Teseo; quindi scrivendo qual Palemone rimanesse, come a lui la tornata d'Arcita sotto cambiato nome si discoprisse e come per lo ingegno di Panfilo suo famigliare elli uscisse de la prigione, e la battaglia con lui fatta nel bosco; mostrando apresso come da Emilia prima combattendo veduti, e poi da Teseo, e riconosciuti, manifestandosi essi medesimi, fossero, e quello che Teseo con lor componesse, e la loro tornata in Attene; dichiarando poi qual fosse la vita loro, e l'avenimento di molti prencipi ad una battaglia futura, e i sacrificii fatti e da loro e da Emilia, e poi la loro battaglia e chi vincesse; e dopo a tutte queste cose lo infortunio d'Arcita, il suo triunfo, la liberazione di Palemone, la sponsalizia d'Emilia e la morte d'Arcita si pongono interamente; giungendosi ad esse l'onore publico fattoli da Teseo e dagli altri greci prencipi al sepellire, e il mirabile tempio nel quale le sue ceneri furon poste. E ultimamente come Emilia conceduta fosse a Palemone, e le sue nozze, e de' prencipi la partita finendo si truova. Le quali cose se tutte insieme e ciascuna per sй, o nobilissima donna, da voi con sana mente saranno pensate, potrete quello che di sopra dissi conoscere, e quindi la mia affezione discernendo, potrete il preso orgoglio lasciare, e, lasciatolo, potrete la mia miseria in disiderata felicitа ritornare. Ma se pure gravi vi fossero le dette cose e vincesse la vostra altierezza la mia umilitа, in questa una sola cosa per suppremo dono addomando, che, dando ad essa luogo, il presente picciolo libretto, poco presento alla vostra grandezza ma grande alla mia picciolezza, tegnate. Questo se 'l fate, alcuna volta ne' miei affanni sarа di rifrigerio cagione, pensando che in quelle dilicate mani nelle quali io piщ non oso venire, una delle mie cose alcuna volta pervenga. Io procederei a molti piщ prieghi, se quella grazia la quale io ebbi giа in voi non se ne fosse andata; ma perт che io del niego dubito con ragione, non volendo che a quello uno che di sopra ho fatto, e che io spero d'ottenere sм come giusto, gli altri nocessono, e sanza essermene niuno conceduto mi rimanessi, mi taccio, ultimamente pregando colui che mi vi diede, allora che io primieramente vi vidi, che se in lui quelle forze sono che giа furono, raccendendo in voi la spenta fiamma, a me vi renda, la quale, non so per che cagione, inimica fortuna m'ha tolta.


SONETTO


^ Nel quale si contiene un argomento generale a tutto il libro


Nel primo vince Teseo l'Amazone,

nel secondo Creon certanamente;

nel terzo amore Arcita e Palemone

occupa, e 'l quarto mostra la dolente 4


vita d'Arcita uscito di prigione;

il quinto la battaglia virilmente

da Penteo fatta col suo compagnone,

e 'l sesto poi convoca molta gente 8


alla battaglia; il settimo li afrena,

l'ottavo l'un di lor fa vincitore,

il nono mostra il triunfo e la pena 11


d'Arcita, e l'altro il suo mortal dolore;

e l'undecimo Arcita al rogo mena;

l'ultimo Emilia dona all'amadore. 14


^ LIBRO PRIMO


Sonetto nel quale si contiene uno argomento particulare del primo libro


La prirna parte di questo libretto

a chi 'l riguarda mostra apertamente

la cagion che Teseo fece fervente

dell'Amazone a vengiare il difetto; 4


e come el fosse in Scizia provetto

col suo navilio e con l'armata gente,

e come il suo scender primamente

dall'Amazone gli fosse interdetto; 8


mostrando appresso come discendesse

per viva forza, e come combattendo

con quelle donne poscia le vincesse, 11


l'assedio poi alla cittа ponendo;

e come a patti Ipolita si desse,

con pace lui per marito prendendo. 14


^ Incomincia il primo libro del Teseida delle nozze d'Emilia. E prima la invocazione dell'autore


1


O sorelle castalie, che nel monte

Elicona contente dimorate,

dintorno al sacro gorgoneo fonte,

sottesso l'ombra delle frondi amate

da Febo, delle quali ancor la fronte

spero d'ornarmi, sol che 'l concediate:

le sante orecchi a' miei prieghi porgete

e quelli udite come voi dovete.


2


E' m'и venuto in voglia con pietosa

rima di scrivere una istoria antica,

tanto negli anni riposta e nascosa

che latino autor non par ne dica,

per quel ch'io senta, in libro alcuna cosa;

dunque sм fate che la mia fatica

sia graziosa a chi ne fia lettore

o in altra maniera ascoltatore.


3


Siate presenti, o Marte rubicondo,

nelle tue armi rigido e feroce,

e tu, madre d'Amor, col tuo giocondo

e lieto aspetto, e 'l tuo figliuol veloce

co' dardi suoi possenti in ogni mondo;

e sostenete e la mano e la voce

di me che 'ntendo i vostri effetti dire

con poco bene e pien d'assai martire.


4


E voi, nel cui conspetto il dir presente

forse verrа com'io spero, ancora

quant'io piщ posso priego umilemente,

per quel signor che' gentili innamora,

che attendiate con intera mente;

voi udirete come elli scolora

ne' casi avversi ciascun suo seguace

e come dopo affanno e' doni pace.


5


E questo con assai chiara ragione

comprenderete, udendo raccontare

d'Arcita i fatti e del buon Palemone,

di real sangue nati, come appare,

e amendun tebani, e a quistione,

parenti essendo, per soverchio amare

Emilia bella, vennero, amazona;

donde l'un d'essi perdeo la persona.


^ Seguita il tempo e la cagione nel quale e per che Teseo, duca d'Attene, andт adosso alla reina delle donne amazone


6


Al tempo che Egeo re d'Attene era,

fur donne in Scizia crude e dispietate,

alle qua' forse parea cosa fiera

esser da' maschi lor signoreggiate;

per che, adunate, con sentenzia altiera

diliberar non esser soggiogate,

ma di voler per lor la signoria;

e trovar modo a fornir lor follia.


7


E come fer le nepoti di Belo

nel tempo cheto alli novelli sposi,

cosм costor, ciascuna col suo telo

de' maschi suoi li spirti sanguinosi

cacciт, lasciando lor di mortal gielo

tututti freddi, in modi dispettosi;

e 'n cotal guisa libere si fero,

ben che poi mantenersi non potero.


8


Recato adunque co' ferri ad effetto

lor malvoler, voller maestra e duce

che correggesse ciascun lor difetto

e a ben viver desse forma e luce;

nй a tal voglia dier lungo rispetto,

ma delle donne che 'l luogo produce

elesser per reina en la lor terra

Ipolita gentil, mastra di guerra.


9


La quale, ancora che femina fosse

e di bellezze piena oltre misura,

prese la signoria, e sм rimosse

da sй ciascuna feminil paura,

e in tal guisa ordinт le sue posse,

che 'l regno suo e sй fece sicura;

nй di vicine genti avea dottanza,

sм si fidava nella sua possanza.


10


Regnando adunque animosa costei,

alle sue donne fй comandamento

che Greci, Trazii, Egizii o Sabei,

nй uomini altri alcun nel tenimento

entrar lasciasser, se esse avean di lei

la grazia cara; ma ciascuno spento

di vita fosse che vi s'appressasse,

se subito il terren non isgombrasse.


11


Se per ventura lм fosser venute

femine, di qual parte si volesse,

da lor benignamente ricevute

comandт fossero e, se lor piacesse

d'esser con loro insieme, ritenute

dovessono esser, sм che si riempiesse

il luogo di color che lм morieno

di quelle che d'altronde lм venieno.


12


Sotto tal legge piщ anni quel regno

istette, e' porti furon ben guardati,

sicchй non vi venia nave nй legno,

o da fortuna o da altro menati

che fosser lм, che non lasciasser pegno

oltre al parer loro; e malmenati

li conveniva del luogo fuggire,

se non volevan miseri morire.


13


A questo scotto i Greci assai sovente

incappavan per lor disaventura;

per che a Teseo, allor signor possente,

duca d'Attene, spesso con rancura

eran posti richiami di tal gente

e di lor crudeltate a dismisura;

ond'elli, in sй di ciт forte crucciato,

propose di purgar cotal peccato.


14


Marte tornava allora sanguinoso

dal bosco dentro al qual guidati avea,

con tristo agurio del re furioso

di Tebe, l'aspra schiera, e si tenea

lo scudo di Tideo, il qual pomposo

della vittoria, sм come potea,

ad una quercia l'aveva appiccato

cotal qual era, a Marte consecrato.


15


E 'n cotal guisa, in Trazia ritornando,

si fй sentire al crucciato Teseo,

in lui di sй un fier caldo lasciando;

e col suo carro avanti procedeo,

dovunque giva lo cielo infiammando;

poi nelle valli del monte Rifeo,

ne' templi suoi posando, si raffisse,

sperando ben che ciт che fu seguisse.


16


Quinci Teseo magnanimo chiamare

li baron greci fй, e lor propose

ch'elli intendeva voler vendicare

la crudeltа e l'opere noiose

delle donne amazone; e a ciт fare

richiese lor, nelle cui virtuose

opere si fidava; e ciascun tosto

rispose sй al suo piacer disposto.


17


Commossi adunque i popoli dintorno,

qual per dovere e qual per amistate,

tutti ad Attene in un nomato giorno

si ragunar, con quella quantitate

ch'ognun poteva; e, sanza far sogiorno,

sopra le navi giа apparecchiate

cavalli e arme ciascun caricava

con ciт che a fare oste bisognava.


^ Come Teseo co' suoi entrт in mare e andт sopra le donne amazone


18


E quando parve tempo al buon Teseo

di navigar vedendol chiaro e bello,

tutta la gente sua raccoglier feo

con debito dover, sм come quello

che altra volta il buon partito e 'l reo

avea provato del mar piano e fello;

e nel mar col suo stuol tutto si trasse,

vento aspettando ch'al gir gli aiutasse.


19


Essendo a tal partito sopra l'onde

la greca gente bene apparecchiata,

la notte che le cose ci nasconde

aveva l'aer tututta occuppata;

onde alcun dorme, e tal guarda e risponde,

e cosм infino alla stella levata;

la qual sм tosto com'ella appario,

l'amiraglio dell'oste si sentio;


20


e a guardare il ciel col viso alzato

tutto si diи, e quindi fй chiamare

li marinar, dicendo: – Egli и levato

prospero vento, onde mi par d'andare

a nostra via, e perт sia spiegato

ciaschedun vel sanza piщ dimorare. –

E e' fu fatto il suo comandamento,

e quindi si partir con util vento.


^ Come ad Ipolita reina pervenne che Teseo s'apparecchiava d'andarle adosso.


21


Ma la corrente fama, che transporta,

con piщ veloce corso ch'altra cosa,

qualunque opera fatta, dritta o torta,

sanza mai dare alli suoi passi posa,

cotal novella tosto la rapporta

ad Ipolita bella e graziosa,

e in pensier la pon di sua difesa

di mal talento e di furore accesa.


22


Ma poi che l'ira alquanto fu affreddata

con utile consiglio immantanente

di volersi difendere avvisata,

fece chiamar ciascuna, di presente,

donna che nel suo regno era pregiata,

e tutte a sй venirle tostamente;

alle qua' poi in publico consiglio

a parlar cominciт con cotal piglio.


^ Diceria d'Ipolita alle donne sue


23


– Perciт che voi in questo vostro regno

coronata m'avete, e' s'appartiene

a me di porre e la forza e lo 'ngegno

per la salute vostra u' si convene,

sanza passar di mio dovere il segno

nel prestar guiderdoni o porger pene

ond'io, a ciт sollecita, chiamate

v'ho, perchй voi e me con voi atiate.


24


Non vede il sol, che sanza dimorare

dintorno sempre ci si gira in terra

donne quanto voi sete da pregiare;

le qua', se 'n ciт il mio parer non erra,

per voler virile animo mostrare,

contro a Cupido avete presa guerra,

e quel ch'a l'altre piщ piace fuggite,

uomini fatti, non femine ardite.


25


E che questo sia vero, assai aperto

non ha gran tempo ancora il dimostraste,

allor ch'amor, nй paura, nй merto

non vi ritenne che voi non mandaste

a compimento il vostro pensier certo,

quando da servitщ vi dilibraste;

nell'arme sempre esercitate poi,

cacciando ogni atto feminil da voi.


26


Ma se mai virile animo teneste,

ora bisogno fa, per quel ch'io senta,

perciт che voi, sм com'io, intendeste

che 'l gran Teseo di venir s'argomenta

sopra di noi, avendoci moleste

perchй nostro piacer non si contenta

di quel che l'altre, ciт и suggiacere

a gli uomini, faccendo il lor volere.


27


Al suo inimicarci altra cagione

veder non so, nй voi credo veggiate,

perciт che mai alcuna offensione

ver lui non commettemmo, onde assaltate

dovessomo essere; e questa ragione

assai и vota di degna onestate,

perciт che non fa mal que' che s'aiuta

per raver libertа, se l'ha perduta.


28


Ma qual che sia la cagion che il mova,

a noi il difender resta solamente,

sм che non vinca per forza la pruova;

laond'io vi richeggio umilemente

e priego, se in tal vita vi giova

di viver qual noi tegniamo al presente,

che l'animo, lo 'ngegno e ogni possa

mettiate contro a chi guerra v'ha mossa.


29


Nй vi metta paura conscienza

d'aver peccato negli uomini vostri,

chй morte lor la loro isconoscenza

lecita impetrт nelli cor nostri,

che non stimavan che d'equal semenza

con lor nascessim, ma come da mostri,

da quercie, over da grotte partorite,

eravam poco qui da lor gradite.


30


E' si tenevan l'altezze e gli onori

sanza participarle a noi giammai,

le quali eravam degne di maggiori

ch'alcun di loro, a dir lo vero, assai;

per che di ciт gl'iddii superiori

rison che noi facemmo, e sempre mai

n'avranno per miglior, l'altre schernendo

che per viltа si van sottomettendo.


31


Nй vi spaventi il nome di costoro,

perch'e' sien Greci; chй non son guarniti

di forza divisata da coloro

che nel passato fur vostri mariti;

se fiere vi mostrate verso loro,

e' non saranno inver di voi arditi,

chй niun puт piщ ch'un uom, chi ch'el sia;

perт da voi cacciate codardia.


32


Non risparmiate qui, donne, il valore

non risparmiate l'armi, non l'ardire;

non risparmiate il morire ad onore

considerate ciт che puт seguire

dell'esser vigorose o con timore;

voi non avrete aguale a far morire

padri o figliuo' che vi faccian pietose,

ma inimiche genti a voi odiose.


33


Ritorni in voi agual quella fierezza

che quella notte fu, quando ciascuna

mai non usata usт crudele asprezza

ne' padri e ne' figliuo'; nй sia nessuna

che qui, se dell'iddii la forza prezza,

istea, per aver nosco equal fortuna;

usi pietа altrove, chй qui morta

la comando io in ogni donna accorta.


34


Ben che forse l'iddii non ne saranno

contrarii per la nostra gran ragione;

anzi, se giusti son, n'aiuteranno,

dimenticando quel, se fu offensione

e se atarci forse non vorranno,

il danno suppliran nostre persone

contra colui che si move a gran torto

per navigare inverso il nostro porto.


35


E acciт ch'io non ponga in piщ parole

il tempo, il qual ne bisogna al presente,

a ciascheduna che libertа vole

ricordo e priego ch'ella sia valente;

e a qual morte per libertа dole,

dipartasi da noi immantanente;

noi varrem molto me' sanza di lei. –

E cosм detto si tacque colei.


36


Grande fu tra le donne il favellare,

quasi pendendo tutte in tal sentenza:

del dover pure a Teseo dimostrare

quanta e qual fosse la lor gran potenza,

se e' si ardisse a' lor porti appressare;

per che, sanza alcun'altra resistenza,

sй offerse ciascuna infino a morte

alla reina vigorosa e forte.


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