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Fleming Ian-Il Dottor No



НазваниеFleming Ian-Il Dottor No
Дата конвертации27.08.2012
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ТипДокументы
1. /Fleming Ian-Il Dottor No.txt
Ian Fleming
Il dottor No
Titolo originale dell'opera:
"Dr No"
Traduzione dall'inglese
di Carlo Borelli
romanzi '65
Copyright 1958
by Glidrose Productions Ltd.
Garzanti
 In questi anni и avvenuto un fatto semplice ma sorprendente: Mentre
il romanzo come genere finiva sul banco d'accusa e critici e saccenti
ne proclamavano la crisi o addirittura la morte, il romanzo
poliziesco riprendeva vertiginosamente quota. L'agente 007 ed altri
agenti segreti o investigatori fantastici attirano sempre piщ il
pubblico, arrivano a intervenire sul costume. E contemporaneamente i
loro autori si impegnano con maggior puntiglio sulla pagina,
approdando a risultati in cui il perfetto artigianato pare spiccare
il volo verso piщ alti traguardi. In questa collana troverete i nuovi
classici dell'avventura, forse gli unici veri romanzi dei nostri
tempi.
 Su James Bond, il famoso agente segreto 007 creato da Ian Fleming,
si corre il rischio di ripeterci. E' un eroe talmente completo e
affascinante da contare ormai come termine di riferimento negli
articoli di giornale, nei discorsi della gente comune. Si dice a
proposito o a sproposito di questo o quel fatto: "E' un'avventura da
007" per significare un caso incredibile, emozionante, eccitante.
Ebbene pochi casi tra quelli vissuti da James Bond sono incredibili,
emozionanti, eccitanti come l'avventura che presentiamo, in cui ad
antagonista del nostro agente segreto si accampa il sinistro,
raffinato e spietato Dottor No, con la sua isola misteriosa, le sue
macchine infernali, il suo mostruoso desiderio di vendetta e di
dominio sul mondo. Non per nulla и stata proprio questa storia a
ispirare il primo film del fortunatissimo ciclo dedicato all'idolo
dei nostri tempi: Agente 007, licenza di uccidere, l'inizio d'uno
straordinario boom cinematografico.
 Ian Fleming nacque in Inghilterra nel 1908. Educato a Eton, si
iscrisse all'Accademia di Sandhurst, ma abbandonт la carriera
militare prima ancora di iniziare il servizio attivo. Dopo aver
seguito corsi di politica estera alle Universitа di Monaco e Ginevra,
entrт nell'Agenzia Reuter, di cui fu corrispondente a Berlino, Londra
e Mosca. Lasciт il giornalismo per gli affari perchй, come disse egli
stesso, "avevo deciso che dovevo far danaro". Agente di borsa per
diversi anni, tornт poi al giornalismo e divenne inviato speciale del
Times a Mosca. Nel 1940 si arruolт nella Marina britannica e fu un
attivo collaboratore ai servizi segreti. Dal 1945 al 1959 lavorт al
Sunday Times e, come capo dei servizi esteri, per la catena di
giornali Kemsley. Morм nell'agosto 1964. Autore di una dozzina di
romanzi, molti dei quali hanno come personaggio l'ormai leggendario
James Bond, Fleming scrisse anche un divertente libro per bambini e
uno sulle sue esperienze di viaggio.
Dei suoi romanzi, tradotti nei principali paesi del mondo, sono state vendute trenta milioni di copie. 1 "Collegamento effettuato, vi sento" Alle sei, puntualmente, il sole tramontт dietro le Blue Mountains in un'ultima fiammata d'oro, un manto d'ombra viola si stese su Richmond Road, mentre grilli e raganelle, negli eleganti giardini, cominciavano a frinire e gracidare. A parte questi suoni, l'ampia strada deserta era silenziosa. I ricchi proprietari delle grandi ville, direttori di banca, dirigenti d'azienda e alti funzionari, erano a casa dalle cinque e in quel momento parlavano con la moglie della trascorsa giornata, o facevano una doccia o si cambiavano d'abito. Entro una mezz'ora la strada si sarebbe rianimata per l'afflusso degli invitati ai cocktail, ma al momento in quell'aristocratico tratto di "Rich Road", com'era chiamato dai commercianti di Kingston, regnava solo l'atmosfera d'attesa di un palcoscenico ancora vuoto e l'intenso profumo notturno dei gelsomini. Richmond Road и la strada piщ chic di tutta la Giamaica, и la Park Avenue della Giamaica, i suoi Giardini di Kensington Palace, la sua Avenue d'Iйna. Nelle sue grandi case vecchio stile, circondate da splendidi parterres fin troppo raffinati, con gli alberi e i fiori piщ belli degli Orti botanici di Hope, vive la gente piщ snob. La lunga strada dritta и fresca, tranquilla, appartata dal traffico convulso e volgare di Kingston dove risiedono affaristi e commercianti, e termina da una parte in un incrocio dove si erge, di fronte, la King's House, residenza del Governatore della Giamaica con la sua famiglia. Nessun'altra strada nell'isola puт vantare uno sfondo piщ prestigioso. Sull'angolo orientale del primo incrocio vi и il N. 1 di Richmond Road, un massiccio edificio a due piani, con ampie verande dipinte di bianco che corrono tutt'attorno alla casa, sia al primo sia al secondo piano. Dalla strada un viale inghiaiato porta all'entrata adorna di colonne, attraverso una vasta distesa erbosa, interrotta da alcuni campi da tennis nei quali quella sera, come tutte le sere, erano aperti gli annaffiatoi. Questa и la Mecca sociale di Kingston: il Queen's Club che da cinquant'anni vanta la potenza dei "no" dei suoi frequentatori. Un'opposizione cosм ostinata non sopravvivrа ancora per molto nella moderna Giamaica. Un giorno le finestre del Queen's Club saranno sfondate e forse tutto l'edificio sarа ridotto a un mucchio di cenere, ma per il momento и un locale utile in un'isola subtropicale: amministrazione e personale di prim'ordine, e cucina e cantina sono le migliori dei Caraibi. A quell'ora, quasi ogni sera, si potevano vedere, parcheggiate davanti al club, sempre le stesse quattro auto: quelle dei quattro giocatori di bridge che si riunivano puntualmente alle cinque e continuavano le partite fino a mezzanotte circa. Si poteva quasi regolare l'orologio su quelle vetture. Appartenevano, seguendo l'ordine in cui ora si trovavano posteggiate lungo il marciapiede, al Comandante dell'Esercito della Difesa dei Caraibi, al principale avvocato penalista di Kingston, e al professore di matematica dell'Universitа di Kingston. Ultima della fila era la Sunbeam Alpine nera del comandante John Strangways, ufficiale al Controllo Regionale per i Caraibi, o, per usare una definizione meno diplomatica, rappresentante locale del Servizio Segreto britannico. Poco prima delle sei e un quarto il silenzio di Richmond Road fu lievemente interrotto. Tre mendicanti ciechi svoltarono l'angolo percorrendo lentamente il marciapiede verso le quattro auto. Erano dei chigroes, negri cinesi, massicci ma curvi, che avanzavano strascicando i piedi e battendo contro il marciapiede i bastoni bianchi. Camminavano in fila indiana. Il primo, che portava degli occhiali azzurri ed evidentemente si orientava piщ degli altri, stringeva nella sinistra, insieme al manico del bastone, una ciotola di latta. La mano destra del secondo cieco era appoggiata alla spalla del primo, e la destra del terzo alla spalla del secondo. Questi ultimi due avevano gli occhi chiusi. Tutti e tre erano vestiti di stracci e portavano dei sudici berretti a visiera molto lunga. Non parlavano, e l'unico rumore che facevano era quello dei loro bastoni mentre avanzavano lentamente lungo la strada in ombra, verso le quattro auto. Quei tre ciechi non sarebbero apparsi fuori posto a Kingston, nelle cui strade si incontrano molti invalidi, ma in quella strada tranquilla, ricca, deserta, davano un'impressione sgradevole. Ed era strano che fossero tutti e tre dei negri cinesi: una mescolanza di sangue, questa, non molto frequente. Nella saletta da giuoco una mano abbronzata si protese al centro del tavolo verde e scoprм quattro carte. "Cento di onori," disse Strangways, "e novanta sotto!" Guardт l'orologio e si alzт. "Torno tra venti minuti. Tocca a te, Bill. Ordinate da bere. Per me, il solito. E non cercate di prepararmi una mano matta per quando torno. Non me la fareste." Bill Templar, il Comandante della Difesa, fece una breve risata. Suonт il campanello a lato e raccolse le carte. "Sbrigati, accidenti a te. Tagli sempre la corda proprio quando al tuo compagno le cose vanno bene." Strangways aveva giа varcato la porta. I tre si appoggiarono agli schienali, rassegnati. Il cameriere di colore si presentт, ed essi gli ordinarono da bere per sй e un whisky e soda per Strangways. Ogni sera, alle sei e un quarto, c'era quell'esasperante interruzione. Anche se erano nel bel mezzo di una mano Strangways doveva andare al suo "ufficio" e "fare una chiamata". Una maledetta seccatura. Ma Strangways era una parte vitale del quartetto e loro non protestavano. Non si era mai saputo di che "chiamata" si trattasse, e nessuno l'aveva chiesto. Il lavoro di Strangways era "delicato" e non si doveva interferire. Di rado rimaneva assente piщ di venti minuti e grazie a un tacito accordo si faceva poi perdonare quella defezione momentanea offrendo da bere. I bicchieri arrivarono e i tre cominciarono a parlare di corse di cavalli. In realtа quello era il momento piщ importante della giornata di Strangways: l'ora del suo collegamento radio con il potente trasmettitore installato sul tetto dell'edificio di Regent's Park dove si trova il quartier generale del Servizio Segreto. Ogni giorno, alle diciotto e trenta ora locale, salvo preavviso in contrario dato il giorno prima - quando doveva recarsi per ragioni di lavoro in una delle altre isole del suo territorio, per esempio, o se malato - trasmetteva il suo rapporto e riceveva gli ordini. Se non si fosse messo in contatto esattamente alle sei e mezzo, ci sarebbe stata una seconda chiamata, la chiamata "azzurra", alle sette, e, in ultimo, una chiamata "rossa" alle sette e mezzo. Dopo di che, se il suo trasmettitore fosse rimasto muto, si sarebbe trattato di un "allarme" e la Terza Sezione, da cui dipendeva, a Londra, sarebbe immediatamente intervenuta per scoprire cosa fosse accaduto. Una chiamata "azzurra" costituisce un punto di demerito per un agente, a meno che le sue "ragioni scritte" siano incontestabili. I collegamenti radio di Londra con tutto il mondo devono seguire un orario rigorosissimo e anche la piccola alterazione provocata da una chiamata in piщ costituisce un pericoloso contrattempo. Strangways non aveva mai dovuto soffrire l'umiliazione di una chiamata "azzurra", per non parlare di una "rossa", e sicuramente la cosa non si sarebbe mai verificata. Ogni sera, esattamente alle sei e quindici, lasciava il Queen's Club, saliva in macchina e raggiungeva in dieci minuti le collinette ai piedi delle Blue Mountains, dove era il suo grazioso bungalow con la stupenda vista sul porto di Kingston. Alle sei e venticinque entrava nell'ufficio richiudendo a chiave la porta dietro di sй. Miss Trueblood, ufficialmente sua segretaria ma in realtа il suo numero due, ex ufficiale del corpo femminile, era puntualmente seduta di fronte alle scale parlanti nel piccolo locale silenzioso, aveva giа messo la cuffia e cominciava a stabilire il collegamento trasmettendo il segnale di chiamata WXN, su 14 megacicli. Sulle sue ginocchia tornite era giа pronto un blocco stenografico. Strangways si accomodava sulla sedia accanto a lei, metteva l'altra cuffia e, esattamente alle sei e ventotto, la sostituiva al trasmettitore attendendo quell'improvviso "vuoto", indice che il segnale di WWW di Londra era in arrivo. Era una routine ferrea, e Strangways era uomo da routine ferrea. Sfortunatamente le azioni rigorosamente metodiche possono diventare pericolosissime se vengono a conoscenza del nemico. Strangways, alto, magro, con una benda nera sull'occhio destro e un profilo aquilino, affilato, che fa pensare al ponte d'un cacciatorpediniere, attraversт rapidamente l'ingresso del Queen's Club a pannelli di mogano, passт per le porte a rete contro le zanzare e discese i tre scalini che portavano al vialetto. Non aveva pensieri particolari, avvertiva solo il piacere della fresca aria serale e ricordava la soddisfazione che gli avevano dato quelle sue tre picche. C'era anche quel caso, naturalmente, il caso a cui lavorava, una storia curiosa e complicata che M gli aveva affidato due settimane prima con una certa indifferenza. Ma le cose si mettevano bene. Un tentativo che aveva fatto nella comunitа cinese si era rivelato positivo. Erano venuti alla luce dei particolari inaspettati; per il momento si trattava di cose molto fluttuanti, ma se si fossero concretizzate, pensava Strangways mentre percorreva il vialetto verso Richmond Road, avrebbe potuto trovarsi in mezzo a una faccenda veramente curiosa. Si strinse nelle spalle. Naturalmente non sarebbe andata in quel modo. Le cose troppo fantastiche si risolvevano poi in una spiegazione banale su cui le fantasie sbrigliate e il solito isterismo dei cinesi avevano arzigogolato a non finire. Automaticamente Strangways notт i tre ciechi. Venivano lentamente verso di lui. Erano a una ventina di metri. Calcolт che l'avrebbero incrociato uno o due secondi prima che avesse raggiunto la sua auto. Con un senso di vergogna e insieme di soddisfazione per la propria salute, si frugт in tasca in cerca di una moneta. Si accertт, sentendone l'orlo col pollice, che fossero due scellini e non un penny. In quel momento era di fianco ai mendicanti. Strano, erano tutti e tre dei chigroes! Veramente strano. La moneta tintinnт nella ciotola di latta. "Grazie, signore!" disse il primo uomo. "Grazie," fecero eco gli altri. Strangways aveva giа in mano la chiave dell'auto. Notт distrattamente un istante di silenzio quando i bastoni smisero di battere il selciato. Troppo tardi. Appena Strangways ebbe superato l'ultimo cieco, i tre si erano girati di colpo. Tre pistole, appesantite dai silenziatori, guizzarono dalle fondine celate dagli stracci. Con meticolosa precisione i tre mirarono a tre punti diversi della colonna vertebrale di Strangways: tra le spalle, al centro, alla pelvi. I tre colpi soffocati risuonarono quasi insieme. Il corpo di Strangways guizzт in avanti come se qualcuno gli avesse sferrato un calcio, poi giacque immobile nel lieve sbuffo di polvere che si era alzato dal marciapiede. Erano le sei e diciassette. Con uno stridio di pneumatici, uno squallido carro funebre coi pennacchi neri ai quattro lati sbucт dall'angolo di Richmond Road dirigendosi veloce verso il gruppetto. I tre ebbero appena il tempo di sollevare il cadavere di Strangways quando il carro frenт bruscamente accanto a loro. I battenti posteriori vennero aperti, e cosм pure la rozza bara all'interno. I tre uomini sollevarono il cadavere e lo sistemarono. Quindi salirono sul furgone, misero il coperchio alla bara e richiusero i battenti. I tre negri sedettero sui piccoli sedili agli angoli del carro e senza fretta posarono di fianco i bastoni bianchi. Agli schienali erano appesi ampi camici di alpaga nera. Li infilarono sopra gli abiti laceri. Quindi si liberarono dei berretti da baseball, si chinarono per prendere dei cilindri neri e se li misero. L'autista, lui pure un negro cinese, si guardт nervosamente alle spalle. "Avanti, parti!" ordinт il piщ massiccio dei tre, quindi abbassт lo sguardo sul quadrante luminoso del suo orologio. Le sei e venti. Erano bastati tre minuti. In perfetto orario. Il carro funebre eseguм una elegante curva a U dirigendosi ad andatura moderata all'incrocio. Poi svoltт a destra e, a cinquanta chilometri all'ora, imboccт solennemente la strada che portava alle colline, con le piume nere ondeggianti, dolorosa insegna del suo carico, e i tre pii accompagnatori seduti impalati, con le braccia rispettosamente incrociate sul petto. "WXN chiama WWW... WXN chiama WWW... WXN... WXN... WXN..." Il dito medio della destra di Mary Trueblood batteva leggermente, elegantemente il tasto. Alzт il polso sinistro. Le sei e ventotto. Era in ritardo di un minuto. Sorrise pensando alla piccola Sunbeam scoperta che in quel momento doveva essere lanciata a tutta velocitа verso l'ufficio. Ora, tra un attimo, avrebbe sentito quel passo rapido, poi la chiave girare nella serratura, e lui si sarebbe seduto accanto a lei, con un sorriso di scusa, mentre prendeva la cuffia. "Scusa, Mary. Quell'accidente di auto non partiva mai." Oppure: "A quest'ora quella maledetta polizia dovrebbe conoscere a memoria la mia targa. Mi hanno fermato all'Halfway Tree." Mary Trueblood tolse la seconda cuffia dal gancio a cui era appesa e la depose sulla sedia vicina, per risparmiare anche quel mezzo secondo a Strangways. "... WXN chiama WWW... WXN chiama WWW..." Girт di un capello il quadrante e riprovт. Il suo orologio segnava le sei e ventinove. Cominciт a sentirsi preoccupata. Tra pochi secondi Londra sarebbe entrata in collegamento. Improvvisamente si domandт cosa avrebbe fatto, buon Dio, se Strangways non fosse arrivato a tempo. Inutile mettersi in contatto con Londra facendosi passare per lui; inutile e pericoloso. La radio del Servizio Segreto controllava ogni trasmissione degli agenti, e quegli strumenti, che registravano ogni minima caratteristica delle "battute", avrebbero segnalato immediatamente che non era Strangways a trasmettere. A Mary Trueblood avevano mostrato la foresta di quadranti nella silenziosa stanza al piano superiore del quartier generale; aveva seguito le oscillazioni delle lancette che registravano il peso di ogni pulsazione, la velocitа di ogni gruppo di cifre, l'inciampo su una lettera particolare. Quando era stata destinata alla base dei Caraibi, cinque anni prima, le avevano spiegato tutto: appena suonava il segnale, il contatto si interrompeva automaticamente se non era l'agente a trasmettere. Precauzione essenziale per evitare che una trasmittente del Servizio Segreto cadesse nelle mani del nemico. E se l'agente fosse stato catturato e costretto con la tortura a mettersi in contatto con Londra, doveva semplicemente alterare un poco la sua "battuta", informando in tal modo della sua cattura come se ne desse comunicazione in chiaro. Era giunta l'ora! Ella avvertiva quel "vuoto" nell'etere che annunciava l'imminente collegamento con Londra. Mary Trueblood guardт ancora l'orologio. Le sei e trenta. Si sentм invasa dal panico. Ma in quell'attimo, finalmente, sentм dei passi nel corridoio. Grazie a Dio! Tra un secondo sarebbe entrato. Doveva aiutarlo. Disperatamente decise di correre il rischio e di mantenere aperto il contatto. "WWW chiama WXN... WWW chiama WXN... Ci sentite?... ci sentite?" Londra era entrata in collegamento con la stazione della Giamaica. I passi erano giunti alla porta. Tranquilla, fiduciosa, rispose: "Vi sento... collegamento effettuato... Vi sento..." Alle sue spalle risuonт un'esplosione. Qualcosa la colpм alla caviglia. Abbassт lo sguardo: era la serratura della porta. Mary Trueblood si girт bruscamente sulla sedia. Un uomo era sulla soglia. Non era Strangways. Era un negro massiccio, dalla carnagione giallastra e gli occhi a mandorla. In pugno stringeva una pistola che terminava in un massiccio cilindro nero. Mary Trueblood aprм la bocca per urlare. L'uomo ebbe un largo sogghigno. Lentamente, quasi con piacere, prese la mira e le sparт tre volte in direzione del seno sinistro. La ragazza crollт di fianco. La cuffia scivolт dai capelli dorati, cadendo sul pavimento. Per un secondo ancora il lieve ronzio di Londra risuonт nella stanza. Poi si interruppe. Il segnale sul banco di controllo di Londra aveva indicato che qualcosa non andava su WXN. L'assassino si allontanт dalla soglia per tornare con una cassetta su cui era scritto "combustibile rapido", e un grosso sacco di tela marcato Tate & Lile. Depose a terra la cassetta, si avvicinт al cadavere della ragazza e lo infilт rudemente nel sacco, facendolo scivolare dalla testa alle caviglie. I piedi rimanevano fuori: l'uomo piegт un poco le gambe della ragazza per cacciar dentro anche quelli. Trascinт il pesante fardello nel corridoio e tornт indietro. In un angolo della stanza la cassaforte era spalancata, come gli era stato detto, e i cifrari ne erano stati tolti e messi sulla scrivania, pronti per la decifrazione dei segnali di Londra. L'uomo li buttт in mezzo alla stanza insieme a tutti gli altri documenti che erano nella cassaforte. Strappт le tende e le aggiunse al mucchio e sopra a tutto mise un paio di sedie. Aprм la cassetta di combustibile, ne prese un pugno, lo pigiт nel mucchio e diede fuoco. Poi passт nell'ingresso e preparт altri falт in punti appropriati. I mobili di legno presero rapidamente fuoco e le fiamme cominciarono a lambire i pannelli. L'uomo si diresse alla porta d'ingresso e l'aprм. Attraverso la siepe d'ibisco intravedeva il luccichio del carro funebre. Non si sentiva alcun rumore, salvo il cri cri dei grilli e il lieve brontolмo del motore della vettura al minimo. Nessun altro segno di vita lungo la strada. Rientrт nell'ingresso giа pieno di fumo, si caricт agevolmente il sacco sulle spalle, e uscм lasciando aperta la porta per creare una corrente. Poi scese rapidamente il sentiero fino alla strada. I battenti posteriori del furgone erano spalancati. Porse il sacco e rimase a guardare i due uomini che lo presero e lo cacciarono nella bara sopra il corpo di Strangways. Poi salм sul carro, richiuse le portiere, sedette e si mise il cappello a cilindro. Mentre le prime fiamme uscivano dalle finestre della villetta, il carro funebre si staccт silenziosamente dal marciapiede e si avviт verso il Mona Reservoir nelle cui acque profonde un centinaio di metri, la bara scivolт col suo pesante carico; in quarantacinque minuti il personale e i documenti della stazione del Servizio Segreto dei Caraibi erano stati eliminati. 2 La scelta delle armi Tre settimane piщ tardi, a Londra, marzo si annunciт con una bufera di grandine e nevischio infuriante sulla cittа e sui passanti che si recavano al lavoro con le gambe frustate dagli orli degli impermeabili e le facce arrossate dal freddo. Una giornata orribile, e tutti ne convennero, compreso M che raramente ammetteva l'esistenza di buono o cattivo tempo anche nelle sue estreme manifestazioni. Quando la vecchia Rolls Silver Wraith nera si fermт di fronte al grande edificio di Regent's Park e M ne discese, la grandine lo investм come una raffica di mitragliatrice. Invece di precipitarsi all'interno del quartier generale, girт attorno all'auto per portarsi al finestrino dell'autista. "Oggi non avrт bisogno dell'auto, Smith. Va' pure a casa. Stasera prenderт la sotterranea. Non и tempo adatto alla guida. E' peggio di uno di quei convogli." L'ex capo fuochista Smith sorrise con gratitudine. "Va bene, signore. E grazie." Seguм con lo sguardo la figura eretta e attempata di M che girava attorno al cofano della Rolls, attraversava il marciapiede ed entrava nell'edificio. E' sempre lui, pensт. Per prima cosa pensa ai suoi uomini. Smith innestт la prima e si allontanт, sforzandosi di vedere attraverso il parabrezza grondante di pioggia. Uomini cosм non ne nascevano piщ. M salм con l'ascensore all'ottavo piano e percorse il corridoio ricoperto da uno spesso tappeto fino al suo ufficio. Richiuse la porta dietro di sй, si tolse cappotto e sciarpa e li appese all'attaccapanni dietro la porta. Tirт fuori un grande fazzoletto di seta azzurra e si asciugт rapidamente il volto. Era strano, ma non l'avrebbe mai fatto di fronte al portiere o al liftman. Andт alla scrivania, sedette e si chinт verso il citofono. Abbassт la levetta: "Sono arrivato, Miss Moneypenny. I messaggi, per favore, e tutto il resto. Poi chiamate al telefono Sir James Molony. Dovrebbe essere al St. Mary's per il suo turno. Dite al capo del personale che vedrт 007 tra una mezz'ora. E fatemi avere l'incartamento Strangways." M attese il metallico "Sм, signore" di risposta, e rialzт la levetta. Si appoggiт allo schienale e cominciт a riempire la pipa, pensieroso. Non alzт lo sguardo quando la segretaria entrт con un fascio di carte, ignorando perfino la mezza dozzina di moduli rosa "urgentissimo" sopra il mucchietto dei messaggi. Se fossero stati di essenziale importanza gli sarebbero stati segnalati durante la notte. Una luce gialla si accese al telefono interno. M prese il ricevitore di uno dei quattro telefoni neri sulla scrivania. "Siete voi, Sir James? Avete cinque minuti di tempo?" "Sei, per voi." All'altro capo della linea il famoso neurologo fece una risatina. "Volete che esegua una perizia psichiatrica su qualche ministro di Sua Maestа?" "Oggi no," M si accigliт, irritato. La vecchia Marina aveva rispetto per il governo. "Si tratta di quel mio agente di cui vi siete occupato. Non facciamo nomi. Siamo su una linea esterna. Mi pare che lo abbiate rilasciato ieri. E' in grado di tornare al lavoro?" All'altro capo del filo ci fu una pausa. La voce ora si fece professionale, prudente. "Fisicamente и in forma perfetta. La gamba и a posto. Non dovrebbero verificarsi effetti secondari. Sм, sta bene." Un'altra pausa. "Una sola cosa, M. Questi vostri uomini sono sottoposti a una forte tensione. Li fate lavorare duro. Non potete affidargli qualcosa di semplice, per cominciare? Da quel che mi avete detto, и qualche anno che ci dа dentro." "Lo paghiamo per questo," ribattй bruscamente M. "Si vedrа subito se и in grado di lavorare. Non sarа il primo che crolla. A quanto dite и perfettamente in forma. Non ha avuto guai grossi come certi altri pazienti che vi ho mandato e che sono stati sotto il torchio." "In questo, d'accordo. Ma il dolore и una strana cosa. Non ne sappiamo molto. Non lo si puт misurare, non sappiamo che differenza ci sia tra i dolori del parto e quelli di una colica renale. E per fortuna pare che il fisico dimentichi abbastanza in fretta. Ma quest'uomo ha sofferto veramente molto, M. Non crediate che solo perchй non c'и nulla di rotto..." "Va bene, va bene." Bond aveva commesso un errore e ne aveva scontate le conseguenze. Comunque a M non piaceva ricevere lezioni, anche se venivano da uno dei medici piщ famosi del mondo, sul modo in cui avrebbe dovuto trattare i suoi agenti. C'era stato un leggero tono di critica nella voce di Sir James Molony. M disse bruscamente: "Mai sentito parlare di un certo Steincrohn, il dottor Peter Steincrohn?" "No, chi и?" "Un medico americano. Ha scritto un libro che i miei agenti di Washington hanno inviato alla nostra biblioteca. Tratta delle privazioni che un corpo umano puт sopportare. Dа un elenco delle parti dell'organismo di cui un uomo medio puт fare a meno. Anzi, me lo sono copiato per ogni evenienza. Ve lo leggo?" M si frugт in tasca traendone delle lettere e pezzi di carta che mise sulla scrivania. Con la sinistra scelse un foglietto e lo spiegт davanti a sй, per niente imbarazzato dal silenzio all'altro capo della linea. "Pronto, Sir James? Bene, ecco qui: cistifellea, milza, tonsille, appendice, un rene, un polmone, un paio di litri di sangue, due quinti di fegato, buona parte dello stomaco, un metro e venti su sette metri d'intestino e metа del cervello." M fece una pausa. All'altro capo del filo il silenzio continuт. "Nessun commento, Sir James?" Un grugnito di disapprovazione si udм dall'altro capo del filo. "Mi domando come mai non abbia aggiunto un braccio e una gamba, o tutti e quattro gli arti. Non capisco bene cosa vogliate dimostrare." M ebbe una breve risata. "Non voglio dimostrare nulla, Sir James. Solo mi и parso un elenco interessante. Intendevo solo dire che il mio uomo sembra essersela cavata abbastanza bene a paragone di una cosa del genere. Ma," M si addolcм, "non polemizziamo. A dir la veritа avevo proprio in mente di fargli tirare un po' il fiato. E' saltato fuori qualcosa in Giamaica." M lanciт un'occhiata ai vetri delle finestre investite dalla pioggia. "Sarа piщ che altro un periodo di riposo. Due miei agenti, un uomo e una ragazza, sono fuggiti insieme. Almeno cosм pare. Il nostro amico potrebbe divertirsi per un po' a fare l'investigatore... godendosi il sole per di piщ. Che ne dite?" "Quel che ci vuole. Non dispiacerebbe neppure a me un lavoro del genere, soprattutto in una giornata come questa." Ma Sir James Molony era deciso a dire quel che voleva e insistй blandamente: "Non volevo interferire, M, ma il coraggio umano ha dei limiti. So che quegli uomini devono poter essere sacrificati, ma probabilmente non desiderate che crollino al momento meno adatto. Quello di cui mi sono occupato ha la pelle dura. Direi che riuscirete a fargli fare ancora molto lavoro. Ma sapete bene cosa dice Moran sul coraggio nel suo libro." "Non ricordo." "Dice che il coraggio и un capitale che si riduce man mano che lo si spende. Io sono d'accordo. Voglio solo dire che quest'uomo in particolare sembra che abbia scialato parecchio del suo capitale da prima della guerra a oggi. Non direi che sia allo scoperto, perт ci sono dei limiti." "Esatto." M pensт di tagliar corto. Erano tempi di buone maniere. "E' per questo che lo mando all'estero. Una vacanza in Giamaica. Non preoccupatevi, Sir James. Mi prenderт cura di lui. A proposito, avete mai scoperto cosa era quella roba che quella russa gli ha cacciato in corpo?" "Mi и arrivata la risposta ieri." Anche Sir James era felice di cambiare argomento. Il vecchio era duro come l'acciaio. C'era da sperare che fosse riuscito a far penetrare la sua opinione in quella che dentro di sй chiamava la cassa cranica di M? "Ci sono voluti tre mesi. E' stato un tipo in gamba della Scuola di Medicina Tropicale a scoprirlo. Si trattava di fugu. Un veleno che usano i giapponesi per suicidarsi. Lo si ricava dalle ghiandole sessuali del pesce giapponese dei diodontidi. Si puт star certi che i russi usano sempre cose di cui nessuno ha mai sentito parlare. Avrebbero anche potuto usare del curaro. Gli effetti sono quasi gli stessi: paralisi del sistema nervoso centrale. Il nome scientifico del fugu и tetrodotoxin. Un veleno terribile e rapidissimo. Un'iniezione come quella che hanno fatto al vostro uomo e nel giro di qualche istante i muscoli motori e respiratori sono paralizzati. Dapprima si vede doppio, poi non si riesce a tenere gli occhi aperti. Poi non si riesce piщ a deglutire nй a tenere il capo dritto. Si muore di paralisi respiratoria." "Una fortuna che se la sia cavata." "Un miracolo. Merito di quel francese. Lo ha steso a terra e ha cominciato a praticargli la respirazione artificiale. E' riuscito a mantenere i polmoni in funzione finchй и arrivato un medico. Una fortuna anche che il medico avesse lavorato in Sud America. Ha diagnosticato curaro e lo ha curato di conseguenza. Ma c'era una probabilitа su un milione. A proposito, che ne и stato di quella russa?" "Morta," rispose brevemente M. "Bene, grazie infinite, Sir James. E non preoccupatevi per il vostro paziente. Farт in modo che abbia una vita tranquilla. Arrivederci." M riagganciт. Il suo viso era freddo e inespressivo. Si avvicinт il fascicolo dei messaggi e lo esaminт rapidamente. Su alcuni scrisse delle annotazioni. Di tanto in tanto faceva brevi telefonate a una delle Sezioni. Quando ebbe finito gettт le carte nel cestino "Out" e prese la pipa e la scatola del tabacco ricavata dalla base di una conchiglia di sei chili. Davanti a lui restт solo una cartella marrone contrassegnata con la stella rossa del "segretissimo". Al centro, in stampatello, era scritto: "Stazione dei Caraibi", e piщ sotto, in corsivo, Strangways e Trueblood. Una luce si accese sul citofono. M premette la levetta. "Sм?" "C'и 007, signore." "Fatelo passare. E dite all'armiere di presentarsi tra cinque minuti." M si riappoggiт allo schienale. Si mise la pipa tra i denti e l'accese. Attraverso il fumo fissava la porta dell'ufficio della sua segretaria. I suoi occhi erano vividi e attenti. James Bond entrт richiudendosi la porta alle spalle. Si diresse alla sedia di fronte alla scrivania di M e sedette. "'Giorno, 007." "Buon giorno, signore." Nella stanza si udiva solo il raschio della pipa di M. Ci vollero parecchi fiammiferi per accenderla. Nello sfondo, le unghie del nevischio rigavano le due grandi finestre. Tutto era esattamente come Bond l'aveva ricordato durante i mesi in cui era passato da un ospedale all'altro, durante le monotone settimane di convalescenza e di faticoso sforzo per riconquistare la propria forma fisica. Per lui questo rappresentava il ritorno alla vita. Sedere lа in quella stanza, di fronte a M era il simbolo della normalitа che aveva tanto sospirato. Fissт quegli acuti occhi grigi che lo osservavano al di lа della nube di fumo. Cosa doveva aspettarsi? Un'autopsia della carneficina che era stato il suo ultimo caso? Una brusca relegazione in una delle sedi di Londra per un periodo di lavoro a tavolino? O un nuovo, meraviglioso incarico che M aveva tenuto da parte aspettando che Bond tornasse al lavoro? M buttт la scatoletta dei fiammiferi sul piano in cuoio rosso della scrivania. Si appoggiт allo schienale e incrociт le mani dietro il capo. "Come vi sentite? Contento di essere di nuovo qui?" "Molto contento, signore. E mi sento benissimo." "Avete ripensato al vostro ultimo caso? Non ho voluto darvi altre seccature prima che vi foste rimesso. Come sapete ho ordinato un'inchiesta. Mi risulta che il capo del personale ha raccolto da voi alcune dichiarazioni. Nulla da aggiungere?" La voce di M era impersonale, fredda. La cosa non piacque a Bond. Stava per arrivare qualcosa di sgradevole. "No, signore," rispose. "E' stato un pasticcio. E' stata colpa mia se quella donna и riuscita a farmela. Non doveva accadere." M si tolse le mani di dietro il capo e si chinт lentamente in avanti, stendendole sul tavolo dinanzi a sй. "Esatto." I suoi occhi erano gelidi. La voce controllata, pericolosa. "La vostra rivoltella si и inceppata, se non sbaglio. Quella Beretta con il silenziatore. Un'arma che non funziona, 007. Non posso permettere errori del genere per un agente che ha un numero col 00. Preferireste rinunciarci e tornare a compiti normali?" Bond si irrigidм. Fissт risentito M. La licenza di uccidere per il Servizio Segreto, il prefisso del doppio zero, era un grande onore. L'aveva guadagnato duramente. Gli aveva procurato gli unici incarichi che gli piacessero: gli incarichi pericolosi. "No, signore, non lo vorrei." "Allora bisognerа cambiare le vostre armi. E' quanto ha richiesto il comitato d'inchiesta. E io sono d'accordo. Capito?" "Sono abituato a quell'arma, signore," insistй Bond ostinatamente. "Preferisco lavorare con quella. Quel che и successo poteva capitare a chiunque. Con qualsiasi tipo d'arma." "Non sono d'accordo. E neppure il comitato d'inchiesta. E' cosa decisa. L'unica questione и quale arma dovrete usare al suo posto." M si chinт verso il citofono. "E' arrivato l'armiere? Fatelo passare." M si riappoggiт allo schienale. "Forse non lo sapete, 007, ma il maggiore Boothroyd и il piщ grande esperto del mondo in piccole armi da fuoco. Sentiamo cosa ci dice lui." La porta si aprм. Un ometto magro, con i capelli color sabbia, si avvicinт alla scrivania fermandosi di fianco alla sedia su cui Bond era seduto. Bond lo guardт. Non l'aveva visto molto spesso, ma ricordava quegli occhi grigi, chiari, molto distanti, che sembrava non brillassero mai. L'uomo lanciт un'occhiata impersonale a Bond poi si rivolse a M. "Buon giorno, signore," disse con voce inespressiva. "Buon giorno. Vorrei farvi qualche domanda." M usava un tono indifferente. "In primo luogo, che ne pensate della Beretta 25?" "Un'arma per signore." M lanciт un'occhiata ironica a Bond che rispose con un sorrisetto tirato. "Ma davvero! E perchй?" "Non и molto potente, signore. Ma и facile da maneggiare. Ha anche un certo che, non so se mi spiego. Piace alle signore." "E con un silenziatore?" "Ancor meno potente. E non mi piacciono i silenziatori. Sono pesanti e si impigliano negli abiti quando si ha fretta. Non consiglierei a nessuno di tentare una combinazione del genere, signore. Soprattutto se l'arma deve avere una funzione importante." M lanciт un'occhiata a Bond. "Nulla da obiettare, 007?" Bond alzт le spalle. "Non sono d'accordo. Da quindici anni uso la Beretta 25, non ha mai fatto cilecca nй ho mancato un bersaglio. Non c'и male, come record. Ci sono abituato e la maneggio bene. Quando и stato necessario ho usato armi piщ massicce, la Colt 45 a canna lunga, per esempio. Ma per un fuoco ravvicinato e per la facilitа con cui la si puт portare, preferisco la Beretta." Bond fece una pausa. Gli pareva di dover concedere qualcosa. "Sono d'accordo sul silenziatore, signore. E' un fastidio, ma qualche volta и necessario." "Abbiamo visto quel che succede in quei casi," ribattи seccamente M. "E quanto a cambiare arma, и solo questione di pratica. Vi abituerete molto presto a un nuovo tipo." M lasciт trasparire una sfumatura di simpatia. "Mi spiace, 007. Ma ormai и deciso. Alzatevi un momento. Vorrei che l'armiere desse un'occhiata alla vostra taglia." Bond si alzт ponendosi di fronte all'altro. Non c'era cordialitа negli occhi dei due uomini. Quelli di Bond tradivano l'irritazione. Quelli del maggiore Boothroyd erano indifferenti, clinici. L'armiere esaminт la corporatura di Bond girandogli attorno. "Scusate," mormorт tastandogli i bicipiti e le braccia. Gli tornт di fronte e chiese: "Potrei vedere la vostra rivoltella?" La mano di Bond si sollevт lentamente infilandosi sotto la giacca e ne trasse la Beretta a canna corta. Boothroyd l'esaminт soppesandola nella mano, quindi la depose sulla scrivania. "E la fondina?" Bond si sfilт la giacca e slacciт la fondina di pelle scamosciata. Quindi rimise la giacca. Dopo averne esaminati i bordi, forse per vedere se c'erano tracce di sporgenze, Boothroyd depose anche quella sulla scrivania accanto alla rivoltella con un gesto sprezzante. Guardт M. "Credo che si possa far di meglio, signore." Era lo stesso tono di voce che aveva usato il primo sarto di classe da cui Bond si era servito. Bond sedette nuovamente. Smise di fissare scortesemente il soffitto. Spostт lo sguardo impassibile su M. "Bene, armiere, cosa consigliate?" Il maggiore Boothroyd assunse il tono dell'esperto. "A dire la veritа, signore," cominciт modestamente, "ho appena sperimentato la maggior parte delle piccole automatiche. Cinquemila colpi l'una a venticinque metri. Di tutte sceglierei la Walther PPK 7,65 mm. Ha solo il quarto posto dopo la M-14 giapponese, la Tokarev russa e la Sauer M-38. Ma mi piace il suo grilletto leggero e il caricatore che continua lungo il calcio dа un'impugnatura che dovrebbe fare al caso di 007. Un'arma molto potente. Naturalmente и di calibro 32, contro il 25 della Beretta, ma non consiglierei un'arma piщ leggera. E le pallottole della Walther si possono trovare in qualsiasi parte del mondo. Il che costituisce un vantaggio sulle rivoltelle russe e giapponesi." M si rivolse a Bond. "Nulla da obiettare?" "E' una buona rivoltella, signore," ammise Bond. "Un po' piщ massiccia della Beretta. Come dovrei portarla?" "Fondina Berns Martin," rispose brevemente il maggiore Boothroyd. "La cosa migliore sarebbe all'interno dei pantaloni, a sinistra. Ma anche sotto l'ascella va bene. Fondina di cuoio rigido. Tiene fissa la rivoltella con una molla. Si puт estrarla piщ velocemente che con quella," accennт alla fondina sulla scrivania. "Diciamo tre quinti di secondo per colpire un uomo a sei metri." "Deciso, dunque," stabilм M. "E volendo un'arma piщ pesante?" "Ce n'и una sola, signore," disse imperturbabile il maggiore Boothroyd. "La Smith & Wesson Centennial Airweight. Una pistola. Calibro 38. Senza cane, cosм non si impiglia nell'abito. Lunghezza totale sedici centimetri e mezzo e non pesa piщ di tre etti e mezzo. Per avere un peso cosм ridotto, il tamburo tiene solo cinque pallottole. Ma una volta esplose tutte," l'armiere si permise un sorrisetto, "qualcuno ci ha lasciato le penne. Le pallottole sono le 38 S & W Special. Ottime munizioni. Ci sono canne di varia lunghezza, otto e settantacinque, dodici e mezzo..." "Va bene, va bene," interruppe secco M. "Vi credo sulla parola. Se dite che quella и la migliore vuol dire che lo и. Dunque и deciso per la Walther e per la Smith & Wesson. Mandatele tutte e due a 007, fondina compresa. E fate in modo che l'agente se ne impratichisca. A cominciare da oggi. In una settimana deve saperle usare alla perfezione. D'accordo? Allora grazie infinite. Non voglio trattenervi oltre." "Grazie, signore," rispose il maggiore Boothroyd. Si volse e uscм rigidamente dalla stanza. Seguм un attimo di silenzio. Il nevischio batteva alle finestre. M faceva ruotare la sedia e osservava i vetri sgocciolanti. Bond diede un'occhiata al suo orologio. Le dieci. Il suo sguardo passт all'arma e alla fondina sulla scrivania. Ripensava ai quindici anni di matrimonio con quel brutto pezzo di metallo. Ricordava le volte che una sua sola parola gli aveva salvato la vita, e tutte le volte in cui la sua sola minaccia era stata sufficiente. Pensava ai giorni in cui si era letteralmente esercitato a uccidere: quando aveva smontato la rivoltella e l'aveva unta e aveva messo con cura le pallottole nel caricatore a molla e ne aveva provato una o due volte il funzionamento, estraendo le cartucce sul copriletto in una camera d'albergo. Poi, l'ultima pulitura con uno straccio asciutto e la rivoltella nella fondina e una sosta di fronte allo specchio per vedere se non si scorgeva niente. E poi fuori, verso un appuntamento che significava vita o morte. Quante volte gli aveva salvato la vita? Quante sentenze di morte aveva firmato? Bond si sentiva irragionevolmente triste. Come ci si poteva sentire cosм legati a un oggetto inanimato, cosм brutto, a un'arma che, doveva ammetterlo, non era della classe di quelle destinategli dall'armiere? Pure quei legami c'erano e M li avrebbe spezzati. M si girт indietro per averlo di fronte. "Mi dispiace, James," disse senza alcuna cordialitа nella voce. "So che siete molto affezionato a questo pezzo di ferro. Ma temo proprio che dovrete separarvene. Non bisogna mai dare una seconda possibilitа a un'arma, cosм come non la si concede a un uomo. Non posso permettermi di scherzare con la Sezione doppio zero. Gli uomini devono essere bene armati. Capite? In questo lavoro la rivoltella и piщ importante di una mano o di un piede." Bond sorrise a labbra strette. "Lo so, signore. Non voglio discutere. Solo mi dispiace doverla abbandonare." "Benissimo. Non discutiamone piщ. Ora ho delle novitа per voi. E' saltata fuori una faccenda. In Giamaica. Un problema che riguarda il nostro personale. Almeno cosм sembra. Una normale indagine. Il sole vi farа bene e potrete esercitarvi con le vostre nuove armi sulle tartarughe o quel che c'и laggiщ. Potete godervi un po' di vacanza. Volete occuparvene?" Non mi ha perdonato la storia dell'ultimo caso, si disse Bond. L'ho deluso. Non si fida ad affidarmi cose difficili. Vuol vedere come me la cavo. Pazienza. "Mi sembra una specie di dolce vita, signore," rispose. "Ultimamente ne ho fatta anche troppa. Ma se и necessario... se me l'ordinate, signore..." "Sм," dichiarт M. "Ve lo ordino." 3 Una piccola vacanza L'aria si faceva sempre piщ buia. Fuori, il tempo volgeva al brutto. M allungт un braccio e accese la lampada da tavolo a luce verdognola. Il centro della stanza si illuminт di una calda luce gialla in cui il tavolo ricoperto di pelle assunse una tinta rosso sangue. M trasse a sй lo spesso incartamento. Bond lo notт per la prima volta. Ne lesse senza difficoltа l'intestazione a rovescio. Cosa aveva combinato Strangways? E chi era Trueblood? M premette un pulsante sulla scrivania. "Farт venire il capo del personale per questa faccenda," spiegт. "Conosco il caso nelle sue grandi linee, ma lui puт fornirci i particolari. E' una storia sporca, temo." Il capo del personale entrт. Era un colonnello del Genio, all'incirca dell'etа di Bond, ma aveva i capelli prematuramente grigi alle tempie per l'incessante tensione del lavoro e delle responsabilitа. Si salvava dall'esaurimento nervoso grazie a un fisico robustissimo e a un acuto senso dell'umorismo. Era il miglior amico di Bond al quartier generale. I due si sorrisero. "Avvicinate una sedia," invitт M. "Ho affidato a 007 il caso Strangways. Vorrei chiarire il pasticcio prima di organizzare una nuova base laggiщ. Nel frattempo 007 puт prendere in mano le redini della situazione. Vorrei che partisse entro una settimana. Potete accordarvi con il Ministero delle Colonie e con il Governatore? E ora esaminiamo il caso." Si rivolse a Bond. "Credo che abbiate conosciuto Strangways, 007. Mi pare che abbiate lavorato con lui, cinque anni fa, per quella faccenda del tesoro. Che opinione avete di lui?" "Una brava persona, signore. Nervi un po' tesi. Pensavo che ormai fosse stato sostituito. Cinque anni, ai tropici, sono parecchi." M ignorт il commento. "E il suo numero due, quella Trueblood, Mary Trueblood. L'avete mai incontrata?" "No, signore." "Vedo che ha un ottimo stato di servizio. Ufficiale del corpo femminile prima di venire da noi. Nulla di negativo sul rapporto confidenziale. Bella ragazza, a giudicare dalle foto. Questo probabilmente spiega tutto. Credete che Strangways sia un donnaiolo?" "Puт darsi," rispose cautamente Bond che non voleva dire nulla contro Strangways, ma ricordava il suo fascino aggressivo. "Ma che gli и accaduto, signore?" "E' quello che vogliamo sapere," disse M. "Sono scomparsi, svaniti nell'aria. Tutti e due la medesima sera, tre settimane fa. Il bungalow di Strangways и stato completamente distrutto da un incendio: radio, codici, schedari. Sono rimaste solo le ceneri. La ragazza ha lasciato tutta la sua roba. Deve essersene andata solo con quello che aveva indosso. Perfino il passaporto era nella sua camera. Ma per Strangways sarebbe stato facile preparare due passaporti. Disponeva di tutti i libretti che voleva. Era addetto al Controllo dei Passaporti. E avrebbero potuto prendere un'infinitа di aerei, per la Florida, per l'America meridionale o per una delle tante isole di quella zona. La polizia sta ancora controllando le liste dei passeggeri. Non и venuto fuori nulla finora, ma avrebbero potuto tenersi nascosti per un paio di giorni e poi tagliare la corda. La ragazza puт essersi tinti i capelli e cosм via. Il controllo degli aeroporti non и gran che in quella parte del mondo. Non vi pare?" "Sм, signore." Il capo del personale pareva dubbioso. "Perт non riesco ancora a capire quell'ultimo collegamento radio." Si rivolse a Bond. "Vedete, hanno iniziato il normale collegamento alle diciotto e trenta ora della Giamaica. Qualcuno ai controlli, si ritiene fosse la ragazza, ha cominciato a rispondere al nostro WWW e poi si и interrotto. Abbiamo cercato di ristabilire il contatto ma ovviamente c'era qualcosa di poco chiaro e abbiamo smesso. Nessuna risposta alla chiamata "azzurra", nй a quella "rossa". Nient'altro. Il giorno seguente la Terza Sezione ha mandato laggiщ, da Washington, 258. In quel momento la polizia si stava giа occupando della cosa e il Governatore aveva giа preso la decisione di mettere tutto a tacere. A lui la storia pareva molto chiara. Strangways ha avuto qualche pasticcio di donne, laggiщ. Non si puт biasimarlo. E' un posto tranquillo. Non c'era gran che da fare. Il Governatore и giunto alle conclusioni piщ ovvie. Idem, naturalmente, la polizia. Donne e risse sono le sole cose che capiscono. 258 и stato lа un'intera settimana e non и riuscito a mettere insieme un briciolo di prova che dimostrasse il contrario. Ci ha mandato il suo rapporto e noi l'abbiamo rispedito a Washington. Da allora la polizia ha cercato di darsi da fare, senza combinare nulla." Il capo del personale fece una pausa. Lanciт un'occhiata di scusa a M. "So che siete propenso ad accettare la tesi del Governatore, ma quel collegamento radio non mi va giщ. Non vedo come si accordi con la storia di due colombi in fuga. E gli amici di Strangways, al suo club, dicono che и un uomo assolutamente normale. Si и allontanato durante una partita di bridge - lo faceva sempre quando si avvicinava l'ora di mettersi in contatto con noi. Ha detto che sarebbe tornato nel giro di venti minuti. Ha ordinato da bere per tutti - come aveva sempre fatto - ed и uscito dal club alle sei e un quarto, in punto, esattamente secondo il suo orario. Poi и scomparso. Ha lasciato perfino la sua auto di fronte al club. Perchй avrebbe dovuto mettere in allarme i suoi compagni di bridge che poi avrebbero cominciato a cercarlo, se aveva intenzione di tagliare la corda con la ragazza? Perchй non partire la mattina, o meglio ancora la sera tardi, dopo avere adempiuto al solito collegamento radio, e avere raccolto le loro cose? Per me non ha senso, ecco." M borbottт senza calore: "Le persone... uhm... innamorate, agiscono stupidamente, certe volte," disse in tono burbero. "E comunque, quale altra spiegazione ci puт essere? Non c'и alcuna traccia di imbrogli strani, nй, che si sappia, ce ne sarebbe motivo. E' una localitа tranquilla. Le solite piccole cose: ogni tanto un comunista che tenta di arrivare sull'isola da Cuba, qualche ricercato inglese convinto di riuscire a nascondersi solo perchй la Giamaica и cosм lontana da Londra. Non credo che Strangways abbia avuto gran che per le mani da quando 007 и stato laggiщ." Si girт verso Bond. "Da quel che avete sentito, che ne pensate, 007? Non c'и praticamente altro da aggiungere." Bond era sicurissimo. "Non riesco assolutamente a immaginare Strangways che pianta baracca e burattini in questo modo. Puт darsi che avesse una relazione con la ragazza, sebbene non mi sia parso uomo da mescolare il piacere con il lavoro. Ma il Servizio Segreto era tutta la sua vita. Non l'avrebbe mai abbandonato. Ancora ci crederei se avesse dato le dimissioni, insieme alla ragazza, per poi andarsene con lei dopo che voi li aveste sostituiti. Ma non credo che fosse tipo da piantarci in asso in questo modo. E da quel che ho sentito, neppure la ragazza. Gli ufficiali del corpo femminile non danno i numeri." "Grazie, 007." La voce di M era controllata. "Ho fatto anch'io queste considerazioni. Nessuno и saltato alle conclusioni senza prima aver soppesato tutte le possibilitа. Forse voi potreste suggerire un'altra spiegazione." M si appoggiт allo schienale e attese. Prese la pipa e cominciт a caricarla. Il caso lo annoiava. Non gli piacevano i problemi riguardanti il personale, soprattutto se ingarbugliati come quello. C'era un mucchio di altri problemi da risolvere qua e lа per il mondo. Era solo per offrire a Bond un finto incarico, unito a un periodo di riposo, che aveva deciso di spedirlo in Giamaica a sistemare la faccenda. Si mise la pipa in bocca e prese i fiammiferi. "Ebbene?" Bond non intendeva cedere. Strangways gli era riuscito simpatico ed era rimasto colpito dalle argomentazioni del capo del personale. "Be', signore," cominciт. "Per esempio, a quale caso stava lavorando Strangways? Aveva fatto qualche rapporto, o la Terza Sezione gli aveva chiesto d'indagare su qualcosa? E' accaduto nulla negli ultimi mesi?" "Assolutamente nulla." M fu reciso. Si tolse la pipa di bocca puntandola contro il capo del personale. "Esatto?" "Esatto, signore," convenne il capo del personale. "Solo quella maledetta storia degli uccelli." "Oh, quella," ribattи M in tono sprezzante. "Un qualche idiota dello zoo o roba del genere. Ci и arrivato dal Ministero delle Colonie. Piщ o meno sei settimane fa, no?" "Sм, signore. Ma non era lo zoo. Si trattava di una specie di societа americana, la Audubon. Vogliono evitare l'estinzione di certe specie rare di uccelli. Si sono rivolti al nostro ambasciatore a Washington, e il Foreign Office ha passato la faccenda al Ministero delle Colonie che l'ha scaricata su di noi. Sembra che questa societа abbia una notevole influenza in America. Sono riusciti perfino a far spostare sulla costa occidentale certi esperimenti atomici perchй altrimenti avrebbero disturbato la nidificazione di non so quali uccelli." M sbuffт. "Un accidente di animale chiamato gru schiamazzante. Ho letto qualcosa sui giornali." Bond insistй. "Potete dirmene qualcosa, signore? Cosa voleva da noi questa societа Audubon?" M agitт con impazienza la pipa. Prese l'incartamento Strangways e lo spinse verso il capo del personale. "Raccontateglielo voi," disse con aria annoiata. "Lм c'и un resoconto completo." Il capo del personale prese il fascicolo e lo sfogliт all'indietro. Trovт quello che cercava e piegт il fascicolo in due. Nella stanza si fece silenzio mentre egli scorreva con lo sguardo tre pagine dattiloscritte che, come Bond vide, recavano nell'intestazione la sigla bianca e azzurra del Ministero delle Colonie. Bond sedeva quieto, sforzandosi di non sentire l'impazienza confusa di M che si irradiava attraverso il tavolo. Il capo del personale chiuse il fascicolo. "Be', questa и la storia, cosм come l'abbiamo affidata a Strangways, il 20 gennaio. Ne accusт ricevuta, poi non ne abbiamo piщ saputo nulla." Si appoggiт allo schienale della sedia. Si rivolse a Bond. "Pare che esista un uccello che si chiama Spatola Rosata. Qui ce n'и una foto a colori. Una specie di cicogna rosa con un becco piatto che gli serve per frugare nel fango in cerca di cibo. Anni fa questa specie si stava estinguendo. Prima della guerra ne restava solo qualche centinaio di esemplari, per lo piщ in Florida e nei dintorni. Poi qualcuno ha riferito l'esistenza di una colonia su un'isoletta chiamata Crab Key, tra la Giamaica e Cuba. E' territorio britannico, dipendenza della Giamaica. Un'isola da guano, ma era guano troppo scadente perchй valesse la pena di estrarlo. Quando vi scoprirono quegli uccelli, l'isola era disabitata da una cinquantina d'anni. Quelli della Audubon si recarono lа e alla fine ne affittarono una parte per offrire rifugio a quegli animali. Vi misero due guardiani e convinsero le linee aeree a dirottare i voli per non disturbare gli uccelli dell'isola. Questi si moltiplicarono e all'ultimo censimento sull'isola ne risultavano piщ di cinquemila. Poi venne la guerra. Il prezzo del guano salм e un tale ebbe la brillante idea di acquistare l'isola e di cominciare a sfruttarla. Si mise d'accordo con il governo giamaicano e acquistт l'isola per diecimila sterline con la condizione di non toccare la zona riservata agli uccelli. Questo nel 1943. Be', questo tale fece arrivare parecchia mano d'opera a basso costo e l'isola cominciт a rendere, e ha continuato a rendere fino a poco tempo fa, quando il prezzo del guano ha subito un ribasso e oggi si ritiene che quel tale se la veda brutta a far tornare i conti." "Chi и questa persona?" "Un cinese, o meglio, metа cinese e metа tedesco. Ha un nome strambo. Si chiama dottor No, dottor Julius No." "No? Il contrario di sм?" "Proprio." "Sappiamo qualcosa di lui?" "Niente, tranne che se ne sta molto per conto suo. Non lo si и piщ visto in giro da quando si и messo d'accordo con il governo della Giamaica. Nessuno va all'isola. E' sua e la tiene per sй. Sostiene che non vuole gente che disturbi gli uccelli che gli procurano il guano. Sembra comprensibile. Be', non и accaduto nulla fino a poco prima del Natale scorso quando uno dei guardiani della Audubon, un tipo delle Barbados, и arrivato alle coste settentrionali della Giamaica su una canoa. Stava malissimo, era terribilmente ustionato e morм nel giro di pochi giorni. Prima di morire raccontт una storia pazzesca secondo la quale il loro campo era stato assalito da un drago che soffiava fiamme dalla bocca. Questo drago aveva ucciso il suo compagno, bruciato il campo e poi si era diretto, ruggendo, verso la zona riservata agli uccelli, sempre sputando fuoco e spaventando a morte quelle bestie e facendole scappare Dio sa dove. Lui era rimasto ustionato ma era riuscito a raggiungere la costa, a rubare una canoa e a remare tutta la notte fino a raggiungere la Giamaica. Quel povero diavolo evidentemente era fuori di sй. La cosa finм lм, a parte un rapporto che si dovette inviare alla societа Audubon. Quelli non rimasero soddisfatti. Spedirono due pezzi grossi da Miami, con un Beechcraft, a fare indagini. C'и una pista d'atterraggio sull'isola. Quel cinese dispone di un Grumman anfibio per far arrivare i rifornimenti..." M intervenne acido: "Pare che tutta questa gente disponga di un sacco di quattrini da buttar via per quei maledetti uccelli." Bond e il capo del personale si scambiarono un sorrisetto. Da anni M cercava di convincere il Ministero del Tesoro a concedergli un Auster per la base dei Caraibi. Il capo del personale proseguм: "Atterrando il Beechcraft saltт per aria e i due della Audubon ci lasciarono la pelle. Be', quelli della societа sono andati su tutte le furie. Riuscirono a far sм che una corvetta degli Stati Uniti, di stanza ai Caraibi per l'addestramento, andasse a fare una visitina al dottor No. Pare che abbiano forti influenze a Washington. Il capitano della corvetta riferм di essere stato accolto con la massima cortesia dal dottor No, il quale perт lo tenne ben lontano dai luoghi dove estraevano il guano. Venne condotto alla pista per fargli esaminare i resti dell'aereo. Era ridotto in briciole, ma non c'era nulla di sospetto: probabilmente era atterrato a velocitа eccessiva. Le salme dei due uomini e del pilota erano state riverentemente imbalsamate e chiuse in eleganti bare e furono consegnate al capitano che rimase molto colpito dalla squisita gentilezza del dottor No. Chiese di poter esaminare il campo dei guardiani, lo accontentarono mostrandogli quel che ne restava. La teoria del dottor No era che i due, a causa del caldo e della solitudine, fossero impazziti, o almeno che uno dei due fosse impazzito e avesse dato fuoco al campo mentre l'altro era ancora all'interno. La cosa parve possibile al capitano quando vide in quale desolazione quei due avevano vissuto per piщ di dieci anni. Non c'era altro da vedere, quindi lo riaccompagnarono educatamente alla sua nave e lo rispedirono via. "Il capo del personale aprм le mani. "E questo и tutto, a parte il fatto che il capitano riferм di avere visto solo qualche dozzina di Spatola Rosata. Quando questo rapporto и arrivato alla societа Audubon и stata soprattutto la perdita degli uccelli, a quanto pare, a mandarli fuori dai gangheri, e da allora hanno continuato a tormentarci perchй svolgessimo un'inchiesta. Naturalmente nessuno al Ministero delle Colonie o nella Giamaica era minimamente interessato, cosм alla fine tutta la faccenda и stata passata a noi." Il capo del personale si strinse nelle spalle. "Ed ecco come questo mucchio di carte," concluse agitando il fascicolo, "o almeno il succo di esso, и arrivato a Strangways." M fissт aggressivamente Bond. "Mi capite ora, 007? Una delle solite beghe che tirano sempre in ballo queste societа organizzate da vecchie zitelle. Si comincia col salvaguardare qualcosa - chiese, vecchi edifici, quadri in abbandono, uccelli - e finisce sempre con qualche pasticcio. Il guaio и che gente del genere riesce a mettere di mezzo personalitа politiche. Chissа come dispongono sempre di quattrini a palate. Sa Dio dove li trovano. Immagino da altre vecchie zitelle. E cosм si arriva al punto in cui bisogna far qualcosa per tenerli tranquilli. Come in questo caso. L'hanno rifilato a me perchй l'isola fa parte del territorio britannico. E al tempo stesso и proprietа privata. Nessuno puт interferire ufficialmente. E allora cosa dovrei fare? Mandare un sommergibile all'isola? E a che scopo? Per scoprire che ne и stato di quattro cicogne rosa." M sbuffт. "Comunque voi volevate sapere qual era l'ultimo caso di Strangways, e ora siete servito." M si piegт in avanti con aria aggressiva. "Altre domande?" Bond sorrise. Non potй evitarlo. I rari scoppi d'ira di M erano splendidi. E niente lo faceva andare su tutte le furie quanto il tentativo di sprecare il tempo, le energie e i magri fondi del Servizio Segreto. 007 si alzт. "Potrei avere l'incartamento, signore?" domandт in tono conciliante. "Mi sorprende che quattro persone siano morte, direttamente o indirettamente, a causa di quegli uccelli. E forse altre due, Strangways e la Trueblood. Ammetto che sembra ridicolo, ma non c'и altro su cui lavorare." "Prendetelo, prendetelo," borbottт M con impazienza. "E sbrigatevi a fare queste vacanze. Forse non siete informato, il resto del mondo и pieno di grane." Bond allungт un braccio per prendere il fascicolo. Fece anche per prendere la Beretta e la fondina. "No," ordinт bruscamente M. "Lasciate stare. E badate che dovrete saper usare alla perfezione quelle altre due armi, quando ci rivedremo." Bond fissт M negli occhi. Per la prima volta in vita sua detestт quell'uomo. Sapeva perfettamente perchй M era duro e villano: era il castigo ritardato per essersi fatto quasi uccidere durante l'ultimo incarico. E poi perchй poteva lasciare quel tempo orribile per andare a prendere il sole. M non sopportava che i suoi agenti si dessero alla bella vita. In un certo senso Bond si rese conto che quell'incarico all'acqua di rose gli era stato affidato per umiliarlo. Vecchio bastardo. Mentre la rabbia gli si drizzava dentro come il pelo del gatto, disse: "Non mancherт, signore", si volse e uscм dalla stanza. 4 Benvenuto, 007! Le sessantotto tonnellate del Super Constellation sorvolarono i riquadri verdi e bruni dell'isola di Cuba e, un centinaio di miglia piщ oltre, iniziarono la lenta discesa verso la Giamaica. Bond osservava la grande isola verde dal dorso di tartaruga profilarsi all'orizzonte, mentre l'acqua sotto di lui dal blu scuro della Fossa di Cuba passava all'azzurro latteo del basso fondale delle molte isole. Quindi furono sopra la Riva Settentrionale, sulla sua fioritura di alberghi da milionari, e volarono sulle alte montagne dell'interno. Sulle pendici e radure della giungla spiccavano i dadi sparsi delle piccole fattorie, e il sole al tramonto indorava i nastri scintillanti di fiumi e torrenti impetuosi. "Xaymaca", la chiamavano gli indiani Arawak: la Terra delle Isole e dei Fiumi. Bond si sentм pervadere dalla bellezza di quell'isola, una delle piщ rigogliose del mondo. Il lato opposto delle montagne era giа immerso in un'ombra violetta. Le strade di Kingston erano giа brillantemente illuminate ma piщ oltre un lato del porto e l'aeroporto erano ancora inondati dal sole contro cui il faro di Port Royal riluceva inutile. Ora il Constellation puntava a terra tracciando un'ampia curva. Lentamente il grande aereo si volse ancora verso terra e per un attimo la luce del sole si riversт dorata nella cabina. Quindi l'apparecchio scese al di sotto delle Blue Mountains dirigendosi verso l'unica pista che andava da nord a sud. Poi apparve la pista di cemento, segnata dalle strie nere dei carrelli, si sentм il leggero rimbalzo di un perfetto atterraggio e il rombo dei motori mentre scivolavano verso il basso edificio bianco dell'aeroporto. L'umida carezza dell'aria tropicale sfiorт il volto di Bond quando scese dall'aereo dirigendosi all'Ufficio Immigrazione e Sanitа. Sapeva che ancor prima di uscire dalla Dogana sarebbe stato in un bagno di sudore, ma la cosa non gli dava fastidio. Dopo il freddo pungente di Londra, quel caldo pesante, afoso era facilmente sopportabile. Sul suo passaporto Bond era qualificato: "Importatore ed esportatore". "Di quale ditta, signore?" "La Universal Export." "Siete qui per affari o per diporto?" "Per diporto." "Spero che facciate buone vacanze, signore." L'ufficiale negro dell'immigrazione restituм il passaporto a Bond con indifferenza. "Grazie." Bond passт alla Dogana. Vide immediatamente l'uomo alto, dalla pelle bruna, appoggiato al divisorio. Indossava la stessa camicia di un azzurro sbiadito e probabilmente gli stessi pantaloni kaki che portava cinque anni prima, quando Bond lo aveva conosciuto. "Quarrel!" Al di lа del divisorio l'isolano delle Cayman gli rivolse un ampio sorriso. Alzт il braccio piegandolo all'altezza degli occhi nel tradizionale saluto delle Indie Occidentali. "Come va, capitano?" gli gridт allegramente. "Benissimo," rispose Bond. "Un attimo solo, devo far passare la valigia. Hai l'auto?" "Certo, capitano." Il doganiere che, come quasi tutti gli abitanti della zona portuale, conosceva Quarrel fece la crocetta con il gesso sulla valigia di Bond senza aprirla, Bond la prese e superт il divisorio. Quarrel si impadronм della valigia tendendogli la destra. Bond strinse quella mano calda, asciutta, callosa fissando gli scuri occhi grigi che denunciavano la discendenza da un soldato di Cromwell o da un pirata dei tempi di Morgan. "Non sei cambiato affatto, Quarrel," disse con calore. "Come va la pesca delle tartarughe?" "Non male, capitano, e non bene. Piщ o meno come sempre." Squadrт Bond con aria critica. "Siete stato poco bene?" Bond fu sorpreso. "A dire la veritа, sм. Ma и giа qualche settimana che sono tornato alla normalitа. Perchй me lo chiedi?" Quarrel era imbarazzato. "Scusate, capitano," mormorт temendo di avere offeso Bond. "Avete sul viso piщ rughe dell'ultima volta che ci siamo visti." "Be', nulla di grave. Ma non mi farebbe male un po' di allenamento con te. Non sono nella mia forma migliore." Stavano avviandosi all'uscita quando sentirono un clic e ci fu il lampo di un flash. Una graziosa cinesina in costume giamaicano abbassт la macchina fotografica. Si avvicinт ai due. "Grazie, signori," disse con cordialitа professionale. "Sono del Daily Gleaner." Diede un'occhiata all'elenco che teneva in mano. "Mister Bond, vero? Per quanto tempo vi tratterrete tra noi, Mister Bond?" Bond era sconcertato. Un brutto inizio. "Sono di passaggio," rispose brevemente. "Credo che troverete persone piщ interessanti tra i passeggeri del mio aereo." "Oh, non credo, Mister Bond. Voi avete un'aria molto importante. In quale albergo alloggerete?" Maledizione, pensт Bond. Mormorт: "Al Myrtle Bank", e si allontanт. "Grazie, Mister Bond," disse la vocetta acuta. "Spero che vi troverete bene..." Uscirono. Mentre si avviavano al posteggio Bond chiese: "Hai mai visto prima quella ragazza all'aeroporto?" Quarrel riflettй. "Mi pare di no, capitano. Ma il Gleaner ha parecchie fotografe." Bond era vagamente preoccupato. Non c'era nessunissima ragione per cui alla stampa potesse interessare la sua fotografia. Erano trascorsi cinque anni dalle sue ultime avventure in quell'isola, e comunque il suo nome non era apparso sui giornali. Arrivarono all'auto. Era una Sunbeam Alpine, nera. Bond l'esaminт attentamente, poi controllт la targa. La macchina di Strangways. Ma che storia era? "Chi te l'ha data, Quarrel?" "Al Governatorato mi hanno detto di prenderla, dicono che и l'unica disponibile. Perchй, capitano? Non va bene?" "Oh, va benissimo, Quarrel," rispose Bond rassegnato. "Coraggio, andiamo." Bond si accomodт sul sedile posteriore. Era tutta colpa sua. Avrebbe dovuto pensare che potevano dargli quella macchina. Era proprio quello che ci voleva per attirare la curiositа su di lui e sulle ragioni della sua presenza in Giamaica, se qualcuno era interessato al riguardo. Imboccarono la lunga strada fiancheggiata dai cactus verso le lontane luci di Kingston. In altra occasione Bond si sarebbe goduto la bellezza del paesaggio - l'incessante cri cri dei grilli, l'aria tiepida e profumata, la volta stellata, la collana di luci gialle scintillanti nel porto - ma in quel momento malediceva la propria trascuratezza, rendendosi conto di ciт che non avrebbe dovuto fare. Si era limitato ad avvertire il Governatore tramite il Ministero delle Colonie. Nel suo messaggio aveva chiesto che richiamassero Quarrel dalle isole Cayman per un periodo indeterminato, con una paga di dieci sterline alla settimana. Quarrel era stato al fianco di Bond nella sua ultima avventura in Giamaica: era un aiutante prezioso con tutte le doti di buon pescatore della gente delle Cayman, e costituiva un lasciapassare nei bassifondi della gente di colore che altrimenti sarebbero rimasti preclusi a Bond. Tutti volevano bene a Quarrel che era un compagno meraviglioso. Bond sapeva che quell'uomo era indispensabile per arrivare a capo del caso Strangways: si trattasse di un caso vero e proprio o semplicemente di uno scandaletto. Poi Bond aveva chiesto una stanza singola con doccia al Blue Hills Hotel, un'auto, e infine che Quarrel andasse a prenderlo all'aeroporto. Quasi tutto sbagliato. Avrebbe dovuto prendere un taxi per farsi portare all'albergo, e mettersi in contatto con Quarrel in seguito. Allora avrebbe visto la macchina e avrebbe avuto la possibilitа di farsene dare un'altra. Cosм come erano andate le cose, riflettи Bond, avrebbe anche potuto mettere un annuncio sul giornale informando del suo arrivo e dei suoi scopi. Trasse un sospiro. Gli errori che si commettevano agli inizi erano sempre i peggiori. Erano irrimediabili, quelli che conducevano sulla falsa strada, che davano al nemico il vantaggio della prima mossa. Ma c'era, poi, un nemico? Non si preoccupava forse troppo? Istintivamente Bond si volse. A un centinaio di metri dietro di loro si vedevano i fanalini di un'auto. I giamaicani guidano quasi tutti con i fari accesi. Bond si girт di nuovo: "Quarrel," disse, "al termine della Palisadoes, dove c'и il bivio per Kingston e Morant, svolta bruscamente a destra, per Morant, fermati subito e spegni le luci. D'accordo? E ora fila a tutta velocitа." "Va bene, capitano." Quarrel era soddisfattissimo. Schiacciт a tavoletta l'acceleratore. La piccola auto ruggм e sfrecciт lungo la strada bianca. Erano giunti al termine del rettilineo. L'auto infilт la curva dove l'angolo del porto s'inoltra nell'entroterra. Ancora cinquecento metri e sarebbero giunti all'incrocio. Bond si guardт alle spalle nuovamente. L'altra macchina non si vedeva. Al bivio Quarrel cambiт marcia frenando bruscamente. Si portт al lato della strada, e spense le luci. Bond si volse e attese. Dopo un attimo sentм il rombo di un'auto lanciata a tutta velocitа, con gli abbaglianti accesi, per individuare l'auto di Bond. Poi scomparve infilando la strada per Kingston. Bond ebbe il tempo di vedere che si trattava di un taxi, di marca americana: a bordo c'era solo l'autista. La nuvola di polvere si diradт lentamente. Rimasero lа per una decina di minuti, senza dir parola. Poi Bond ordinт di tornare indietro per imboccare la strada di Kingston. "Credo che quell'auto seguisse noi, Quarrel. Un taxi non torna vuoto dall'aeroporto. E' una corsa che costa troppo. Stai all'erta, magari si и accorto che gliel'abbiamo fatta e si и fermato ad aspettarci." "Ottimo, capitano," rispose Quarrel, felicissimo. Era proprio il tipo di vita che aveva sperato quando aveva ricevuto il messaggio di Bond. Si infilarono nel traffico di Kingston: autobus, auto, carri trainati da cavalli, asini, che scendevano dalle colline carichi di ceste e carrette a mano di venditori di bibite vistosamente colorate. In quella calca era impossibile sapere se erano seguiti o no. Svoltarono a destra dirigendosi verso le colline. C'erano parecchie auto dietro di loro. Ognuna di esse poteva essere il taxi americano. Dopo un quarto d'ora giunsero all'Halfway Tree e poi a Junction Road, la strada principale che attraversa tutta l'isola. Poco dopo scorsero un'insegna al neon che rappresentava una palma e sotto: Blue Hills Hotel. Risalirono il vialetto bordato di curati cespugli di bougainvillee. A un centinaio di metri dietro di loro il taxi nero fece segno alle macchine che seguivano e svoltт a sinistra. Eseguм una curva a U rompendo il traffico e ridiscese la collina dirigendosi verso Kingston. Il Blue Hills era un albergo vecchiotto e comodo, con servizi moderni. Bond venne accolto con grande deferenza dato che la prenotazione era stata fatta dall'ufficio del Governatore. Gli assegnarono una bella stanza d'angolo con un terrazzino che dava sulla lontana insenatura del porto di Kingston. Si liberт con gioia degli abiti londinesi, zuppi di sudore, si cacciт sotto la doccia, aprм il rubinetto dell'acqua fredda e ci rimase sotto cinque minuti durante i quali si lavт i capelli impolverati dal traffico della cittа. Poi infilт un paio di short di cotone di Sea Island, provando un piacere sensuale alla carezza dell'aria calda sulla sua nuditа, sfece la valigia e chiamт il cameriere. Ordinт un gin doppio con tonico e un intero limone verde. Andт a sedersi in terrazza godendosi il gin e lo splendido panorama. Era una cosa meravigliosa essere lontani dal quartier generale, da Londra e dagli ospedali, e starsene lм, ora, sapendo, come gli diceva con sicurezza il suo intuito, che davanti a sй aveva un altro caso coi fiocchi. Rimase seduto un certo tempo con un senso di godimento lasciandosi rilassare dal gin. Ne ordinт un altro e lo mandт giщ. Erano le sette e un quarto; aveva detto a Quarrel di passarlo a prendere alle sette e mezzo. Avrebbero cenato insieme. Bond aveva chiesto a Quarrel di suggerire un locale, e dopo un attimo di incertezza, Quarrel gli aveva risposto che tutte le volte che voleva divertirsi, a Kingston, andava in un locale vicino al porto, il "Joy Boat". "Niente di speciale," aveva aggiunto in tono di scusa, "ma si mangia e si beve bene, e la musica и discreta. Il proprietario и amico mio. Lo chiamano "Il Poliparo" perchй una volta se l'и vista brutta con un polpo gigantesco." Rientrт nella sua camera e si vestм col suo vecchio abito tropicale blu scuro, camicia bianca di cotone senza maniche e cravatta nera di maglia; controllт nello specchio che non si scorgesse la Walther sotto l'ascella, quindi scese, salendo sulla macchina che giа l'attendeva. Tornarono a Kingston poi svoltarono a sinistra lungo il porto. Superarono un paio di ristoranti e night club dai quali provenivano i ritmi malinconici del calipso. Dopo un rione di abitazioni private passarono a un isolato di negozi e quindi entrarono nei bassifondi. Si fermarono poi a una curva lontana dal mare dove risplendeva una gialla insegna al neon: un galeone spagnolo, e sotto, in lettere verdi, era scritto "Joy Boat". Posteggiarono l'auto, quindi Bond seguм Quarrel al di lа del cancelletto e attraverso un piccolo giardino di palmizi. Piщ oltre c'erano la spiaggia e il mare. I tavolini erano sistemati qua e lа sotto le palme e al centro c'era una piccola pedana di cemento, deserta, e, di lato, un trio calipso, con vistose camicie scarlatte ricoperte di lustrini, stava improvvisando variazioni sulla melodia di un calipso. Solo una metа dei tavoli era occupata, per lo piщ da gente di colore, ma si vedevano anche alcuni marinai inglesi o americani con le loro ragazze. Un negro enorme, con un elegante smoking bianco si alzт da un tavolo per accoglierli. "Salve, Quarrel. Parecchio che non ci si vede. Un tavolo per due?" "Certo, Poliparo. Piщ vicino alla cucina che all'orchestra." L'omone ridacchiт. Li condusse di fronte al mare e li fece sedere a un tavolino tranquillo, sotto una palma che si ergeva dalla base del restaurant. "Bevete qualcosa?" Bond ordinт il solito gin e tonico con limone, e Quarrel una birra Red Stripe. Esaminarono la lista e decisero entrambi per aragosta alla griglia seguita da bistecca e insalata. I bicchieri arrivarono: l'umiditа si condensava sul vetro, appannandolo. Questo particolare ricordт a Bond altri episodi della sua vita in climi torridi. Alcuni metri piщ in lа il mare mormorava sulla distesa sabbiosa. Il trio attaccт un pezzo. Sulle loro teste stormivano le fronde delle palme nella brezza notturna. Si udiva la voce chioccia di un geco. Bond pensava a Londra, che aveva lasciata il giorno prima. "Mi piace questo posto, Quarrel," disse. Quarrel era soddisfattissimo. "Il Poliparo и un amico. Sa piщ o meno tutto quello che succede a Kingston, capitano, nel caso che vogliate fargli qualche domanda. Anche lui viene dalle Cayman. Una volta avevamo una barca in societа. Poi un giorno и andato a raccogliere uova di uccelli a Crab Key e a nuoto и andato a uno scoglio per prendere altre uova, e lм si и trovato alle prese con il polipo. Da queste parti ce ne sono, quasi tutti piccoli, ma a Crab Key sono piщ grossi: la Fossa di Cuba и vicina e l'acqua и piщ fonda. Il Poliparo deve avere passato un brutto quarto d'ora con quella bestia, ce ne ha messo per liberarsi. Cosм si и preso paura, mi ha venduto la sua parte di barca e se n'и venuto a Kingston. Questo prima della guerra. Ora lui и ricco mentre io continuo a fare il pescatore." Quarrel ridacchiт sull'ironia del destino. "Crab Key," ripetй Bond. "Che posto и?" Quarrel gli rivolse un'occhiata penetrante. "Un brutto posto, ora, capitano," rispose brevemente. "Un cinese se l'и comperato durante la guerra e ha ingaggiato degli uomini a scavare il guano. Non permette a nessuno di andare lа, o di venirne via. Noi ce ne stiamo alla larga." "Come mai?" "Ci sono parecchi guardiani. E mitragliatrici. E un radar. E un aereo. Dei miei amici ci sono andati e nessuno li ha piщ rivisti. Quel cinese non vuole nessuno sulla sua isola. A dir la veritа, capitano," aggiunse con tono di scusa, "Crab Key mi fa parecchio paura." "Bene, bene," mormorт Bond pensieroso. La cena arrivт. Bond ordinт ancora da bere, e mentre mangiavano spiegт a Quarrel il caso Strangways. Quarrel ascoltava attento, facendo qualche domanda. Gli interessavano particolarmente gli uccelli di Crab Key, e quel che avevano detto i guardiani, e come era successo l'incidente all'aereo. Alla fine scostт il piatto e si accese una sigaretta. Si piegт in avanti. "Capitano," disse a bassa voce, "fossero uccelli, farfalle o api, ma se erano a Crab Key e il comandante voleva ficcare il naso nella faccenda, ci potete scommettere il vostro ultimo dollaro che l'hanno fatto fuori. Lui e la ragazza. Quel cinese li ha fatti fuori." Bond fissт quegli occhi grigi, preoccupati. "Come fai a essere cosм sicuro?" Quarrel si strinse nelle spalle. Per lui la risposta era semplice. "Quel tipo vuole starsene in pace. Non vuole nessuno tra i piedi. Sono sicuro che ha ammazzato quei miei amici per tenere la gente lontana da Crab Key. E' un uomo potente. Fa fuori tutti quelli che gli danno fastidio." "Perchй?" "Non so esattamente, capitano," rispose Quarrel con indifferenza. "A questo mondo chi desidera una cosa chi un'altra. E ognuno si procura quel che vuole." Con la coda dell'occhio Bond scorse un lampo di luce e si volse bruscamente. Lм vicino, nell'ombra, c'era la ragazza cinese dell'aeroporto. Ora indossava un abito aderentissimo di raso nero con uno spacco laterale che le arrivava quasi al fianco. In una mano teneva una Leica con un flash e l'altra frugava in un astuccio di cuoio a tracolla da cui trasse una lampadina. "Blocca quella ragazza," ordinт rapidamente Bond. Con due passi Quarrel le fu accanto tendendole la mano. "Buona sera, piccola," mormorт. La ragazza sorrise e gli strinse la mano. Quarrel l'avvolse col braccio come in un passo di danza. Poi le cinse la vita immobilizzandola. La ragazza lo fissт, furiosa. "Mi fate male." Quarrel sorrise fissando quegli occhi neri che lampeggiavano nel viso pallido, a forma di cuore. "Il capitano gradirebbe che beveste qualcosa con noi," disse dolcemente, e tornт al tavolo portando con sй la ragazza. Con un piede scostт una sedia e fece sedere la ragazza accanto a sй, sempre serrandole il braccio. Sedevano rigidi ed eretti, come innamorati in baruffa. Bond fissт quel viso grazioso, adirato. "Buona sera. Cosa fate qui? Perchй desiderate un'altra mia foto?" "Sto facendo il giro dei locali notturni." Le sue labbra si atteggiarono a un sorriso suadente. "La vostra prima foto non и venuta bene. Dite a questo tipo di lasciarmi andare." "E cosм lavorate per il Gleaner? Come vi chiamate?" "Non ve lo dico." Bond lanciт un'occhiata a Quarrel sollevando un sopracciglio. Gli occhi di Quarrel si restrinsero. La mano dietro la schiena della ragazza si mosse lentamente. La cinesina si dibattи come un'anguilla mentre gli incisivi affondavano nel labbro inferiore. Quarrel continuт a torcerle il braccio finchй le sfuggм un gemito. "Va bene," ansimт. Quarrel allentт la stretta. La ragazza fissт Bond, furibonda. "Annabel Chung." "Chiama il Poliparo," disse Bond a Quarrel. Con la mano libera Quarrel prese una forchetta e la battи contro un bicchiere. Il grosso negro arrivт immediatamente. "Avete mai visto prima questa ragazza?" gli chiese Bond. "Sм, signore. E' venuta qui altre volte. Vi ha seccato? Volete che la mandi via?" "No. Ci и simpatica," rispose Bond allegramente, "ma vuole a tutti i costi farmi una fotografia e io non so se ne valga la pena. Non potreste chiamare il Gleaner e chiedere se lavora per loro una fotografa, una certa Annabel Chung? Se effettivamente lavora per loro dovrebbe essere abbastanza in gamba." "Certo, signore." L'uomo si allontanт in fretta. Bond sorrise alla ragazza. "Perchй non gli avete chiesto aiuto?" La ragazza gli lanciт un'occhiata di fuoco. "Mi spiace dover usare la maniera forte," continuт Bond, "ma il mio direttore di Londra mi ha avvertito che a Kingston c'и parecchia gente equivoca. Son sicuro che non siete di questi, ma non riesco proprio a capire perchй ci teniate tanto ad avere una mia fotografia. Spiegatemelo un po'." "Ve l'ho detto," ribattи la ragazza. "E' il mio mestiere." Bond tentт con altre domande. Niente da fare: non rispondeva. Il Poliparo tornт. "E' vero, signore. Annabel Chung и una delle "volanti". Dicono che fa delle ottime foto. Vi troverete bene con lei." Sorrideva carezzevolmente. Ritratto da studio! Meglio letto da studio. "Grazie," rispose Bond. Il negro si allontanт e Bond si rivolse nuovamente alla ragazza. "Una "volante"," commentт a bassa voce. "Ma ancora non и chiaro perchй volete una mia foto." La sua espressione si indurм. "E ora, parlate!" "No," rispose ostinatamente la ragazza. "Va bene, Quarrel. Continua." Bond si appoggiт allo schienale. L'istinto gli diceva che quella era la domanda da cinque milioni. Se avesse ottenuto una risposta dalla ragazza avrebbe risparmiato una settimana di lavoro. Il braccio destro di Quarrel cominciт ad abbassarsi. La ragazza cercт di voltarsi verso di lui per allentare la stretta ma l'altro la teneva discosta con la mano libera. D'improvviso la cinesina gli sputт in faccia. Quarrel sogghignт stringendo ancora di piщ. La ragazza scalciava furiosamente sotto il tavolo. Sibilava parole in cinese, mentre il sudore le imperlava la fronte. "Parla," consigliт Bond. "Parla, cosм la finiamo, diventiamo amici e ci beviamo su." Cominciava a essere preoccupato. Ormai doveva mancar poco che il braccio della ragazza si spezzasse. "All'inferno." Di scatto la sinistra della ragazza si abbattи sul viso di Quarrel. Bond non fece a tempo a fermarla. Un luccichio e un'esplosione secca. Bond le afferrт il braccio: il sangue colava giщ per la guancia di Quarrel. Vetro e metallo tintinnarono sul tavolo. La cinesina aveva frantumato la lampadina del flash sul viso di Quarrel. Se avesse colpito l'occhio l'avrebbe accecato. Quarrel si passт una mano sulla guancia. Se la mise davanti agli occhi e guardт il sangue. "Ehi!" Nella sua voce c'era solo ammirazione e compiacimento. "Non ne caverete nulla da questa ragazza, capitano. E' un osso duro. Devo spezzarle il braccio?" "Buon Dio, no." Bond lasciт la presa. "Mollala." Era furioso con se stesso per aver dovuto mettere alla prova la ragazza senza essere arrivato a niente. Ma aveva imparato qualcosa. Chiunque si trovasse dietro le quinte dominava i suoi uomini con polso d'acciaio. Quarrel riportт il braccio della ragazza in posizione normale, ma continuando a stringerne il polso. Le fece aprire la mano e la fissт negli occhi. Il suo sguardo era crudele. "Tu hai lasciato il tuo segno su di me. Ora ricambio, bella mia." Le afferrт la carne tenera del Monte di Venere tra il pollice e l'indice e cominciт a stringere torcendo. La ragazza ebbe un grido soffocato. Prese a tempestargli di pugni la mano e poi la faccia. Quarrel continuт a torcere stringendo ancor di piщ. Poi di colpo la lasciт andare. La ragazza scattт in piedi e si allontanт dal tavolo portandosi alla bocca la mano indolenzita. Poi sibilт: "Ve la farа pagare lui, bastardi!" E corse via tra le piante, con la Leica ciondoloni. Quarrel ebbe una breve risata. Con un tovagliolo di carta si asciugт la guancia. Poi lo gettт in terra e ne prese un altro. "La mano le farа ancora male, quando questo taglio si sarа chiuso," disse a Bond. "Aveva un bel Monte di Venere, quella donna. Quando una ragazza ha un Monte di Venere sviluppato come quello, si puт star certi che a letto и una meraviglia. Lo sapevate, capitano?" "No," rispose Bond. "E' una novitа per me." "E' cosм. E' un punto molto indicativo. Non preoccupatevi per quella," aggiunse notando l'espressione dubbiosa di Bond. "Sarа solo un brutto livido. Ma accidenti che Monte di Venere! Un giorno o l'altro torno a cercarla per vedere se la mia teoria и esatta." "Quarrel, sarebbe ora che ti sposassi e ti mettessi tranquillo," disse Bond. "E ti consiglio di lasciare in pace quella ragazza altrimenti ti ritroverai un coltello tra le costole. E ora facciamo portare il conto e andiamocene. A Londra, dove ero ieri, sono le tre di mattina. Ho bisogno di una buona dormita. E dovrai cominciare ad allenarmi. Credo di averne bisogno. E sarebbe anche ora che ti mettessi un cerotto sulla guancia. Quella ci ha scritto nome e indirizzo." Quarrel borbottт, soddisfatto. "Una piccola in gamba, perт." Prese una forchetta e la battи contro il bicchiere. 5 Fatti e cifre "Ve la farа pagare lui... Ve la farа pagare lui... Ve la farа pagare lui, bastardi." Il giorno seguente, mentre Bond stava seduto sul terrazzo, davanti a una deliziosa colazione e allo spettacolo dei giardini tropicali di Kingston, queste parole gli riecheggiavano ancora nella mente. Ora si sentiva certo che Strangways e la ragazza fossero stati uccisi. Qualcuno aveva voluto impedire che si interessassero ulteriormente dei suoi affari e li aveva eliminati distruggendo anche tutti i possibili documenti. Quella stessa persona sapeva o sospettava che il Servizio Segreto si sarebbe preoccupato della sparizione di Strangways, e in qualche modo era riuscito a sapere che l'incarico era stato affidato a Bond. Aveva voluto una foto dell'agente, e sapere dove alloggiava. Ora l'avrebbe tenuto d'occhio per controllare se Bond si rimetteva su quella stessa pista che aveva causato la morte di Strangways. In tal caso anche Bond sarebbe stato eliminato: un incidente d'auto, una rissa o una qualsiasi altra morte che non suscitasse sospetti. E come avrebbe reagito questa persona, si chiedeva Bond, di fronte all'incidente della cinesina? Probabilmente sarebbe stato un elemento sufficiente. Era la prova che Bond faceva sul serio. Forse Strangways aveva mandato un resoconto preliminare a Londra, prima di venire ucciso. Forse qualcuno aveva parlato. Sarebbe stato sciocco da parte del nemico correre dei rischi. Se aveva un briciolo di buon senso, dopo l'incidente con la Chung si sarebbe sbarazzato di Bond e magari anche di Quarrel, senza indugio. Bond si accese la prima sigaretta della giornata - la prima Royal Blend dopo cinque annie lasciт il fumo uscire tra i denti con un sibilo voluttuoso. E dunque il suo primo contatto col nemico. Ma chi era questo nemico? Be', c'era un solo candidato, e molto vago per giunta: il dottor No, il dottor Julius No, il cino-tedesco proprietario di Crab Key. Negli archivi non si era trovato nulla su di lui e una richiesta di controllo fatta all'FBI aveva dato esito negativo. La faccenda degli Spatola Rosata e la storia della societа Audubon significava soltanto, come aveva detto M, che un branco di zitelle erano entrate in agitazione per delle cicogne rosa. Tuttavia quattro persone erano morte a causa di queste cicogne e, cosa piщ significativa di tutto il resto, Quarrel aveva paura del dottor No e della sua isola. Questo era molto strano. Gli uomini delle Cayman, e meno di tutti Quarrel, non si spaventano facilmente. E perchй il dottor No ci teneva tanto a essere lasciato in pace? Perchй si dava tanto da fare, e con tante spese, per tenere la gente lontana dalla sua isola di guano? A chi poi poteva interessare il guano? Era davvero un materiale cosм prezioso? Alle dieci Bond avrebbe dovuto recarsi dal Governatore e poi si sarebbe messo in contatto con il Segretario Coloniale per cercare di scoprire il piщ possibile su quella maledetta faccenda e su Crab Key, e, magari, sul dottor No. Si udirono due colpetti alla porta. Bond andт ad aprire. Era Quarrel: la sua guancia sinistra era vistosamente decorata con un cerotto. "Buon giorno, capitano. Mi avevate detto di venire alle otto e mezzo." "Certo, entra, Quarrel. Ci aspetta una giornata intensa. Hai fatto colazione?" "Sм, grazie, capitano. Pesce salato e rum." "Buon Dio," esclamт Bond. "Non и roba un po' esplosiva per un inizio di giornata?" "Quel che ci vuole," ribattи tranquillamente Quarrel. Sedettero fuori, sul terrazzo. Bond offrм una sigaretta a Quarrel e ne accese una anche per sй. "Dunque," cominciт. "Io devo passare gran parte di oggi alla King's House e forse al Jamaica Institute. Non avrт bisogno di te fino a domattina, ma ci sono due o tre cosette che dovresti fare per me, in cittа. D'accordo?" "Va benissimo, capitano. Dite pure." "Prima di tutto, la nostra auto scotta. Meglio liberarcene. Vai a un autonoleggio e prendi un'auto chiusa, senza autista, la piщ nuova, quella che ha fatto meno chilometri. Affittala per un mese. E' chiaro? Poi vai al porto e cerca di pescare due uomini che ci assomiglino il piщ possibile. Uno deve saper guidare. Compra per loro degli abiti come i nostri. Almeno le giacche e i cappelli. Digli che devono portare un'auto a Montego, domani mattina, prendendo la strada di Spanish Town e di Ocho Rios. Devono lasciarla al garage di Levy. Avverti Levy che ci tenga la macchina a disposizione. D'accordo?" Quarrel sogghignт. "Dobbiamo mettere su una falsa pista qualcuno?" "Esatto. Quei due ci guadagneranno dieci sterline a testa. Racconta che sono un ricco americano e che desidero che la mia auto arrivi a Montego guidata da individui rispettabili. Fai capire che sono un po' matto. Di' che devono trovarsi lа alle sei e mezzo di mattina, e che tu ci sarai con l'altra macchina. Controlla che i vestiti e il resto vadano bene e spediscili via con la Sunbeam, con la capote abbassata. Chiaro?" "Chiarissimo, capitano." "Sai qualcosa di quella villa che avevamo affittato l'altra volta al Beau Desert, a Port Morgan? E' disponibile, che tu sappia?" "Non saprei, capitano. E' piuttosto lontana dalla zona turistica e chiedono un affitto molto alto." "Bene, allora vai alla Graham Associate e vedi se puoi prenderla in affitto per un mese, o altrimenti una villetta nei paraggi. Non m'importa il prezzo. Di' che и per un ricco americano, Mister James. Fatti dare le chiavi, paga l'affitto e di' che scriverт per confermare. Se vogliono chiarimenti posso telefonare." Bond trasse di tasca un grosso fascio di banconote e ne diede una metа a Quarrel. "Qui ci sono duecento sterline. Dovrebbero bastare. Se te ne occorrono altre mettiti in contatto con me. Sai dove sarт." "Grazie, capitano," mormorт Quarrel, sbalordito davanti a quella somma. Ficcт le banconote all'interno della camicia e l'abbottonт fino al collo. "Nient'altro?" "No, ma fai di tutto perchй non ti seguano. Lascia l'auto da qualche parte e vai a piedi in tutti questi posti, e bada soprattutto ai cinesi che ti puoi trovare vicino." Bond andт alla porta. "Ci vediamo domattina alle sei e un quarto e poi andremo alla casa di Port Morgan. Da come si mettono le cose credo che quella sarа la nostra base per qualche tempo." Quarrel annuм, impassibile. "Va bene, capitano", e si allontanт lungo il corridoio. Mezz'ora piщ tardi Bond scese e prese un taxi facendosi portare alla King's House. Lo fecero attendere in un salottino per quel quarto d'ora sufficiente a fargli capire che era una persona priva di importanza. Poi arrivт il segretario che lo scortт allo studio del Governatore, al primo piano. Era una grande stanza fresca, con un forte odore di sigaro. Il Governatore, in un abito di seta color crema, colletto duro e cravatta a farfalla, sedeva a un'enorme scrivania di mogano su cui erano solo il Daily Gleaner, il Times Weekly e un vaso di fiori di ibisco. Era sulla sessantina, con un volto arrossato, leggermente arrogante, e occhi azzurri, vivaci. Non sorrise nй si alzт. "Buon giorno Mister... uhm... Bond," disse semplicemente. "Accomodatevi, prego." Bond sedette su una sedia di fronte al Governatore. "Buon giorno, signore", e attese. Un amico, al Ministero delle Colonie, lo aveva avvertito che sarebbe stato accolto con freddezza. "E' quasi arrivato all'etа della pensione," gli aveva spiegato. "E' solo un incarico provvisorio. Quando Sir Hugh Foot и stato avanzato di grado, dovevamo trovare in fretta e furia un sostituto. Foot era un uomo meraviglioso. E questo non cerca neppure di competere. Sa perfettamente che ha quell'incarico solo per qualche mese finchй non si troverа qualcuno che prenda il posto di Foot. Ora desidera solo ritirarsi e trovare un posto di direttore alla City. L'ultima cosa che desideri qui in Giamaica, sono dei fastidi. Si sforza in tutti i modi di chiudere il caso Strangways e non gli farа molto piacere che tu ci ficchi il naso." Il Governatore si schiarм la gola. Si rendeva conto che Bond non era tipo da dire sempre "Sissignore". "Desideravate parlarmi?" "Solo per presentarmi," rispose Bond tranquillamente. "Sono qui per il caso Strangways. Credo che abbiate ricevuto un messaggio dal Segretario di Stato." Questo tanto per ricordare che la gente alle spalle di Bond era potente. Non gli piaceva che si cercasse di minimizzare lui o il Servizio Segreto. "Sм, ricordo. E cosa posso fare per voi? Per quanto ci riguarda, la faccenda и chiusa." "In che senso "chiusa", signore?" "E' chiaro che Strangways ha tagliato la corda con la ragazza," rispose brusco il Governatore. "A quanto pare alcuni dei vostri... uhm... colleghi non riescono a lasciare in pace le ragazze." Chiaramente il Governatore includeva Bond tra questi. "Giа altre volte ho dovuto togliere quel tipo da vari pasticci. Non era certo una cosa simpatica per la Colonia, Mister... uhm... Bond. Spero che i vostri superiori ci mandino un elemento migliore a prendere il suo posto. Sempre," aggiunse freddamente, "che qui ci sia veramente bisogno di qualcuno per il Controllo Regionale. Personalmente ho la massima fiducia nella nostra polizia." Bond sorrise cordialmente. "Riferirт la vostra opinione, signore. Son sicuro che il mio Capo sarа felice di discuterne con il Ministro della Difesa e con il Segretario di Stato. Naturalmente se voleste occuparvi voi di queste cose, sarebbe un notevole risparmio di uomini per il Servizio Segreto. Son sicuro che la polizia della Giamaica и piщ che efficiente." Il Governatore fissт Bond sospettosamente. Forse doveva andarci piщ cauto con quel tipo. "Questa и una conversazione ufficiosa, Mister Bond. Quando avrт concretato il mio punto di vista lo comunicherт personalmente al Segretario di Stato. Nel frattempo, desiderate mettervi in contatto con qualcuno del mio personale?" "Avrei piacere di avere un colloquio con il Segretario Coloniale, signore." "Davvero? E perchй?" "Sono successi dei pasticci a Crab Key. Per la storia di quegli uccelli rosa. Il caso и stato passato a noi dal Ministero delle Colonie. Il mio Capo mi ha ordinato di darci un'occhiata, giа che sono qui." Il Governatore parve sollevato. "Certo, certo. Vi farт ricevere subito da Mister Pleydell-Smith. Dunque secondo voi possiamo lasciare che il caso Strangways si chiarisca da solo? Prima o poi quei due si faranno vivi, non dubitate." Premette un pulsante e poco dopo si presentт il segretario. "Il signore desidera vedere il Segretario Coloniale. Accompagnatelo, per favore. Avverto io Mister Pleydell-Smith." Si alzт e girando attorno alla scrivania tese la mano a Bond. "Arrivederci, Mister Bond. Lieto di avervi conosciuto. Crab Key, eh? Personalmente non ci sono mai stato, ma son sicuro che meriterebbe una visita." Bond gli strinse la mano. "E' quel che penso anch'io. Arrivederci, signore." "Arrivederci, di nuovo." Il Governatore tornт soddisfattissimo alla sua scrivania. "Piccolo presuntuoso," disse tra sй. Sedette e al telefono scambiт poche parole perentorie con il Segretario Coloniale. Poi prese il Times Weekly e si immerse nel Listino di Borsa. Il Segretario Coloniale era un giovanotto dai capelli arruffati, con occhi vivaci, da ragazzino. Uno di quei fumatori di pipa, nervosissimi, che si frugano continuamente in tasca in cerca di fiammiferi, scuotono la scatoletta per sentire se ce ne sono ancora, oppure sono impegnatissimi a vuotare la pipa. Dopo dieci minuti di questo armeggio, Bond cominciт a chiedersi se quel tipo avesse mai fumato. Dopo avergli stretto calorosamente la mano e avergli indicato una sedia, Pleydell-Smith si mise a camminare avanti e indietro, grattandosi la tempia col cannello della pipa. "Bond. Bond. Bond. Mi ricorda qualcosa. Vediamo un po'. Ma certo, accidenti! Siete quel tale della faccenda del tesoro. Ma sicuro! Quattro o cinque anni fa. Mi и capitato per le mani l'incartamento proprio l'altro giorno. Ottimo lavoro! Che spasso! Vorrei proprio che scatenaste anche qui una tempesta simile! Per animare un po' questo posto. Qui non pensano ad altro che alla Federazione e alle arie che si dа. Ci vuole proprio l'autodecisione! Non sono nemmeno capaci di gestire un servizio di autobus. E il problema della gente di colore! Amico mio, il problema razziale и piщ vivo fra giamaicani con i capelli lisci e giamaicani con i capelli crespi che fra me e il mio cuoco negro. Tuttavia," Pleydell-Smith si fermт accanto alla scrivania. Si sedette di fronte a Bond e mise una gamba sul bracciolo della poltrona. Prese una scatola di tabacco con lo stemma del King's College di Cambridge, vi affondт la mano e cominciт a riempire la pipa, "non vi voglio seccare con tutte queste cose. Continuate pure a chiedermi. Qual и il vostro problema? Felice di darvi una mano se posso. Sempre meglio di tutti questi scartafacci." Additт il mucchio di documenti sulla scrivania. Bond gli rivolse un allegro sogghigno. Aveva trovato un alleato, e intelligente per di piщ. "Be'," cominciт, "sono qui per il caso Strangways. Ma prima di tutto voglio farvi una domanda che potrа sembrare strana. Come mai avete guardato l'incartamento di quel mio caso? Avete detto che vi и capitato per le mani. Come mai? Ve l'ha chiesto qualcuno? Non voglio essere indiscreto, quindi se non volete potete anche non rispondermi. Sono solo curioso." Pleydell-Smith gli rivolse una strizzatina d'occhio. "Immagino che faccia parte del vostro lavoro." Riflettи un attimo, fissando il soffitto. "Be', ora che ci ripenso l'ho visto sulla scrivania della mia segretaria. L'ho assunta da poco. Mi ha spiegato che cercava di aggiornare gli archivi. Badate," il Segretario Coloniale si affrettт a scagionare la ragazza, "c'erano moltissimi altri incartamenti sulla scrivania. Per puro caso ho notato il vostro." "Oh, capisco," mormorт Bond, poi sorrise per scusarsi. "Perdonate, ma pare che diversa gente nutra un singolare interesse per la mia presenza qui. Desideravo parlare con voi di Crab Key, sapere tutto quel che potete dirmi di quell'isola e di quel cinese che l'ha acquistata, il dottor No, e della estrazione di guano. Pretendo parecchio, me ne rendo conto, ma anche una minima informazione potrа servirmi." Pleydell-Smith ebbe una breve risata attraverso il cannello della pipa. Se la tolse di bocca e mentre parlava premeva il tabacco con la scatola di fiammiferi. "Ne so piщ di quanto vi possa interessare, sul guano. Potrei parlarvene per ore e ore. Ho cominciato a occuparmene nei consolati, prima di essere trasferito al Ministero delle Colonie. La prima volta fu nel Perщ. Ebbi molti rapporti con quelli che dirigono tutto quel commercio, la Compaсia Administradora del Guano. Gente a posto." Ora la pipa tirava bene e Pleydell-Smith gettт la scatola di fiammiferi sul tavolo. "Per il resto basta farsi portare l'incartamento." Premette un pulsante. Dopo qualche momento la porta alle spalle di Bond si aprм. "Miss Taro, il fascicolo di Crab Key, per piacere. Quello riguardante la vendita dell'isola e l'altro della faccenda del guardiano che и arrivato con la canoa, prima di Natale. Miss Longfellow vi dirа dove si trovano." "Sм, signore," rispose una voce morbida. Bond sentм che la porta veniva richiusa. Quindi Pleydell-Smith si diffuse in una lunghissima spiegazione a proposito del guano e sulla formazione delle isole del guano per arrivare a quando, nel 1850, qualcuno aveva scoperto che si trattava del piщ ricco fertilizzante del mondo per la sua altissima percentuale di nitrati e fosfati. Il Perщ, dove si trovavano i maggiori depositi, li aveva sfruttati al massimo. Crab Key, l'unica isola di guano in quella zona, era stata sfruttata di quando in quando, nei periodi in cui il prezzo del guano saliva, ma la qualitа del suo guano era scadente, aveva cioи un basso contenuto di nitrati. Con l'avvento dei fertilizzanti chimici tedeschi l'industria aveva ricevuto un grave colpo per poi riprendere quando si era scoperto che i prodotti chimici presentavano degli inconvenienti. Nel frattempo il Perщ aveva voluto diminuire la produzione per non impoverire eccessivamente le riserve e il deposito di Crab Key aveva riassunto un certo valore. Bond desiderava solo che si arrivasse al dunque. "E allora?" "Be', all'inizio della guerra quel cinese, che deve essere un furbone, tra l'altro, pensт di poter cavare qualcosa da Crab Key. L'acquistт e cominciт a farla fruttare. E deve averci guadagnato una vera fortuna. Non siamo mai riusciti a sapere quanto paghi la mano d'opera, comunque quell'isola и diventata una specie di fortezza, e nessuno mai l'ha lasciata. Ho sentito raccontare delle strane cose, ma non ci sono mai state denunce. Naturalmente l'isola и sua, e lа puт far tutto quel che gli passa per la testa." "Ma и davvero un deposito cosм prezioso, ora?" Insistй Bond. "Quanto credete che possa valere?" "Secondo gli ultimi dati ci sono circa centomila uccelli a Crab Key che depositano ciascuno ogni anno guano per un valore di due dollari, senza spese per il proprietario. Diciamo che valgano quindici dollari la coppia e arriviamo al milione e mezzo di dollari. Aggiungiamo il valore degli impianti, diciamo un milione, e vediamo che ci troviamo di fronte a una proprietа mica male. A proposito," Pleydell-Smith premette di nuovo il pulsante, "come mai non arrivano questi fascicoli? Lм potrete trovare tutto quel che vi interessa." La porta alle spalle di Bond si aprм. "Allora, Miss Taro," chiese Pleydell-Smith irritato, "questi fascicoli?" "Mi spiace, signore," rispose la morbida voce di prima, "ma non riusciamo a trovarli." "Cosa vuol dire "non riusciamo a trovarli"? Chi li ha esaminati per ultimo?" "Il comandante Strangways, signore." "Ricordo perfettamente che il comandante li ha riportati, proprio qui in questa stanza. Che ne и stato?" "Non saprei, signore," la voce era indifferente. "Ci sono le custodie, ma sono vuote." Bond si volse. Lanciт un'occhiata alla ragazza e si girт nuovamente, sorridendo tra sй. Sapeva dove erano finiti gli incartamenti. Sapeva anche come mai il fascicolo riguardante il suo vecchio caso era apparso sulla scrivania della segretaria. Poteva anche immaginare come fosse trapelato dalla King's House, l'unico posto dove fosse noto, il significato della qualifica "Importatore ed esportatore" con cui era giunto in Giamaica. Come il dottor No, come Annabel Chung, la piccola, tranquilla, efficiente segretaria dagli occhi cerchiati di tartaruga, era cinese. 6 Il dito sul grilletto Il Segretario Coloniale offrм il pranzo a Bond al Queen's Club. Sedevano a un tavolo d'angolo nell'elegante sala da pranzo dai pannelli di mogano, con quattro grandi ventilatori al soffitto, e parlavano della Giamaica. Quando arrivт il caffи, Pleydell-Smith stava scavando a fondo sotto la superficie dell'isola piщ prospera e pacifica del mondo. "Le cose stanno cosм," diceva Pleydell-Smith, affannandosi come al solito con la sua pipa. "Il giamaicano и un individuo tranquillo, con tutti i difetti e le virtщ di un bambino. Vive su un'isola molto ricca ma non si arricchisce. Non sa come far fruttare la sua terra e poi и troppo pigro. Gli inglesi vanno e vengono, prendono quel che si trova a portata di mano, ma negli ultimi duecento anni nessun inglese ha fatto fortuna qui. Non rimangono abbastanza a lungo. Sono gli ebrei portoghesi che si prendono la fetta piщ grossa. Sono arrivati qui con gli inglesi e ci sono rimasti. Ma sono degli snob e spendono troppo per costruirsi delle belle case e offrire ricevimenti. Sono i loro nomi quelli che riempiono le colonne mondane del Gleaner, quando non ci sono turisti. Commerciano in rum e tabacco e rappresentano le grandi ditte britanniche: auto, assicurazioni e cosм via. Poi ci sono i siriani, anche loro molto ricchi ma non altrettanto in gamba negli affari. Possiedono la maggior parte dei negozi e alcuni degli alberghi migliori. Poi vengono gli indiani, che fanno il solito commercio di tessuti e simili. Non sono molti. Infine abbiamo i cinesi, solidi, compatti, discreti, il gruppo piщ potente della Giamaica. Le panetterie, le lavanderie e i migliori negozi di alimentari sono dei cinesi. Una cerchia molto chiusa e non si mescolano con gli altri. Non che non si prendano qualche negretta se ne hanno voglia. Se ne possono vedere i risultati dappertutto: i chigroes. Degli ibridi che disprezzano i negri e sono disprezzati dai cinesi. Un giorno o l'altro potrebbero diventare pericolosi. Possiedono l'intelligenza del cinese e quasi tutti i vizi del negro. La polizia ha il suo bel daffare con loro." "E la vostra segretaria и una di loro?" volle sapere Bond. "Esatto. Una ragazza sveglia, molto efficiente. Lavora con me da piщ di sei mesi. Senza dubbio la migliore di quelle che hanno risposto all'annuncio sul giornale." "Ha un'aria intelligente," ammise Bond senza compromettersi. "Ed и organizzata, questa gente? Esiste un capo nella comunitа negro-cinese?" "Non ancora. Ma prima o poi arriverа qualcuno a organizzarli." Pleydell-Smith lanciт un'occhiata al proprio orologio. "Be', ora dovrт andare. Non riesco proprio a capire dove sono finiti quegli incartamenti. Ricordo benissimo..." si interruppe. "Comunque la cosa importante и che non sono riuscito a dirvi gran che dell'isola e di quel dottor No. Perт posso dirvi che non avreste poi trovato niente di interessante in quegli incartamenti. Quel cino-tedesco pareva una persona a posto, ottimo uomo d'affari. Poi c'и stata quella storia della Audubon. Immagino che siate al corrente. Quanto all'isola, negli incartamenti c'erano solo un paio di rapporti di prima della guerra e una copia del rapporto dell'ultimo servizio cartografico. A quanto pare si tratta di un posto dimenticato da Dio. Miglia e miglia di palude e mangrovie, con un grande monte di guano a un'estremitа. Ma dicevate che sareste andato all'Institute. Volete che vi accompagni e vi presenti al capo del reparto geografico?" Un'ora dopo Bond, in un angolo di una buia stanza, sedeva a un tavolo su cui era stesa una carta di Crab Key, datata 1910. Su un foglio di carta con l'intestazione dell'Institute, aveva tracciato uno schizzo dell'isola su cui andava segnando i punti principali. L'isola aveva una superficie di cinquanta miglia quadrate; tre quarti, verso est, era terreno paludoso e c'era un laghetto poco profondo da cui usciva un fiumiciattolo che scendeva verso il mare sfociando piщ o meno a metа della costa meridionale, in una piccola baia sabbiosa. Bond pensт che probabilmente i guardiani della Audubon dovevano avere posto il loro campo vicino alla sorgente del corso d'acqua. A ovest c'era una ripida collina alta circa centocinquanta metri che dall'altro lato scendeva probabilmente a picco sul mare. Una linea punteggiata partiva dalla collina e finiva a un riquadro in un angolo della mappa in cui si leggeva: "Deposito di guano. Ultimi scavi avvenuti nel 1880." Non c'erano segni di strade, nй di sentieri, nй di case. L'isola, in rilievo, ricordava un topo d'acqua con la testa affiorante in direzione ovest. Si trovava trenta miglia a nord di Galina Point, sulla costa settentrionale della Giamaica, e circa sessanta miglia a sud di Cuba. Dalla mappa non si poteva cavare gran che d'altro. Crab Key era circondata da una secca tranne in un punto sotto la scogliera occidentale dove era indicata una profonditа di quasi un chilometro. Poi si sprofondava nella Fossa di Cuba. Bond ripiegт la mappa e la restituм al bibliotecario. Di colpo si sentм sfinito. Erano solo le quattro ma la temperatura era torrida e la camicia gli si appiccicava alla pelle. Uscм dall'Institute, prese un taxi e tornт all'albergo tra le fresche colline. Era piщ che soddisfatto della giornata, ma non c'era altro da fare da quelle parti. Si sarebbe goduto una tranquilla serata in albergo per poi alzarsi presto la mattina seguente e partire. Andт al bureau per controllare se c'erano messaggi da parte di Quarrel. "Nulla, signore," rispose l'impiegata. "Ma и arrivato un cesto di frutta, dalla King's House. Poco dopo colazione. Il fattorino l'ha portato su in camera vostra." "Che tipo di fattorino?" "Un uomo di colore, signore. Ha detto che era da parte dell'aiutante di campo." "Grazie." Bond prese la chiave e salм al primo piano. Era quanto mai improbabile. Con la mano giа pronta sulla rivoltella sotto la giacca, Bond si accostт silenziosamente alla porta della sua stanza. Girт la chiave e aprм la porta con un calcio. La camera era deserta. Bond richiuse a chiave la porta. Sul tavolino c'era un grande cesto di frutta: mandarini, pompelmi, banane, guanabane, e tra gli altri frutti esotici perfino due pesche di serra. Fissata al grande fiocco che adornava il manico del canestro, era una busta bianca. Bond la stacco e l'alzт verso la luce per esaminarla. L'aprм: su un foglio bianco, senza intestazione, di carta finissima, era scritto a macchina: "Con gli omaggi di Sua Eccellenza il Governatore." Bond sbuffт. Rimase un po' a guardare la frutta. Si chinт ad ascoltare. Poi prese il manico del canestro e fece rotolare a terra il contenuto. Solo frutta nel cesto. Bond sorrise di tutte le sue precauzioni. C'era un'ultima possibilitа. Prese una delle pesche, la piщ attraente e la posт sul lavandino nel bagno poi tornт nella stanza e, dopo averne controllato la serratura, aprм l'armadio. Ne trasse cautamente la propria valigia posandola al centro della camera. Quindi si inginocchiт per esaminare la polvere di talco che aveva messo sulle serrature. Erano state evidentemente toccate e avevano tentato di forzarle. Bond fissava accigliato quelle tracce. Quella gente era meno cauta di altra con cui aveva avuto a che fare. Girт la chiavetta nelle serrature e drizzт su un lato la valigia. Sul bordo del coperchio, nell'angolo destro, c'erano quattro innocenti borchie di rame. Con l'unghia Bond ne scalzт una, sollevandola un poco, poi l'afferrт estraendo un robusto cavo d'acciaio lungo quasi un metro, e lo posт sul pavimento. Quel cavo si inseriva in una serie di anellini metallici, all'interno del coperchio, serrando ermeticamente la valigia. Bond sollevт il coperchio e controllт che nulla fosse stato toccato. Poi dalla sua "cassetta degli attrezzi" prese una lente di ingrandimento da orologiaio e tornт nel bagno. Prese la pesca e cominciт lentamente a rigirarla tra l'indice e il pollice, esaminandola attraverso la lente. A un certo punto si fermт. Aveva scoperto un minuscolo foro, dai bordi leggermente scuriti, invisibile a occhio nudo. Bond rimise cautamente il frutto nel lavandino. Per un attimo restт immobile, fissando gli occhi nello specchio. Dunque era guerra dichiarata! Bene, bene. Molto, molto interessante. Avvertм una leggera contrazione allo stomaco. Sorrise a labbra strette alla propria immagine riflessa nello specchio. Dunque il suo istinto e le sue deduzioni risultavano esatti. Strangways e la ragazza erano stati uccisi e tutta la documentazione distrutta perchй avevano infilato una pista che scottava. Poi Bond era arrivato sulla scena e, grazie a Miss Taro, si erano preparati ad accoglierlo. Miss Chung, e forse anche l'autista del taxi, avevano seguito le sue mosse, rintracciandolo al Blue Hills Hotel. Il primo colpo era stato sparato. Ce ne sarebbero stati altri. Ma a chi apparteneva il dito sul grilletto? Chi lo aveva preso cosм accuratamente di mira? Bond aveva deciso. Non c'erano prove. Ma lui si sentiva sicuro. Il colpo aveva percorso una lunga traiettoria, da Crab Key. E l'uomo che l'aveva esploso era il dottor No. Bond rientrт nella camera da letto. Raccolse gli altri frutti e li portт in bagno per esaminarli uno per uno attraverso la lente. In tutti appariva quel forellino. Per telefono ordinт che gli facessero avere una scatola di cartone, della carta da imballaggio e della corda. Fece accuratamente un pacchetto della frutta quindi telefonт alla King's House chiedendo del Segretario Coloniale. "Siete voi, Pleydell-Smith? Qui James Bond. Mi spiace disturbarvi ma sono alle prese con un piccolo problema. C'и un laboratorio di analisi chimica a Kingston? Ho capito. Bene, c'и qualcosa che vorrei far analizzare. Se vi mando il pacco, sareste tanto gentile da farlo avere voi al chimico? Preferirei che il mio nome non apparisse. D'accordo? Vi spiegherт poi. E quando vi arriverа la risposta potreste informarmene con un telegramma? Sarт al Beau Desert, a Port Morgan, mi fermerт lа per questa settimana. E vi sarei grato se non parlaste della cosa. Mi spiace dover fare tanti misteri ma vi spiegherт tutto quando ci vedremo. Probabilmente capirete qualcosa quando leggerete il resoconto dell'analisi. E, a proposito, dite di andarci con cautela con quella roba. Avvertite che le apparenze ingannano. E infinite grazie. Una fortuna che questa mattina vi abbia conosciuto. Arrivederci." Bond scrisse l'indirizzo sul pacchetto, scese in strada e chiese a un taxista di consegnarlo immediatamente alla King's House. Erano le sei. Tornт in camera, fece una doccia, si cambiт d'abito e ordinт qualcosa da bere. Stava per uscire sul terrazzo con il bicchiere in mano quando squillт il telefono. Era Quarrel. "Tutto a posto, capitano." "Tutto? Meraviglioso. Anche la casa?" "Tutto a posto," ripetй Quarrel in tono circospetto. "Ci vediamo come d'accordo, capitano." "Bene." Bond era colpito dall'efficienza e dalla prudenza di Quarrel. Riagganciт e uscм sul terrazzo. Il sole stava tramontando. Il manto d'ombra viola stava calando sulla cittа e sul porto. Quando raggiungerа la cittа, pensт Bond, si accenderanno le luci. Sentм il ronzio di un aereo. Era un Super Constellation; lo stesso volo con cui Bond era arrivato la sera precedente. Lo seguм con lo sguardo mentre si allontanava sul mare e quindi virava per atterrare all'aeroporto. Quante cose erano accadute dal momento, solo ventiquattro ore prima, in cui il portello dell'aereo si era spalancato e l'altoparlante aveva annunciato: "Siamo a Kingston, in Giamaica. Preghiamo i passeggeri di rimanere seduti fino al termine del controllo delle autoritа sanitarie." Doveva informare M dei mutamenti verificatisi? Doveva fare rapporto al Governatore? Bond allontanт quell'idea. E quanto a M? Avrebbe potuto facilmente inviare a M un messaggio in codice, attraverso il Ministero delle Colonie. Ma cosa poteva raccontare? Che il dottor No gli aveva spedito della frutta avvelenata? Ma non era neppur certo che fosse avvelenata, nй che provenisse dal dottor No. Poteva giа immaginarsi la faccia di M mentre leggeva il messaggio. Se lo immaginava al telefono: "Capo del personale, 007 sta dando i numeri. Dice che qualcuno ha cercato di fargli mangiare una banana avvelenata. Evidentemente gli ha dato di volta il cervello. E' stato troppo tempo in ospedale. Meglio richiamarlo." Bond sorrise tra sй. Si alzт per ordinare un altro bicchiere. Naturalmente non sarebbe andata proprio cosм, comunque... No, avrebbe aspettato finchй non avesse avuto qualcosa di piщ da raccontare. Naturalmente se qualcosa fosse andato storto mentre lui non aveva mandato nessun avvertimento, si sarebbe trovato nei guai. Stava a lui fare in modo che niente andasse storto. Bond vuotт il secondo bicchiere riesaminando i particolari del suo piano. Poi discese e cenт nella sala da pranzo semideserta, leggiucchiт la Guida delle Indie Occidentali. Alle nove si sentм insonnolito. Tornт in camera sua e preparт la valigia per la mattina dopo. Quindi ordinт al bureau che lo svegliassero alle cinque e mezzo. Mise il catenaccio alla porta e sbarrт anche le persiane. Sarebbe stata una nottata soffocante, ma non c'era altro da fare. Bond si infilт, nudo, tra le lenzuola, si girт sul fianco sinistro e appoggiт la destra sul calcio della Walther PPK, sotto il cuscino. Dopo cinque minuti dormiva. Di colpo si ritrovт sveglio: erano le tre del mattino. Lo sapeva perchй il quadrante luminoso del suo orologio era lм accanto. Rimase assolutamente immobile. Nella stanza non si udiva alcun rumore. Tese l'orecchio. Anche di fuori c'era un silenzio di morte. Lontano, un cane cominciт ad abbaiare, altri cani risposero e per qualche istante si udм un breve coro isterico che si interruppe di colpo come era iniziato. La luce lunare che penetrava attraverso le assicelle delle persiane disegnava strisce bianche e nere sul pavimento della stanza, accanto al letto. Cosa lo aveva svegliato? Bond si mosse silenziosamente, preparandosi a scivolare fuori dal letto. Si fermт di colpo, irrigidendosi. Qualcosa si era mosso sulla sua caviglia destra. Ora risaliva la gamba. Doveva essere un insetto, molto grosso. Era lungo almeno quanto la sua mano. Sentiva tante piccole zampe sfiorargli la pelle. Che diavolo era? Poi Bond udм qualcosa che non aveva mai udito in vita sua: il rumore dei suoi capelli che raschiavano contro il cuscino. Analizzт quel rumore. Impossibile! Impossibile! I suoi capelli si rizzavano, proprio cosм. Bond sentiva un'aria fredda sul cuoio capelluto, fra i capelli. Straordinario! Incredibile! E lui che aveva sempre creduto che fosse soltanto un modo di dire. Ma perchй? Che cosa gli accadeva? La cosa sulla sua gamba continuт a spostarsi. Improvvisamente Bond si rese conto di avere paura, di essere terrorizzato. L'istinto, ancor prima di averlo comunicato al cervello, aveva avvertito il suo corpo della presenza di un millepiedi. Bond rimase immobile, congelato. Una volta in un museo aveva visto un millepiedi tropicale conservato sotto spirito. Era di un marrone chiaro, piatto, lungo dieci o dodici centimetri. Ai due lati della testa piatta c'erano le due chele velenose. L'etichetta sulla bottiglia spiegava che il veleno dell'insetto era mortale se raggiungeva un'arteria. Bond l'aveva guardato con curiositа ed era passato oltre. Il millepiedi aveva raggiunto il ginocchio. Ora cominciava a risalire la coscia. Qualunque cosa succedesse non doveva muoversi, neppure tremare. Tutto l'essere di Bond era teso verso quelle due file di zampette che si muovevano lentamente. Ora avevano raggiunto l'anca, ma cominciavano a scendere lungo il ventre. Gli facevano il solletico ma doveva controllarsi. Ora quella "cosa" risaliva verso lo stomaco. Bond sentiva che l'insetto aumentava la pressione delle zampe, per non scivolare. Aveva raggiunto il cuore. Se l'avesse morso lа, sarebbe stata sicuramente la fine. Il millepiedi continuт la sua marcia attraverso i peli del petto fino alla clavicola. Si fermт. Cosa stava facendo? Bond poteva sentire la testa dell'animale spostarsi avanti e indietro. Cosa stava cercando? C'era abbastanza spazio tra la sua pelle e il lenzuolo perchй la bestia potesse passare? Forse poteva sollevare un poco il lenzuolo. No. Mai! L'insetto era proprio sulla giugulare. Forse la pulsazione dell'arteria lo allarmava. Maledizione, se solo avesse potuto controllare la circolazione del sangue! Bond cercт di comunicare con il millepiedi. Non и nulla, non и pericoloso. Quella pulsazione non ti puт fare nulla. Esci all'aperto! Quasi avesse capito, la bestia si mosse su per il collo fino al mento. Ora era all'angolo della bocca. Il solletico era insopportabile. Proseguм lungo il naso. Ora Bond ne poteva sentire tutto il peso e la lunghezza. Lentamente chiuse le palpebre. Due alla volta, alternatamente, le zampe passarono sull'occhio destro. Quando avesse superato l'occhio, sarebbe stato il caso di cercare di scuoterselo di dosso? No, per l'amor del cielo! Quelle zampette si attaccavano saldamente. Poteva staccarne una parte, ma non liberarsene. Con incredibile decisione l'enorme insetto attraversт la fronte di Bond fermandosi sotto l'attaccatura dei capelli. Cosa diavolo faceva, ora? Beveva! Beveva le gocce di sudore. Bond ne era certo. Per interi minuti non si mosse quasi. Bond era sfinito dalla tensione protratta. Sentiva il sudore che scorreva a rivoli. Un attimo ancora e avrebbe cominciato a tremare, lo sentiva. Il terrore l'avrebbe sopraffatto. Ma sarebbe riuscito a controllarsi? Era possibile? Bond rimase immobile, aspettando, respirando lentamente. Il millepiedi riprese a muoversi passando tra i capelli. Si sarebbe fermato lм? Come dormono i millepiedi? Raggomitolati o distesi? I piccoli millepiedi che aveva visto da ragazzo, quelli che risalivano sempre il tubo di scarico della vasca, si ripiegavano su se stessi quando venivano toccati. Ora era arrivato al punto in cui la sua testa giaceva contro il lenzuolo. Sarebbe sceso sul cuscino o si sarebbe fermato tra i capelli? Il millepiedi si fermт. Via. Via! Tutti i nervi di Bond erano tesi a quell'invito. L'insetto si mosse e lentamente lasciт i capelli scendendo sul cuscino. Bond attese un secondo. Sentiva il sottile rumore delle zampe sul tessuto di cotone. Con un balzo da far tremare la stanza Bond schizzт dal letto. Si precipitт alla porta per accendere la luce. Si accorse che tremava da capo a piedi, senza potersi controllare. Tornт verso il letto con passo malfermo. L'insetto stava scomparendo sotto il cuscino. Il primo impulso di Bond fu di scaraventare il cuscino a terra. Si sforzт di dominarsi, in attesa che i suoi nervi si calmassero. Poi, lentamente, afferrт il cuscino per un angolo, lo portт al centro della stanza e lo lasciт cadere. Il millepiedi sgusciт fuori e cominciт a strisciare rapidamente attraverso la stuoia. Ormai Bond era indifferente. Si guardт attorno per cercare qualcosa con cui uccidere l'insetto. Lentamente andт a prendere una scarpa. Il pericolo era passato. Ora si chiedeva solo come aveva fatto quella bestia ad arrivare nel suo letto. Alzт la scarpa e lentamente, quasi con negligenza, l'abbattи sulla bestia. Si udм lo scricchiolio della solida corazza. Bond sollevт la scarpa. Il millepiedi si torceva nell'agonia. Lo colpм di nuovo. L'insetto andт in poltiglia. Bond lasciт la scarpa e si precipitт in bagno in preda a una nausea violentissima. 7 Traversata notturna "A proposito, Quarrel," domandт Bond mentre guidava la piccola Austin, "cosa mi puoi dire dei millepiedi?" "I millepiedi, capitano?" Quarrel gli lanciт un'occhiata per capire dove volesse arrivare con quella domanda, ma l'espressione di Bond era indifferente. "Be', qui in Giamaica ce ne sono di brutti, lunghi sette, otto, dieci centimetri. Possono anche uccidere. Per lo piщ stanno nelle vecchie case. Gli piace il legno marcio e l'umiditа. Escono di notte. Perchй, capitano? Ne avete visto uno?" Bond eluse la domanda. Non aveva detto a Quarrel neppure della frutta. Quarrel era un uomo coraggioso, ma non c'era motivo di mettere in lui i semi della paura. "Se ne potrebbero trovare in una casa moderna, per esempio? In una scarpa o in un cassetto o nel letto?" "No." Quarrel era deciso. "A meno che qualcuno non ce l'abbia messo apposta. Sono bestie che stanno nei buchi e nelle fessure. Non gli piacciono i posti puliti, vivono nella sporcizia. Si possono trovare tra i cespugli, tra gli alberi o sotto le pietre. Mai all'aperto." "Capisco." Bond cambiт argomento. "E dimmi un po', quei due sono partiti con la Sunbeam?" "Certo, capitano. Erano soddisfattissimi. E ci assomigliano molto, capitano," Quarrel ridacchiт. Diede un'occhiatina a Bond e aggiunse con una certa esitazione: "Ma temo che non fossero gente molto per bene. Ho dovuto prendere quel che trovavo. Io sono un povero diavolo e il bianco sono riuscito a pescarlo solo da Betsy." "Chi и Betsy?" "E' una che tiene il postribolo piщ fetente della cittа." Quarrel sottolineт il concetto sputando fuori dal finestrino. "E questo bianco tiene la contabilitа." Bond scoppiт a ridere. "Basta che sappia guidare. Spero solo che arrivino sani e salvi a Montego." "Non preoccupatevi." Quarrel non aveva afferrato i motivi della preoccupazione di Bond. "Ho detto che se non arrivavano avrei detto alla polizia che avevano rubato l'auto." Erano giunti in cima a Stony Hill, dove la Junction Road discende serpeggiando verso la costa settentrionale. Bond innestт la seconda e si avviт giщ per la discesa. Il sole si stava alzando dietro la vetta della Blue Mountain e il pulviscolo dorato dei suoi raggi inondava la valle. I passanti erano pochissimi. Qualcuno che si recava al suo podere scosceso sul fianco di un'altura, col machete ciondolante dalla mano destra e masticando la colazione mattutina, trenta centimetri di canna da zucchero, o una donna diretta al mercato di Stong Hill con un cesto di frutta o di ortaggi coperto, portando sulla testa le scarpe che si sarebbe messa poco prima di arrivare al villaggio. Una scena selvaggia e pacifica, immutata da secoli, eccetto il piano della strada. Bond sentiva quasi l'odore di sterco della mulattiera che avrebbe percorso nel 1750 per recarsi da Port Royal a visitare la guarnigione di Port Morgan. "Capitano," riprese Quarrel in tono di scusa, "perdonate se ve lo chiedo, ma non potreste dirmi cosa avete in mente? Ho continuato a pensarci ma non riesco a capire le vostre intenzioni." "Neanch'io ho le idee molto chiare, Quarrel. Ti ho giа spiegato che mi trovo qui perchй il comandante Strangways e la sua segretaria sono scomparsi. Gli altri pensano che abbiano tagliato la corda insieme. Io sono convinto che li abbiano ammazzati." "Ah sм?" commentт Quarrel senza scomporsi. "E chi pensate che sia stato?" "Ho pensato a quello che mi hai raccontato e credo che sia stato il dottor No, quel cinese di Crab Key. Strangways stava ficcando il naso negli affari di quel tipo, per una faccenda che riguardava gli uccelli che abitavano lа. Il dottor No ci tiene molto a essere lasciato in pace. Me l'hai detto anche tu. Sembrerebbe disposto a tutto pur di impedire agli estranei di entrare nella sua proprietа. Bada bene che si tratta solo di una mia supposizione. Ma nelle ultime ventiquattro ore sono accadute parecchie cose strane. Ecco perchй ho spedito a Montego la Sunbeam: per creare una falsa pista. Ed ecco anche perchй andiamo a rintanarci a Beau Desert per qualche giorno." "E poi, capitano?" "Per prima cosa voglio che tu mi faccia tornare in perfetta forma, come l'ultima volta che sono stato qui, ricordi?" "Certo, capitano. Posso farlo benissimo." "Poi pensavo che si potrebbe andare a dare un'occhiata a Crab Key." Quarrel lanciт un fischio che perт finм con una nota bassa. "Solo una guardata in giro. Non dovremo avvicinarci troppo alla zona del dottor No. Voglio dare un'occhiata al posto riservato agli uccelli e vedere con i miei occhi cosa и successo al campo dei guardiani. Se ci troveremo qualcosa di storto ce ne andremo per rientrare dalla porta principale, con una scorta. E ci sarа un'inchiesta in grande stile. Non la posso richiedere senza avere qualche elemento concreto. Che ne pensi?" Quarrel si frugт in tasca in cerca di una sigaretta e si diede ad armeggiare per accenderla. Soffiт una nuvola di fumo dalle narici seguendone le spire mentre svaniva fuori dal finestrino. "Capitano," disse poi, "penso che andare su quell'isola sarа la piщ grossa idiozia che potremo fare." Tacque. Da parte di Bond nessun commento. A voce piщ bassa, in tono un po' imbarazzato, proseguм: "Una cosa soltanto, capitano. Giщ alle Cayman ho dei parenti. Non si potrebbe fare un'assicurazione sulla mia vita, prima che partiamo?" Bond lanciт un'occhiata affettuosa a quel viso scuro, forte. Tra le sopracciglia si era formata una profonda ruga di preoccupazione. "Ma certo, Quarrel. Domani, a Port Maria, sistemiamo la cosa. Una grossa assicurazione, diciamo cinquemila sterline. E ora dimmi, come ci andremo? In canoa?" "Penso di sм, capitano." La voce di Quarrel era riluttante. "Abbiamo bisogno di mare calmo e di un po' di vento e di una notte buia. E' il periodo giusto. Alla fine di questa settimana avremo il secondo quarto di luna. Dove volete approdare, capitano?" "Sulla costa meridionale, vicino alla foce del fiume. Poi lo risaliremo fino al lago. Sono sicuro che il campo dei guardiani era lа perchй cosм potevano avere acqua dolce e scendere fino al mare per pescare." Quarrel ebbe un grugnito privo di entusiasmo. "E quanto ci resteremo, capitano? Non potremo portarci dietro grandi provviste. Pane, formaggio e porco salato. Niente tabacco: non possiamo rischiare che vedano il fumo. E' un posto maledetto, quello, capitano. Solo paludi e mangrovie." "Meglio calcolare tre giorni," rispose Bond. "Il tempo potrebbe cambiare e bloccarci lа per un paio di notti. E prendi dei coltelli. Io avrт una pistola. Non si sa mai." "E' vero," annuм Quarrel enfaticamente, quindi ricadde in un silenzio meditabondo che continuт fino a quando giunsero a Port Maria. Attraversarono la cittadina e superarono il promontorio per giungere a Port Morgan. Era tutto esattamente come Bond ricordava: l'isola della Sorpresa che sorgeva nella tranquilla insenatura, le canoe tirate in secco vicino ai mucchi di conchiglie, il lontano ruggito del risucchio contro la scogliera, quella che per poco non era divenuta la sua tomba. Bond, con la mente piena di ricordi, infilт una piccola strada laterale che attraversava i campi di canna da zucchero in mezzo ai quali sorgevano le rovine della vecchia Casa Grande della piantagione di Beau Desert come un galeone arenato. Arrivarono al cancello che portava alla villa. Quarrel scese ad aprirlo e Bond andт a fermarsi nel cortile sul retro della villetta bianca a un solo piano. Tutto era molto tranquillo. Bond fece il giro della casa e attraversт il prato arrivando in riva al mare. Eccolo lа, quel tratto di acqua profonda, quel passaggio subacqueo che l'aveva portato all'isola della Sorpresa. A volte, negli incubi la rivedeva. Bond fissт a lungo l'isola ricordando Solitaire, la ragazza che, ferita e sanguinante, aveva tratto da quel mare. Che ne era stato di lei? Dove si trovava ora? Bruscamente Bond si volse per rientrare in casa, allontanando da sй quei fantasmi. Erano le otto e mezzo. Bond sfece la valigia e si infilт dei calzoncini corti e sandali. Poco dopo sentм un delizioso profumo di caffи e pancetta fritta. Mentre facevano colazione Bond fissava il programma d'allenamento: sveglia alle sette, nuotata di mezzo chilometro, colazione, un'ora di bagno di sole, una corsa di un paio di chilometri, seconda nuotata, pranzo, sonnellino, nuotata di un paio di chilometri, bagno caldo e massaggio, cena e a letto alle nove. Dopo la colazione il programma ebbe inizio. Nulla venne a interrompere quella settimana tranne un breve articolo sul Daily Gleaner e un telegramma di Pleydell-Smith. Il Gleaner annunciava che una Sunbeam Talbot, H. 2473, era stata coinvolta in un mortale incidente sulla strada tra Kingston e Montego. Un camion, di cui si stava ancora ricercando l'autista, si era scontrato con la Sunbeam all'uscita di una curva. Entrambi gli automezzi erano stati sbalzati di strada finendo nel burrone sottostante. I due occupanti della Sunbeam, Ben Gibbons, abitante in Harbour Street, e Josiah Smith, indirizzo sconosciuto, erano rimasti uccisi. Si chiedeva a un certo Mr. Bond, turista inglese cui era stata noleggiata l'auto, di presentarsi alla piщ vicina stazione di polizia. Bond bruciт quella copia del Gleaner. Non voleva allarmare Quarrel. A un giorno dal termine dell'allenamento, arrivт il telegramma di Pleydell-Smith. Diceva: "Ogni esemplare conteneva cianuro sufficiente uccidere cavallo stop consiglio cambiare fruttivendolo stop buona fortuna Smith" Bond bruciт anche il telegramma. Quarrel prese a nolo una canoa e per tre giorni la provarono. Era uno scafo grezzo ricavato da un tronco unico. Aveva due panchette, due pesanti remi e una piccola vela di tela sudicia. Un'imbarcazione primitiva e Quarrel ne era soddisfattissimo. "Dopo sette o otto ore, capitano," spiegт Quarrel, "abbasseremo la vela e ci metteremo a remare. Il radar ci individuerа meno facilmente." Il tempo si mantenne buono. Le previsioni meteorologiche della radio erano positive. Le notti erano nere come il peccato. I due andarono a comperare le provviste. Bond si procurт dei pantaloni neri di tela, una camicia blu scuro e delle scarpe di corda. Giunse l'ultima sera. Bond era felice di cominciare a muoversi. Solo una volta si era allontanato dal campo di allenamento, per acquistare le provviste e stipulare l'assicurazione di Quarrel, e ora scalpitava per il desiderio di lasciare la scuderia e uscire in pista. L'avventura lo eccitava, con tutti i suoi elementi: sforzo fisico, mistero e un nemico spietato. Aveva un buon compagno. La sua causa era giusta. Poteva anche scapparci la soddisfazione di rinfacciare a M la battuta sul "periodo di vacanza". Gli bruciava ancora. Il sole tramontт nel cielo infuocato. Bond andт in camera sua, tirт fuori le due rivoltelle e le esaminт. Nй l'una nй l'altra facevano parte di lui, come lo era stata la Beretta - un prolungamento della sua mano -, ma sapeva giа che erano armi migliori. Quale doveva prendere? Ne prese prima una, poi l'altra, soppesandole nella mano. Meglio la Smith & Wesson, piщ pesante. A Crab Key non ci sarebbero state sparatorie a breve distanza, se mai si fosse dovuto sparare. Bond si assicurт la fondina alla cintola, infilandovi l'arma. In tasca si mise una ventina di pallottole. Non era una precauzione eccessiva per quella che poteva essere una semplice gita? Bond prese dal frigorifero una bottiglia di whisky, ghiaccio e soda, poi andт a sedersi in giardino per godersi gli ultimi sprazzi del giorno. Le ombre avanzavano da dietro la casa, raggiunsero il prato e l'avvolsero. Il vento che di notte soffiava dal centro dell'isola faceva frusciare le palme. Tra i cespugli le rane cominciarono a gracidare. Le lucciole, i "lampo lampo", come le chiamava Quarrel, cominciarono a lampeggiare i loro richiami sessuali. Per un attimo Bond si sentм stringere il cuore dalla malinconia del crepuscolo tropicale. Prese la bottiglia: ne aveva bevuto un quarto. Se ne versт una buona dose e vi aggiunse del ghiaccio. Perchй beveva? Per quelle trenta miglia di mare buio che avrebbe attraversato quella notte? Perchй andava verso l'ignoto? Per il dottor No? Quarrel lo raggiunse dalla spiaggia. "E' ora, capitano." Bond vuotт il bicchiere e seguм il compagno verso la canoa che dondolava dolcemente nell'acqua, la prua ancora sulla riva. Quarrel si portт a poppa, Bond rimase tra il primo sedile e la prua. La vela, arrotolata attorno al piccolo albero, era alle sue spalle. Bond prese un remo e la barca si scostт dalla riva, girт lentamente dirigendosi verso il passaggio che si apriva nella barriera corallina. Remavano sciolti, a tempo. Si udiva solo lo sciabordio dell'acqua contro i fianchi della canoa. Nessun altro rumore. Era buio fitto. Nessuno li vide partire. Bond doveva solo remare mentre Quarrel badava anche al timone. Vicino alla scogliera le correnti creavano un gorgo. Piщ di una volta il remo di Bond andт a urtare contro la roccia, ed egli dovette afferrarsi all'asse su cui sedeva quando a un certo punto la canoa andт a sbattere contro una roccia corallina sommersa. Poi uscirono da quel tratto, e sotto la canoa si vedevano le chiazze violacee del fondo sabbioso, mentre le acque profonde intorno a loro erano lisce come l'olio. "Okay, capitano," mormorт Quarrel. Bond tirт il remo in barca e sedette appoggiando la schiena all'albero. Sentм Quarrel che scioglieva la vela e il brusco schiocco della tela che si gonfiava al vento. L'imbarcazione si raddrizzт e cominciт a muoversi. L'acqua sibilava dolcemente contro lo scafo. Uno spruzzo d'acqua investм il volto di Bond. Il vento era fresco, e presto sarebbe stato gelido. Bond si rannicchiт abbracciandosi le ginocchia. Poteva appena scorgere l'orizzonte su cui si levava una leggera bruma. Poi si vedevano le stelle, dapprima rade poi piщ fitte fino a fondersi nella fascia luminosa della Via Lattea. Bond si volse indietro. Al di lа della figura curva di Quarrel si vedeva un lontano gruppo di luci che doveva essere Port Maria. Dovevano essere giа a un paio di miglia dalla costa. Presto avrebbero coperto un decimo del tragitto, poi un quarto, poi metа. Verso mezzanotte Bond avrebbe dato il cambio a Quarrel. Trasse un sospiro, appoggiт il capo alle ginocchia e chiuse gli occhi. Lo risvegliт un colpo di remo contro la fiancata dell'imbarcazione. Alzт un braccio per indicare che aveva sentito e guardт il quadrante luminoso del suo orologio. Le dodici e un quarto. Allungт le gambe intorpidite, si volse e scavalcт il sedile. "Scusami, Quarrel," mormorт, e la sua voce gli sembrт strana. "Avresti dovuto svegliarmi prima." "Non importa, capitano," rispose Quarrel. "Vi fa bene dormire." Cautamente si scambiarono i posti, Bond sedette a poppa e prese il remo. La vela era assicurata a un gancio accanto a lui. Portт la canoa in direzione del vento. Almeno ora avrebbe avuto qualcosa da fare. Non vi era nulla di mutato in quella notte: solo sembrava piщ buia e piщ vuota. Il pulsare del mare addormentato pareva piщ lento. Il moto ondoso era piщ lungo e piщ profondo. Navigavano attraverso una scia luminosa tagliata dai remi che emergendo dall'acqua lasciavano cadere gocce lucenti. Come era dolce e accogliente il mare. Un branco di pesci volanti balzт dall'acqua, davanti alla canoa, disperdendosi come i proiettili di una granata. Alcuni seguirono la barca per un po', spiccando voli anche di venti metri prima di immergersi nuovamente nei flutti. C'era forse un pesce piщ grosso dietro di loro? O avevano scambiato la canoa per un altro pesce, o semplicemente giocavano? Bond pensava a ciт che accadeva a centinaia di metri sotto il battello: i grossi pesci, gli squali, i barracuda che incrociavano lenti, i banchi di sgombri e di bonito e, nei grigi crepuscoli delle profonditа abissali, quegli esseri gelatinosi fosforescenti che mai nessuno aveva visto, le seppie di quindici metri, con gli occhi larghi trenta centimetri, che passavano come dirigibili, gli ultimi veri mostri marini, la cui mole ci и nota solo per i frammenti trovati dentro le balene. Che cosa sarebbe accaduto se un'onda avesse preso di fianco la canoa e li avesse rovesciati? Quante avrebbero resistito? Bond raddoppiт l'attenzione e allontanт questo pensiero. L'una, le due, le tre, le quattro. Quarrel si svegliт, stiracchiandosi. "Sento odore di terra, capitano," dichiarт a bassa voce. Poco dopo l'oscuritа davanti a loro si infittм e quell'ombra bassa sull'orizzonte lentamente si concretizzт. Una pallida luna si alzт alle loro spalle. Ora l'isola si delineava chiaramente, un paio di miglia piщ in lа, e si udiva il lontano fruscio della risacca. Si scambiarono ancora i posti. Quarrel ammainт la vela e presero i remi. Per un altro miglio almeno, pensт Bond, sarebbero rimasti invisibili tra le onde. Neppure il radar avrebbe potuto individuarli. Ma nell'ultimo tratto avrebbero dovuto darci dentro, e l'alba non sarebbe stata lontana. Ora anche lui sentiva l'odore della terra. Non era un odore particolare. Solo qualcosa di nuovo dopo tutte quelle ore di mare aperto. Riusciva a distinguere la bianca spuma delle onde, piщ forti ora, che si frangevano sulla riva. "Avanti, capitano!" lo incoraggiт Quarrel, e Bond, con il sudore che giа gli gocciolava dal mento, remт con piщ forza e piщ in fretta. Dio, che fatica! Il massiccio scafo che era andato cosм spedito sotto la spinta della vela ora pareva muoversi appena. Bond si sentiva le spalle indolenzite, brucianti. Le mani erano irrigidite attorno all'impugnatura del remo diventato di piombo. Pareva incredibile, ma si stavano avvicinando alla scogliera. Cominciarono a scorgere chiazze di sabbia sul fondale. Ora il fruscio del risucchio era diventato fragore. Costeggiarono la scogliera cercando un approdo. Scorsero lo scintillio dell'acqua che si spingeva all'interno. Il fiume! Dunque erano approdati proprio dove volevano. Le onde cessarono. Arrivarono a un tratto di acqua liscia e scura, dove la corrente accarezzava le rocce coralline appena sommerse. Dovettero combattere contro la forza di quell'acqua per giungere in un punto calmo. Quarrel diresse l'imbarcazione verso il riparo di un promontorio roccioso che interrompeva la spiaggia. Bond si domandava come mai la spiaggia non rilucesse, candida, sotto la pallida luna. Quando misero piede a terra, capм il perchй. La spiaggia era nera. La sabbia era morbida e deliziosa al tatto, ma doveva essere prodotta da rocce vulcaniche disgregatesi nel corso dei secoli. Si affrettarono. Quarrel prese dalla barca tre grosse canne di bambщ e le depose sulla spiaggia per farvi scivolare sopra la canoa tirandola in secco. Dopo ogni metro Bond andava a raccogliere il bambщ rimasto indietro per passarlo davanti. A poco a poco riuscirono a portare la canoa all'inizio della vegetazione di mangrovie. Quindi la mimetizzarono con alghe secche e pezzi di legno gettati sulla spiaggia dalla marea. Poi, con delle foglie di palma, Quarrel cancellт le impronte che avevano lasciato. Era ancora buio ma ben presto quel vago grigiore a oriente si sarebbe fatto color perla. Le cinque. Erano sfiniti. Scambiarono qualche parola poi Quarrel si allontanт tra le rocce del promontorio mentre Bond si trovava un piccolo affossamento nella sottile sabbia asciutta. Lм accanto vide alcuni paguri. Ne allontanт quanti potй, gettandoli tra le mangrovie, poi senza curarsi di altri animaletti attratti dal suo odore e dal suo calore, si sdraiт sulla sabbia appoggiando la testa alle braccia. Si addormentт di colpo. 8 La bella Venere Lentamente Bond si risvegliт. La sabbia gli ricordт dove si trovava. Diede un'occhiata all'orologio. Le dieci. Il sole che penetrava attraverso il fitto fogliame del cespuglio che lo riparava, era giа ardente. Un'ombra si mosse davanti a lui. Quarrel? Bond sollevт il capo per sbirciare attraverso l'erba che lo nascondeva alla vista della spiaggia. Si irrigidм. Il suo cuore mancт un colpo quindi prese a battere con forza tale che egli dovette tirare un profondo respiro per calmarsi. I suoi occhi erano ridotti a fessure. Davanti a lui, volgendogli le spalle, era una ragazza nuda. Meglio, non completamente nuda. Attorno ai fianchi portava un alto cinturone di cuoio con un fodero in cui era infilato un coltellaccio. Quel cinturone rendeva la sua nuditа ancor pi- eccitante. Era a non pi- di cinque metri da lui e osservava qualcosa che teneva in mano. Era nella classica posa rilassata del nudo: tutto il peso sulla gamba destra, il ginocchio sinistro leggermente piegato, la testa inclinata da una parte intenta a esaminare l'oggetto che aveva tra le dita. Aveva un corpo splendido. La pelle abbronzata, con la leggera lucentezza della seta selvaggia. La morbida curva della spina dorsale, particolarmente accentuata, rivelava muscoli pi- saldi della norma femminile. Le natiche erano sode e rotonde come quelle di un ragazzo. Le gambe dritte, meravigliose e la pianta del piede sinistro, leggermente sollevato, non aveva alcuna sfumatura rosata. Non era una ragazza di colore. I capelli erano biondo cenere, lunghi fino alle spalle, sciolti, e ricadevano sulla guancia in grosse ciocche bagnate. Teneva rialzata sulla fronte una maschera subacquea verde e la fascia di gomma le raccoglieva i capelli dietro il capo. Quella scena, la spiaggia deserta, il mare verdeazzurro, la ragazza nuda dai capelli biondi, ricordava qualcosa a Bond. Si sforzт di rammentare. Ma certo, la Venere del Botticelli vista da dietro. Come era capitata lм? Cosa stava facendo? Bond scrutт la spiaggia. Non era proprio nera, notт, ma di un marrone scuro. Sulla destra riuscм a scorgere la foce del fiume, a cinquecento metri circa. La spiaggia era deserta, vuota, se non per un gran numero di oggetti rosati sparsi qua e lа. Ce n'erano parecchi, dovevano essere conchiglie, pensт Bond, e spiccavano sulla sabbia bruna. Guardт a sinistra: a venti metri iniziavano le rocce del piccolo promontorio. Ecco, sulla sabbia si vedeva un solco lungo un paio di metri: una canoa era stata tirata a riva e nascosta tra le rocce. Doveva essere un'imbarcazione leggera altrimenti la ragazza non avrebbe potuto farcela da sola. Forse non era sola. Ma dalle rocce al mare si vedeva una sola serie di impronte, e un'altra risaliva dalla riva al punto in cui ora si trovava la ragazza. Viveva lа o anche lei era giunta quella notte dalla Giamaica? Una bell'impresa per una ragazza. Ma comunque, maledizione, che diavolo ci faceva, lа? Come in risposta la ragazza buttт sulla sabbia una dozzina di conchiglie. Erano di un rosa intenso e a Bond parvero le stesse che aveva visto sulla spiaggia. La ragazza osservт qualcosa che teneva nella sinistra e cominciт a fischiettare piano tra sй. C'era una nota di trionfo in quella melodia. Il motivo era Marion, un malinconico calipso ormai dimenticato ma diventato famoso anche fuori della Giamaica. Era sempre stato uno dei preferiti di Bond. La ragazza si interruppe per stiracchiare le braccia con un profondo sbadiglio. Bond sorrise tra sй. Si inumidм le labbra e intonт il refrain. Le mani della ragazza si abbassarono bruscamente incrociandosi sul petto. I muscoli del suo dorso si irrigidirono. Era tutta tesa ad ascoltare, il capo inclinato da una parte, tuttora nascosto dalle ciocche di capelli. Esitando riprese a fischiettare. Le note vibravano e si smorzavano. Appena Bond cominciт a farle eco, la ragazza si girт di scatto. Non nascose il suo corpo nel classico gesto del pudore. Una mano si abbassт ma l'altra, invece di coprire il petto, nascose il viso lasciando scoperti solo gli occhi dilatati dalla paura. "Chi и?" Le parole uscirono in un bisbiglio atterrito. Bond si alzт e uscм da dietro il cespuglio fermandosi sul bordo della vegetazione. Aprм le mani per mostrare che erano vuote e le sorrise allegramente. "Sono solo io. Un altro trasgressore. Non abbiate paura." La ragazza allontanт la mano dal viso portandola al coltello infilato nella cintura. Bond osservт quelle dita che si serravano intorno all'impugnatura. Poi alzт lo sguardo sul viso di lei. Ora si rese conto perchй istintivamente l'aveva nascosto. Era un viso molto bello: profondi occhi azzurri, molto grandi, sotto le ciglia schiarite dal sole, la bocca generosa e le labbra, quando avesse smesso di serrarle per la tensione, si sarebbero rivelate certamente carnose e morbide. Un viso serio, con una mascella decisa, il viso di una ragazza che sa difendersi. Ma una volta, riflettй Bond, non c'era riuscita: il naso era rotto, appiattito come quello di un pugile. Bond si sentм fremere al pensiero di ciт che doveva essere accaduto a quella splendida ragazza. Non c'era da meravigliarsi che si vergognasse di questo anzichй del suo meraviglioso petto, saldo e pieno, completamente rivelato al suo sguardo. Gli occhi della ragazza lo esaminarono, fieri. "Chi siete? Cosa fate qui?" Aveva un leggerissimo accento giamaicano. La voce era decisa, abituata a farsi ubbidire. "Sono inglese. Mi occupo degli uccelli di quest'isola." "Oh," il tono era dubbioso. La mano stringeva ancora il coltello. "Da quanto tempo mi guardavate? Come siete arrivato qui?" "Da dieci minuti, ma non risponderт pia nessuna domanda finchй non mi avrete detto chi siete voi." "Sono una persona qualsiasi. Vengo dalla Giamaica. Raccolgo conchiglie." "Io sono arrivato qui in canoa. E voi?" "Anch'io. Dov'и la vostra canoa?" "C'и un amico con me. L'abbiamo nascosta tra le mangrovie." "Non ci sono tracce di canoa sulla sabbia." "Siamo tipi prudenti. Le abbiamo cancellate. Cosa che voi non avete fatto." Bond accennт alle rocce. "Dovreste stare pi- attenta. Avete usato una vela? Fino agli scogli?" "Naturale. Perchй no? Faccio sempre cosм." "Allora quelli devono sapere che siete qui. Hanno un radar." "Non mi hanno mai beccata, finora." La ragazza ritirт la mano dal coltello, si tolse la maschera subacquea e la fece ondeggiare tenendola per la cinghietta. "Come vi chiamate?" chiese in tono meno aggressivo. "Bond. James Bond. E voi?" La ragazza riflettй un istante. "Rider." "Rider e poi?" "Honeychile." Bond sorrise. "Cosa c'и di divertente?" "Nulla. Honeychile Rider. E' un bel nome." Lei si ammansм. "Di solito mi chiamano Honey." "Bene, felice di conoscervi." Quella frase formale parve rammentarle le sue condizioni. Arrossм. "Devo andare a vestirmi," mormorт un poco incerta. Abbassт lo sguardo sulle conchiglie sparse a terra ai suoi piedi. Era chiaro che desiderava raccoglierle. Forse si rendeva conto che qualsiasi movimento sarebbe stato pi- rivelatore della sua posa attuale. "Non toccate questa roba mentre sono via," ordinт bruscamente. Bond sorrise. "Non preoccupatevi. Farт la guardia." La ragazza gli lanciт un'occhiata dubbiosa poi si volse e risalм rigidamente le rocce sparendo dietro di esse. Bond fece qualche passo sulla sabbia e si chinт a raccogliere una conchiglia. Era ancora viva, le due valve ancora ben serrate. Gli pareva una conchiglia qualsiasi, con profonde scanalature, di un color malva. La rimise accuratamente insieme alle altre. Rimase a fissare le conchiglie, perplesso. Davvero quella ragazza le raccoglieva? Pareva proprio di sм. Ma correva un bel rischio per venire a prenderle: quel viaggio da sola, in canoa, e poi il ritorno. E pareva sapesse che quel posto era pericoloso. "Non mi hanno mai beccata, finora." Che ragazza straordinaria. I suoi sensi si risvegliarono al pensiero di lei. Come gli era accaduto altre volte con persone che avevano qualche deformitа fisica, si era quasi dimenticato del naso rotto della ragazza, cancellato dal ricordo degli occhi, della bocca e di quel corpo incredibile. L'atteggiamento imperioso, la sua aggressivitа erano eccitanti. E come era stata pronta a impugnare il coltello per difendersi! Come una belva che si vede minacciati i cuccioli. Dove abitava? Chi erano i suoi genitori? C'era in lei qualcosa di abbandonato, come un cucciolo che nessuno voglia accarezzare. Chi era? Bond sentм i passi di lei sulla sabbia. Si volse a guardarla. Era vestita quasi di stracci: una camicia sbiadita, marrone, con le maniche strappate, e una gonna di cotone che le arrivava giusto al ginocchio, stretta in vita dal cinturone di cuoio con attaccato il fodero del coltello. Sulla spalla aveva appeso uno zaino di tela. Pareva che si fosse mascherata da Selvaggio Venerdм. Gli si accostт e subito si chinт per raccogliere le conchiglie e metterle nello zaino. "Sono rare?" domandт Bond. La ragazza alzт lo sguardo su di lui, scrutandolo in viso. "Promettete di non dirlo a nessuno? Lo giurate?" "Prometto," dichiarт Bond. "Va bene, allora, sм, sono rare. Rarissime. Per un esemplare perfetto danno anche cinque dollari, a Miami. E' il mio lavoro. Si chiamano Venus elegans." I suoi occhi brillarono eccitati. "Questa mattina ho trovato quel che cercavo. Un banco intero," accennт al mare. "Ma voi non riuscirete a trovarlo," aggiunse con improvvisa prudenza. "E' molto profondo e nascosto. Non credo che riuscireste a scendere fin laggi-. E comunque," concluse soddisfatta, "oggi farт piazza pulita. E voi trovereste solo esemplari senza valore." Bond rise. "Prometto che non ve le ruberт. Comunque io non me ne intendo affatto di conchiglie. Giuro!" La ragazza aveva finito. Si alzт. "Cos'и la storia degli uccelli? Di che razza sono? Sono preziosi? Neanch'io parlerт, se me lo dite. Io raccolgo solo conchiglie." "Si chiamano Spatola Rosata," spiegт Bond. "Una specie di cicogna rosa con il becco piatto. Ne avete mai visti?" "Oh, quelli," rispose la ragazza in tono sprezzante. "Qui prima ce n'erano migliaia. Ma ora non ne troverete molti. Li hanno fatti fuggire." Sedette sulla sabbia abbracciandosi le ginocchia, fiera delle sue cognizioni superiori e sicura ormai di non aver nulla da temere da quell'uomo. Bond sedette a un metro da lei. Si stese sulla sabbia e si volse a guardarla, appoggiandosi a un gomito. Voleva mantenere quell'atmosfera da picnic e cercar di sapere qualcosa di pi- su quella curiosa, bellissima ragazza. "Oh, davvero?" commentт. "Com'и successo? Chi и stato?" Lei alzт le spalle con impazienza. "La gente che vive qui. Non so chi siano. C'и un cinese, e a lui non piacciono gli uccelli. Possiede un drago. Il drago ha bruciato i loro nidi. Prima c'erano due uomini che vivevano con quelle bestie, e facevano la guardia. Poi anche loro sono scappati per la paura, o li hanno uccisi o qualcosa del genere." Pareva che la cosa fosse perfettamente normale per lei. Esponeva quei fatti con indifferenza, fissando il mare. "Ma questo drago," insistй Bond, "che drago и? L'avete mai visto?" "Sм, una volta." Strinse gli occhi e fece una smorfia come se stesse inghiottendo una medicina amara. Guardт dritto in faccia Bond come per comunicargli meglio le sue sensazioni. "E' circa un anno che vengo qui, a cercare conchiglie. Ho scoperto queste," accennт alla spiaggia, "solo un mese fa, pio meno. L'ultima volta che sono venuta. Ma prima ne avevo trovate molte altre, preziose. Poco prima di Natale ho pensato di esplorare il fiume, e l'ho risalito tutto, fino a dove c'era il campo dei due guardiani. Era tutto distrutto. Era tardi e ho deciso di trascorrere la notte lа. Verso la mezzanotte mi sono svegliata. Il drago era a poche decine di metri da me. Aveva due grandi occhi infuocati e un lungo muso, con delle specie di ali corte e una coda a punta. Tutto nero e oro." Si accigliт vedendo l'espressione sul viso di Bond. "C'era la luna piena e potevo vederlo bene. Mi и passato accanto, ed emetteva una specie di ruggito. Si и diretto alla palude. Si и trovato davanti delle mangrovie molto fitte, e quello c'и passato sopra, semplicemente. Uno stormo di uccelli si и alzato davanti a lui e improvvisamente dalla sua bocca и uscita una gran fiammata che ne ha bruciati molti e anche tutti gli alberi su cui si erano posati. Era orribile. La cosa pi- orribile che abbia mai visto." La ragazza si girт sul fianco e scrutт il viso di Bond. Si raddrizzт a sedere fissando il mare con espressione ostinata. "Non mi credete, vero?" disse in tono irato e teso. "Voi siete uno di cittа. Non credete a niente. Uff!" alzт le spalle, sdegnata. "Honey," cercт di ammansirla Bond, "il fatto и che al mondo i draghi non esistono. Voi avete visto qualcosa che assomigliava molto a un drago. Mi sto solo chiedendo cosa poteva essere." "Come fate a sapere che i draghi non esistono?" Ora l'aveva fatta arrabbiare sul serio. "Non vive nessuno su questa parte dell'isola. Un drago avrebbe potuto benissimo sopravvivere, quaggi-. Comunque, cosa credete di saperne degli animali, voi? Fin da bambina io ho vissuto tra i serpenti e altre bestie. Da sola. Avete mai visto una mantide religiosa divorare il maschio dopo l'accoppiamento? Avete mai visto le danze delle manguste? O il ballo del polipo? E sapete quanto и lunga la lingua del colibrм? Avete mai avuto per casa un serpente che portava un campanellino al collo e lo faceva suonare per svegliarvi? Avete mai visto uno scorpione impazzire per un colpo di sole e uccidersi con il suo stesso pungiglione? Avete mai visto i tappeti di fiori che si aprono, sul fondo del mare, la notte? Lo sapete che il condor puт sentire l'odore di una lucertola morta a un miglio di distanza?" La ragazza si interruppe, senza fiato. Poi aggiunse: "Oh, voi siete uno di cittа, come tutti gli altri." "Honey, state a sentire," disse Bond. "Voi sapete tutte queste cose e non и colpa mia se vivo in cittа. Mi piacerebbe sapere anche tutte le cose che sapete voi. Ma la mia vita и stata diversa. Conosco invece altre cose, come..." Bond frugт nella memoria ma non trovт nulla che potesse essere altrettanto interessante e concluse debolmente: "Come, per esempio, che quel cinese si interesserа molto pi- delle altre volte alla vostra presenza qui, ora. Questa volta cercherа di impedirvi di andarvene." Fece una pausa e aggiunse: "E anche a me, quanto a questo." Lei si volse a guardarlo, interessata. "Oh. E perchй? Ma non ha importanza, in fondo. Basta nascondersi durante il giorno e ripartire la notte. Una volta mi ha lanciato dietro dei cani, e un'altra perfino un aereo. E non и ancora riuscito a prendermi." Esaminт Bond con nuovo interesse. "Siete voi quello che vuole beccare?" "Be', sм," ammise Bond. "Temo di sм. Vedete, noi abbiamo ammainato la vela a un paio di miglia dalla riva in modo che il suo radar non potesse individuarci. Ma credo che quel cinese si aspetti una mia visita. La vostra vela sarа stata certamente avvistata e scommetterei qualsiasi cosa che и convinto si tratti della mia canoa. Meglio che vada a svegliare il mio amico e poi ne discuteremo. Vi sarа simpatico. E' uno delle Cayman, si chiama Quarrel." "Be', mi spiace..." La ragazza non terminт la frase. Per una persona cosм sulla difensiva non era facile fare delle scuse. "Ma dopotutto non potevo saperlo, vi pare?" Bond le sorrise. "Naturale che non potevate," la rassicurт Bond. "E' solo una sfortuna... anche per voi. Non credo che gliene importi molto di una ragazza, sola, che viene a raccogliere conchiglie. State pur certa che hanno esaminato ben bene le vostre impronte e che hanno trovato indizi come questi," accennт alle conchiglie disseminate sulla spiaggia. "Ma temo che nei miei confronti la penserа diversamente. Farа di tutto per darmi la caccia con tutti i mezzi che ha a disposizione. Ho solo paura che riesca a prendere anche voi; comunque," concluse rivolgendole un sorriso d'incoraggiamento, "sentiremo cosa dice Quarrel. Rimanete qui." Bond si alzт. Girт attorno al promontorio, guardandosi attorno. Quarrel si era nascosto bene. Bond ci mise cinque minuti a trovarlo. Era sdraiato in una depressione erbosa tra due grossi massi, seminascosto da un'asse di legno. Era ancora profondamente addormentato, la testa appoggiata sul braccio. Bond fischiт piano e sorrise vedendo gli occhi di Quarrel spalancarsi immediatamente come quelli di un animale. Alla vista di Bond si alzт con aria quasi colpevole e si sfregт le mani sul volto come per lavarselo. "Buon giorno, capitano," disse. "Dormivo sodo. Sognavo quella cinesina." Bond sorrise. "Io ho trovato qualcosa di diverso", e gli raccontт di Honeychile Rider, delle conchiglie e del guaio in cui si trovavano. "E ora sono le undici," aggiunse infine, "e dobbiamo fare un nuovo piano." Quarrel si grattт in testa guardando Bond di sottecchi. "Pensate di piantare in asso questa ragazza?" domandт speranzoso. "In fondo non ha niente a che fare con noi..." Si interruppe di colpo. Girт il capo, puntando come un cane da caccia, e alzт la mano per intimargli il silenzio, ponendosi in ascolto. Bond trattenne il fiato. In lontananza, verso est, si sentiva un leggero ronzio. Quarrel balzт in piedi. "Presto, capitano," esclamт. "Stanno arrivando." 9 Il cerchio si stringe Dieci minuti dopo l'insenatura era deserta e immacolata. Piccole onde si infrangevano sulla sabbia bruna; il mucchietto di conchiglie scartate da Honey era sparito e non c'era pi- traccia di impronte. La canoa della ragazza era stata spinta pi- addentro, tra le rocce e coperta di alghe e relitti portati dal mare. Quarrel era tornato al promontorio. Bond e la ragazza erano stesi a un metro l'uno dall'altra sotto il cespuglio che aveva riparato il sonno di Bond, e, in silenzio, fissavano il promontorio da cui sarebbe spuntato il battello. L'imbarcazione doveva essere a cinquecento metri circa. Dal lento pulsare dei due diesel Bond capiva che stavano esplorando ogni angolo della costa in cerca di loro. Dal rumore lo si sarebbe detto un grosso battello. Uno yacht, forse. E chi c'era a bordo? Chi dirigeva l'imbarcazione? Il dottor No? Improbabile. Non si sarebbe disturbato per un lavoretto del genere. Da ovest giunse uno stormo di cormorani, bassi sul mare. Bond li seguм con lo sguardo. Erano i primi che vedesse della colonia di uccelli da guano, all'altro capo dell'isola. Secondo Pleydell-Smith, dovevano annunciare la presenza di un banco argenteo di acciughe scintillante in prossimitа della superficie. Ed effettivamente cominciarono a gettarsi in picchiata, sbattendo sull'acqua come proiettili. Contemporaneamente da ovest apparve un nuovo stormo di cormorani, e poi un altro e un altro ancora, una fiumana. Oscurarono il cielo per qualche minuto, poi si posarono sull'acqua per vaste distese, strillando e azzuffandosi e immergendo il capo per gettarsi famelici sul banco compatto di acciughe. Bond si sentм toccare dal gomito della ragazza. "Eccoli, i polli del cinese," mormorт Honey. Bond osservт il bel viso tranquillo. Pareva non preoccuparsi affatto di quelli che venivano a cercarli. Per lei era il solito giuoco a nascondino che aveva giа fatto altre volte. Bond sperava non dovesse avere brutte sorprese. Il rombo dei diesel si faceva pi- forte. Il battello doveva essere proprio dietro il promontorio. Bond fissт lo sguardo su quelle rocce. Apparve una bianca prua. Poi un ponte, lucido e deserto, lungo una decina di metri, una bassa cabina con una sirena e un'antenna radio, la sagoma di un uomo al timone, e infine la lunga poppa piatta e uno stendardo rosso. Era un mas trasformato, un surplus della marina britannica? Lo sguardo di Bond andт ai due uomini a poppa. Erano negri, dalla pelle chiara. Indossavano pantaloni e camicie color kaki, alti cinturoni e berretti di paglia dalla visiera molto lunga. Uno teneva in mano un megafono, l'altro era addetto a una mitragliatrice montata su un treppiedi. Il primo lasciт cadere il megafono assicurato a una cinghia attorno al collo. Prese un binocolo e cominciт a esaminare la costa metro per metro. Le sue parole giungevano a Bond in un mormorio mescolato al ronzio dei motori. Le lenti del binocolo cominciarono a scrutare il promontorio, poi la spiaggia. Indugiarono tra le rocce, passarono oltre. Ora tornavano indietro. Il mormorio dell'uomo si fece pi- forte. Il binocolo venne teso all'uomo della mitragliatrice che diede una rapida occhiata e lo restituм al compagno che gridт qualcosa al timoniere. Il battello si fermт e tornт indietro. Ora si trovava esattamente di fronte a Bond e alla ragazza. L'uomo scrutт nuovamente con il binocolo le rocce tra cui era nascosta la canoa di Honey. Ancora una volta quelle voci eccitate giunsero fino a loro. E ancora una volta il binocolo venne passato all'uomo della mitragliatrice che dopo aver guardato annuм con sicurezza. Ci siamo, pensт Bond. Questi tipi sanno il fatto loro. Vide che caricavano la mitragliatrice. Fra il rombo dei motori gli giunse un duplice clik. L'osservatore si portт il megafono alla bocca e la sua voce echeggiт nella baia. "Avanti, gente! Uscite e non vi faremo niente!" La voce aveva una pronunzia accurata, con un leggero accento americano. "Avanti," tuonт la voce, "sbrigatevi! Abbiamo visto dove siete approdati. Abbiamo individuato la barca nascosta sotto i rami. Non siamo stupidi e non scherziamo. Coraggio. Venite fuori con le mani in alto. Non vi accadrа nulla." Silenzio. Le onde si infrangevano dolcemente sulla spiaggia. Bond sentiva il respiro della ragazza. Le strida dei cormorani giungevano loro attutite dalla lontananza. Lentamente Bond allungт un braccio verso la ragazza e la tirт per la manica. "Accostati," bisbigliт, "offriremo un bersaglio ridotto." Sentм il calore di lei contro il proprio corpo. La guancia di Honey gli sfiorт il braccio. "Cerca di affondarti nella sabbia," sussurrт. "Ogni centimetro puт essere prezioso." Cominciт a muoversi con cautela per infossarsi maggiormente nella depressione in cui si erano rifugiati. Sentм che la ragazza faceva altrettanto. Sbirciт oltre il cespuglio. Ormai i suoi occhi erano appena al livello della spiaggia. L'uomo alzт nuovamente il megafono. La voce rimbombт: "D'accordo, gente! Solo per dimostrarvi che quest'affare non ha funzione decorativa." Fece un cenno. L'uomo alla mitragliatrice puntт l'arma verso la cima delle mangrovie dietro la spiaggia. Echeggiт quel crepitio che Bond ricordava di avere sentito l'ultima volta dalle linee tedesche, nelle Ardenne. Poi di nuovo silenzio. In lontananza Bond vide lo stormo nero dei cormorani alzarsi nell'aria e cominciare a tracciare dei cerchi. Riportт lo sguardo al battello. L'uomo alla mitragliatrice stava passando la mano sulla canna per sentire se si era riscaldata. I due scambiarono qualche parola, poi quello con il megafono riprese. "Come volete. Siete stati avvertiti. Ora vi serviamo." Bond vide la bocca della mitragliatrice che si muoveva abbassandosi. Avrebbero cominciato dalla canoa tra le rocce. "Honey," bisbigliт, "coraggio. Tieniti bassa. Non durerа molto." Sentм la mano di lei stringergli il braccio. Povera piccola, pensт, и in questo guaio per colpa mia. Si piegт verso destra per proteggerle il capo e affondт il viso nella sabbia. Questa volta la raffica fu spaventosa. I proiettili si abbattevano fischiando contro il promontorio, frammenti di roccia schizzarono sulla spiaggia sibilando. E dietro tutto questo si udiva il martellare incessante del percussore. Ci fu una pausa. Altro caricatore, pensт Bond. Ora tocca a noi. Sentм la ragazza afferrarsi a lui. Il corpo di lei tremava contro il suo fianco. Bond allungт un braccio per stringerla a sй. Poi ricominciт il crepitio della mitragliatrice. Le pallottole sibilarono verso la spiaggia. Una serie di colpi sordi ravvicinati. Il cespuglio sopra di loro stava disintegrandosi. Rami e foglie piovevano sui due, coprendoli. Dall'aria pi- fresca Bond capм che si trovavano allo scoperto. Erano sufficientemente nascosti dai frammenti del cespuglio? I proiettili si spostarono lungo la costa. Dopo un minuto il fragore cessт. La ragazza gemette debolmente. Bond la strinse di pi-. Il megafono riprese a rumoreggiare. "Dunque, gente, se ancora vi restano le orecchie: torneremo presto a raccogliere quel che resta di voi. E porteremo i cani. Per ora, arrivederci." Il pulsare dei diesel accelerт e Bond vide il battello allontanarsi verso ovest. Dopo pochi minuti non si udiva pi- nulla. Cautamente Bond alzт il capo. L'insenatura era tranquilla, la spiaggia intatta. Tutto era come prima, eccettuato l'odore acre della cordite e quello aspro della roccia frantumata. Bond aiutт la ragazza ad alzarsi. Aveva il viso rigato di lacrime, lo fissava sbigottita. "E' stato terribile. Perchй l'hanno fatto? Avrebbero potuto ucciderci." Questa ragazza ha sempre dovuto difendersi da sola, pensт Bond, ma solo contro la natura. Conosce il mondo degli animali, degli insetti e dei pesci, e in quello lei и la pi- forte. Ma non conosce quel mondo pi- grande in cui si combatte per il potere e per il denaro. "Va tutto bene, Honey," le rispose. "Sono solo degli uomini cattivi che hanno paura di noi. Riusciremo a metterli a posto." Le passт un braccio attorno alle spalle. "E tu sei stata meravigliosa. Coraggiosissima. Ora vieni, andiamo a cercare Quarrel e a decidere sul da farsi. E poi и ora che mangiamo qualcosa. Cosa mangi tu di solito quando vieni qui?" Cominciarono a risalire la spiaggia verso il promontorio. Dopo un minuto la ragazza, con voce controllata, rispose: "Oh, c'и un mucchio di roba da mangiare. Ricci di mare, soprattutto. E banane. Ma prima di venire qui io mangio e dormo per due giorni. Non ho bisogno di nulla." Bond la strinse maggiormente a sй ma lasciт ricadere il braccio quando apparve Quarrel che stava scendendo dalle rocce. Si fermт, guardando verso il basso. I due lo raggiunsero. La canoa della ragazza era stata quasi tagliata in due dai proiettili. Honey emise un grido di desolazione: "La mia barca! Come farт a tornare indietro?" "Non preoccupatevi, signorina." Quarrel era pi- sensibile di Bond alla perdita della canoa, e si rendeva conto che quella poteva essere la cosa pi- preziosa che la ragazza possedesse. "Il capitano ve ne procurerа un'altra. E poi potrete tornare con noi. Abbiamo una bella canoa, lа tra le mangrovie. E' intatta, sono giа andato ad accertarmi." Quarrel guardт Bond. Ora la sua espressione era preoccupata. "Capitano, capite cosa volevo dire a proposito di questa gente. Fanno sul serio. E poi i cani. Doberman, mi pare che si chiamino. Mi hanno detto che ce n'и una ventina e anche pi-. Meglio che organizziamo un piano in fretta." "Bene, Quarrel. Ma prima dobbiamo mangiare qualcosa. Mi venga un accidente se riusciranno a farmi scappar via da quest'isola prima che abbia dato un'occhiata in giro. Honey verrа con noi." Si rivolse alla ragazza. "Sei d'accordo, Honey? Con noi sarai al sicuro. Poi torneremo a casa insieme." La ragazza lo guardт dubbiosa. "Mi pare che non ci siano alternative. Cioи, mi piacerebbe molto venire con voi, se non do fastidio. Davvero non voglio mangiare niente. Ma poi mi porterete a casa il pi- presto possibile? Non voglio pi- vedere quella gente. Quanto vi fermerete a osservare gli uccelli?" "Non molto," rispose Bond evasivamente. "Devo prima scoprire cosa и accaduto e perchй. Poi ce ne andremo." Guardт l'orologio. "E' mezzogiorno. Tu aspetta qui. Fa' un bagno o quel che vuoi. Non camminare molto per non lasciare impronte. Andiamo, Quarrel, meglio che andiamo a nascondere la barca." Quando ebbero finito era l'una. Bond e Quarrel riempirono la canoa di pietre e sabbia facendola affondare in uno stagno tra le mangrovie. Poi cancellarono le loro impronte. I proiettili avevano fatto una tale strage nella vegetazione alle spalle della spiaggia che si poteva camminare quasi esclusivamente su foglie e rametti spezzati. Divorarono le loro razioni; quindi, dopo avere superato gli scogli, si diressero alla foce del fiume, a trecento metri circa. Faceva molto caldo. Da nordest soffiava un vento secco e ardente. Quarrel disse che per tutto l'anno spirava quel vento, che era di vitale importanza per seccare il guano. Il riverbero del mare e delle lucide foglie di mangrovia era accecante. Bond era felice di avere giа abituato la propria pelle al sole. Alla foce c'era un banco sabbioso e poi una profonda pozza di acqua stagnante. Per attraversarla dovevano o bagnarsi gli abiti o spogliarsi. Bond si rivolse alla ragazza. "Honey, non possiamo fare troppo i pudichi in questa faccenda. Noi ci terremo le camicie per ripararci dal sole. Tu tieni addosso quel che credi e cammina dietro di noi." Senza aspettare una risposta, i due si tolsero i pantaloni. Quarrel li ripiegт ficcandoli nello zaino in cui tenevano le provviste e la rivoltella di Bond. Poi entrarono in acqua. In testa Quarrel, poi Bond, e ultima Honey. L'acqua arrivava alla cintola di Bond. Un grande pesce argenteo guizzт fuori dall'acqua, ricadendo con uno spruzzo. Altri pesci saettarono via increspando la superficie. La pozza si restringeva in uno stretto canale sopra il quale le mangrovie si intrecciavano. Per un po' risalirono quella specie di galleria, poi il fiume si allargт, diventando un corso d'acqua profondo e pigro che serpeggiava tra le gigantesche mangrovie. Il fondo era melmoso. A ogni passo i loro piedi affondavano nel fango per parecchi centimetri. Pesciolini o gamberi si insinuavano e sfuggivano fra i loro piedi. Ogni tanto dovevano fermarsi per liberarsi delle sanguisughe prima che riuscissero ad attaccarsi. Ma per il resto la marcia era facile e tranquilla, l'ombra dei cespugli era fresca e, almeno per Bond, l'essere al riparo dal sole era una vera benedizione del cielo. Ben presto, man mano che si allontanavano dal mare, l'acqua cominciт ad avere quel tipico odore di uova marce, di idrogeno solforoso delle paludi. Zanzare e moscerini cominciarono a molestarli, manifestando una certa preferenza per Bond. Quarrel gli consigliт di bagnarsi nell'acqua. "Gli piace la carne salata," spiegт allegramente. Bond ubbidм e la situazione migliorт, e dopo un po' riuscм anche ad abituarsi a quell'odore sgradevole. Le mangrovie si diradarono e il fiume si allargт lentamente. L'acqua si faceva pi- bassa e il fondale pi- solido. Poco dopo superarono una curva e si trovarono allo scoperto. "Meglio stare attenti, ora," commentт Honey. "Ora и pi- facile che ci scorgano. Il fiume va avanti cosм per un miglio, poi si restringe fino al lago, e lа c'и una cava di sabbia, dove vivevano i guardiani degli uccelli." Si fermarono all'ombra delle mangrovie guardando il fiume che si snodava lentamente verso il cuore dell'isola. Le sponde, bordate di bassi canneti, avrebbero offerto scarso riparo. Sull'argine occidentale il terreno saliva, prima lentamente poi ripido, verso la collina di guano. Ai piedi dell'altura c'era un gruppo di casette prefabbricate. Lungo il fianco del monte, fino alle case, scendeva una linea argentea, a zig zag: un binario per i carrelli che trasportavano il guano fino al frantoio e al separatore, immaginт Bond. La cima dell'altura era bianca, come se fosse coperta di neve. Bond poteva scorgere i cormorani, neri sullo sfondo bianco. Si posavano e ripartivano come api in un alveare. Quello, dunque, era il regno del dottor No. Mai visto un posto pi- desolato, pensт Bond. Scrutт il terreno tra il fiume e la collina. Sicuramente doveva esserci una strada o un sentiero che dalla collina portava al lago e alle paludi. Altrimenti sarebbe stato un brutto affare attraversare l'isola. Bond notт che tutta la vegetazione era inclinata verso ovest. Si immaginт la vita sull'isola, con quel vento ardente che l'investiva per tutto l'anno, con l'odore della palude e del guano. Nessuna colonia penale poteva essere peggio di cosм. Bond guardт verso est. Lа le mangrovie della palude parevano pi- ospitali. Si stendevano in un compatto tappeto verde fino a perdere i loro contorni nella bruma sull'orizzonte. Sopra di loro, una fitta massa di uccelli si alzava a volo, si posava e di nuovo si alzava. Il vento sferzante portava i loro schiamazzi. La voce di Quarrel interruppe le riflessioni di Bond. "Stanno arrivando, capitano." Bond seguм lo sguardo di Quarrel. Un grosso camion stava allontanandosi dalle case, sollevando un fitto polverone. Bond continuт a fissarlo per una decina di minuti finchй scomparve tra le mangrovie alla sorgente del fiume. Tese l'orecchio. Il vento gli portт l'abbaiare dei cani. "Scenderanno lungo il fiume, capitano," esclamт Quarrel. "Sanno che possiamo spostarci solo seguendo il corso del fiume, ammesso che non siamo morti. Sicuramente scenderanno lungo il fiume fino alla spiaggia a cercarci. Poi probabilmente arriverа il battello a riprendere uomini e cani. Almeno questo и quel che farei io al loro posto." "E' quel che fanno quando cercano me," confermт Honey. "Basta tagliare un pezzo di bamb- e quando quelli arrivano vicino si va sott'acqua e si respira attraverso la canna finchй se ne sono andati." Bond sorrise a Quarrel. "Be', vai a prendere del bamb-, io intanto cerco un nascondiglio tra le mangrovie." Quarrel assentм dubbioso e si avviт controcorrente verso i canneti. Bond rientrт sotto la galleria di mangrovie, avendo cura di non guardare la ragazza. Spazientita, Honey sbottт: "Non c'и bisogno di tutta questa scena per non guardarmi. E' idiota badare a cose del genere in situazioni come questa. L'hai detto anche tu." Bond si volse a guardarla. La sua camicia a brandelli arrivava al pelo dell'acqua. Sotto si intravvedevano le gambe bianche. Lei sorrideva. Il naso rotto, che aveva qualcosa di animalesco, si intonava alle mangrovie. Bond le rivolse una lenta occhiata. Lei comprese. Insieme discesero la corrente. Bond trovт quel che cercava: un anfratto, tra la muraglia di mangrovie, che pareva addentrarsi in profonditа. "Bada a non spezzare i rami." Si curvт un poco e si infilт tra le piante. Quella nicchia era lunga una decina di metri. Il fango sotto i loro piedi si faceva pi- profondo e molle. Poi c'era una solida parete di radici e non si poteva andar oltre. Bond si fermт e la ragazza gli andт vicino. "E' proprio un giocare a nascondersi," mormorт con voce tremula. "Giа, vero?" Bond stava pensando alla sua rivoltella. Si chiedeva se avrebbe ancora sparato dopo essere stata a mollo nel fiume, e quanti cani e quanti uomini avrebbe potuto colpire, nel caso che li avessero scoperti. Sentм un'ondata di ansietа. Brutto affare, imbattersi in quella ragazza. In battaglia, lo si voglia o no, una ragazza и un po' un alter ego. E il nemico ha due bersagli. Bond si ricordт di avere sete. Prese un sorso d'acqua, era salata e terrosa. Non importava. Ne bevve ancora. La ragazza allungт una mano per fermarlo. "Non berne troppa. Pulisciti la bocca e sputa. Potrebbe venirti la febbre." Bond la guardт, in silenzio, e ubbidм. Sentirono il fischio di Quarrel. Bond rispose e uscм con Honey dall'anfratto per poi risalire la galleria di mangrovie. Quarrel stava buttando dell'acqua sulle foglie, dove i loro corpi potevano averle toccate. "Per togliere il nostro odore," spiegт brevemente. Mostrт un piccolo fascio di canne di bamb- e cominciт a tagliarle. Bond controllт rivoltella e pallottole. Rimasero tutti immobili nell'acqua in modo da non sollevare altro fango. La luce del sole filtrava attraverso il fitto fogliame. I granchiolini pizzicavano leggermente i loro piedi. La tensione aumentava in quel caldo silenzio d'attesa. Fu quasi un sollievo udire i latrati dei cani. 10 Le impronte del drago Gli inseguitori discendevano rapidamente il fiume. I due uomini in calzoncini da bagno e lunghi stivaloni di gomma facevano fatica a mantenere il passo dei cani. Erano due massicci negri cinesi che a tracolla, sul petto nudo, lucido di sudore, portavano la cinghia dei fucili. Ogni tanto si scambiavano grida, bestemmie, soprattutto bestemmie. Davanti a loro i doberman nuotavano e si agitavano nell'acqua, abbaiando eccitati. Avevano trovato una pista e la seguivano, nervosissimi, le orecchie dritte sulle lisce teste allungate. "Magari и uno stramaledetto coccodrillo," gridт il primo, cercando di farsi sentire in tutto quel baccano. Teneva in mano una corta frusta che ogni tanto faceva schioccare in aria. L'altro gli si accostт. "Per me invece и quell'accidente di inglese. Scommetto che si и nascosto tra le mangrovie. Stiamo attenti che non ci faccia il saltafosso." L'uomo spostт il fucile e lo serrт sotto l'ascella tenendo la mano sul calcio. Stavano entrando nella galleria di mangrovie. Il primo uomo soffiт in un fischietto. Quando i cani lo raggiunsero fece schioccare la frusta. I cani si raggrupparono, uggiolando, mentre la lenta corrente li costringeva a disubbidire agli ordini. I due imbracciarono le armi e presero a seguire la corrente, tra i rami delle piante. Il primo giunse all'anfratto che Bond aveva scoperto. Afferrт un cane per il collare spingendolo nel breve canale. Il cane si precipitт avanti, nuotando. L'uomo esaminт attentamente le mangrovie sui due lati per controllare se ci fossero segni di passaggio. Uomo e cane giunsero alla piccola pozza in fondo al passaggio. L'uomo si guardт attorno disgustato. Afferrт nuovamente il cane per il collare e lo spinse verso l'uscita. Il cane non voleva lasciare quel posto. L'uomo fece schioccare il frustino. L'altro uomo era rimasto ad aspettare all'entrata del passaggio. Il primo ne uscм, scosse il capo e insieme proseguirono seguendo la corrente, mentre i cani, ora meno eccitati, li precedevano. A poco a poco il frastuono della battuta diminuм e cessт. Per altri cinque minuti nulla si mosse nella pozza circondata dalle mangrovie, poi in un angolo, tra le radici, una sottile canna di bamb- emerse lentamente dall'acqua, come un periscopio. Poi apparve il volto di Bond, i capelli incollati sulla fronte; nella destra, sott'acqua, stringeva giа la rivoltella. Rimase teso in ascolto. C'era un silenzio mortale, non il minimo suono. O forse sм? Cos'era quel leggero fruscio nell'acqua del corso principale? Forse qualcuno seguiva silenziosamente la scia degli inseguitori? Bond allungт le braccia per toccare gli altri due nascosti tra le radici ai margini della pozza. Mentre i visi affioravano si portт un dito alle labbra. Troppo tardi. Quarrel aveva tossito e sputato. Bond fece una smorfia accennando al fiume con espressione tesa. Rimasero tutti in ascolto. Il silenzio era assoluto. Poi quel leggero fruscio riprese. Chiunque fosse stava addentrandosi nel canale. I tre si immersero nuovamente. Sott'acqua, Bond si sdraiт col capo nella melma, si strinse le narici con la sinistra e serrт le labbra sul tubo. Sapeva che lo stagno era giа stato scandagliato. Aveva sentito i cani nuotare, e quella volta non erano stati scoperti. Se la sarebbero cavata anche questa volta? Ora le probabilitа a loro favore erano pi- scarse a causa del fango rimosso che intorbidava l'acqua. E se l'inseguitore avesse visto quella chiazza scura, avrebbe sparato o avrebbe usato un coltello? Come era armato? Bond decise di non correre rischi. Al primo movimento vicino a lui sarebbe scattato in piedi per far fuoco, sperando in bene. Rimase immobile con tutti i sensi vigili. Era terribile dover respirare in quel modo, e i granchiolini continuavano a pizzicare. Fortuna che non avevano ferite, perchй li avrebbero morsicati. Ma la ragazza aveva avuto una buona idea senza la quale i cani li avrebbero rintracciati senz'altro. Improvvisamente Bond si rattrappм. Uno stivale di gomma si era posato sulla sua gamba, scivolando via. Poteva averlo scambiato per una radice? Bond non poteva correre rischi. Si alzт di scatto, sputando il bamb-. Ebbe la rapidissima visione di un corpo massiccio quasi sopra di lui e del calcio di un fucile che veniva abbassato. Alzт il braccio sinistro a proteggersi il capo e sentм il colpo violento. Contemporaneamente la sua destra scattт avanti e quando la bocca della rivoltella toccт il petto dell'altro, tirт il grilletto. Il contraccolpo quasi gli spezzт il polso, ma l'altro crollт all'indietro come un albero abbattuto. Bond intravvide un largo squarcio nel fianco dell'uomo. Gli stivali di gomma ebbero un guizzo e la testa del negro cinese affiorт ancora una volta, gli occhi sbarrati, la bocca spalancata in un grido silenzioso. Poi scomparve nuovamente nell'acqua: in superficie rimasero solo una schiuma fangosa e una chiazza rossa che lentamente si allargava. Bond si riscosse e si girт. Quarrel e la ragazza erano in piedi alle sue spalle. Quarrel sogghignava ma la ragazza si era portata una mano alla bocca e i suoi occhi fissavano inorriditi l'acqua arrossata dal sangue. "Mi spiace, Honey," disse brevemente Bond. "Era necessario. Era proprio sopra di noi. Avanti, muoviamoci." L'afferrт bruscamente per un braccio trascinandola verso il fiume; si fermarono solo quando raggiunsero l'acqua aperta all'inizio della galleria di mangrovie. Il paesaggio era di nuovo deserto. Bond consultт l'orologio. Si era fermato sulle tre. Guardт il sole che si avvicinava all'occidente. Dovevano essere le quattro circa. Quanta strada ancora avrebbero dovuto fare? Si sentм improvvisamente stanco. Ormai era fatta. Anche se lo sparo non era stato udito, e doveva essere stato molto attutito dal corpo dell'uomo e dalle mangrovie, avrebbero notato la sua mancanza, quando gli altri si fossero riuniti alla foce del fiume, se l'ipotesi di Quarrel era esatta, per essere raccolti dal battello. Avrebbero risalito il fiume a cercare il compagno? Probabilmente no. Prima che fossero certi della sua scomparsa sarebbe scesa la sera. L'avrebbero cercato la mattina dopo. I cani ne avrebbero ritrovato ben presto il cadavere. E poi? La ragazza lo tirт per la manica. "Sarebbe ora che mi spiegassi cos'и tutta questa storia!" disse in tono irato. "Perchй cercate tutti di ammazzarvi? E chi sei tu? Non credo alla storia degli uccelli. Non ci si porta dietro una rivoltella quando si va a guardare degli uccelli." Bond fissт quegli occhi adirati. "Mi spiace, Honey. Ho paura che tu sia capitata in una brutta faccenda. Ti racconterт tutto questa sera quando arriveremo al campo. E' una vera sfortuna che ti sia trovata in questa storia. Non sono in rapporti molto amichevoli con questa gente. A quanto pare vogliono farmi fuori. Ora il mio solo desiderio и di riuscire tutti quanti ad allontanarci dall'isola senza che nessuno ci rimetta. Ormai ho giа raccolto elementi sufficienti e la prossima volta posso tornare entrando dalla porta principale." "Cosa vuoi dire? Sei un poliziotto? Stai cercando di mandare in galera quel cinese?" "Pio meno." Bond le sorrise. "Almeno tu ti trovi dalla parte dei buoni. E ora dimmi un po', и molto lontano il campo?" "Oh, a un'ora di marcia." "E' un buon nascondiglio? Ci possono scovare facilmente?" "Dovrebbero arrivare dal lago o su per il fiume. E' un posto sicuro, sempre che non ci facciano inseguire dal drago. Quello puт andare anche nell'acqua. L'ho visto io." "Oh, be'," commentт Bond diplomaticamente. "Speriamo almeno che gli faccia male la coda o qualcos'altro." La ragazza sbuffт. "Va bene, signor Sotutto," sbottт. "Aspetta e vedrai." Quarrel uscм dalle mangrovie tenendo in mano un fucile. "Non fa male avere un'altra arma, capitano," disse in tono di scusa. "A quanto pare potremmo averne bisogno." Bond lo prese. Era una carabina Remington dell'esercito americano. Indubbiamente quei tipi erano ben equipaggiati. La restituм. "Furbi quelli, capitano," commentт Quarrel. "Quel tale veniva dietro gli altri per beccarci quando ci fossimo mossi dopo che i cani erano passati. Un drittone, quel dottore." "Dev'essere in gamba," ammise Bond pensieroso. "Ora andiamo. Honey dice che ci vuole un'ora per arrivare al campo. Meglio tenerci sulla sinistra in modo da essere il pi- possibile riparati dalla collina. Per quel che ne sappiamo possono tenere i cannocchiali puntati sul fiume." Bond tese la rivoltella a Quarrel che la ficcт nello zaino fradicio. Ripresero la marcia, in testa Quarrel, e poi Bond e la ragazza affiancati. I bamb- e i cespugli dell'argine sinistro li riparavano un poco dal sole, ma ora erano investiti in pieno dal vento sferzante. Bond aveva gli occhi arrossati e il braccio colpito dal fucile gli faceva un male insopportabile. E non lo attirava la cena con pane inzuppato, formaggio e porco salato. Quanto avrebbero potuto dormire? La notte precedente non aveva riposato molto e per quella notte le cose non si prospettavano meglio. E la ragazza? Lei non aveva dormito affatto. Lui e Quarrel avrebbero dovuto fare la guardia. E l'indomani di nuovo in mezzo alle mangrovie in una lunga marcia faticosa verso la canoa. E poi navigare per tutta la notte seguente. Che programma! Bond si trascinava avanti, pensando alle "vacanze al sole" immaginate da M. Avrebbe dato chi sa quanto perchй M fosse lа a godersele con lui in quel momento. Il fiume si faceva sempre pi- stretto fino a ridursi a un ruscello tra i canneti. Poi si allargт in un piatto estuario paludoso dietro cui il lago si stendeva fino all'altro lato dell'isola. Oltre ancora si scorgeva il luccichio di una pista d'atterraggio e il riverbero del sole su un hangar. La ragazza disse di piegare a est e lentamente si aprirono un varco tra la vegetazione. Improvvisamente Quarrel si arrestт, fissando il terreno paludoso davanti a sй. Nel fango si vedevano due profondi solchi paralleli tra i quali un terzo meno accentuato: erano le tracce di qualcosa che, dalle colline, aveva attraversato la palude dirigendosi al lago. "E' qui che и passato il drago," disse la ragazza con indifferenza. Quarrel la guardт a occhi sbarrati. Bond seguм lentamente le tracce. I solchi esterni erano abbastanza regolari con una leggera dentellatura. Avrebbero potuto essere stati lasciati da ruote, ma erano larghissimi, almeno sessanta centimetri. Il solco centrale aveva la stessa forma ma era largo solo una decina di centimetri, pio meno come un pneumatico di automobile. Non si vedevano tracce di battistrada e parevano abbastanza recenti. Continuavano diritte e i cespugli che avevano ostacolato quella avanzata apparivano schiacciati come se ci fosse passato sopra un carro armato. Bond non riusciva a capire che razza di veicolo, se si trattava di un veicolo, potesse avere lasciato tracce del genere. Quando la ragazza lo toccт con il gomito e gli sussurrт: "Te l'avevo ben detto", potй solo rispondere pensieroso: "Be', Honey, se non и un drago, и comunque qualcosa che non ho mai visto." Dopo un po' la ragazza gli tirт una manica. "Guarda," sussurrт. Accennт a un folto di cespugli vicino a cui passavano i solchi. Le piante erano prive di foglie e annerite e in mezzo si scorgevano gli avanzi carbonizzati dei nidi di uccelli. "Ci ha soffiato sopra," commentт eccitata. Bond si accostт agli arbusti per esaminarli. "E' proprio vero," ammise. Ma perchй aveva bruciato proprio quel gruppo di piante? Era tutto molto strano. Le tracce continuavano fino al lago e sparivano nell'acqua. Bond avrebbe voluto seguirle ma non era il caso di uscire allo scoperto. Lentamente il sole cominciava a calare dietro l'altura. Infine la ragazza accennт davanti a sй e tra gli arbusti Bond intravide una lingua sabbiosa che si spingeva nel lago. Lungo la parte centrale c'erano dei fitti cespugli e a metа, a un centinaio di metri dalla spiaggia, sorgevano le rovine di una capanna. Pareva un posto discreto per passare la notte, ed era ben protetto dall'acqua sui due lati. Il vento era calato e l'acqua era liscia e invitante. Che cosa meravigliosa potersi togliere gli indumenti sudici e lavarsi nel lago dopo aver camminato per ore nel fango della palude. Con un ultimo sprazzo dorato il sole scomparve dietro la montagna. La luce si attardava ancora sull'estremitа orientale dell'isola, ma l'ombra nera della collina avanzava lentamente lungo il lago e ben presto avrebbe invaso tutta l'isola. Le rane cominciarono il loro concerto pi- forte che alla Giamaica, finchй la fitta tenebra ne fu piena. Oltre il lago, una rana gigante cominciт a tamburellare: un suono misterioso, fra il tam tam e il brontolio di una scimmia. Emetteva brevi messaggi che si interrompevano bruscamente. Poco dopo tacque: aveva trovato quello che cercava. Raggiunsero il banco sabbioso e si avviarono lungo uno stretto sentiero, giungendo alla radura dove sorgevano i resti della capanna. Quei grandi solchi misteriosi uscivano dall'acqua attraversando lo spiazzo, come se la "cosa" avesse investito e calpestato tutto lungo il suo passaggio. Molti cespugli erano bruciati o carbonizzati. C'erano i resti di un focolare fatto con rocce coralline, e pentole e scatole vuote erano sparse attorno. Frugarono tra i resti e Quarrel trovт un paio di scatole di prosciutto e fagioli. La ragazza ripescт un sacco a pelo piuttosto malconcio, e Bond un piccolo portafogli di cuoio che conteneva cinque banconote da un dollaro, tre sterline della Giamaica e qualche moneta. Quei due erano certamente scappati in fretta e furia. Si allontanarono dalla capanna proseguendo lungo la piccola radura sabbiosa. Attraverso la boscaglia scorgevano le luci lungo i fianchi della montagna che si riflettevano nell'acqua. Verso oriente si stendeva solo il liscio specchio d'acqua sotto il cielo che andava scurendosi. "Se non accenderemo fuochi, qui siamo al sicuro. Per prima cosa meglio lavarci. Honey, tu resta pure qui, noi andremo dall'altra parte. Ci vediamo tra mezz'ora per cenare." La ragazza scoppiт a ridere. "Sarai vestito?" "Certo," rispose Bond. "Pantaloni." "Capitano," disse Quarrel, "finchй c'и ancora un po' di luce apro le scatole e faccio i preparativi per la notte." Frugт nello zaino. "Eccovi i vostri pantaloni e la rivoltella. Il pane non и gran che, ma и solo bagnato. Lo si puт ancora mangiare e forse domattina sarа asciutto. Meglio mangiare quella roba in scatola, questa sera, e tenere per domani il formaggio e il porco salato." "Va bene, Quarrel," annuм Bond. "Decidi tu il menu." Prese la rivoltella e i pantaloni umidi ed entrт nell'acqua bassa seguendo la direzione da cui erano venuti. Trovт un tratto di dura sabbia asciutta, si tolse la camicia e rientrт in acqua sdraiandosi sul fondo. L'acqua era sgradevolmente calda. Si sfregт con un po' di sabbia, come se fosse sapone. Poi rimase immobile a godersi il silenzio e la solitudine. Le stelle cominciarono ad apparire, quelle stesse stelle che lo avevano guidato all'isola, un anno prima, pareva ormai, e quelle stesse che li avrebbero riaccompagnati il giorno dopo. Che bella gita! Ma almeno si era giа rivelata fruttuosa. Ora aveva prove e testimonianze sufficienti per presentarsi al Governatore e richiedere una precisa inchiesta sulle attivitа del dottor No. Non si prende di mira il prossimo con una mitragliatrice, anche se ha violato una proprietа. E poi che cos'era quell'ordigno infernale del dottor No che aveva invaso il terreno della societа Audubon, distruggendo la proprietа, e che forse aveva ucciso uno dei due guardiani? Anche su quello si sarebbero dovute svolgere indagini. E cosa avrebbe trovato sull'isola, quando ci fosse tornato, magari con un cacciatorpediniere e un distaccamento di marines? Quale sarebbe stata la risposta all'enigma del dottor No? Che cosa nascondeva? Di cosa aveva paura? Perchй teneva tanto al proprio isolamento da uccidere pie pi- volte? Chi era il dottor No? Pi- oltre, sulla destra, sentм qualcuno che si muoveva nell'acqua. Ripensт alla ragazza. Giа, e chi era Honeychile Rider? Quella almeno, riflettй mentre tornava sulla sabbia asciutta, era una cosa che avrebbe potuto scoprire quella stessa notte. Bond si infilт i pantaloni umidi e sedette sulla sabbia per smontare la rivoltella, asciugandone ogni pezzo e ogni pallottola con la camicia. Rimise insieme l'arma e, prima di caricare il tamburo, premette una volta il grilletto. Il suono era secco. Non si sarebbe arrugginita molto presto. La caricт e l'infilт nel fodero, poi si alzт per tornare alla radura. Honey gli fece cenno di sedere accanto a lei. "Vieni," disse, "stiamo morendo di fame. Ho pulito una pentola e ci abbiamo versato i fagioli. Ne abbiamo solo due pugni a testa e un pezzettino di pane. Non mi sento affatto colpevole mangiando la vostra roba perchй mi avete fatto faticare molto piche non se fossi stata sola. Avanti, tendi la mano." Bond sorrise. Nell'oscuritа riusciva appena a distinguerla. I suoi capelli erano bagnati e Bond si chiese come sarebbero stati una volta asciutti e pettinati. Che aspetto avrebbe avuto quella ragazza, con degli abiti puliti e in ordine? Poteva immaginarsela. Doveva essere un meraviglioso, irresistibile Brutto Anatroccolo. Perchй non si era mai fatto aggiustare il naso rotto? Era un'operazione semplice. Allora sarebbe stata la pi- bella ragazza della Giamaica. La spalla di lei lo sfiorт. Bond allungт una mano posandola aperta, a palmo in su, in grembo a Honey che la prese versandovi un pugno di fagioli. Improvvisamente Bond avvertм il suo caldo odore animalesco. Era cosм sensuale, eccitante che il suo corpo vibrт, appoggiandosi a quello di lei. Per un attimo chiuse gli occhi. Honey ebbe una breve risata in cui si fondevano timidezza, soddisfazione e tenerezza. "Prendi," disse in tono materno allontanandogli la mano. 11 In territorio nemico Dovevano essere circa le otto, pensт Bond. A parte il gracidio dei ranocchi, tutto era molto tranquillo. Nell'angolo opposto della radura poteva scorgere la scura sagoma di Quarrel. Udм alcuni piccoli scatti metallici: l'amico stava smontando e asciugando la Remington. Il vento era caduto e l'ombra avvolgeva quel paesaggio desolato. L'aria era fresca. Gli abiti di Bond si erano asciugati. Quel po' di cibo gli aveva riscaldato lo stomaco e si sentiva bene, un po' insonnolito e tranquillo. L'indomani era lontano e non presentava problemi se non una notevole fatica fisica. La vita gli parve d'un tratto facile e bella. La ragazza era sdraiata al suo fianco, nel sacco a pelo. Era stesa sul dorso con le mani incrociate dietro la nuca, e fissava le stelle. Riusciva appena a distinguere la macchia bianca del suo volto. "James," mormorт lei. "Mi hai promesso che mi avresti spiegato. Altrimenti non riesco a dormire." Bond si mise a ridere. "Parlerт se parli tu. Voglio sapere qualcosa di te." "Per me non ho nulla in contrario. Io non ho segreti. Ma prima tocca a te." "D'accordo." Bond piegт le gambe abbracciandosi le ginocchia. "Dunque. Io sono una specie di poliziotto. Quando da qualche parte succede qualcosa di strano di cui nessun altro ha il dovere di occuparsi, mandano me, da Londra. Be', poco tempo fa un funzionario del Governatore, un certo Strangways, che conoscevo, и sparito. E con lui anche la sua segretaria, che era una bella ragazza. Tutti hanno pensato che fossero scappati via insieme. Ma io no. Io..." Bond le raccontт tutta la storia in termini semplici, con gli uomini buoni e i cattivi, come nei libri per ragazzi. "Dunque," concluse, "ora si tratta solo di tornare in Giamaica domani sera, tutti e tre, poi il Governatore starа a sentirci e manderа qui dei soldati a prendere quel cinese. E cosм quello andrа in prigione. Immagino che anche lui lo sappia ed и per questo che cerca di fermarci. Tutto qui. Ora tocca a te." "Mi pare che tu abbia una vita piuttosto emozionante. A tua moglie non farа certo molto piacere che tu sia sempre via. Non ha paura che ti facciano del male?" "Non sono sposato. Gli unici che si preoccupino della mia salute sono quelli della compagnia d'assicurazione." "Immagino che tu abbia delle ragazze," s'informт ancora lei. "Non fisse." "Oh." Seguм una pausa. Quarrel si accostт a loro. "Capitano, io farei il primo turno di guardia, se per voi va bene. Vado a mettermi in fondo alla spiaggia. Vi chiamerт verso mezzanotte. Cosм poi fate la guardia fino alle cinque dopo di che ci mettiamo in cammino. Meglio che ci allontaniamo di qui prima che sia chiaro." "Per me va bene," rispose Bond. "Svegliami se vedi qualcosa. La carabina и a posto?" "Perfettamente," rispose Quarrel soddisfattissimo. "Sogni d'oro, signorina", e sparм silenziosamente nell'ombra. "Mi piace Quarrel," mormorт la ragazza. Poi, dopo una pausa: "Vuoi davvero che ti parli di me? Non и una storia emozionante come la tua." "Naturale che lo desidero. E non tralasciare niente." "Non c'и nulla da tralasciare. Si potrebbe scrivere la storia della mia vita su un francobollo. Per cominciare non mi sono mai allontanata dalla Giamaica. Ho vissuto tutta la mia vita in un posto che si chiama Beau Desert, sulla costa settentrionale vicino a Port Morgan." Bond rise: "Buffo. Anch'io abito lм. Almeno per il momento. Non ti ho mai incontrata. Dove vivi, su un albero?" "Oh, allora hai preso la villetta sulla spiaggia. Non vado mai lа. Io abito alla Casa Grande." "Ma non ne resta niente. Sono solo rovine in mezzo alle piantagioni di canna da zucchero." "Vivo in cantina. Ci abito da quando avevo cinque anni, quando la casa venne incendiata e i miei genitori uccisi. Non li ricordo affatto per cui и inutile che tu dica che ti dispiace. Ho abitato lа con la mia balia negra che и morta quando avevo quindici anni. E da cinque anni ci vivo da sola." "Buon Dio!" disse Bond esterrefatto. "Ma non c'era nessun altro che si occupasse di te? I tuoi genitori non ti hanno lasciato del denaro?" "Neanche un soldo." Non c'era amarezza nella voce della ragazza; semmai orgoglio. "Vedi, i Rider erano una delle pi- antiche famiglie della Giamaica. Il primo aveva avuto i terreni di Beau Desert da Cromwell, come ricompensa per essere stato tra quelli che avevano firmato l'ordine di esecuzione di re Carlo. Lui fece costruire la Casa Grande e da allora la mia famiglia ha sempre abitato lа. Poi le piantagioni cominciarono ad andare male, probabilmente non erano ben curate, e quando mio padre ereditт, si ritrovт solo debiti, ipoteche e simili. Cosм quando mio padre e mia madre morirono la proprietа venne messa all'asta. A me non importava. Ero troppo piccola. La mia balia deve essere stata meravigliosa in quelle circostanze. Il pastore e gli avvocati volevano che venissi adottata, ma la balia prese quei quattro mobili che non erano andati in fumo e ci sistemammo in cantina, e dopo un po' nessuno venne pia darci fastidio. Lei andava a lavorare al villaggio, come domestica, poi coltivava qualche albero di banane e vicino alla vecchia casa c'era un grande albero del pane. Cosм mangiavamo quello che mangiano i giamaicani. Tutt'intorno c'erano le canne da zucchero, e la balia aveva fatto una rete con la quale ogni giorno prendevamo del pesce. Stavamo benissimo e avevamo cibo a sufficienza. Mi insegnт a leggere e a scrivere. C'erano dei libri che si erano salvati dalle fiamme, tra cui un'enciclopedia. Ho cominciato dalla A quando avevo otto anni. E ora sono arrivata a metа della T." Era sulla difensiva. "Scommetto che di parecchie cose ne so pi- di te." "Ne sono convinto. La tua balia doveva essere una donna eccezionale." Bond si perse dietro l'immagine della bambina dai capelli biondi che sgambettava fra le rovine sotto la sorveglianza tenace della vecchia negra e che le chiedeva cose di cui la vecchia non capiva nulla. "Era un tesoro. Quando и morta credevo che sarei morta anch'io. E dopo non и pi- stato cosм bello. Prima avevo vissuto come una bambina, e improvvisamente mi sono ritrovata a dover diventare grande e fare tutto da sola. E gli uomini mi venivano dietro e cercavano di farmi del male. Dicevano che volevano fare all'amore con me." Una pausa. "Allora ero molto carina." "Sei una delle pi- belle ragazze che abbia mai visto," disse Bond serio. "Con questo naso? Non essere sciocco." "Tu non capisci." Bond cercт di trovare le parole adatte. "Certo si vede che il tuo naso и rotto. Ma dopo il primo momento non l'ho pi- notato. Quando guardi una persona, guardi gli occhi e la bocca, perchй quelli hanno un'espressione. Un naso rotto non ha pi- importanza delle orecchie a sventola. Nasi e orecchie sono elementi qualsiasi. Alcuni sono pi- belli di altri, ma non hanno certo l'importanza del resto del viso. Se tu avessi un naso bello come tutto il resto, saresti la pi- bella ragazza della Giamaica!" "Dici sul serio?" La voce di lei era ansiosa. "Credi che potrei essere bella? So di non essere completamente brutta, ma quando mi guardo nello specchio riesco a vedere solo il mio naso rotto. Deve essere la stessa cosa per tutti quelli che sono... be'... deformi, diciamo." "Ma tu non sei deforme!" esclamт Bond con impazienza. "Non dire stupidaggini. E comunque potresti fartelo rimettere a posto con una semplicissima operazione. Basterebbe che andassi in America e in una settimana saresti a posto." "E come credi che possa farlo?" ribattй lei adirata. "In cantina, sotto una pietra, ho quindici sterline. Possiedo tre gonne, tre camicie, un coltello e una rete. So bene che si fanno quelle operazioni. Il dottore di Port Maria si и informato per me. E' una brava persona. Ha scritto in America. Lo sai che mi ci vorrebbero cinquecento sterline, tra il viaggio, l'ospedale e tutto il resto?" La voce divenne triste. "Dove pensi che possa trovare una cifra simile?" Bond aveva giа stabilito che cosa si sarebbe fatto. Con dolcezza rispose semplicemente: "Be', il modo lo si puт trovare. Ma va' avanti con la tua storia. E' molto interessante, molto pi- della mia. Sei arrivata a quando la tua balia и morta. Cos'и accaduto poi?" La ragazza riprese, riluttante. "Be', sei stato tu a interrompermi. E non devi parlare di cose che non capisci. Probabilmente sai di essere un uomo attraente e immagino che tu abbia tutte le ragazze che vuoi. Ma non sarebbe cosм se tu fossi strabico o avessi il labbro leporino o altro. Anzi," Bond poteva sentire il sorriso nella voce di lei, "credo che quando saremo tornati andrт dallo stregone per dirgli di farti un incantesimo e farti venire qualcosa del genere." E aggiunse a voce pi- bassa: "Cosм saremo pi- simili." Bond allungт un braccio per sfiorarla. "Io ho dei progetti diversi," mormorт. "Ma ora continua, voglio sentire il resto." "Oh, be'," sospirт la ragazza. "Devo tornare un poco indietro. Vedi, tutta la proprietа и coltivata a canna da zucchero e la Casa Grande и proprio al centro. Due volte all'anno vengono a tagliare le canne per mandarle allo zuccherificio. E in questi periodi tutti gli animali che vivono nelle piantagioni sono presi dal panico, e moltissimi hanno la tana distrutta o vengono uccisi. All'epoca del taglio alcuni di loro cominciarono a venire a nascondersi nelle rovine della vecchia casa. La balia aveva una paura terribile di quelle bestie all'inizio, c'erano manguste, serpenti, scorpioni e cosм via, ma io sistemai un paio di cantine in modo che loro avessero una specie di casa. Io non avevo paura e non mi hanno mai fatto del male. Pareva capissero che li proteggevo. Dovevano averlo comunicato ai loro amici, in qualche modo, perchй dopo un po' divenne perfettamente naturale per loro venire tutti a rifugiarsi nelle loro stanze e rimanerci fino a quando le canne non ricominciavano a crescere. Poi se ne uscivano tutti e tornavano a vivere nei campi. Quando stavano da noi io gli davo da mangiare i miei avanzi e loro si comportavano benissimo, a parte l'odore e qualche volta le lotte che facevano fra loro. Ma con me erano molto domestici, anche i loro piccoli, e potevo giocare con loro quanto volevo. Naturalmente i tagliatori vennero a saperlo, mi vedevano passare con dei serpenti attorno al collo o altro, avevano una paura terribile e pensavano che avessi poteri magici. Cosм ci lasciavano in pace. Ecco come mai so tante cose sugli animali e sugli insetti. E passavo anche molte ore in mare, osservando pesci e molluschi. E cosм pure per gli uccelli. Se si scopre che cosa mangiano e di che cosa hanno paura, e se si sta sempre con loro, si diventa amici." Alzт lo sguardo su di lui. "Ci perdi molto a non sapere queste cose." "Penso di sм," rispose Bond convinto. "Immagino che siano molto pi- simpatici e interessanti degli esseri umani." "Non saprei," rispose pensosamente Honey. "Non conosco molti esseri umani. Quelli che ho incontrato per lo pi- erano odiosi. Ma penso che anche loro possano essere interessanti. Ma non ho mai pensato di poterli amare come amo gli animali. A eccezione della balia, naturalmente. Finchй..." Si interruppe con una risatina timida. "Be', comunque abbiamo vissuto felici tutti insieme fino a quando ho avuto quindici anni e la balia и morta e le cose han cominciato a diventare difficili. C'era un tale, un certo Mander. Un uomo orribile. Un bianco che faceva il sovrintendente della piantagione. Veniva continuamente a cercarmi. Voleva che andassi a vivere nella sua casa, vicino a Port Maria. Lo detestavo e quando lo sentivo arrivare a cavallo attraverso la piantagione mi nascondevo. Una sera venne a piedi e non lo sentii. Era ubriaco. E' venuto in cantina e cercava a forza di costringermi a fare quello che voleva. Sai, quello che fanno le persone quando si vogliono bene." "Sм, lo so." "Ho cercato di ucciderlo, con il mio coltello, ma lui era molto forte e mi ha picchiata in faccia rompendomi il naso. Sono svenuta e credo che ne abbia approfittato. Cioи, lo so con certezza. Il giorno dopo quando mi sono vista la faccia e ho scoperto cosa mi aveva fatto, avrei voluto uccidermi. Temevo di aspettare un bambino. Mi sarei uccisa di certo se avessi aspettato un bambino da quell'uomo. Comunque non и andata cosм. Il medico ha fatto tutto quello che ha potuto per il mio naso e non mi ha fatto pagare nulla. Non gli ho raccontato il resto, mi vergognavo troppo. Quell'uomo non и tornato pi-. Ho aspettato tranquillamente il nuovo taglio delle canne da zucchero. Avevo un piano: ho aspettato che arrivassero le Vedove Nere nella mia cantina. E, quando sono arrivate, ho preso la femmina pi- grossa e l'ho chiusa in una scatola lasciandola senza mangiare. Le femmine sono le pi- cattive. E in una notte buia, senza luna, ho preso la scatola con dentro il ragno e sono andata fino alla casa di quell'uomo. C'era molto buio e avevo paura di incontrare gli spiriti. Mi sono nascosta nel giardino tra i cespugli aspettando che salisse a dormire. Poi mi sono arrampicata su un albero e sono arrivata fino al suo balcone. Ho aspettato finchй non l'ho sentito russare e poi sono entrata dalla finestra. Era sdraiato sul letto, nudo, sotto la zanzariera. L'ho sollevata un poco, ho aperto la scatola, gli ho fatto cadere il ragno sullo stomaco. Poi me ne sono venuta via, sono tornata a casa." "Dio onnipotente!" esclamт Bond con rispetto. "E che ne и stato di lui?" "Ci ha messo una settimana a morire," chiarм lei giuliva. "Deve avere sofferto parecchio. Fa male, sai. Lo stregone dice che non c'и niente di peggio." Fece una pausa e, dato che Bond non parlava, aggiunse in tono ansioso: "Non pensi che abbia sbagliato, vero?" "Meglio non prenderci l'abitudine," rispose Bond blandamente. "Ma visto quello che era accaduto non me la sento di dire che hai fatto male. E poi cos'и successo?" "Be', poi mi sono rimessa tranquilla," rispose con bella noncuranza. "Dovevo procurarmi da mangiare e naturalmente l'unica cosa che desideravo era mettere da parte del denaro per farmi rifare il naso. Prima era veramente un bel naso. Credi che i medici potranno farmelo tornare come prima?" "Te lo possono rifare come vuoi," rispose Bond deciso. "Come te la cavavi per il denaro?" "E' stata l'enciclopedia a darmi l'idea. Diceva che c'и gente che fa collezione di conchiglie e che c'era un mercato di conchiglie rare. Ho chiesto al maestro del villaggio, senza parlargli del mio segreto naturalmente, e lui mi ha parlato di una rivista americana per collezionisti di conchiglie, il Nautilus. Avevo giusto il denaro sufficiente per l'abbonamento e ho cominciato a cercare le conchiglie che venivano richieste dagli annunci. Ho scritto a un commerciante di Miami che ha cominciato a comperare le mie conchiglie. Era emozionante. Naturalmente in principio ho fatto un sacco di pasticci. Pensavo che la gente preferisse le conchiglie pi- belle, ma non и cosм. Spesso vogliono le pi- brutte. E, quando ne trovavo di rare, le pulivo e le lustravo, ma anche quello non va bene. Vogliono le conchiglie cosм come vengono fuori dal mare, con la bestia dentro. Cosм mi sono fatta dare della formalina dal dottore e la versavo nelle conchiglie vive per impedire che puzzassero e poi le spedivo a quel commerciante di Miami. E' solo un anno che ho imparato a far bene questo lavoro e ho giа messo da parte quindici sterline. Avevo calcolato di poter guadagnare almeno un cinquanta sterline all'anno, cosм tra dieci anni avrei potuto andare in America a farmi fare la plastica. E poi," ebbe una risatina felice, "ho avuto un colpo di fortuna incredibile. Qui, a Crab Key, poco prima di Natale, ho trovato queste conchiglie. Non mi sembravano gran che, ma ne ho spedite un paio a Miami e quel tale mi ha risposto immediatamente dicendomi che mi avrebbe comprato tutte quelle che gli avrei spedito a cinque dollari l'una. Mi raccomandava di tenere segretissimo il posto perchй altrimenti avrei rovinato il mercato e il prezzo sarebbe calato. Era come avere una miniera d'oro privata. Ora potrт mettere da parte il denaro che mi occorre in cinque anni soltanto. Ecco perchй ero cosм sospettosa quando ti ho incontrato sulla spiaggia. Credevo che fossi venuto a rubare le mie conchiglie." "Anche per me и stato un colpo. Temevo che fossi l'amichetta del dottor No." "Grazie tante." "E dopo l'operazione, cosa farai? Non puoi continuare a vivere da sola in una cantina per tutta la tua vita." "Pensavo di mettermi a fare la squillo." Lo disse come avrebbe detto "infermiera" o "segretaria". "Oh, cosa intendi dire?" Forse aveva imparato quell'espressione senza saperne il significato. "Oh, una di quelle ragazze che hanno un bell'appartamento, dei begli abiti. Sai pure quel che voglio dire," rispose impaziente. "Telefoni, vai lа e fai all'amore con loro e le paghi. A New York guadagnano anche cento dollari per volta. Naturalmente," ammise, "all'inizio mi pagheranno di meno. Fino a quando non sarт diventata veramente brava. Quanto paghi tu quelle alle prime armi?" Bond scoppiт a ridere. "Proprio non me ne ricordo. E' passato molto tempo dall'ultima volta." Lei sospirт. "Giа, immagino che tu possa avere tutte le donne che vuoi senza pagare. Probabilmente sono solo gli uomini brutti che devono pagare. Ma и inevitabile. Qualsiasi lavoro nelle grandi cittа deve essere terribile. Almeno facendo la squillo si guadagna molto di pi-. Cosм potrт tornare in Giamaica e comperare Beau Desert. Sarт abbastanza ricca, mi troverт un marito e avrт dei bambini. Ora che ho trovato queste conchiglie Venus penso di poter tornare in Giamaica verso i trent'anni. Non и meraviglioso?" "Mi piace la seconda parte del programma. La prima mi lascia un po' incerto. Comunque, come sei venuta a sapere delle squillo? L'hai trovato sull'enciclopedia sotto la S?" "No certo. Non essere sciocco. Un paio d'anni fa c'и stato un grosso scandalo a New York. C'era di mezzo un tipo che aveva tutta una scuderia di ragazze. Il Gleaner ne ha parlato parecchio, riportando le tariffe e tutto il resto. E poi a Kingston ci sono centinaia di ragazze cosм, solo che naturalmente non valgono gran che. Prendono circa cinque scellini e non hanno una casa e devono andare nella boscaglia. La mia balia me ne parlava. Diceva che non dovevo diventare come loro altrimenti sarei stata molto infelice. Lo capisco bene, per cinque scellini soltanto. Ma per cento dollari...!" "Non potresti tenerteli tutti," osservт Bond. "Dovresti avere una specie di agente, per procurarti gli uomini, e poi dovresti corrompere la polizia per non aver fastidi. E se qualcosa andasse storto ti metterebbero in prigione come niente. Non credo proprio che ti piacerebbe, quel lavoro. Sai, piuttosto, con tutto quello che sai degli animali e degli insetti, potresti trovare un ottimo impiego in uno zoo americano. Oppure al Jamaica Institute. Lм ti piacerebbe ancora di piE . avresti le stesse probabilitа di trovare marito. Comunque non pensare pi- di metterti a fare la squillo. Tu hai un bellissimo corpo. Devi riservarlo agli uomini che ami." "E' quello che si legge anche nei libri," mormorт lei dubbiosa. "Il guaio и che a Beau Desert non ci sono uomini da amare. Tu sei il primo inglese che abbia incontrato," aggiunse timidamente. "Mi sei piaciuto fin dal primo momento. E non mi dа nessun fastidio dirtelo. Probabilmente ci sono moltissime persone che potrebbero piacermi, se le incontrassi." "Naturale che ci sono. A centinaia. E tu sei una ragazza meravigliosa. L'ho pensato appena ti ho vista. E ora dormiamo, Honey, avremo tutto il tempo per chiacchierare quando saremo di nuovo in Giamaica." "Davvero?" mormorт lei assonnata. "Promesso?" "Promesso." La sentм muoversi nel suo sacco a pelo. Riusciva appena a distinguerne il profilo. La ragazza trasse un gran sospiro, come un bambino prima di addormentarsi. Il silenzio discese sulla radura. L'aria stava rinfrescandosi. Bond abbassт il capo sulle ginocchia ripiegate. Sapeva che era inutile cercare di dormire. La sua mente era piena degli avvenimenti della giornata e di quella straordinaria copia femminile di Tarzan che era entrata nella sua vita. Era come uno splendido animale che si era legato a lui, e quei legami non si sarebbero sciolti fino a che lui non avesse risolto i problemi di quella ragazza. Lo sapeva. Naturalmente per molti di quei problemi non c'erano particolari difficoltа. Poteva farla operare e, con l'aiuto di amici, trovarle un lavoro e una casa. Denaro ne aveva a sufficienza. Le avrebbe comperato degli abiti, l'avrebbe mandata dal parrucchiere e l'avrebbe introdotta nel mondo normale. Poteva essere divertente. Ma, e l'altra faccia della medaglia? E il desiderio fisico che provava per lei? Non si poteva fare all'amore con una bambina. Ma era, poi, una bambina? Non c'era nulla di infantile nel suo corpo o nella sua personalitа. Era perfettamente matura e profondamente intelligente, e molto pi- capace di badare a se stessa di tutte le altre ventenni che Bond aveva conosciuto. I suoi pensieri vennero improvvisamente interrotti. "Perchй non dormi?" gli domandт Honey. "Hai freddo?" "No, sto benissimo." "Qui nel sacco a pelo c'и un bel calduccio. Vuoi entrare anche tu? Di posto ce n'и." "No, grazie, Honey. Dormi, ora. Tra poco dovrт dare il cambio a Quarrel." "Giа, capisco. Be', allora sarа per quando torneremo in Giamaica." "Forse." "Prometti. Non riuscirт a dormire se non me lo prometti." "Va bene, prometto," rispose Bond disperatamente. "Ora dormi, Honeychile." "Ormai ti sei impegnato," bisbigliт la voce con una nota trionfante. "Hai promesso. Buonanotte, caro." "Buonanotte, cara." 12 La "cosa" La stretta sulla spalla di Bond era pressante. Balzт immediatamente in piedi. "Sta arrivando qualcosa dall'acqua, capitano. Il drago di sicuro!" bisbigliт Quarrel agitatissimo. La ragazza si svegliт. "Che succede?" chiese con ansia. "Stai lм, Honey!" ordinт Bond. "Non ti muovere. Poi torno." Si inoltrт tra gli arbusti per poi correre lungo la spiaggia con Quarrel alle calcagna. Arrivarono all'estremitа del banco di sabbia, a venti metri dalla radura, al riparo degli ultimi cespugli. Bond scostт alcuni rami per guardare. Che diavolo era? A mezzo miglio da loro, una "cosa" informe stava avanzando sul lago: aveva due occhi fiammeggianti, color arancio, con pupille nere. Pi- sotto, dove poteva essere la bocca, guizzava una fiamma azzurrina lunga un metro. Alla pallida luce delle stelle si poteva scorgere una testa tondeggiante sopra due corte ali da pipistrello. Quella "cosa" emetteva una specie di ruggito gutturale, lamentoso che copriva un altro suono, un basso pulsare ritmico. Avanzava verso di loro a una velocitа di dieci miglia all'ora, lasciando dietro di sй una scia di spuma candida. "Cribbio, capitano!" ansimт Quarrel. "Cos'и quell'affare?" Bond si raddrizzт. "Non so esattamente," rispose. "Una specie di trattore camuffato. Si muove con un motore diesel, per cui dimenticati la storia del drago. Ora vediamo un po'," rifletteva ad alta voce. "Inutile scappare. Quell'accidente и troppo veloce e sappiamo giа che puт muoversi sulle mangrovie e sulla palude. Dobbiamo combatterlo qui. Quali possono essere i suoi punti deboli? Gli uomini che ci sono su. Naturalmente saranno protetti. Non sappiamo quanto. Quarrel, quando arriva a duecento metri, comincia a sparare su quella protuberanza in alto. Prendi bene la mira e continua a sparare. Quando sarа a cinquanta metri io mi occuperт dei fari... Non corre su rotaie. Deve avere dei pneumatici, probabilmente pneumatici da aereo. Cercherт di colpire anche quelli. Rimani qui. Io sarт a dieci metri. Potrebbero cominciare a rispondere al fuoco e dobbiamo impedire che colpiscano la ragazza. D'accordo?" Bond allungт una mano per stringere la spalla dell'amico. "E non preoccuparti troppo. Non pensare pi- ai draghi. E' solo un giocattolo del dottor No. Uccideremo chi lo guida, ci impadroniremo di quel maledetto arnese e scenderemo con quello gialla costa. Cosм risparmiamo le suole. Va bene?" Quarrel ridacchiт. "Va bene, capitano. Se lo dite voi. Spero solo che anche il Padreterno sappia che non и un drago!" Bond si allontanт rapidamente. Si addentrт tra i cespugli finchй trovт un buon campo di tiro. "Honey!" chiamт a bassa voce. "Sм, James." Si udiva una nota di sollievo nella voce della ragazza. "Fai un buco nella sabbia, come quando eravamo gialla riva. Dietro i cespugli pi- fitti. Poi sdraiati e tienti gi- il pi- possibile. E' probabile che voli qualche pallottola. E dimenticati i draghi. Questo и semplicemente una specie di trattore camuffato, e sopra ci sono degli uomini del dottor No. Non aver paura. Io sono qui vicino." "Va bene, James. Sii prudente." La voce era acuta per la paura. Bond si piegт su un ginocchio tra il fogliame e la sabbia, e guardт fuori. Ora la "cosa" si trovava solo a trecento metri e i fari gialli illuminavano il banco di sabbia. Le fiamme azzurre guizzavano ancora dalla bocca: provenivano da un lungo becco mascherato da due mascelle spalancate e verniciate con porporina per farlo sembrare la bocca di un drago. Un lanciafiamme! Questo spiegava i cespugli carbonizzati e il racconto del guardiano. Bond dovette ammettere che quella "cosa" offriva uno spettacolo terrificante mentre avanzava sulle acque basse del lago, con quel gemito assordante. Avrebbe spaventato anche lui se non fosse stato per il pulsare del diesel. Sugli indigeni avrebbe avuto un effetto sconvolgente, ma che effetto poteva fare su gente armata che non si lasciava spaventare da quella messinscena? Ebbe subito la risposta: il crepitio della Remington di Quarrel. I proiettili colpirono la torretta senza far danno. La "cosa" continuт a muoversi a velocitа inalterata, curvando un poco per dirigersi verso il fuoco. Bond appoggiт sull'avambraccio la Smith & Wesson e prese accuratamente la mira: uno dei fari andт in briciole. Sparт altri quattro colpi contro l'altro e al quinto lo centrт. Ma la "cosa" parve non curarsene. Si dirigeva verso il nascondiglio di Quarrel. Bond ricaricт l'arma e cominciт a sparare contro gli enormi pneumatici seminascosti da quelle fasulle ali color nero e oro. Era a una trentina di metri soltanto e avrebbe potuto giurare di avere colpito pi- volte la ruota pi- vicina. Nessun risultato. Che fossero di gomma piena? Per la prima volta Bond avvertм sulla pelle il soffio della paura. Caricт ancora. Forse che quell'accidenti era vulnerabile dal retro? Doveva buttarsi in acqua e cercare di saltare a bordo di quell'ordigno? Fece qualche passo poi si arrestт, incapace di muoversi ancora. Improvvisamente, da quel becco fiammeggiante, era scaturita una lingua di fuoco giallo-azzurra, violenta, in direzione del nascondiglio di Quarrel. Dai cespugli alla destra di Bond si alzт una breve fiammata rossastra e un urlo disumano, subito stroncato. Soddisfatta, l'ardente lingua di fuoco si ritirт. La "cosa" si rigirт e si fermт, immobile. Ora la fiammella azzurra del becco puntava dritto verso Bond. Bond rimase immobile ad attendere quella fine orrenda. Pensт al corpo di Quarrel - non c'era tempo di pensare a Quarrel - e immaginт quei resti carbonizzati, fumanti, abbandonati sulla sabbia calcinata. Anche lui tra poco sarebbe bruciato come una torcia. Gli avrebbero strappato quell'urlo, e le sue membra si sarebbero arrostite nella macabra danza dei corpi bruciati. Poi sarebbe stata la volta di Honey. Maledizione, in quale disastro, lui, Bond, li aveva trascinati! Perchй era stato tanto pazzo da affrontare quell'uomo cosм potente? Non gli aveva insegnato nulla quel lungo dito puntato contro di lui in Giamaica? Strinse i denti. Avanti, sbrigatevi, bastardi. Facciamola finita. Risuonт la voce metallica di un megafono. "Vieni fuori, inglese. E anche la ragazza. E svelti, altrimenti vi arrostiamo come il vostro amico." Per sottolineare l'ordine una breve fiamma sfrigolт verso di lui. Bond si sottrasse a quel calore violento. Sentм dietro di sй il corpo della ragazza. "Dovevo venire," singhiozzт istericamente. "Tranquilla, Honey," mormorт Bond. "Tienti dietro a me." Aveva giа deciso. Non c'erano alternative. Anche se la morte fosse sopraggiunta in seguito, non avrebbe potuto essere peggiore di quella. Bond afferrт la mano della ragazza e la condusse con sй, verso la spiaggia. "Fermo. Ecco." Rimbombт la voce. "E butta via quello schioppo. Non fare scherzi altrimenti i granchi mangeranno carne arrosto." Bond lasciт cadere la rivoltella. Addio Smith & Wesson. La Beretta, in una circostanza del genere, non sarebbe stata nй meglio nй peggio. Honey si lasciт sfuggire un singhiozzo e Bond le strinse pi- forte la mano. "Coraggio, Honey," disse. "In qualche modo ne usciremo." Bella battuta, pensт. Udirono lo stridio di un portello metallico che veniva aperto. Dal retro della torretta un uomo balzт nell'acqua e venne verso di loro. In mano stringeva una rivoltella. Si tenne lontano dalla linea di fuoco del lanciafiamme. Quella luce azzurrina gli illuminт il volto. Era un negro cinese, massiccio, che indossava solo un paio di pantaloni. Nella sinistra teneva qualcosa. Quando fu pi- vicino, Bond si rese conto che erano manette. L'uomo si fermт a pochi metri. "Tendi le braccia. Polsi uniti. Poi vieni verso di me. Prima tu, inglese. E vai piano, altrimenti ti faccio un ombelico extra." Bond eseguм. Quando fu a un metro, l'uomo serrт la rivoltella tra i denti e assicurт le manette attorno ai polsi di Bond. Bond fissт quel volto che alla luce della fiamma azzurrina aveva riflessi quasi metallici. "Maledetto bastardo," disse l'uomo con un sogghigno. Bond volse le spalle all'uomo e si allontanт di qualche passo. Voleva vedere Quarrel. Doveva salutarlo per l'ultima volta. Una rivoltella abbaiт e il proiettile colpм la sabbia vicino ai suoi piedi. Bond si fermт rigirandosi lentamente. "Non innervosirti," disse, "voglio solo andare a vedere l'uomo che avete ammazzato. Tornerт, sta' tranquillo." L'uomo abbassт l'arma. "Benissimo," ridacchiт. "Divertiti. Mi spiace che non abbiamo una corona di fiori. Sbrigati a tornare altrimenti abbrustoliamo un po' la pupa. Ti do due minuti." Bond si avviт verso i cespugli fumanti. Li raggiunse e abbassт lo sguardo a terra. Strinse le labbra. Sм, era come aveva immaginato. Peggio. "Mi dispiace, Quarrel," mormorт. Raccolse una manciata di fredda sabbia per lasciarla cadere su quel che restava del volto. Poi tornт lentamente sui suoi passi fermandosi al fianco della ragazza. Con la rivoltella l'uomo fece cenno di andare avanti. Giunsero dietro la macchina. C'era un piccolo portello quadrato. Una voce maschile all'interno ordinт: "Entrate e sedetevi a terra. Non toccate niente o vi rompiamo le dita." Salirono dentro. Si sentiva odore di sudore e di nafta. C'era appena il posto per rannicchiarsi. L'uomo armato richiuse la porta. Accese la luce e sedette accanto al guidatore. "Bene, Sam. Andiamo." Nel cruscotto c'era una fila di quadranti e di interruttori. Il guidatore allungт la mano e premette un paio di pulsanti. Ingranт la marcia e scrutт attraverso una stretta fessura tagliata nella parete di ferro dinanzi a lui. Bond sentм che la macchina girava. Poi il motore accelerт e si avviarono. La spalla della ragazza premeva contro la sua. "Dove ci portano?" sussurrт con voce tremante. Bond girт il capo per guardarla. Era la prima volta che vedeva i suoi capelli asciutti. Sebbene un po' scarmigliati, le ricadevano lisci fino alle spalle dove un'onda morbida li piegava in dentro. Erano di un biondo cenere chiarissimo e sotto quella luce elettrica parevano quasi argentei. Lo fissava sgomenta. Attorno agli occhi e agli angoli della bocca la pelle era bianca per la paura. Bond alzт le spalle con falsa indifferenza. "Be', immagino che andremo a far visita al dottor No," sussurrт. "Non preoccuparti troppo, Honey. Questi qui sono solo piccoli teppisti. Con lui sarа diverso. Quando saremo da lui non aprire bocca. Parlerт io per tutti e due." Si appoggiт alla sua spalla. "Mi piacciono i tuoi capelli. Sono contento che non li tieni troppo corti." La tensione sparм in parte dal viso di lei. "Come fai a pensare a cose del genere?" Gli rivolse un mezzo sorriso. "Ma sono contenta che ti piacciano. Li lavo con l'olio di cocco una volta alla settimana." Al ricordo della sua vita normale gli occhi le si riempirono di lacrime. Quasi tra sй mormorт: "Cercherт di essere coraggiosa. Finchй tu sei con me, andrа tutto bene." Bond si spostт accostandosi a lei. Si portт davanti agli occhi le manette che gli stringevano i polsi, e le esaminт. Erano del modello della polizia americana. Strinse la mano sinistra, la pi- magra, e cercт di farla passare attraverso il tozzo anello d'acciaio. Ma nemmeno il sudore della pelle gli servм. Non c'era rimedio. I due cinesi stavano seduti sui sedili metallici, voltando loro le spalle, indifferenti. Sapevano di essere padroni della situazione. Bond non poteva dar loro delle noie: non poteva alzarsi nй prendere la spinta per colpirli alla nuca con le manette. Se fosse riuscito ad aprire il portello e gettarsi in acqua, a che gli sarebbe giovato? Avrebbero sentito subito l'aria fresca alle spalle e fermato la macchina, e lo avrebbero incenerito in acqua o raccolto. A Bond seccava che non si curassero di lui, che sapessero che era totalmente in loro potere. Non gli piaceva nemmeno l'idea che quegli uomini fossero tanto intelligenti da capire che lui non rappresentava alcuna minaccia. Individui pi- stupidi lo avrebbero tenuto sotto un'arma puntata, li avrebbero legati tutti e due con inesperta accuratezza, magari li avrebbero storditi. Quei due conoscevano il loro mestiere: erano professionisti, o erano stati istruiti da professionisti. I due uomini non parlavano. Si limitavano a guidare quell'ordigno, tranquilli ed efficienti, compiendo il loro incarico. Bond non sapeva ancora esattamente cosa fosse quell'ordigno. Sotto la vernice nera e oro e tutto il camuffamento era una specie di trattore di un tipo perт che non aveva mai visto e di cui non aveva mai sentito parlare. Gli enormi copertoni di gomma erano alti quasi il doppio di lui, e dovevano essere certo o di gomma piena o riempiti di gomma piuma. Sul retro c'era un'altra ruota pi- piccola, per stabilitа. E per aumentare la somiglianza con un drago, avevano aggiunto una specie di coda metallica verniciata in nero e oro, e ai parafanghi erano state assicurate delle brevi ali. Al radiatore avevano attaccato una lunga testa metallica da drago e al centro dei fari avevano messo dei dischi neri per dare l'effetto degli occhi. Poi avevano aggiunto una specie di cupola corazzata e il lanciafiamme. Era, come Bond aveva immaginato, un trattore camuffato per terrorizzare e incendiare, ma non sapeva spiegarsi perchй l'avessero munito di un lanciafiamme anzichй di una mitragliatrice. Era evidentemente l'unico mezzo che potesse circolare sull'isola. Le enormi ruote erano in grado di procedere sulle mangrovie, le paludi e il basso laghetto. Poteva superare le asperitа del terreno roccioso dell'interno, e poichй doveva essere usato soltanto di notte, il calore dentro era sopportabile. Bond era colpito, come sempre, di fronte al professionismo. Il dottor No era evidentemente una persona che non tralasciava alcun particolare. Tra poco l'avrebbe conosciuto. E poi? Bond ebbe un sorrisetto ironico. Per quanto ne sapeva non gli avrebbero permesso di andarsene. Sarebbe stato certamente ucciso a meno che fosse riuscito a fuggire. E la ragazza? Avrebbe potuto dimostrare che era estranea alla faccenda perchй venisse risparmiata? Probabilmente non le avrebbero mai permesso di allontanarsi dall'isola. Avrebbe dovuto restare lа per tutto il resto della sua vita come amante o moglie di uno di loro, magari dello stesso dottor No se gli fosse piaciuta. I pensieri di Bond vennero interrotti da bruschi sobbalzi delle ruote. Avevano superato il lago e percorrevano il sentiero che risaliva l'altura fino alle case. Tra cinque minuti sarebbero arrivati. L'uomo vicino al guidatore si volse a guardare Bond e la ragazza. Bond gli sorrise allegramente. "Ti daranno la medaglia," disse. Gli occhi color nocciola lo fissarono, impassibili. Le labbra tumide e violacee si schiusero in un sogghigno pieno di fredda ferocia. "Chiudi il becco." E si volse. La ragazza toccт Bond con il gomito e sussurrт: "Perchй sono cosм villani? E perchй ci odiano tanto?" Bond le sorrise. "Forse perchй li abbiamo spaventati. Forse lo sono ancora. Perchй non diamo l'impressione di aver paura di loro. Dobbiamo continuare cosм." La ragazza si strinse a lui. "Cercherт." Ora la salita si faceva pi- ripida. Dalle feritoie filtrava una luce grigiastra. Stava sorgendo l'alba. Bond ripensт a Quarrel, il coraggioso gigante che non l'avrebbe vista: con lui si sarebbero dovuti mettere in marcia a quell'ora attraverso le paludi di mangrovie. Gli tornт alla mente l'assicurazione sulla vita. Quarrel aveva presentito la propria morte. Tuttavia aveva eseguito senza discutere. La sua fiducia in Bond era stata pi- forte della paura. E lui l'aveva fatto morire. Sarebbe stato la causa anche della morte della ragazza? Il guidatore mosse la mano sul cruscotto: risuonт brevemente l'ululato di una sirena. Dopo un minuto la macchina si fermт. L'uomo premette un pulsante e prese un microfono da un gancio lм vicino. Bond poteva sentire l'altoparlante echeggiare di fuori. "Tutto bene. Abbiamo preso l'inglese e la ragazza. L'altro и morto. Aprite." Bond sentм il rumore di una porta che scorreva su rotelle. Percorsi pochi altri metri, la macchina si fermт. Il portello di ferro venne aperto dall'esterno. Un soffio d'aria fresca e un fascio di luce penetrarono dentro. Delle mani afferrarono Bond e lo trascinarono rudemente all'indietro su un pavimento di cemento. Bond si alzт. Sentiva contro il fianco la pressione di una rivoltella. "Sta' fermo," ordinт una voce. "Niente scherzi." Bond fissт l'uomo. Un altro negro cinese. Quegli occhi giallastri lo fissarono con curiositа. Bond gli volse le spalle indifferente. Un altro stava premendo un'arma contro il dorso di Honey. "Lascia stare la ragazza," scattт Bond, e si mise al fianco di lei. I due parvero sorpresi. Rimasero lм fermi, indecisi, con le rivoltelle puntate. Bond si guardт attorno. Erano all'interno di una delle costruzioni prefabbricate che aveva visto dal fiume. Era un garage-officina. Il drago era stato sistemato su una fossa per riparazioni. Su un banco c'era un motore fuoribordo smontato. Lungo il soffitto correvano le strisce bianche dell'illuminazione al sodio. C'era odore di nafta e di gas di scarico. Il guidatore del drago e l'altro uomo si accostarono. Una delle guardie disse: "Ho comunicato il messaggio. L'ordine и di farli passare. Tutto bene?" "Certo. Un po' di spari. Le luci partite. Forse qualche buco nei copertoni. Metti all'opera i ragazzi: revisione completa. Accompagno questi e poi vado a farmi un sonnellino." Si rivolse a Bond. "Avanti, muoviti," disse accennando al fondo del lungo capannone. "Muoviti tu. E non parlarmi in questo tono. E di' a questi bestioni di non puntarci pi- addosso le rivoltelle. Potrebbero far partire un colpo per sbaglio. Hanno un'aria abbastanza idiota." L'uomo si accostт. Gli altri tre si schierarono alle sue spalle. I loro occhi avevano lampi di ferocia. Il primo mise un pugno sotto il naso di Bond. Si controllava a stento. "Stai a sentire, bello," disse con voce tesa. "Certe volte alcuni di noi sono invitati a partecipare alla festa... Spero solo che questa volta sia una bella festa lunga. E se riesco a metterti le mani addosso..." I suoi occhi brillavano di una luce crudele. Poi fissт la ragazza. Gli occhi diventarono come due bocche che si leccano le labbra. Si strofinт le mani ai lati dei pantaloni. Cacciт fuori la punta della lingua, rosea tra le labbra violacee. Si rivolse agli altri tre: "Che ne dite, voi?" Anche gli altri tre guardavano Honey. Annuirono silenziosamente, come ragazzini davanti all'albero di Natale. Se non fosse stato per la ragazza, Bond si sarebbe scatenato. "Va bene, va bene," disse. "Siete quattro contro due e noi abbiamo le mani legate. Coraggio. Non vi faremo male. Solo non fate tanto gli spacconi. Il dottor No potrebbe seccarsi." A quel nome le espressioni degli uomini mutarono. Il primo fissт sospettoso Bond, chiedendosi se forse quel tale non aveva una certa influenza sul suo principale. Aprм la bocca per dire qualcosa ma ci ripensт limitandosi a borbottare: "D'accordo, stavamo solo scherzando." Si volse agli altri per trovare conferma. "Vero?" "Certo! Certo!" borbottarono quelli distogliendo lo sguardo. "Da questa parte, amico," aggiunse l'uomo, e si incamminт verso il fondo della costruzione. Bond afferrт il polso di Honey e li seguм. Era sorpreso dall'effetto prodotto dal nome del dottor No. Una cosa da ricordare se avesse avuto ancora a che fare con gli uomini del cinese. Giunsero a una grezza porta di legno. L'uomo premette due volte un pulsante e attese. Si udм uno scatto e la porta si aprм rivelando un corridoio di roccia lungo il quale era stesa una passatoia che conduceva a un'altra porta, pi- rifinita, color crema. L'uomo si trasse in disparte. "Sempre dritto. Bussate alla porta. Troverete la signorina a ricevervi." Occhi e voce erano privi di espressione. Bond condusse la ragazza lungo il corridoio. Sentм la porta richiudersi alle loro spalle. Si fermт a guardare la ragazza. "Come va?" chiese. Lei ebbe un pallido sorriso. "E' piacevole camminare sui tappeti." Bond le serrт maggiormente il polso. Si avvicinт alla porta e bussт. La porta venne aperta. Bond varcт la soglia seguito dalla ragazza. Si fermarono di colpo, allibiti. 13 La prigione dorata La sala, spaziosa, riproduceva il tipico ingresso delle grandi ditte americane al piano presidenziale nei grattacieli di New York. Il pavimento era coperto da una moquette color vino e i muri e il soffitto dipinti di un piacevole color grigio perla. Alle pareti erano appese delle riproduzioni di balletti di Degas, e la luce proveniva da alte lampade a stelo, di linea moderna, con paralumi di seta verde scuro. Alla destra di Bond c'era una grande scrivania di mogano dal ripiano rivestito di cuoio verde su cui tra l'altro si vedeva un telefono interno modernissimo. A disposizione dei visitatori c'erano due sedie antiche. All'altro capo della stanza c'era un tavolo lungo e stretto ingombro di riviste, e altre due sedie. Sulla scrivania e sul tavolo, vasi di fiori di ibisco. L'aria era pulita, fresca e vi aleggiava una leggera fragranza. Nella stanza si trovavano due donne. Dietro la scrivania sedeva una ragazza cinese dall'aria efficiente, con occhiali dalla montatura pesante sotto una frangetta di capelli corti e neri. Occhi e bocca erano atteggiati al tradizionale sorriso di benvenuto di una perfetta "receptionist": brillante, soccorrevole, inquisitorio. L'altra donna teneva aperta la porta da cui erano entrati, e attendeva che muovessero ancora un paio di passi. Era sui quarantacinque anni, piuttosto matronale, anche lei cinese. Il suo aspetto florido, prosperoso, pieno di calore dava un'impressione di gentilezza quasi eccessiva. I suoi occhiali quadrati a pince-nez brillavano dal desiderio di farli sentire a loro agio. Tutt'e due le donne erano vestite di bianco, comprese le calze e le scarpe scamosciate. La loro pelle era chiarissima, come se raramente uscissero all'aperto. Mentre Bond cercava di raccapezzarsi, la donna pi- anziana cinguettava frasi convenzionali come se loro, a causa di un temporale, avessero fatto tardi a un ricevimento. "Poveri cari. Non sapevamo pi- quando sareste arrivati. Continuavano a dirci che eravate per strada. Prima vi aspettavamo per l'ora del tи, ieri, poi per cena, e solo mezz'ora fa abbiamo saputo che sareste arrivati per l'ora della colazione. Dovete essere morti di fame. Ora sorella Rose compilerа le vostre schede poi io vi spedirт subito a letto. Dovete essere stanchissimi." Li fece accomodare sulle sedie e continuт: "Io sono sorella Lily e questa и sorella Rose: vi farа solo qualche domanda. Gradite una sigaretta?" Prese una scatola di cuoio e l'aprм posandola sulla scrivania di fronte a loro. Era divisa in tre scompartimenti. Li indicт con il dito: "Americane, Players, e turche." Prese un accendino da tavolo e attese. Bond allungт le mani ancora chiuse nelle manette per prendere una sigaretta turca. Sorella Lily squittм sgomenta: "Oh, santo cielo," sembrava sinceramente imbarazzata. "Sorella Rose, la chiave, prego. Ho detto e ripetuto che i pazienti non devono essere portati qui in questo modo." Aveva un tono irritato. "Ma che gente! Bisognerа fare un discorsetto al personale." Sorella Rose era altrettanto imbarazzata. Si affrettт a frugare in un cassetto e a tendere una chiave a sorella Lily che, sempre pigolando e starnazzando, aprм le manette e passт dietro la scrivania per buttarle nel cestino della carta straccia come fossero bende sporche. "Grazie." Bond non sapeva come reagire se non assecondando. Allungт una mano per prendere una sigaretta e l'accese. Lanciт un'occhiata a Honeychile Rider che se ne stava immobile con aria sbalordita, le mani strette nervosamente attorno ai braccioli della poltrona. Le rivolse un sorriso rassicurante. "Ora, se non vi spiace." Sorella Rose prese un formulario stampato. "Faremo il pi- in fretta possibile. Il vostro nome, per favore, Mister... uhm..." "Bryce. John Bryce." "Indirizzo?" "Presso la Royal Zoological Society, Regent's Park, Londra, Inghilterra." "Professione?" "Ornitologo." "Oh," gli sorrise. "Potete dirmelo lettera per lettera?" Bond ubbidм. "Grazie mille. Ora, vediamo, scopo della visita?" "Uccelli," rispose Bond. "Rappresento anche la societа Audubon di New York. Hanno in affitto una parte dell'isola." "Oh, davvero?" Bond notт che trascriveva esattamente quello che lui aveva detto facendolo seguire da un punto interrogativo chiuso tra parentesi. "E," sorella Rose sorrise educatamente all'indirizzo di Honeychile, "vostra moglie? Anche lei si interessa di uccelli?" "Sм, certo." "Nome?" "Honeychile." Sorella Rose era entusiasta. "Un nome delizioso." Trascrisse con cura. "E ora solo il nome del vostro parente pi- prossimo e abbiamo finito." Bond diede il vero nome di M indicandolo come "zio" e definendolo: "Direttore generale, Universal Export, Regent's Park, Londra". Sorella Rose terminт di scrivere e disse: "Bene, siamo a posto? Grazie mille Mister Bryce, spero che vi troviate tutt'e due bene da noi." "Grazie. Ne sono certo." Bond si alzт imitato da Honeychile Rider, il cui viso era ancora inespressivo. "Ora seguitemi, poveri cari," disse sorella Lily dirigendosi a una porta in fondo al locale. Si fermт con la mano sulla maniglia di cristallo. "Oh, povera me, ho dimenticato il numero delle loro stanze! E' l'appartamento color crema, vero, sorella?" "Sм, il 14 e il 15." "Grazie, cara. E ora," aprм la porta, "seguitemi. Temo che ci sia da camminare parecchio." Chiuse la porta dietro di loro. "Il dottore ha parlato pi- volte di installare una di quelle scale mobili, ma sapete com'и quando un uomo и cosм preso," ebbe una risatina allegra. "Ha tante altre cose a cui pensare." "Giа, immagino," rispose Bond educatamente. Prese Honey per mano e seguirono la donna per un corridoio lungo un centinaio di metri, coperto da moquette e illuminato da lampade a muro. Bond rispondeva con cortesi monosillabi ai commenti che sorella Lily faceva di tanto in tanto. Tutta la sua mente era concentrata su quell'incredibile accoglienza. Era quasi sicuro che le due donne fossero sincere. Non c'era stato uno sguardo nй una parola fuori posto. Chiaramente si trattava della facciata di qualcosa, ma era una facciata solida, accuratamente convalidata dall'arredamento e dal personale. La mancanza di risonanze della prima camera e ora del corridoio gli faceva pensare che dal capannone prefabbricato si fossero addentrati nella montagna e che ora la stessero attraversando. A occhio e croce stavano andando in direzione ovest, verso la ripida parete di roccia in cui l'isola terminava. Non c'era umiditа sui muri e l'aria era fresca e pura, con una leggera corrente. Dovevano essere costati parecchi quattrini quegli impianti. Il pallore delle due donne faceva pensare che passassero tutto il loro tempo all'interno della montagna. Dalle parole di sorella Lily pareva che facesse parte di un personale interno che non aveva nulla a che vedere con la squadra di omaccioni di fuori, e che forse neppure capiva di che razza di gente si trattasse. Era grottesco, concluse Bond mentre si avvicinavano a una porta all'estremitа del corridoio. Pericolosamente grottesco, ma era inutile scervellarcisi sopra. Poteva solo seguire le indicazioni del copione. Almeno lм si stava meglio che non fuori. Sorella Lily suonт alla porta. Erano attesi: la porta si spalancт immediatamente. Una deliziosa cinesina con un chimono color malva a fiori bianchi sorrise e si inchinт secondo la miglior tradizione orientale. "Sono arrivati finalmente, May. Mr. e Mrs. John Bryce. Devono essere sfiniti. Perciт bisogna accompagnarli subito alle loro stanze perchй facciano colazione e poi vadano a dormire." Si rivolse a Bond. "Questa и May. Una ragazza meravigliosa. Si occuperа lei di voi. Per qualsiasi bisogno, chiamate May. E' la preferita di tutti i nostri pazienti." Pazienti, riflettй Bond. Era la seconda volta che usava quella parola. Sorrise alla ragazza. "Buon giorno. Grazie, ci farebbe davvero molto piacere andare nelle nostre stanze." May rivolse loro un caldo sorriso. "Spero che vi troviate bene entrambi, Mister Bryce. Mi sono presa la libertа di ordinarvi la colazione appena ho saputo che eravate arrivati. Vogliamo andare?" Dalle doppie porte che si aprivano nella parete di fronte si dipartivano, a destra e a sinistra, dei corridoi. La ragazza li guidт verso destra. Bond e Honeychile la seguirono, e dietro veniva sorella Lily. Sui due lati del corridoio si vedevano delle porte numerate. Qui le pareti erano di un rosa chiarissimo, e i tappeti grigio chiaro. Al termine del corridoio c'erano due porte vicine, il 14 e il 15. May aprм la porta del 14, ed essi entrarono. Era una meravigliosa camera matrimoniale di stile moderno con pareti verde scuro, pavimento di mogano scuro con alcuni spessi tappeti bianchi, e splendidi mobili in bamb- e cinz a grandi rose rosse su fondo bianco. Una porta dava in uno spogliatoio e un'altra in un bagno modernissimo, stupendo. Pareva l'appartamento di un albergo di lusso della Florida, eccetto due particolari: non c'erano finestre e non c'erano maniglie all'interno delle porte. May passт lo sguardo dall'uno all'altro con espressione ansiosa. Bond si rivolse a Honey, sorridendole. "E' molto piacevole, non trovi, tesoro?" La ragazza giocherellava con l'orlo della gonna. Annuм senza guardarlo. Si udм un timido colpetto alla porta e un'altra ragazza, graziosa quanto May, entrт recando un vassoio carico di roba. Lo depose sul tavolo centrale e accostт due sedie. Tolse gli immacolati tovaglioli che coprivano i piatti e sgusciт silenziosamente dalla stanza. Si sentм un delizioso profumo di pancetta fritta e caffи. May e sorella Lily si diressero alla porta. Sulla soglia la donna anziana si fermт: "Ora vi lasciamo soli. Se avete bisogno di qualcosa, suonate il campanello. I pulsanti sono accanto al letto. Oh, a proposito, nell'armadio troverete parecchi abiti. Abiti cinesi, temo," aggiunse in tono di scusa, "ma spero che come taglia vi vadano bene. Al guardaroba hanno avuto le vostre misure solo ieri sera. Il dottore ha ordinato che non vi si disturbi. Sarebbe lietissimo di avervi suoi ospiti a cena, questa sera. Desidera che abbiate tutta la giornata per voi, per riposare, capite." Fece una pausa e li guardт con un sorriso interrogativo: "Devo riferire che...?" "Sм, grazie," rispose Bond. "Dite al dottore che saremo felici di cenare con lui." "Oh, son sicura che gli farа molto piacere." La porta venne richiusa. Bond si rivolse a Honeychile. La ragazza aveva un'aria imbarazzata ed evitava ancora il suo sguardo. Bond pensт che probabilmente in vita sua non era mai stata accolta in quel modo nй aveva visto tanto lusso. Per lei doveva essere molto pi- strano e terrificante di quello che era capitato fuori di lм. Stava in piedi, cincischiando la gonna da Selvaggio Venerdм. Il suo viso era segnato da strie di sudore, sale e polvere. Le gambe nude erano sporche e Bond notт che le dita dei suoi piedi si muovevano leggermente affondando nel folto tappeto. Bond scoppiт a ridere di gusto al pensiero che la paura di lei era stata cancellata dal fondamentale problema dei vestiti e di cosa dovesse fare, e rise del quadro che insieme formavano: lei vestita di stracci e lui con la sudicia camicia blu, i pantaloni neri e le scarpe di tela infangate. Le si avvicinт e le prese le mani. Erano gelate. "Honey," disse, "sembriamo una coppia di spaventapasseri. Adesso abbiamo solo un problema. Dobbiamo mangiare la colazione ora finchй и calda, oppure toglierci di dosso questa roba, fare un bagno e poi mangiare quando si и raffreddata? Non pensiamo ad altro per ora. Siamo qui in questo meraviglioso appartamento e non dobbiamo preoccuparci d'altro." Lei sorrise incerta. I suoi occhi azzurri lo scrutarono in volto. "Non ti preoccupi di quello che ci capiterа?" Accennт alla stanza. "Non pensi che sia una trappola?" "Se и una trappola ormai ci siamo dentro. Non possiamo far altro che mangiare il formaggio. Bisogna solo decidere se vogliamo mangiarlo caldo o freddo." Le strinse le mani. "Sul serio, Honey. Lascia a me le preoccupazioni. Pensa solo dove eravamo un'ora fa. Non и meglio, ora? Decidi. Bagno o colazione?" "Be', se pensi... voglio dire," mormorт lei riluttante, "preferirei lavarmi prima. Ma dovrai aiutarmi," aggiunse in fretta accennando alla stanza da bagno. "Io non so far funzionare quegli aggeggi. Come si fa?" "E' abbastanza facile," rispose Bond senza sorridere. "Ti preparo tutto io. Mentre tu fai il bagno io farт colazione, e terrт in caldo la tua parte." Bond si accostт a un armadio e l'aprм. Dentro c'era una mezza dozzina di chimoni, alcuni di seta, altri di lino. Ne prese uno di lino. "Togliti quegli abiti e infilati questo mentre io vado a prepararti il bagno. Poi sceglierai tu la roba che vuoi metterti per andare a letto e per cena." "Sм, James," rispose lei con gratitudine. "Se vuoi insegnarmi come..." Cominciт a sbottonarsi la camicia. Bond aveva una gran voglia di prenderla tra le braccia e di baciarla. Invece disse bruscamente: "Va bene, Honey", e andт nel bagno ad aprire i rubinetti. Il bagno era fornitissimo: essenza Floris Lime per uomo e sali Guerlain per donna. Bond gettт un cubetto di Guerlain nell'acqua e subito la stanza profumт come una serra. Il sapone era Fleurs des Alpes. Nell'armadietto dello specchio, sopra il lavabo c'erano spazzolini da denti e dentifricio, stuzzicadenti, fili di seta per pulire i denti, collutorio Rose, aspirina e latte di magnesia. Inoltre un rasoio elettrico, una lozione dopo barba Lentheric, e due spazzole di nylon e due pettini. Ogni cosa era nuovissima. Bond si guardт nello specchio il viso sporco e con la barba lunga, e sorrise con gli occhi grigi, arrossati dal sole. La pillola era ben indorata: c'era da aspettarsi che dentro fosse molto amara. Mentre si chinava nuovamente sulla vasca sentм le braccia di lei attorno al collo. Si rialzт intravedendone il corpo abbronzato che spiccava sul candore delle mattonelle. Honey lo baciт goffamente, con forza, e lui la strinse a sй mentre il cuore gli batteva a precipizio. "Non mi sentivo a mio agio in quel chimono," gli bisbigliт all'orecchio, "e poi tu hai detto che eravamo sposati." Il corpo della ragazza aderiva al suo. Perchй no? Perchй no? Non fare l'idiota. Non и certo il momento adatto. Siamo tutti e due in pericolo. Bisogna restare freddi, controllarsi, per riuscire a trovare il modo di cavarsi da questo pasticcio. Pi- tardi! Pi- tardi! Non bisogna essere deboli. Bond la scostт da sй. Per un lungo momento si fissarono, poi Bond mormorт: "Honey, entra immediatamente nella vasca prima che ti sculacci." Lei sorrise e senza dire una parola si infilт nella vasca e alzт gli occhi verso di lui. "Devi lavarmi tu," disse con aria di sfida. "Io non so come si fa." "Zitta, Honey," disse Bond disperato. "E smettila di far la civetta. Prendi sapone e spugna e comincia a strofinarti. Dannazione. Non и questo il momento di metterci a tubare. Vado a fare colazione." Abbassт la maniglia della porta. "James!" lo fermт la voce di lei. Si volse indietro. Gli stava mostrando un palmo di lingua. Le rivolse una mezza smorfia e chiuse la porta. Per schiarirsi le idee Bond esaminт accuratamente gli altri due locali in cerca di armi possibili, di uscite, di microfoni. Nulla di tutto questo. Alla parete c'era un orologio elettrico che indicava le otto e mezzo, e, vicino al letto matrimoniale, una fila di campanelli con varie indicazioni: Servizio in camera, Parrucchiere, Manicure, Cameriera. Non c'era telefono. Sul soffitto, in un angolo, una griglia per la ventilazione: inutile, troppo piccola. Le porte parevano di metallo, verniciate nella stessa tinta delle pareti. Bond si lanciт contro una con tutto il suo peso. La porta non si spostт di un millimetro. Bond si strofinт la spalla. Era una prigione: una splendida prigione. Inutile discutere. La trappola era scattata alle loro spalle. Ora l'unica cosa da fare, per il topo, era davvero di mangiare tutto il formaggio che poteva. Bond sedette al tavolino. C'era un grosso bicchiere di succo di ananas, posto in un cestello d'argento pieno di ghiaccio tritato. Lo bevve e passт al suo piatto. Uova strapazzate su una fetta di pane tostato, quattro fette di pancetta, rognone alla griglia e salsiccia. C'era inoltre dell'altro pane tostato, un panino avvolto nel tovagliolo, marmellata di arance e di fragole e miele. Il caffи era tenuto in caldo in un grosso thermos, la panna dava un senso di freschezza. Dal bagno gli giunse la voce della ragazza che canterellava Marion. Chiuse le orecchie a quel suono e attaccт con le uova. Dieci minuti pi- tardi Bond sentм aprire la porta del bagno. Depose immediatamente il pane tostato e la marmellata per coprirsi gli occhi con le mani. Lei scoppiт a ridere: "Che codardo. Hai paura di una ragazza indifesa." Bond sentм che frugava nell'armadio, continuando a mormorare tra sй. "Chissа perchй ha paura. Certo che se facessi la lotta con lui l'avrei vinta facilmente. Forse и di questo che ha paura. Forse non и molto robusto. Dalle braccia e dal petto non si direbbe. Ma non ho ancora visto il resto. Forse и rachitico. Giа, dev'essere questo. Ecco perchй non ha il coraggio di spogliarsi davanti a me. Uhm, vediamo un po', chissа se questo gli piacerebbe." Alzт la voce. "James, tesoro, ti andrebbe un chimono bianco tutto cosparso di uccelli azzurrini?" "Sм, accidenti," borbottт Bond attraverso le mani. "Ora smettila di chiacchierare e fa' colazione. Mi sta venendo sonno." "Oh," esclamт lei, "se intendi dire che и ora di andare a letto, arrivo di corsa." Bond la sentм correre verso il tavolo e sedersi di fronte a lui. Abbassт le mani. Lei gli sorrideva. Era meravigliosa. I capelli, ben pettinati, da un lato le ricadevano sulla guancia e dall'altro erano ripiegati dietro l'orecchio. La sua pelle splendeva di freschezza e i grandi occhi azzurri rilucevano felici. Ora Bond sentiva d'amare quel naso rotto. Era diventato parte dei suoi pensieri, tanto che all'improvviso gli venne l'idea che non sarebbe stato contento se lei fosse stata una bella ragazza senza imperfezioni come le altre belle ragazze. Ma sapeva che sarebbe stato inutile tentare di persuaderla di questo. Lei stava seduta pudicamente con le mani in grembo, sotto una scollatura che lasciava intravedere un seno e l'ansa dello stomaco. "Sta' a sentire, Honey," disse Bond severamente, "sei un sogno, ma non и quella la maniera di portare un chimono. Chiudilo per bene, allaccialo e smettila di provocare. Non и educato, a colazione." "Oh, come sei noioso," borbottт lei chiudendo di qualche centimetro il chimono. "Perchй non vuoi giocare? Io ho voglia di giocare a marito e moglie." "Non all'ora di colazione," ribattй fermamente Bond. "Avanti, mangia. E' tutto squisito. E poi sono sporco lurido. Devo radermi e fare il bagno." Si alzт, girт attorno al tavolo e le diede un bacio sui capelli. "Quanto a giocare, mi piacerebbe molto, ma non ora." Senza aspettare la risposta andт nel bagno e chiuse la porta. Bond si fece la barba e si cacciт sotto la doccia. Aveva un sonno spaventoso. Quando volle lavarsi i denti, quasi non riusciva a farlo. Riconobbe i sintomi. L'avevano drogato. Con il caffи o con il succo di ananas? Non aveva importanza. Voleva solo sdraiarsi e chiudere gli occhi. Dimenticando di essere nudo aprм la porta, barcollando. La ragazza era giа a letto. Aggrappandosi ai mobili Bond le si avvicinт. Il chimono era buttato a terra. Honey era profondamente addormentata, nuda, coperta solo dal lenzuolo. Bond fissт vacuamente il posto vuoto accanto a lei. No! Trovт gli interruttori e spense la luce. Ora doveva strisciare a terra per raggiungere l'altra camera. Giunse al letto e vi si tirт su. Allungт un braccio per spegnere la luce sul comodino. Il gesto, non controllato, mandт a terra il lume e la lampadina si frantumт. Con un ultimo sforzo Bond si girт sul fianco e si lasciт prendere dal sonno. Le cifre luminose dell'orologio elettrico nell'altra stanza indicavano le nove e mezzo. Alle dieci la porta della camera matrimoniale si aprм silenziosamente. Una figura altissima, esile, si delineт sulla soglia. Un uomo. Doveva essere alto almeno un metro e novantacinque. Si fermт sulla porta, a braccia conserte, ascoltando. Soddisfatto, entrт nella stanza avvicinandosi al letto e si chinт per ascoltare il respiro tranquillo della ragazza. Dopo un attimo girт l'interruttore di una lampadina che portava assicurata al petto. Una luce molto viva si diffuse per un ampio raggio. L'uomo si chinт per illuminare il viso della ragazza. Esaminт quel volto per parecchi minuti. Poi una mano si allungт per afferrare il lenzuolo e dolcemente lo scostт fino ai piedi del letto. La mano non era una mano. Erano un paio di pinze di acciaio, articolate, e attaccate a un supporto metallico che spariva in una manica di seta nera. Una mano artificiale. L'uomo esaminт a lungo quel corpo nudo, illuminandolo centimetro per centimetro. Poi la mano artificiale lo ricoprм di nuovo, dolcemente, con il lenzuolo. L'uomo rimase ancora a fissare per qualche istante quel viso addormentato, poi spense la lampadina e passт silenziosamente nell'altra stanza dove dormiva Bond. L'uomo si trattenne pia lungo vicino a quel letto. Esaminт ogni segno, ogni ombra di quel viso abbronzato, dai lineamenti quasi crudeli. Osservт le pulsazioni dell'arteria del collo, contandole, e, dopo aver scostato il lenzuolo, controllт le pulsazioni che affioravano sulla pelle nella zona cardiaca. Valutт i muscoli delle braccia e delle cosce di Bond, osservando pensosamente la forza che si celava nel torace. Si chinт perfino a osservare nella mano destra distesa le linee della vita e della fortuna. Infine, con estrema cura, le pinze d'acciaio riportarono il lenzuolo sul collo di Bond. Per un minuto ancora la figura altissima rimase immobile presso il dormiente, poi scivolт silenziosamente nel corridoio e la porta si richiuse con un lieve scatto. 14 Il dottor No L'orologio elettrico nella fresca stanza immersa nelle tenebre, chiusa nel cuore della montagna, segnava le quattro e mezzo. Fuori sulla montagna, Crab Key iniziava una nuova giornata, con la sua aria afosa e puzzolente. Nella parte orientale dell'isola, la massa degli uccelli - aironi, pellicani, avosette, egrette, fenicotteri e i pochi Spatola Rosata - continuava a nidificare o a pescare nelle acque basse del lago. Gli uccelli, quell'anno, erano stati disturbati cosм spesso che la maggior parte di essi non aveva alcuna voglia di nidificare. Negli ultimi mesi il mostro, con le sue incursioni notturne, aveva incenerito i posti dove si appollaiavano e i nidi appena iniziati. Quell'anno la maggior parte non avrebbe procreato. Avrebbero tentato di migrare, e molti sarebbero morti di quella forma nervosa d'isterismo che colpisce le colonie di uccelli quando viene a mancare la pace e l'intimitа. All'altra estremitа dell'isola, nella guaniera che dava alla montagna il suo aspetto nevoso, il vasto branco di cormorani aveva passato la sua consueta giornata a rimpinzarsi di pesce e a restituire al proprietario e protettore la sua oncia di prezioso concime. Per loro, il periodo della nidificazione era stato tranquillo. Ora si affaccendavano rumorosamente intorno a quei mucchi di sudici sterpi che avrebbero costituito i loro nidi: ogni mucchio, esattamente a sessanta centimetri l'uno dall'altro, perchй il cormorano и un uccello litigioso e questo ring di sessanta centimetri rappresenta lo spazio per i suoi combattimenti. Ben presto le femmine avrebbero deposto le tre uova, con le quali il patrimonio del padrone sarebbe aumentato in media di due cormorani. Sotto la cima, dove cominciavano gli scavi, quel centinaio di uomini e donne negri che costituivano la manodopera, stavano terminando il loro turno quotidiano. Altri cinquanta metri cubi di guano erano stati estratti dal fianco della montagna e altri venti metri di materiale si erano aggiunti al livello del terrapieno. Pi- sotto, la montagna era a terrazze come i vigneti d'Italia, con la differenza che qui non c'erano vigne ma solo aridi ripiani tagliati profondamente nel fianco della montagna. E qui, invece dell'odore di metano che si sentiva nelle altre parti dell'isola, c'era un forte odore di ammoniaca, e il ventaccio che manteneva asciutti gli scavi soffiava una polvere bianco-marrone negli occhi e negli orecchi degli scavatori. Ma loro erano abituati a quell'odore e a quella polvere, e per loro era un lavoro facile e salubre. Non si lamentavano. L'ultimo carico della giornata partм sulla decauville che serpeggiava lungo la montagna. Al suono di una sirena i lavoratori si misero in spalla le rozze zappe e si avviarono pigramente alle loro baracche circondate da filo spinato ad alta tensione. Il giorno dopo, la nave sarebbe approdata come ogni mese nelle acque profonde del molo che essi avevano costruito dieci anni prima, e che da allora non avevano pi- rivisto. Avrebbe portato nuove provviste, nuove merci e chincaglieria da acquistare allo spaccio. Sarebbe stato un giorno di festa, con rum, ballo e qualche rissa. La vita era bella. La vita era bella anche per gli impiegati: tutti negri cinesi come quelli che avevano dato la caccia a Bond, Quarrel e la ragazza. Anche loro sospesero il lavoro nel garage, nelle officine e ai posti di guardia e passarono ai quartieri "ufficiali". A parte i turni di guardia e i lavori di carico, il giorno dopo sarebbe stato festivo per la maggior parte di loro. Anche loro avrebbero bevuto e ballato, e ci sarebbe stata una nuova infornata mensile di ragazze provenienti "dall'interno". Alcuni "matrimoni" dell'ultima mandata sarebbero continuati per altri mesi o settimane a seconda dei gusti del "marito", ma per gli altri ci sarebbe stata una scelta di nuovi arrivi. Qualcuna delle ragazze pi- anziane che avevano tenuto i loro bambini all'asilo sarebbe tornata per un nuovo turno di lavoro "fuori", e ci sarebbe stata una nuova mandata di ragazze venute su ora che "uscivano" per la prima volta. Per queste ci sarebbero state delle risse e sarebbe corso del sangue, ma alla fine i quartieri degli impiegati si sarebbero assestati per un altro mese di vita comune, ognuno con la sua donna per esserne accudito. Nel freddo cuore della montagna, lungi dalla vita ben regolata che si svolgeva alla superficie, Bond si svegliт nel suo letto confortevole. A parte un leggero mal di capo dovuto al sonnifero, si sentiva in forma, riposato. Nella camera della ragazza la luce era accesa, e lui la sentiva muoversi. Scivolт dal letto e, evitando i frammenti della lampadina, si accostт silenziosamente all'armadio per infilarsi il primo chimono che gli capitт per le mani, e andт alla porta. Honey aveva steso sul letto parecchi chimoni e se li stava provando di fronte al grande specchio alla parete. Ne indossava uno di seta azzurro, splendido, che risaltava sulla sua pelle dorata. "Questo ti sta bene," disse Bond. Lei si volse di scatto, portandosi una mano alla bocca. "Oh, sei tu!" Gli sorrise. "Credevo che non ti svegliassi pi-. Sono venuta a vederti parecchie volte. Contavo di svegliarti alle cinque. Sono le quattro e mezzo e ho fame. Potremmo avere qualcosa da mangiare?" "Ma certo." Bond si accostт al letto. Passando accanto a lei le cinse la vita con un braccio, portandola con sй. Esaminт i campanelli e suonт quello contrassegnato con "servizio nelle stanze". Poi disse: "Suoniamo anche gli altri? Facciamo le cose in grande." Lei rise. "Va bene, ma cos'и un manicure?" "Una persona che ti mette a posto le unghie. Dobbiamo metterci in ghingheri per fare la conoscenza del dottor No." In realtа Bond rifletteva sull'urgente necessitа di mettere le mani su un'arma, un'arma qualsiasi: un paio di forbici sarebbe stato meglio che niente. Suonт altri due campanelli. Poi lasciт la ragazza e si guardт attorno. Mentre dormivano qualcuno era venuto a portar via il servizio della colazione. Su una credenza c'era un vassoio con bottiglie e bicchieri. Bond andт a guardare. C'era di tutto. Fra le bottiglie, due men-, di grande formato, in doppio foglio. Avrebbero potuto essere quelli del Savoy Grill, o del "21", o del Tour d'Argent. Il men- cominciava con Caviar double de Beluga per finire con Sorbet а la Champagne. In mezzo c'erano tutti i piatti i cui ingredienti potevano conservarsi congelati. Bond rimise a posto il men-. Non ci si poteva certo lamentare del formaggio che veniva offerto dalla trappola! Qualcuno bussт ed entrт May, seguita da altre due cinguettanti cinesine. Tagliando corto a tutti i formalismi, Bond ordinт tи, pane tostato e burro per Honeychile, dicendo inoltre di metterle a posto unghie e capelli. Poi andт in bagno, prese un paio di aspirine e fece una doccia. Si rimise il chimono, osservando disgustato l'aria idiota che assumeva cosм abbigliato, e tornт nella stanza. May, radiosa, gli chiese se potesse avere la cortesia di scegliere ciт che lui e Mrs. Bryce desideravano per cena. Senza entusiasmo, Bond ordinт per sй caviale, cotolette di agnello alla griglia, insalata e ostriche; e per Honeychile scelse melone, pollo arrosto а l'Anglaise e gelato di vaniglia con cioccolato caldo. May approvт entusiasta facendo affiorare le fossette in un sorriso. "Il dottore desidererebbe sapere se alle otto meno un quarto vi va bene." Bond assentм brevemente. "Grazie infinite, Mister Bryce. Verrт a chiamarvi alle sette e quarantaquattro." Bond andт nella stanza dove Honey era sottoposta alle cure della pettinatrice e della manicure. Osservт le dita delicate che si muovevano attorno ai capelli e alle unghie della ragazza. Honey gli sorrise piena di entusiasmo attraverso lo specchio. "Non farti conciare come una scimmia," borbottт lui accostandosi al vassoio. Si versт una buona dose di bourbon e soda e se lo portт nella sua stanza. Bella la sua idea di impadronirsi di un'arma: forbici e limette erano legati con una catenella alla cintura della manicure. Cosм pure le forbici della pettinatrice. Bond sedette sul letto in disordine immergendosi in cupe riflessioni. Le donne se ne andarono. La ragazza si affacciт sulla soglia. Vedendo che lui non sollevava il capo, si ritirт, lasciandolo solo. Dopo un po' Bond tornт nell'altra stanza per riempirsi di nuovo il bicchiere. Disse meccanicamente: "Sei meravigliosa." Lanciт un'occhiata all'orologio, tornт in camera sua, vuotт il bicchiere e si infilт un altro di quegli assurdi chimoni, completamente nero. All'ora fissata si udм bussare dolcemente alla porta e tutti e due uscirono nel corridoio. May si fermт davanti all'ascensore i cui battenti vennero aperti da un'altra ragazza cinese. Entrarono e le porte si richiusero. Bond notт che l'ascensore era un Waygood Otis. Tutto nella prigione era di lusso. Ebbe un brivido di disgusto. Honey notт la sua reazione. Lui si volse e disse: "Scusami, ho un po' di mal di testa." Non voleva dirle che tutto quel lusso lo impensieriva, che non aveva la pi- pallida idea di che cosa fosse quell'apparato, nй di come avrebbero potuto uscire dalla situazione in cui si trovavano. Questa era la cosa peggiore. Nulla lo deprimeva quanto il fatto di non avere una linea di attacco o di difesa. La ragazza gli si accostт. "Mi spiace, James," mormorт, "spero che ti passi presto. Non sei arrabbiato con me, vero?" Bond si sforzт di sorridere. "No, tesoro," rispose. "Sono solo arrabbiato con me stesso." Abbassт la voce. "Quanto a stasera, lascia parlare me. Sii naturale e non aver paura del dottor No. Potrebbe essere un pazzoide." Lei annuм solennemente. "Farт del mio meglio." L'ascensore si fermт. Bond non aveva idea di quanto fossero scesi: trenta metri, sessanta? Le porte automatiche si riaprirono con un sibilo e i due si trovarono in una grande sala. Il locale era deserto: lungo circa diciotto metri, con le pareti coperte in tre lati da librerie alte fino al soffitto. Al primo sguardo la quarta parete pareva fatta di vetro massiccio, color blu scuro. La stanza pareva uno studio-biblioteca. In un angolo c'era una scrivania invasa da carte, e un tavolo centrale su cui erano riviste e giornali. Sparse ovunque, si vedevano poltrone rivestite di cuoio rosso. Il tappeto era verde scuro e la luce diffusa. L'unica cosa strana nell'arredamento era il mobile bar che correva lungo la parete di vetro, e, a semicerchio, lм davanti erano disposti poltrone, tavolini e portacenere, di modo che la stanza aveva come centro quella parete nuda. Lo sguardo di Bond colse un movimento fuggevole in quel vetro scuro. Attraversт la stanza. Un pesciolino argenteo, inseguito da uno pi- grande, guizzт attraverso il campo blu. Cos'era? Un acquario? Bond alzт lo sguardo al soffitto: un metro sotto di esso le onde bianche si infrangevano contro il vetro. Al di sopra dell'acqua una striscia color grigio azzurro, punteggiata di luci. Tra queste riconobbe la costellazione Orione. Non era un acquario. Era il mare e il cielo notturno. Tutta una parete della sala era di vetro. Si trovavano sei metri sotto il livello del mare con la visuale del suo mondo segreto. Bond e la ragazza erano sbalorditi. Mentre guardavano quella parete, scorsero due grandi occhi spalancati. Una testa dorata rilucente e un lungo corpo guizzarono per un istante e scomparvero. Un banco argenteo di acciughe si attardт un attimo e filт via. I tentacoli lunghi sei metri del Portoghese mano'-war sfilavano lentamente lungo la parete, colorandosi, sotto la luce, di un luccichio violetto. Verso l'alto si vedeva la massa scura del suo ventre e il profilo della vescica gonfiata che si spostava secondo il vento. Poi vari pesci, grandi e piccoli, di tutti i colori, tra la vegetazione subacquea. Una lunga ombra scura si fermт al centro di quella finestra per poi allontanarsi lentamente. Oh, se avesse potuto vedere di pi-! Bond era affascinato dall'idea di vivere con la costante visione di quella scena perennemente mutevole. Come per esaudire il suo desiderio, due grandi fasci luminosi si dipartirono dai bordi dello schermo per convergere su quell'ombra che si allontanava, rivelando in tutti i particolari la forma massiccia di uno squalo di tre metri e mezzo, poi le luci si spensero. Bond si volse lentamente. Si aspettava di vedere il dottor No, ma la sala era tuttora deserta. Sembrava statica e priva di vita in confronto ai palpitanti misteri al di lа della parete. Si volse nuovamente verso il mare. Che spettacolo doveva essere con i colori della luce del giorno quando si puт scorgere qualsiasi cosa fino a sei metri, forse, o anche piE ? col mare in tempesta, quando le onde si rompevano fragorosamente contro il vetro, scoprendo quasi il pavimento per poi scivolare via fuori della vista? E la sera, quando gli ultimi raggi del sole indoravano la parte superiore della stanza mentre le acque sotto erano piene di pulviscolo danzante e di animaletti marini? Che uomo straordinario doveva essere colui che aveva avuto quell'idea fantastica, e che miracolosa opera di ingegneria! Come potevano averla compiuta? In un modo solo. Dovevano aver costruito la parete di vetro profondamente all'interno della roccia per poi smantellare delicatamente strato per strato quell'armatura granitica. Quanto era spesso quel vetro? Chi lo aveva fabbricato? E come lo aveva portato sull'isola? Quanti palombari aveva dovuto impegnare? E, santo cielo, quanto doveva essere costato? "Un milione di dollari." Era una voce fonda, echeggiante, con un leggero accento americano. Bond si volse lentamente, quasi riluttante a staccarsi dalla parete di vetro. Il dottor No era entrato da una porta dietro la scrivania. Li guardava amichevolmente, con un leggero sorriso sulle labbra. "Immagino che vi chiedevate quanto и costata. Di solito i miei ospiti cominciano a riflettere sul lato concreto della cosa, dopo una quindicina di minuti. E' cosм?" "Infatti." Sempre sorridendo (Bond avrebbe dovuto abituarsi a quel sorriso a fior di labbra), il dottor No si allontanт dalla scrivania avvicinandosi a loro. Pareva scivolare piche camminare. Sotto la seta grigio acciaio del chimono non si scorgeva il movimento delle gambe, e sotto l'orlo non si intravedevano le scarpe. La prima impressione che Bond ne ebbe fu di magrezza, rigiditа e altezza. Il dottor No era alto almeno quindici centimetri pi- di Bond, ma il suo portamento sempre eretto lo faceva apparire ancor pi- alto. Anche il viso era lungo, e si staccava da un cranio rotondo e completamente calvo, fino al mento sottile, dando cosм l'impressione di una goccia di pioggia capovolta, anzi di olio, perchй la pelle era d'un colore giallo intenso, quasi traslucido. Impossibile dire l'etа del dottor No: il viso era privo di rughe, anche le guance profondamente incavate sotto gli zigomi alti e pronunciati erano lisce come l'avorio. Le sopracciglia, che ricordavano Dalн, erano sottili, nere, fortemente arcuate, come dipinte per la truccatura di un prestigiatore. Sotto, gli occhi nerissimi e lucenti, completamente privi di ciglia, sembravano le bocche di due piccole rivoltelle, dritti e fissi e completamente privi di espressione. Il naso sottile si inarcava sopra una bocca larga dal taglio sottile, che, nonostante il perpetuo sorriso, denotava solo crudeltа e autoritа. Il mento, sfuggente, come doveva poi notare Bond, si spostava solo leggermente di lato, cosм da dare l'impressione che le vertebre del collo fossero rigide. Quella strana figura gigantesca sembrava un'enorme larva velenosa avvolta in una corazza metallica. Bond non si sarebbe meravigliato di vedere la parte rimanente strisciare viscosa sul pavimento. Il dottor No giunse a tre metri da loro e si fermт. "Scusate se non vi stringo la mano," disse con voce inespressiva, "ma non mi и possibile." Sollevт lentamente le maniche. "Non ho mani." Le due pinze d'acciaio apparvero, con il loro supporto lucente, e si tesero verso di loro perchй le vedessero, come le zampe anteriori di una mantide religiosa. Poi le maniche le nascosero di nuovo riunendosi sul petto. Bond sentм che Honey trasaliva. Gli occhi nerissimi del dottor No si posarono su di lei osservando il naso rotto. "Un vero peccato," disse senza particolari inflessioni. Lo sguardo tornт a fissarsi su Bond. "Stavate ammirando il mio acquario." Era un'affermazione, non una domanda. "Agli uomini piace ammirare i mammiferi e gli uccelli. Io ho voluto poter ammirare anche i pesci. Li trovo pi- vari e interessanti. Sono certo che tutti e due condividete il mio entusiasmo." "Mi congratulo con voi," mormorт Bond. "Non dimenticherт mai questa stanza." "No." Anche questa era un'affermazione, in cui forse era una sfumatura d'ironia. "Ma abbiamo molte cose di cui parlare. E poco tempo. Accomodatevi. Volete bere qualcosa? Vicino a voi ci sono delle sigarette." Il dottor No si accostт a una poltrona di pelle e vi si accomodт. Bond occupт una poltrona di fronte mentre la ragazza sedeva tra i due, leggermente spostata. Bond avvertм un movimento alle proprie spalle e si volse a mezzo. Un negro cinese, basso ma con la corporatura di un lottatore, era vicino al bar. Indossava pantaloni neri e una giacca da smoking, bianca. I suoi neri occhi a mandorla nel viso rotondo incontrarono quelli di Bond e passarono oltre senza curiositа. "E' la mia guardia del corpo," spiegт il dottor No. "E' un esperto in vari campi. Non vi и nulla di misterioso nella sua improvvisa apparizione. Porto sempre con me una piccola radio trasmittente," spiegт accennando con il mento al proprio petto. "In tal modo posso chiamarlo quando ne ho bisogno. Cosa desidera la ragazza?" Non disse "vostra moglie". Bond si volse a guardare Honeychile. Gli occhi di lei erano sbarrati, ma rispose a voce bassa: "Una Coca-Cola, grazie." Bond trasse un respiro di sollievo. Almeno non si lasciava intimidire da tutta quella messinscena. "E io vorrei mezza vodka e mezzo Martini dry, con una scorza di limone. Agitato, non mescolato. Preferirei vodka russa o quella polacca." Il dottor No diede una piega extra al suo sottile sorriso. "Vedo che anche voi sapete quel che volete. In quest'occasione i vostri desideri saranno soddisfatti. Non trovate anche voi che in genere sia cosм? Che, cioи, quando si vuole una cosa la si ottiene? Questa almeno и la mia esperienza." "Nelle piccole cose." "Se non riuscite nelle grandi cose, vuol dire che non avete grandi ambizioni. Bisogna concentrarsi, ecco tutto. Le attitudini poi si creano, i mezzi si formano. "Datemi un punto d'appoggio e vi solleverт il mondo": ma solo se esiste effettivamente il desiderio di sollevare il mondo." Le labbra sottili si piegarono leggermente in gi-. "Ma queste sono chiacchiere inutili. Discutiamo, invece. Tutti e due, ne sono certo, lo preferite. Il Martini va bene? Avete sigarette? Ottimo. Sam-Sam, metti lo shaker vicino al signore e un'altra bottiglia di Coca-Cola a disposizione della signorina. Ora devono essere le otto e dieci. Ceneremo alle nove in punto." Il dottor No si raddrizzт leggermente nella poltrona. Si inchinт in avanti, fissando Bond. Nella stanza passт un attimo di silenzio. Poi il dottor No disse: "E ora, James Bond del Servizio Segreto, raccontiamoci i nostri segreti. Prima, tanto per dimostrarvi che non ho nulla da nascondere, vi svelerт i miei. Poi voi mi racconterete i vostri." I suoi occhi ebbero un lampo. "Ma diciamoci la veritа." Alzт una delle pinze che gli servivano come mani. "Io lo farт. Anche voi dovete farlo. Altrimenti questi," indicт i propri occhi, "mi diranno che state mentendo. Questi," aggiunse, toccandosi i bulbi oculari che diedero un lieve rumore secco, "vedono tutto." 15 Il vaso di Pandora James Bond prese il bicchiere e sorseggiт pensosamente. Inutile continuare il bluff. La storiella della Audubon era fragile e poteva essere smantellata da chiunque sapesse qualcosa di uccelli. La sua posizione era andata in briciole, era chiaro. Doveva fare di tutto per proteggere la ragazza. Per cominciare doveva rassicurarla. Bond sorrise al dottor No. "Ho conosciuto il vostro agente presso la King's House, Miss Taro. So che и dei vostri. Ho segnalato il fatto e verrа reso noto in determinate circostanze," il volto del dottor No non tradм alcun interesse, "... insieme ad altri fatti. Ma, se dobbiamo parlare, facciamolo senza altri effetti scenici. Voi siete un uomo interessante. Ma non и necessario che vi rendiate pi- interessante di quanto giа siete. Voi avete avuto la disgrazia di perdere le mani, e ora avete delle mani artificiali. Molti feriti di guerra le usano. Portate le lenti a contatto invece degli occhiali. Usate una radio trasmittente invece di un campanello, per chiamare il cameriere. Son sicuro che avete a vostra disposizione altri trucchetti. Ma, dottor No, voi siete sempre un uomo che mangia, beve e dorme come tutti gli altri. Dunque basta con i giochetti di prestigio. Non sono uno dei vostri scavatori di guano e questi scherzi non mi fanno impressione." Il dottor No annuм leggermente. "Un discorso coraggioso, Mister Bond, e io l'accetto. Probabilmente l'aver vissuto troppo a lungo in compagnia di tutti questi trogloditi ha fatto nascere in me un'affettazione irritante. Ma non si tratta di un semplice bluff. Io sono un tecnico. Adatto lo strumento al materiale. Possiedo anche molti strumenti necessari per le materie refrattarie. Comunque," il dottor No alzт leggermente le spalle, "continuiamo la nostra conversazione. E' un raro piacere avere un interlocutore intelligente e sarт lieto di raccontarvi la storia di una delle persone pi- notevoli che esistano. Sarete il primo ad ascoltarla. Non l'ho mai raccontata prima. Siete l'unica persona, tra quelle che ho incontrato, in grado di apprezzarla e," il dottor No fece una pausa per sottolineare il significato delle parole che sarebbero seguite, "di tenerla per sй." Aggiunse: "La seconda considerazione vale anche per la ragazza." Dunque le cose stavano cosм. Bond aveva avuto ben pochi dubbi in proposito fin da quando la mitragliatrice aveva aperto il fuoco contro di loro, e ancor da prima, in Giamaica, quando gli attentati contro di lui erano apparsi cosм decisi. Fin dall'inizio Bond aveva intuito che quell'uomo era un assassino e che si sarebbe trattato di una lotta per la vita. Come sempre si era sentito sicuro di vincere, fino al momento in cui il lanciafiamme era stato puntato contro di lui. Poi eran cominciati i dubbi. Adesso era certo. Quell'uomo era troppo forte, troppo ben organizzato. "Inutile fare ascoltare anche la ragazza," disse Bond. "Lei non ha nulla a che fare con me. L'ho incontrata ieri sulla spiaggia. E' della Giamaica, viene da Port Morgan. Raccoglie conchiglie. I vostri uomini hanno fatto a pezzi la sua canoa cosм io ho dovuto portarla con me. Rimandatela a casa. Non parlerа. Vi darа la sua parola d'onore." Honey lo interruppe con forza. "Io parlerт, invece. Dirт tutto. Non ho nessuna intenzione di andarmene. Voglio restare con te." Bond la fissт. "Non ti voglio," disse gelido. "Non sprecate il fiato con simili atteggiamenti eroici," disse dolcemente il dottor No. "Nessuno di coloro che sono giunti in quest'isola se n'и mai allontanato. Lo capite? Nessuno, neppure il pi- umile pescatore. Non rientra nei miei schemi. Non discutete con me, nй cercate di bluffare. E' perfettamente inutile." Bond lo fissт in volto. Non vi scorgeva nй collera nй ostinazione, solo una suprema indifferenza. Si strinse nelle spalle, poi si rivolse alla ragazza e le sorrise. "D'accordo, Honey. Non dicevo sul serio. Mi spiacerebbe molto che tu te ne andassi. Ce ne staremo qui insieme a sentire cosa vuole raccontarci questo maniaco." La ragazza annuм soddisfattissima. Come se, al cinema, un innamorato avesse minacciato di piantare in asso la sua bella, e poi avesse cambiato idea. Il dottor No proseguм, con la stessa voce dolce e sonora: "Avete ragione, Mister Bond. Ecco cosa sono, un maniaco. Tutti i grandi uomini sono maniaci. Sono preda di una pazzia che li trascina verso la loro meta. I grandi scienziati, i filosofi, i capi religiosi: tutti maniaci. Che altro, se non cieca unicitа di intento avrebbe potuto accenderne il genio, facendo loro seguire quell'unica direzione? La pazzia, Mister Bond, и inestimabile quanto il genio. Spreco di energie, vedute frammentarie, perdita dell'impeto, mancanza di costanza: questi i difetti del gregge." Il dottor No si appoggiт leggermente pi- indietro. "Io non possiedo tali difetti. Io sono, come voi avete giustamente detto, Mister Bond, un maniaco del potere. Questo и il significato della mia vita. La ragione per cui mi trovo qui. Per cui voi siete qui. La ragione per cui esiste questo luogo." Bond prese il bicchiere e lo vuotт. Poi lo riempм nuovamente dallo shaker. "Non mi sorprende affatto," disse. "La solita storia: uno и convinto di essere il re d'Inghilterra, o il presidente degli Stati Uniti, oppure Dio. I manicomi sono zeppi di gente cosм. L'unica differenza и che invece di essere stato rinchiuso da qualche parte, vi siete costruito voi il vostro manicomio e vi ci siete chiuso dentro. Ma perchй? Perchй starvene qui, in questa prigione, vi dа l'illusione del potere?" Un angolo delle labbra sottili tradм l'irritazione. "Mister Bond, il potere и sovranitа. Il primo principio di Clausewitz consisteva nell'avere una base sicura. Da lм uno procede verso la libertа d'azione. Mettete insieme l'una e l'altra, e avrete la sovranitа. Io sono riuscito ad avere queste e altre cose. Nessun altro al mondo le possiede nella stessa misura. Non possono averle. Il mondo и troppo pubblico. Queste cose possono essere garantite solo dall'isolamento. Parlate di re e di presidenti. Di quale potere dispongono? Quanto gliene concede il loro popolo. Chi, al mondo, ha potere di vita o di morte sul suo popolo? Ora che Stalin и morto, potete farmi un nome eccetto il mio? E come possiedo questo potere, questa sovranitа? Grazie all'isolamento. Grazie al fatto che nessuno sa. Grazie al fatto che non devo rendere conto a nessuno." Bond alzт le spalle. "Questa и solo un'illusione di potere, dottor No. Qualsiasi uomo armato di una pistola carica ha potere di vita o di morte sul suo prossimo. Tanti altri hanno ucciso segretamente e se la sono cavata. Alla fine hanno sempre quel che si meritano. Un potere pi- grande di quello che hanno viene esercitato su di loro dalla comunitа. Questo accadrа anche a voi, dottor No. La vostra ricerca del potere и un'illusione perchй il potere stesso и un'illusione." "La stessa cosa vale per la bellezza, Mister Bond," ribattй tranquillamente il dottor No. "E per l'arte, per il denaro, per la morte. E, probabilmente, per la vita. Sono tutti concetti relativi. Il vostro giuoco di parole non mi tocca. Conosco la filosofia, l'etica, la logica, meglio di voi, credo. Ma lasciamo questo sterile dibattito. Torniamo al punto, la mia smania di potere o, come dite voi, dell'illusione del potere. E vi prego, Mister Bond," ancora una volta la piega extra apparve sul sorriso stereotipato, "non pensate che mezz'ora di conversazione con voi possa alterare il mio schema di vita. Concentratevi piuttosto sulla storia del mio, diciamo cosм, rincorrere un'illusione." "Proseguite." Bond lanciт un'occhiata alla ragazza. Ella colse il suo sguardo. Si portт una mano alla bocca come per nascondere uno sbadiglio. Bond le fece un largo sorriso. Si chiedeva quando il dottor No avrebbe deciso di divertirsi cancellando l'ostentata indifferenza di lei. "Mi sforzerт di non annoiarvi," continuт amichevolmente il dottor No. "I fatti sono molto pi- interessanti della teoria, vero?" Non si aspettava una risposta. Fissт gli occhi sull'elegante tulipa che era giunta a metа altezza oltre la buia parete di vetro. Alcuni pesciolini argentei guizzavano nelle tenebre. Un fascio di fosforescenza bluastra vagava serpeggiando. Nel soffitto le stelle avevano uno splendore pi- brillante attraverso il vetro. Improvvisamente l'artificiositа della scena nella stanza: i tre seduti in comode poltrone, i bicchieri e le bottiglie a portata di mano, lo spesso tappeto, le luci schermate, apparve ridicola a Bond. Anche la sua drammaticitа, il pericolo, era poca cosa di fronte ai molluschi che si muovevano di lа dal vetro. Se il vetro fosse scoppiato, se le pressioni fossero state calcolate male o il lavoro fosse difettoso? Se il mare avesse premuto un po' di pi- contro la finestra? Il dottor No proseguм: "Io sono nato a Pechino e sono figlio unico e illegittimo di un missionario metodista tedesco e di una ragazza cinese di ottima famiglia. Ero un ingombro, e venni affidato a una zia di mia madre. Niente affetto, capite, Mister Bond, niente calore familiare. Il seme era gettato. Andai a lavorare a Shangai e mi trovai a contatto con i Tong, con le loro attivitа illegali. Mi piacevano i complotti, i furti, gli omicidi, gli incendi delle proprietа assicurate. Tutto ciт rappresentava la ribellione contro la figura del padre che mi aveva abbandonato. Mi piaceva la morte e la distruzione delle persone e delle cose. La mia tecnica criminale, se vogliamo chiamarla cosм, si raffinт. Poi le cose andarono male e dovetti togliermi di mezzo. I Tong mi consideravano troppo utile per uccidermi. Passai clandestinamente negli Stati Uniti. Mi era stata data una lettera di raccomandazione, in codice, per uno dei pi- potenti Tong d'America, lo Hip Sings. Non seppi mai cosa diceva quella lettera, ma venni immediatamente assunto come segretario particolare. In seguito, quando avevo trent'anni, fui nominato tesoriere. Il tesoro consisteva in pi- di un milione di dollari. Quella somma mi faceva gola. Poi ebbe inizio la grande guerra tra i Tong degli anni venti. I due grandi Tong di New York, il mio, lo Hip Sings, e il nostro rivale, l'On Lee Ongs, vennero a battaglia. Nel giro di qualche settimana centinaia di uomini vennero uccisi, da una parte e dall'altra, e le loro case e proprietа date alle fiamme. Fu un periodo di torture, assassini e incendi dolosi a cui partecipai con gioia. Poi intervenne la polizia. Avevano mobilitato quasi tutta la polizia di New York. I due grandi eserciti clandestini vennero separati, i quartieri generali dei Tong subirono le irruzioni della polizia e i capi furono mandati in galera. Io ero stato avvertito della prossima irruzione della polizia. Qualche ora prima presi la cassa, trasformai in oro quel milione di dollari, e filai ad Harlem a nascondermi. Un'idiozia. Avrei dovuto lasciare l'America, nascondermi nel pi- remoto angolo della terra. Anche dalle celle di Sing Sing i capi del mio Tong riuscirono a raggiungermi. Mi pescarono, vennero di notte. Mi torturarono ma io non dissi dove avevo nascosto l'oro. Mi torturarono per tutta la notte. Poi, quando videro che non parlavo, mi tagliarono le mani perchй dal mio cadavere si capisse che avevo rubato, mi spararono al cuore e se ne andarono. Ma non sapevano una cosa. Sono una di quelle rarissime persone che hanno il cuore a destra. Credo che ce ne sia una su un milione. Sopravvissi. Grazie alla mia forza di volontа superai l'intervento chirurgico e i lunghi mesi d'ospedale. E per tutto quel tempo non feci che progettare come fuggire con il denaro, come tenermelo, cosa farne." Il dottor No si interruppe. Le sue tempie erano leggermente arrossate. Il suo corpo, sotto il chimono, era agitato. I ricordi lo avevano turbato. Per un attimo chiuse gli occhi, ricomponendosi. E' il momento, si disse Bond? Gli balzo addosso e lo uccido? Posso spezzare il mio bicchiere e colpirlo con lo stelo di cristallo? Gli occhi si riaprirono. "Vi sto annoiando? Davvero no? Per un attimo ho avuto la sensazione che pensaste ad altro." "No." Il momento favorevole era passato. Ce ne sarebbero stati altri? Bond calcolт il balzo che avrebbe dovuto fare: notт che la giugulare era scoperta sopra il colletto del chimono. Le labbra sottili del dottor No si dischiusero e il racconto proseguм. "Era il momento di una decisione chiara, precisa. Quando mi dimisero dall'ospedale andai da Silberstein, il pi- grande negozio di filatelia di New York. Acquistai una busta, una busta soltanto, ma piena dei francobolli pi- preziosi del mondo. Impiegai settimane intere a raccoglierli. Investii tutto il mio oro in quei francobolli. Avevo previsto la Guerra Mondiale. Sapevo che sarebbe sopravvenuta un'inflazione. Sapevo che i migliori sarebbero aumentati di valore o almeno l'avrebbero conservato integro. E nel frattempo mutai il mio aspetto. Eliminai i capelli con una depilazione radicale, mi feci assottigliare il naso, allargare la bocca e modificare le labbra. Non potendo diventare pi- basso mi alzai di statura. Scarpe con rialzo. Settimane di trazione verticale. Cambiai andatura. Eliminai gli arti artificiali e usai mani di cera coperte da guanti. Mutai il mio nome in Julius No: Julius perchй era il nome di mio padre, e No perchй respingevo lui e qualsiasi altra autoritа. Eliminai gli occhiali sostituendoli con lenti a contatto, le prime che si fabbricavano. Poi mi recai a Milwaukee, dove non ci sono cinesi, e mi iscrissi alla facoltа di medicina. Mi nascosi nel mondo accademico e lа mi immersi nello studio del corpo e della mente umana. Perchй? Perchй volevo sapere di che cosa и capace l'argilla di cui siamo fatti. Dovevo imparare quali erano i miei strumenti prima di sfruttarli per la mia meta successiva: liberazione totale dalla debolezza fisica, dai pericoli materiali e dai rischi. Poi di lа sarei avanzato verso il raggiungimento del potere, il potere di fare agli altri ciт che era stato fatto a me, il potere di vita e di morte, di decidere, di giudicare, il potere di un'indipendenza assoluta da autoritа esterne. Poichй questo, Mister Bond, vi piaccia o no, и l'essenza del potere temporale." Bond prese lo shaker e per la terza volta si riempм il bicchiere. Guardт Honeychile. Pareva tranquilla e indifferente, come se stesse pensando ad altro. Gli sorrise. "Immagino che abbiate appetito," disse bonariamente il dottor No. "Vi prego di avere ancora un po' di pazienza. Sarт breve. Dunque, come vi ho detto, mi trovavo a Milwaukee. A tempo debito completai gli studi, lasciai l'America e girai il mondo a piccole tappe. Mi facevo chiamare "dottore" perchй i medici ricevono le confidenze della gente e possono fare domande senza dar adito a sospetti. Intanto io mi cercavo un quartier generale. Doveva essere al sicuro dalla guerra imminente, doveva essere un'isola, doveva essere assolutamente privata e suscettibile di uno sviluppo industriale. Infine acquistai Crab Key. E qui mi trovo da quattordici anni. Sono stati anni tranquilli e fruttuosi, senza una nube all'orizzonte. Mi divertiva l'idea di trasformare in oro il guano e mi dedicai con passione a questo problema. Mi pareva l'industria ideale. La richiesta del prodotto era costante. Gli uccelli richiedono solo di essere lasciati in pace. Quanto all'estrazione del guano si tratta solo di non rovinare il deposito sfruttandolo eccessivamente. L'unico problema и il costo della manodopera. Era il 1942. La manodopera cubana e giamaicana guadagnava dieci scellini alla settimana tagliando canne da zucchero. Convinsi un centinaio di operai a trasferirsi sull'isola offrendo dodici scellini alla settimana. Con il guano a cinquanta dollari la tonnellata, mi ero messo bene. L'unica condizione era che le paghe dovessero rimanere inalterate. A questo riuscii isolando la mia comunitа dall'inflazione mondiale. Ogni tanto si и dovuto ricorrere a metodi brutali, ma in fin dei conti i miei uomini sono contenti delle loro paghe che sono le pi- alte che abbiano mai ricevuto. Feci venire una dozzina di negri cinesi con le loro famiglie per impiegarli come sorveglianti. Ricevono una sterlina la settimana a testa. In alcune occasioni dovetti essere duro con loro, ma ben presto impararono la lezione. Automaticamente il numero dei miei uomini aumentт. Ingaggiai degli ingegneri e dei muratori e ci mettemmo al lavoro sulla montagna. A volte facevo venire delle squadre di specialisti, con paghe molto alte, e questi venivano tenuti lontani dagli altri; vissero all'interno della montagna finchй il lavoro fu finito, quindi ripartirono con una nave. Avevano installato l'impianto di illuminazione e di ventilazione, messo l'ascensore, costruito questo locale. Da tutte le parti del mondo giunsero provviste e mobilio. E venne costruito anche questo finto sanatorio per celare le mie operazioni nel caso che un giorno sopravvenga un naufragio o il Governatore della Giamaica decida di venire a farmi visita." Le labbra si schiusero in un sorriso. "Dovete ammettere che, se voglio, sono in grado di offrire ai miei visitatori un'accoglienza squisita! A poco a poco, metodicamente, la mia fortezza venne costruita. E' stato duro, Mister Bond," gli occhi neri dell'uomo non cercavano simpatia o ammirazione. "Ma alla fine dell'anno scorso il lavoro era compiuto. Ero riuscito ad avere una base sicura e ben mascherata. Ero pronto a fare il passo seguente: estendere il mio potere sul mondo esterno." Fece un'altra pausa. Alzт appena le braccia e le fece ricadere in grembo con rassegnazione. "Mister Bond, ho detto che nessuna nube и apparsa all'orizzonte in tutti questi quattordici anni. Ma una c'и stata, sempre presente, sotto l'orizzonte. E sapete di che si trattava? Di un uccello, un ridicolo uccello chiamato Spatola Rosata! Non vi annoierт con i particolari. Siete giа al corrente di alcune circostanze. I due guardiani, a poche miglia da qui, sul lago, ricevevano le provviste da una lancia proveniente da Cuba, e con quella stessa lancia inviavano i loro rapporti. Ogni tanto arrivavano degli ornitologi americani che trascorrevano qualche giorno al campo. La cosa non mi disturbava. L'area и fuori della portata dei miei uomini. I guardiani non avevano il permesso di avvicinarsi ai miei impianti. Non vi erano contatti. Fin dall'inizio avevo messo bene in chiaro con la Audubon che non avrei ricevuto i loro rappresentanti. E poi, sapete cosa succede? Un bel giorno, di punto in bianco, ricevo una lettera con il battello che arriva ogni mese. Gli Spatola Rosata sono diventati degli esemplari eccezionali. La societа mi notifica formalmente la sua intenzione di costruire un albergo nella zona a lei riservata, vicino al fiume da dove siete giunti voi. Appassionati di uccelli si precipiteranno qui da ogni angolo del mondo per guardare e ammirare quelle bestie, e gireranno dei film. Crab Key, mi annunciavano in quella lettera persuasiva, colma di adulazione, diventerа famosa." "Mister Bond," il sorriso divenne ironico. "Vi pare possibile? Ecco l'isolamento che ero riuscito ad ottenere! I progetti che avevo per il futuro! Tutto all'aria per colpa di un branco di zitelle e dei loro uccelli! Esaminai il terreno e offrii una somma enorme per acquistarlo. Rifiutarono. Cosм studiai gli uccelli, scoprii le loro abitudini e improvvisamente trovai la soluzione. Era facile. Gli uomini sono sempre stati i peggiori nemici di quelle bestie. Gli Spatola Rosata sono timidi, si spaventano facilmente. Dalla Florida mi sono fatto mandare un trattore anfibio, un veicolo che si usa per le ricerche dei giacimenti petroliferi e che puт affrontare qualsiasi terreno. E lo adattai per spaventare e bruciare non solo gli uccelli ma anche gli esseri umani, perchй anche i guardiani avrebbero dovuto scomparire. E, una sera di dicembre, il mio trattore si и messo all'opera. Il campo venne distrutto e i due guardiani uccisi, sebbene poi sia venuto a sapere che uno riuscм a giungere in Giamaica per morirvi poco dopo. I nidi furono distrutti e gli uccelli terrorizzati. Successo completo! Gli Spatola Rosata morirono a migliaia. Ma a quel punto mi richiesero di lasciar atterrare un aereo sulla mia pista. Era stato ordinato un sopraluogo. Decisi di acconsentire. Mi pareva la cosa pi- saggia. E allora predisposi un incidente. Sulla pista, un autocarro sfugge ai controlli mentre l'aereo sta per atterrare. L'aereo va in pezzi. Ogni traccia del camion viene cancellata. I corpi chiusi pietosamente in bare, e io dт notizia della tragedia. Come mi aspettavo ci fu un altro sopraluogo. Arriva un cacciatorpediniere. Ricevo il capitano con tutti gli onori. Lui e i suoi ufficiali esaminano tutta la costa, poi vengono condotti all'interno dove possono vedere quel che resta del campo. I miei uomini dicono che forse i guardiani, impazziti per la solitudine, sono venuti alle mani. Il sopravvissuto ha dato fuoco al campo per poi fuggire su una canoa. Esaminano la pista d'atterraggio. I miei uomini asseriscono che l'aereo и planato a velocitа troppo elevata. Le ruote devono essere scoppiate in seguito all'urto. Consegnamo le salme. Una vera tragedia. Gli ufficiali sono soddisfatti. La nave si allontana. Torna la pace." Il dottor No tossм delicatamente. Passт lo sguardo da Bond alla ragazza. "E questa, amici, и la mia storia, o piuttosto il primo capitolo di quello che, ne sono certo, sarа un racconto lungo e interessante. Ora la tranquillitа и ristabilita, non ci sono pi- Spatola Rosata, quindi non ci saranno pi- guardiani. Senza dubbio la Audubon deciderа di accettare la mia offerta per quel pezzetto di terreno. Ma non importa. Se ricominceranno con progetti strambi, altre calamitа li colpiranno. Questo mi и stato di ammonimento. Non dovranno esserci altre interferenze." "Interessante," mormorт Bond. "Una storia interessante. Dunque ecco perchй Strangways ha dovuto essere eliminato. Cosa ne avete fatto di lui e della ragazza?" "Sono sul fondo del Mona Reservoir. Ho dato l'incarico a tre dei miei migliori uomini. In Giamaica ho un'organizzazione piccola ma efficiente. Mi serve. Controllo il Servizio Segreto in Giamaica e a Cuba; и necessario per le mie future operazioni. Il vostro Strangways era diventato sospettoso e aveva cominciato a curiosare. Fortunatamente ormai le sue abitudini mi erano note. La morte sua e della ragazza era una semplice questione di orario. Avevo sperato di liberarmi di voi con pari rapiditа. Siete stato fortunato. Ma, dagli schedari della King's House, avevo saputo che uomo eravate. Ho pensato che la mosca sarebbe andata dal ragno. Vi aspettavo e, quando la canoa и apparsa sullo schermo del radar, ho capito che non mi sareste sfuggito." "Il vostro radar non и molto efficiente," ribattй Bond. "C'erano due canoe. Voi avete visto quella della ragazza. Vi ho ben detto che non ha nulla a che vedere con me." "Allora и sfortunata. Si dа il caso che abbia bisogno di una donna bianca per un piccolo esperimento. Come abbiamo convenuto prima, Mister Bond, generalmente si ottiene quel che si vuole." Bond fissт pensosamente il dottor No. Si chiese se valesse la pena anche solo di tentare di intaccare quell'uomo ferreo. Era il caso di sprecare fiato con minacce o bluff? Bond non aveva che misere carte nella manica. Le giocт quasi con indifferenza. "Allora, dottor No, la fortuna non vi assiste. A quest'ora siete giа segnalato a Londra. Le mie opinioni sul caso, la prova della frutta avvelenata, il millepiedi e l'incidente d'auto sono stati riferiti in un rapporto. Idem per i nomi di Miss Chung e di Miss Taro. In Giamaica ho lasciato l'ordine di aprire il mio rapporto e di agire di conseguenza se non fossi tornato da Crab Key entro tre giorni." Il volto del dottor No era impassibile. Nй gli occhi nй la bocca avevano avuto un fremito. Il pulsare dell'arteria sul collo era regolare. Bond si piegт in avanti aggiungendo: "Ma per la ragazza, e solo per lei, dottor No, sono disposto a fare un patto. Se ci lascerete tornare sani e salvi in Giamaica, vi concederт una settimana di tempo. Potrete prendere l'aereo e la vostra busta di francobolli e tentare di fuggire." Bond si appoggiт allo schienale. "Vi interessa, dottor No?" 16 Orizzonte d'agonia Una voce alle spalle di Bond annunciт: "La cena и servita." Bond si volse di scatto. Era la guardia del corpo. Accanto a lui c'era un altro uomo che avrebbe potuto esserne il gemello. Tozzi come due botti e tutti muscoli, guardavano il dottor No di sopra il capo di Bond. "Ah, giа le nove." Il dottor No si alzт lentamente. "Andiamo. Possiamo continuare la nostra conversazione in un ambiente pi- intimo. E' stato molto gentile da parte vostra avermi ascoltato con tanta esemplare pazienza. Spero che la modestia della mia cucina e della mia cantina non richiedano altri sacrifici." Nella parete alle spalle dei due uomini in giacca bianca, si aprм una porta a due battenti. Bond e la ragazza seguirono il dottor No in una piccola stanza ottagonale rivestita di pannelli di mogano e illuminata da un candelabro centrale d'argento. Sotto di esso c'era un tavolo rotondo, di mogano, apparecchiato per tre. L'argenteria e i cristalli mandavano caldi bagliori. Il tappeto blu scuro era meravigliosamente morbido. Il dottor No si diresse alla sedia centrale dalle spalliere alte, e fece accomodare la ragazza alla sua destra. Sedettero e spiegarono i tovaglioli di seta bianca. Le formalitа irreali e la sontuositа del locale esasperavano Bond. Avrebbe voluto far tutto a pezzi, passare il tovagliolo di seta attorno al collo del dottor No e stringere finchй le lenti a contatto fossero schizzate da quegli occhi neri, nauseanti. Le due guardie del corpo portavano guanti di cotone. Servirono la cena con ogni premura e amabilitа come fu loro ordinato dal dottor No con una parola in cinese. Dapprima il dottor No pareva preoccupato. Mangiava da tre piccole scodelle in cui erano tre minestre diverse, e si serviva di un cucchiaio dal manico corto che poteva stringere agevolmente tra le dita artificiali. Bond si sforzava di nascondere i suoi timori alla ragazza. Mangiava e beveva con un appetito che non sentiva, chiacchierando allegramente con Honey: di uccelli, animali e fiori, argomenti a lei familiari. Ogni tanto le sfiorava il piede, sotto la tavola. Alla fine lei era quasi allegra. Bond pensт che stavano facendo splendidamente la parte di una coppia di fidanzati invitata a cena da uno zio antipatico. Bond non sapeva assolutamente se il suo piccolo bluff avesse fatto breccia. Avevano ben poche speranze di cavarsela. Il dottor No e la sua storia gli facevano sentire che quella situazione era pressochй insuperabile. Quell'incredibile biografia gli appariva autentica. Perfettamente verosimile. Forse al mondo c'erano altre persone con un loro regno privato: lontano dalle piste battute, in un luogo privo di testimoni dove potevano fare quel che volevano. E cosa si proponeva di fare, in seguito, il dottor No, dopo avere eliminato quei moscerini che erano andati a dargli fastidio? E se, quando avesse ucciso Bond e la ragazza, Londra avesse ritrovato le tracce seguite da Bond? Probabilmente sм. Pleydell-Smith lo avrebbe fatto. Aveva la prova delle frutta avvelenate. Ma cosa avrebbe ottenuto dal dottor No l'agente che l'avesse rimpiazzato? Il dottor No si sarebbe stretto nelle spalle alle domande sulla scomparsa di Bond e di Quarrel. Mai sentiti nominare. E nessuno avrebbe collegato a lui la ragazza. A Port Morgan avrebbero pensato che fosse annegata durante una delle sue spedizioni. Difficile vedere che cosa avrebbe potuto ostacolare il secondo capitolo della vita del dottor No, qualunque cosa progettasse. Sotto le sue chiacchiere spensierate con Honey, Bond si preparava al peggio. Accanto al suo piatto c'erano parecchie armi possibili. Quando giunsero le cotolette, cotte alla perfezione, Bond esitт un attimo poi prese il coltello del pane per tagliarle. Mentre mangiava e parlava, riuscм ad accostare a sй il coltello da carne. Un gesto del braccio destro rovesciт il bicchiere dello champagne, e in quella frazione di secondo la sua mano destra infilт il coltello nella manica del chimono. Nella piccola confusione che seguм, tra le scuse sue e i due camerieri che si affrettavano ad asciugare la tovaglia, Bond sollevт il braccio destro e sentм il coltello scivolare fino all'ascella e lungo il torace. Finite le cotolette, diede una stretta alla cintura di seta, assicurando il coltello contro lo stomaco. Giunse il caffи e la cena ebbe termine. Le due guardie tornarono e si misero dietro le sedie di Bond e della ragazza. Rimasero lа, con le braccia incrociate sul petto, impassibili, immobili, come boia. Il dottor No depose lentamente la tazza sul piattino. Lasciт le pinze metalliche sul tavolo, di fronte a sй. Si drizzт leggermente volgendosi di qualche centimetro verso Bond. Ora sul suo volto non si leggeva alcuna preoccupazione. Il suo sguardo era duro e diretto. La bocca sottile si increspт e si aprм. "Avete gradito la cena, Mister Bond?" Bond prese una sigaretta dalla scatola d'argento che aveva dinanzi e l'accese. Si mise a giocherellare con l'accendisigaro. Sentiva che stava per arrivare qualcosa di sgradevole. Doveva in qualche modo impossessarsi dell'accendisigaro. Il fuoco, forse, poteva costituire un'altra arma. "Certo," rispose, "и stata eccellente." Guardт Honey piegandosi un poco e posando le braccia sul tavolo. Le incrociт intorno all'accendisigaro. Rivolse un sorriso alla ragazza. "Spero che ti sia piaciuto tutto." "Oh, sм, era meraviglioso." Per lei la festa continuava ancora. Bond fumava dandosi un gran daffare, agitando le mani per creare un'atmosfera di movimento. Si volse verso il dottor No, spense la sigaretta e si appoggiт allo schienale della sedia incrociando le braccia. L'accendino era nella sua manica sinistra. Sorrise allegramente. "E ora, dottor No?" "Possiamo passare al trattenimento in programma per il dopocena, Mister Bond." Il lieve sorriso dell'uomo si accentuт e poi scomparve. "Ho esaminato attentamente la vostra proposta. Non accetto." Bond alzт le spalle. "Poco saggio." "No, Mister Bond. Ho il sospetto che la vostra proposta sia una trappola. La gente del vostro mestiere non si comporta come avete detto. Manda invece dei rapporti regolari al quartier generale, informa i capi dei progressi delle indagini. Lo so bene. Gli agenti segreti non fanno quel che avete detto voi. Dovete aver letto troppi libri gialli. No, Mister Bond, non accetto la vostra storia. Se и autentica, sono pronto a sopportarne le conseguenze. La posta in giuoco и troppo alta perchй possa abbandonare la mia strada. E va bene, arriva la polizia, arriva l'esercito. Dove sono finiti un uomo e una ragazza? Quale uomo e quale ragazza? Non ne so nulla. Per piacere andatevene. Di che prove disponete? E il mandato di perquisizione? La legge inglese и rigorosa, signori miei. Andatevene e lasciatemi in pace con i miei beneamati cormorani. Capite, Mister Bond? E mettiamo pure che le cose volgano al peggio, che uno dei miei agenti parli, il che и quanto mai improbabile (Bond ricordт la resistenza di Miss Chung). Cos'ho da perderci? Due uccisioni in pi- tra le mie accuse. Ma un uomo puт venire impiccato solo una volta." Scosse il capo lentamente. "Avete altro da dire? Domande da fare? Vi aspetta una notte faticosa, per tutti e due. Vi restano poche ore. E io devo dormire. Domani arriva il solito battello e dovrт controllare il carico. Dovrт passare tutta la giornata gialla banchina. Ebbene, Mister Bond?" Bond lanciт un'occhiata a Honey: era diventata pallidissima. Lo fissava, aspettandosi il miracolo. Bond abbassт lo sguardo sulle proprie mani, esaminandosi attentamente le unghie. Cercando di guadagnare tempo chiese: "E poi? Dopo questa laboriosa giornata, che cosa avete in programma? Qual и il prossimo capitolo che vi proponete di scrivere?" Bond alzт gli occhi. Quella profonda e calma voce autoritaria gli giunse come provenisse dal cielo notturno. "Oh, giа. Vorreste saperlo. Siete curioso per mestiere. E lo siete fino all'ultimo. Ammiro qualitа del genere in un uomo cui restano solo poche ore da vivere. Dunque ve lo dirт. Passo alla pagina seguente. La cosa vi sarа di conforto. Quest'isola и molto pi- di un deposito di guano. Il vostro istinto non vi ha tradito." Il dottor No fece una pausa per ottenere maggior effetto. "Quest'isola, Mister Bond, diventerа presto il pi- importante centro di spionaggio tecnico del mondo." "Davvero?" Bond continuava a fissare le proprie mani. "Saprete di certo che Turks Island, a circa trecento miglia da qui, и il pi- importante centro degli Stati Uniti per gli esperimenti di missili teleguidati." "E' un centro importante, sм." "Avete letto recentemente sui giornali dei razzi che hanno fallito? Lo Snark a pi- stadi, per esempio, che ha terminato il suo volo nelle foreste del Brasile invece che in fondo all'Atlantico meridionale?" "Sм." "Ricorderete dunque che ha rifiutato di ubbidire alle istruzioni trasmesse per il mutamento di rotta, e perfino di autodistruggersi, come se avesse una volontа sua?" "Ricordo, sм." "Ci sono stati altri fallimenti, decisivi, nel lungo elenco di prototipi, lo Zuni, il Matador, il Petrel, il Regulus, il Bomarc... tanti nomi, tanti mutamenti, non riesco neppure a ricordarli tutti. Ebbene, Mister Bond," il dottor No non potй cancellare dalla propria voce una nota d'orgoglio, "forse puт interessarvi sapere che la maggior parte di questi insuccessi и stata causata da Crab Key." "Sul serio?" "Non mi credete? Non ha importanza. Altri mi credono. Altri che hanno visto l'abbandono completo di una serie, il Mastodon, a causa dei suoi ricorrenti errori di navigazione. E questi sono i russi. I russi sono i miei compagni in questa avventura. Loro hanno addestrato sei dei miei uomini. Due sono di guardia in questo momento, e controllano le frequenze radio, i segnali su cui viaggiano quelle armi. Sopra di noi, nelle gallerie di roccia, vi и un'attrezzatura che vale un milione di dollari: si attendono i segnali, e li si confondono; quando un razzo viene lanciato ne seguiamo la traccia, con la stessa precisione con cui lo seguono a Turks Island. Poi, d'improvviso, i nostri ordini raggiungono il missile confondendone il cervello elettronico, facendolo impazzire, finchй sprofonda nel mare, o si distrugge. Un altro esperimento fallito. La colpa ricade sui progettisti, sui costruttori, sugli operatori. Il Pentagono и invaso dal panico. Bisogna cercare qualcos'altro, frequenze diverse, metalli diversi, cervelli elettronici diversi. Naturalmente," il dottor No voleva essere equo, "anche noi incontriamo delle difficoltа. Possiamo non riuscire a metterci in contatto con un missile, e allora ci mettiamo immediatamente in contatto con Mosca. Giа, ci hanno fornito perfino una telescrivente in codice. E loro studiano il problema. Ci danno suggerimenti. E noi tentiamo. E un bel giorno, su nella stratosfera, il missile riceve il nostro segnale. Gli parliamo e cambiamo la sua rotta." Fece una pausa. "Non trovate che sia interessante? E vi assicuro che и molto proficuo. E puт esserlo ancora di pi-. Forse la Cina comunista pagherа meglio. Chissа? C'и giа chi tasta il terreno." Bond alzт gli occhi fissando pensosamente il dottor No. Dunque aveva visto giusto. C'era qualcosa di pi-, molto di pi-, sotto le apparenze. Si trattava di una grossa partita, un gioco che indubbiamente, sul mercato dello spionaggio internazionale, valeva la candela. Bene bene! Ora i pezzi del mosaico andavano al loro posto. Per una cosa del genere ben si potevano scacciare degli uccelli e annientare un pugno di persone. L'isolamento? Era naturale che il dottor No dovesse liberarsi di lui e della ragazza. Il potere? Certo. Il dottor No si era messo sulla strada buona. Bond fissт quegli occhi neri con nuovo rispetto. "Dovrete ammazzare parecchie altre persone per mantenere la situazione sotto controllo, dottor No," disse. "La posta и alta, pi- di quel che pensassi. Altri vorranno venire a prendersi una fetta della torta. Mi chiedo chi vi salterа addosso per primo e vi eliminerа. Quei tali," accennт al soffitto, "sono stati addestrati a Mosca, vero? Sono degli esperti. Chissа quali ordini hanno avuto. E voi non potete saperlo, no?" "Continuate a sottovalutarmi," ribattй il dottor No. "Siete un uomo ostinato, e pi- sciocco di quanto credessi. Mi rendo conto di tali possibilitа. Ho preso uno di quegli uomini e l'ho convinto a farmi da controllore privato. Ha un duplicato dei cifrari e della telescrivente. Vive in un'altra parte della montagna. Gli altri credono che sia morto. E lui controlla ogni trasmissione dandomi una copia di tutti i messaggi. Fino ad oggi i messaggi da Mosca non hanno tradito alcun complotto. Penso sempre a particolari del genere, Mister Bond. Prendo le mie precauzioni, e ne prenderт altre ancora. Come ho giа detto, mi sottovalutate." "Non vi sottovaluto, dottor No. Voi siete un uomo molto prudente, ma avete troppe partite aperte. Nel mio genere di attivitа, la stessa cosa si puт dire di me. Ne sono perfettamente consapevole. Ma ne avete alcune decisamente pessime. Quella cinese, per esempio. Meglio avere a che fare con l'FBI, si tratterebbe solo di furto e falsa identitа. Ma conoscete bene i russi? Al momento siete il loro "migliore amico". Ma i russi non hanno amici. Vorranno eliminarvi. Poi c'и la partita che avete aperta con il Servizio Segreto. Se qualcosa accadesse a me o alla ragazza, scoprireste che Crab Key и un'isoletta molto piccola e brulla." "Non и possibile giocare poste molte alte senza correre alcun rischio, Mister Bond. Io accetto i pericoli e, per quanto mi и stato possibile, mi sono premunito. Vedete, Mister Bond," la voce profonda ebbe una sfumatura di cupidigia, "io sono appena all'inizio, cose ancora pi- grandi mi aspettano. Il capitolo secondo cui ho accennato mi offre una ricompensa che solo uno sciocco rifiuterebbe per paura. Vi ho giа detto che posso interferire nei segnali direzionali su cui quei missili viaggiano; posso indurli a cambiare rotta e a ignorare il loro controllo radio. E che direste se facessi di pi-? Se li facessi sprofondare nel mare vicino a quest'isola e mi impadronissi dei segreti della loro costruzione? Al momento i cacciatorpediniere americani recuperano questi missili quando hanno esaurito il carburante e precipitano in mare, frenati da un paracadute. Ma a volte il paracadute non si apre. A volte il congegno per l'autodistruzione non entra in azione. Nessuno, a Turks Island, si stupirebbe se ogni tanto il prototipo di una nuova serie venisse meno al suo compito e precipitasse nelle vicinanze di Crab Key. All'inizio, almeno, la cosa verrebbe attribuita a un guasto meccanico. Pi- tardi forse scoprirebbero che segnali radio estranei interferivano nella guida del missile. Cercherebbero di localizzare la fonte di questi segnali. Appena venissi a sapere che mi danno la caccia, avrei un'ultima possibilitа. I missili impazzirebbero. Precipiterebbero sull'Avana, su Kingston. Tornerebbero a Miami per abbattersi sulla base. Anche senza una carica, cinque tonnellate di metallo che arrivano a mille miglia all'ora possono causare danni notevoli in una cittа. E poi? Panico, indignazione. Gli esperimenti dovrebbero cessare. La base di Turks Island dovrebbe chiudere i battenti. E quanto credete che la Russia pagherebbe per questo, Mister Bond? E quanto per ognuno dei prototipi che recupererei? Diciamo dieci milioni di dollari globalmente? Venti milioni? Sarebbe una vittoria inestimabile nella gara agli armamenti. Potrei stabilire io la cifra, non credete? E non vi pare che queste considerazioni facciano apparire alquanto meschini i vostri argomenti?" Bond non rispose nulla. Non c'era nulla da dire. Improvvisamente ripensт alla tranquilla stanza di Regent's Park, alla voce impaziente e sarcastica che diceva: "Oh, una maledetta faccenda di uccelli... un po' di vacanze vi faranno bene... una piccola indagine." E lui, Bond, si era preso una canoa, un pescatore, un paio di panini, ed era andato - quanti giorni, quante settimane prima? - a "dare un'occhiata". Be', aveva dato un'occhiata all'interno del vaso di Pandora. Aveva avuto le risposte, saputo i segreti, e ora? Ora gli avrebbero cortesemente indicato la strada per la sua tomba, portando con sй quel segreto e la ragazza che aveva trovato e trascinato con sй in quella pazzesca avventura. L'amarezza lo invase. Vuotт il bicchiere di champagne e disse con voce rauca: "Bene, dottor No. Cosa c'и in programma ora? Coltello, proiettili, veleno, corda? Ma sbrigatevi, ne ho abbastanza." Le labbra del dottor No si serrarono in una sottile linea porporina. I suoi occhi erano duri come onice sotto la fronte e la testa liscia come una palla di biliardo. La maschera cortese era sparita. Il Grande Inquisitore stava seduto sulla poltrona dallo schienale alto. Era giunta l'ora della peine forte et dure. Il dottor No disse qualcosa e le due guardie fecero un passo avanti, afferrarono le due vittime sopra il gomito e immobilizzarono le braccia ai fianchi delle loro poltrone. Bond pensava solo a non lasciarsi sfuggire l'accendisigaro. Le mani con i guanti bianchi gli stringevano i bicipiti come morse d'acciaio. Sorrise alla ragazza. "Mi dispiace, Honey. Dopotutto temo che non avremo la possibilitа di giocare insieme." Gli occhi della ragazza sul viso pallido erano blu scuro per la paura. Le tremavano le labbra. "Sarа doloroso?" disse. "Silenzio!" La voce del dottor No pareva lo schiocco di una frusta. "Basta con queste sciocchezze. Naturale che sarа doloroso. A me interessa il dolore, e mi interessa anche scoprire quanto ne puт sopportare il corpo umano. Ogni tanto faccio degli esperimenti sugli uomini che devono essere puniti. E sui ficcanaso come voi. Voi due mi avete procurato molti fastidi. Ora io voglio procurarvi molto dolore. La vostra resistenza verrа controllata, l'esperimento registrato. Un giorno le mie scoperte saranno divulgate. Le vostre morti serviranno a scopi scientifici. Non spreco mai il materiale umano. Gli esperimenti dei tedeschi sugli esseri umani sono stati di grande utilitа alla scienza. Un anno fa feci morire una donna nello stesso modo che ho scelto per voi, ragazza. Era una negra. Ha resistito tre ore. E' morta di paura. Avevo bisogno di una ragazza bianca per fare il confronto. Non mi sono stupito quando mi hanno annunciato il vostro arrivo. Io ottengo sempre quello che voglio." Il dottor No si appoggiт allo schienale. Ora i suoi occhi erano fissi sulla ragazza, per osservarne le reazioni. Lei ricambiava lo sguardo, semiipnotizzata, come un topolino davanti a un serpente a sonagli. Bond strinse i denti. "Siete giamaicana, dunque mi capirete. Quest'isola si chiama Crab Key perchй и infestata dai granchi, granchi terrestri, quelli che in Giamaica vengono chiamati "granchi neri". Li conoscete: pesano circa mezzo chilo e sono grandi come questi piattini. In questo periodo escono a migliaia dalle loro tane vicino alla costa e risalgono la montagna, e lа si nascondono nuovamente nei buchi della roccia e depongono le uova. Si spostano in massa, centinaia e centinaia di granchi, non conoscono ostacoli. In Giamaica attraversano, letteralmente, le case che incontrano sul loro cammino, e divorano tutto quello che trovano. E al momento, donna, stanno muovendosi. Risalgono i fianchi della montagna, a decine di migliaia, un'ondata brulicante di bestie rosse, arancione, nere. E questa notte incontreranno sul loro cammino il corpo nudo di una donna, legata alla roccia, un vero banchetto tutto per loro, toccheranno con le loro chele quel corpo tiepido, uno farа la prima incisione e poi... e poi..." La ragazza emise un gemito. Il capo le ricadde sul petto. Era svenuta. Bond si dibattй sulla sua sedia mentre un fiotto di insulti usciva dalle sue labbra. Le mani enormi della guardia erano come fuoco attorno alle braccia. Non riusciva neppure a spostare i piedi della poltrona. Dopo qualche istante rinunciт. Riprese il controllo della propria voce e sibilт con tutto il veleno che potй mettere nelle parole: "Porco bastardo. Andrete ad arrostire all'inferno per quello che fate." Il dottor No ebbe un leggero sorriso. "Non credo all'esistenza dell'inferno, Mister Bond. Ma consolatevi. Forse cominceranno dalla gola o dal cuore. Il palpito delle pulsazioni li attirerа. Allora non ci vorrа molto." Disse qualcosa in cinese. L'uomo dietro la sedia della ragazza si piegт per sollevare Honey e, come fosse stata una bambina, si caricт sulla spalla quel corpo inerte, quindi uscм silenziosamente richiudendosi la porta alle spalle. Per un attimo nella stanza regnт il silenzio. Bond pensava solo al coltello e all'accendino nascosti sotto il chimono. Si chiedeva cosa sarebbe riuscito a fare con quelle armi. Sarebbe riuscito a mettere le mani sul dottor No? "Dicevate che il potere и un'illusione, Mister Bond," riprese il dottor No con voce eguale. "Avete mutato opinione, ora? Il mio potere di scegliere una morte particolare per quella ragazza non и certo un'illusione. Comunque passiamo al metodo della vostra dipartita. Anche questo ha i suoi aspetti romanzeschi. Vedete, Mister Bond, a me interessa l'anatomia del coraggio, la capacitа di resistenza del corpo umano. Ma come misurarla? Come tracciare un grafico della volontа di sopravvivere, della sopportazione del dolore, della vittoria sulla paura? Ho riflettuto a lungo sul problema e credo di averne trovato la soluzione. Naturalmente si tratta di un metodo ancora approssimativo, ma mi perfezionerт grazie ai futuri esperimenti. Vi ho preparato a questo esperimento nel modo migliore. Vi ho dato un sedativo in modo che il vostro fisico fosse riposato, e vi ho nutrito in modo che foste nella forma migliore. I futuri pazienti, se vogliamo chiamarli cosм, godranno degli stessi vantaggi. Sotto quest'aspetto partiranno tutti alla pari. Poi dipenderа dal coraggio dell'individuo e dalla sua capacitа di resistenza." Il dottor No si interruppe un attimo, osservando l'espressione di Bond. "Vedete, Mister Bond, ho appena ultimato una specie di corsa agli ostacoli, una lotta contro la morte. Non vi dirт altro perchй l'elemento sorpresa и uno dei componenti della paura. I pericoli peggiori sono quelli sconosciuti. E ritengo che quanto ho preparato per voi sia sufficientemente ricco di elementi inattesi. E' molto interessante il fatto che il mio primo candidato sia un uomo con doti fisiche quali le vostre. E interessantissimo sarа osservare fino a che punto arriverete nel percorso che vi ho preparato. Dovreste stabilire un record notevole. Mi aspetto molto da voi. Dovreste andar molto lontano, ma quando, come и inevitabile, non riuscirete a superare un ostacolo, il vostro cadavere sarа recuperato e io esaminerт con la massima meticolositа i vostri resti. I dati verranno registrati. Voi sarete il primo elemento di un grafico. E' un onore, non vi pare, Mister Bond?" Bond non disse nulla. Che diavolo significava tutto quel discorso? In che cosa poteva consistere quella prova? Era possibile superarla? Gli sarebbe stato possibile fuggire e raggiungere la ragazza prima che fosse troppo tardi, anche solo per ucciderla risparmiandole la tortura? Bond raccolse le sue riserve di coraggio, respingendo la paura dell'ignoto che giа lo attanagliava, concentrando tutta la sua volontа sulla decisione di sopravvivere. Soprattutto doveva aggrapparsi alle armi di cui disponeva. Il dottor No si alzт. Si diresse lentamente alla porta e si volse. I neri occhi minacciosi guardarono Bond di sotto l'architrave della porta. Il capo si inclinт leggermente e le labbra rosse si incresparono. "Fatevi onore, Mister Bond. Il mio pensiero, come si suol dire, vi accompagnerа." Poi se ne andт e la porta si richiuse dolcemente dietro le lunghe e strette spalle di bronzo. 17 La lunga prova Nell'ascensore c'era un uomo. I battenti erano spalancati, in attesa. James Bond venne spinto all'interno dalla guardia che ancora gli immobilizzava le braccia. Ora la sala da pranzo doveva essere vuota. Tra quanto tempo avrebbero sparecchiato e notato la sparizione del coltello e dell'accendisigaro? Le porte dell'ascensore si richiusero. Stavano salendo. Bond cercт di calcolare di quanto. Quando si fermarono gli parve che ci avessero messo un po' meno di quando lui e la ragazza erano discesi. Le porte si aprirono su un corridoio privo di tappeti, di ruvida pietra dipinta di grigio, lungo una ventina di metri. "Un attimo, Joe," disse la guardia all'uomo dell'ascensore. "Torno subito." Bond venne condotto lungo il corridoio su cui si aprivano delle porte contrassegnate con le lettere dell'alfabeto. Si sentiva un debole ronzio di macchinari, e da una porta proveniva un crepitio che gli parve quello di una stazione radio. Giunsero all'ultima porta. Era contrassegnata da una Q nera. L'uomo la spalancт spingendo Bond all'interno. Una cella dipinta di grigio, di cinque metri per lato. Non c'era che una sedia di legno sulla quale erano posati, lavati e ben stirati, i suoi pantaloni neri e la camicia blu. La guardia lasciт la presa e Bond, con le braccia libere, si volse e guardт la larga faccia gialla dai capelli crespi. In quegli umidi occhi bruni c'era una punta di curiositа e di soddisfazione. Si fermт sulla porta, con la mano sulla maniglia, e disse: "Ecco qui. Questa и la partenza. Puoi startene qui a marcire o uscire in pista. Buon viaggio!" Bond pensт che valeva la pena tentare. Diede un'occhiata oltre la guardia dove l'uomo dell'ascensore stava accanto alla porta osservandoli. Disse a bassa voce: "Vi piacerebbe guadagnare diecimila dollari, garantiti, e un biglietto di viaggio per andarvene dove volete?" Osservт il volto dell'uomo. La bocca si aprм in un largo sogghigno mostrando i denti scuri consumati in pi- punti dalla masticazione di canna da zucchero. "Grazie, amico. Preferisco restare vivo." L'uomo fece per chiudere la porta. "Potremmo uscire di qui insieme," aggiunse Bond in un bisbiglio frenetico. Le grosse labbra si piegarono a un ghigno. "Provaci tu." La porta si richiuse con uno scatto. Bond si strinse nelle spalle. Diede un'occhiata alla porta. Era di metallo e priva di maniglia all'interno. Poi si accostт alla sedia e si guardт attorno. Le pareti erano perfettamente nude, eccetto una munita di una robusta griglia per l'aerazione, in un angolo poco sotto il soffitto. L'apertura era pi- larga delle sue spalle. Evidentemente era quella la via d'uscita. L'unica altra apertura nelle pareti era una specie di oblт di vetro spesso, grande quanto la sua testa, poco sopra la porta, da cui filtrava la luce del corridoio. Nient'altro. Inutile perdere altro tempo. Ormai dovevano essere le dieci e mezzo. Fuori, in qualche punto della montagna, la ragazza doveva essere giа legata, in attesa del fruscio dei granchi sopra le rocce coralline. Bond strinse i denti al pensiero del pallido corpo steso con le braccia aperte sotto le stelle. Si alzт di scatto. Che diavolo aspettava? Bisognava muoversi. Si liberт del chimono indossando pantaloni e camicia. Infilт l'accendisigaro nella tasca posteriore dei pantaloni. Provт sul pollice la lama del coltello. Era molto affilata. Sarebbe stato ancor meglio se avesse avuto una punta acuminata. Si inginocchio a terra e prese a fregare contro il pavimento la punta arrotondata. Dopo un prezioso quarto d'ora si sentм soddisfatto. Non era un pugnale ma oltre che tagliare ora poteva anche colpire. Strinse l'arma tra i denti, posт la sedia sotto la grata e vi salм. Giа, la grata! Ammesso che potesse scardinarla, quel metallo avrebbe potuto trasformarsi in una specie di lancia: una terza arma. Bond allungт una mano. Sentм solo un dolore lancinante al braccio destro e il colpo della testa contro il pavimento. Era a terra, stordito, e solo il ricordo del lampo azzurrino e lo sfrigolio della scarica elettrica gli dicevano cos'era accaduto. Si drizzт sulle ginocchia e rimase cosм. Abbassт il capo scuotendolo lentamente come un animale ferito. Sentм l'odore di carne bruciata e sollevт la mano destra: le dita erano rigate dallo squarcio rosso di una bruciatura. Quando lo vide sentм anche il dolore. Lentamente si alzт. Lanciт un'occhiata bieca alla griglia come se potesse colpirlo nuovamente, come fosse un serpente. Rialzт la sedia, prese il coltello, tagliт una striscia di seta del chimono e si bendт strettamente le dita. Poi salм di nuovo sulla sedia a esaminare la grata. Doveva passare di lм. Quella scarica elettrica doveva solo dargli un assaggio dei futuri dolori. Certo i fusibili dovevano essere saltati. Allungт la sinistra e le sue dita si strinsero attorno al metallo. Nulla. Bond grugnм. Si sentм distendere i nervi. Diede uno strappo alla grata che cedette di qualche centimetro. Dopo un altro strappo venne via, penzolando da due fili di rame che sparivano all'interno del muro. Bond strappт i fili e balzт a terra. Cominciт a districare le maglie della griglia. Poi, facendo leva contro la sedia, raddrizzт il grosso filo. Dopo dieci minuti Bond si trovava in possesso di una specie di arpione lungo un metro e venti circa. Non avrebbe potuto trapassare degli abiti, ma sarebbe servito egregiamente per colpire le parti scoperte. Misurт quell'arma accostandola alla gamba: troppo lunga. La piegт in due e la infilт sotto i pantaloni lungo una gamba. Ora gli arrivava al ginocchio. Salм di nuovo sulla sedia e allungт nervosamente un braccio verso il tubo d'aerazione. Nessuna scarica. Si sollevт attraverso l'apertura e si sdraiт bocconi. Il tubo era largo una decina di centimetri pi- delle spalle di Bond: perfettamente circolare, di metallo liscio. Bond prese l'accendisigaro, benedicendo l'ispirazione che lo aveva spinto a impossessarsene, e l'accese. Era un rivestimento di zinco che pareva nuovo di zecca. La tubatura continuava diritta, sempre uguale, salvo le giunture delle varie sezioni. Bond si rimise in tasca l'accendisigaro e strisciт avanti. L'avanzata era facile. L'aria fresca del sistema di aerazione investiva il viso di Bond. L'aria non aveva il profumo del mare: doveva venire dall'impianto di condizionamento. Il dottor No doveva avere adattato una delle tubazioni al suo scopo. Quali ostacoli poteva avervi posto per le sue vittime? Dovevano essere ingegnosi, dolorosi, studiati per ridurre la resistenza delle cavie umane. E al traguardo, per cosм dire, doveva esserci il coup de grѓce, se mai la vittima l'avesse raggiunto. Doveva essere qualcosa di definitivo, qualcosa da cui non ci fosse scampo, poichй in quella gara non c'erano premi, ma solo l'oblio, un oblio, riflettй Bond, che forse lui avrebbe ardentemente bramato conquistare. A meno che, naturalmente, il dottor No fosse stato un tantino troppo furbo. A meno che avesse sottovalutato l'istinto di conservazione. Quella era l'unica speranza: cercare di superare i futuri ostacoli, giungere almeno all'ultima barriera. Scorse una debole luminescenza. Bond vi si accostт cautamente, con tutti i sensi protesi come antenne. La luce si faceva pi- viva: un riflesso contro il fondo del tubo metallico. Avanzт fino a che il suo capo non incontrт una parete. Si rigirт sul dorso. Proprio sopra di lui, in cima a una cinquantina di metri di tubatura perfettamente verticale, si intravedeva una luce. Era come guardare attraverso un lungo cannone. Bond superт lentamente la curva e si alzт in piedi. Dunque avrebbe dovuto arrampicarsi su per quello scintillante tubo metallico senza nulla a cui potersi aggrappare! Era possibile? Bond allargт le spalle. Sм, toccava i lati. Poteva puntare anche i piedi, ma per poco: sarebbero scivolati eccetto nei punti in cui le saldature gli avrebbero offerto un minimo di appiglio. Bond si strinse nelle spalle e si liberт delle scarpe. Inutile discutere. Bisognava tentare. Quindici centimetri alla volta Bond cominciт a risalire la tubatura: allargare le spalle, sollevare i piedi, irrigidire le ginocchia, puntare i piedi contro la parete metallica e, quando i piedi scivolavano gi- sotto il suo peso, contrarre le spalle e sollevarsi di qualche altro centimetro. Una volta, due, tre, e ancora. Arrestarsi qualche istante a ogni saldatura dove aveva quel briciolo d'appoggio che gli permetteva di riprender fiato, e poi di nuovo. Non guardare verso l'alto, pensa solo ai pochi centimetri che devi conquistare di volta in volta. Non pensare a quella luce sempre uguale, mai pi- forte o pi- debole. Non pensare alla possibilitа di scivolare fracassandoti le caviglie. Non pensare a eventuali crampi. Non pensare ai muscoli indolenziti, alle spalle e ai piedi che si coprivano di abrasioni. Solo quei pochi centimetri contano, conquistateli uno per uno. Ma i piedi cominciavano a sudare e a sdrucciolare. Due volte Bond perse un metro prima che le spalle, scottanti per lo strofinio, riuscissero a frenarlo. A un certo punto dovette fermarsi per lasciare che il fresco soffio d'aria gli asciugasse il sudore. Attese dieci minuti buoni, fissando la propria immagine debolmente riflessa nel metallo, il proprio volto, il coltello serrato tra i denti. Non voleva alzare lo sguardo per vedere quanti metri ancora doveva superare. Potevano essere troppi. Si asciugт con estrema cura i piedi contro le gambe dei pantaloni e riprese a salire. Ora metа della sua mente era annebbiata, mentre l'altra metа combatteva quella battaglia. Non si accorgeva neppure del soffio d'aria che si faceva pi- forte nй della luce che diventava pi- luminosa. Immaginava d'essere un bruco ferito che strisciava in un tubo di scarico verso il tappo di una vasca da bagno. Che cosa avrebbe trovato al di lа del tappo? Una donna nuda che si asciugava? Un uomo che si radeva? Il sole che splendeva attraverso la finestra in una stanza da bagno deserta? Il suo capo battй contro qualcosa. Il tappo era proprio al suo posto! La sorpresa e la delusione lo fecero scivolare di un metro prima che riuscisse a bloccarsi. Poi si rese conto di essere arrivato in cima. Ora notт una luce pi- vivida e una corrente d'aria pi- forte. Febbrilmente, ma con cura disperata, riprese a sollevarsi finchй la testa toccт la sommitа. Il vento soffiava al suo orecchio sinistro. Cautamente volse il capo: un'altra tubatura laterale. La luce sopra di lui proveniva da uno spesso oblт. Doveva solo sollevarsi afferrandosi al bordo del nuovo condotto in qualche modo, e uscire. Poi avrebbe potuto sdraiarsi. Con una precauzione ancora maggiore, nata dalla paura che ora qualcosa andasse storto, che potesse commettere qualche errore e ricadere nel tubo sfracellandosi, Bond, strisciando col petto sul metallo, riuscм a compiere la manovra con un ultimo strappo di forza per poi lasciarsi cadere, bocconi, nel nuovo tubo. Pi- tardi - quanto tempo era passatogli ? occhi di Bond si riaprirono e il suo corpo si mosse debolmente. L'aria fredda lo aveva risvegliato dallo stato di incoscienza in cui era piombato il suo fisico. A fatica si girт sul dorso, per raccogliere le forze. Non aveva alcuna idea dell'ora nй della sua posizione nel cuore della montagna. Alzт il capo per osservare l'oblт al di sopra del buio pozzo da cui era venuto. La luce era giallastra e il vetro pareva spesso. Rammentт quello della stanza Q. Doveva essere infrangibile, riflettй, altrimenti non ci sarebbe stato. Improvvisamente, dietro il vetro, scorse un movimento. Due occhi si materializzarono dietro la lampadina elettrica. Si fermarono e lo guardarono, con la lampadina in mezzo come un naso di vetro giallastro. Lo fissarono senza curiositа, poi sparirono. Le labbra di Bond si inarcarono in un ghigno. Dunque la sua evasione veniva controllata e riferita al dottor No! "Maledetti!" sbottт con rabbia, e si mise bocconi. Alzт la testa e guardт innanzi a sй. Il tunnel si perdeva nell'oscuritа. Avanti! Inutile star fermi. Prese il coltello stringendolo di nuovo tra i denti e si spinse avanti. Ben presto ogni luce scomparve. Ogni tanto Bond si fermava e faceva scattare l'accendisigaro, ma pi- oltre c'erano solo tenebre. L'aria cominciт a farsi pi- calda e, dopo una cinquantina di metri, era ardente. Si sentiva l'odore del caldo, del metallo surriscaldato. Bond cominciт a sudare. Ben presto fu tutto madido e doveva continuamente fermarsi per allontanare dagli occhi le gocce di sudore. Poi il condotto svoltт bruscamente a destra. Lм il metallo del tubo era caldissimo contro la sua pelle. Poi un'altra brusca curva. Appena Bond vi giunse trasse in fretta di tasca l'accendisigaro e lo fece scattare, poi lo spense e rimase lм, ansimante. La debole luce gli aveva mostrato lo zinco schiarito, quasi color ostrica per l'altissima temperatura. Dunque la prossima prova doveva essere quella del calore! Bond ebbe un gemito. Come avrebbe potuto sopportarlo, coperto com'era di abrasioni? Come poteva proteggersi dal metallo? Non si poteva fare nulla. Si trattava o di andare avanti, o di restare dov'era, oppure di tornare indietro. Non c'erano altre decisioni da prendere, nй altre possibilitа. C'era una sola, minima consolazione. Quel caldo non aveva la funzione di ucciderlo, ma solo di torturarlo. Non era quello il luogo dell'esecuzione: si trattava solo di un altro esperimento per controllare la sua resistenza. Bond ripensт alla ragazza e a quello che doveva affrontare lei in quel momento. No, non bisogna pensarci. Bond prese il coltello e tagliт la parte anteriore della camicia riducendola a strisce. L'unica speranza era di proteggere in qualche modo quelle parti del corpo che avrebbero dovuto venire a contatto con il metallo: le mani e i piedi. Gomiti e ginocchia sarebbero rimasti protetti solo dalle maniche e dai pantaloni. Si mise all'opera, imprecando a bassa voce. Ora era pronto. Uno, due, tre... Bond superт la svolta e si addentrт nel calore rovente. Bada a non toccare il metallo con il petto. Contrai le spalle. Mani, ginocchia, piedi; mani, ginocchia, piedi. Pi- presto, pi- presto. Affrettati affinchй il contatto sia breve. Le ginocchia erano le pi- esposte, dovendo sostenere tutto il peso del corpo. Le fasciature alle mani cominciavano a bruciare. Una scintilla, un'altra, poi un guizzo rosso e migliaia di altre scintille. Il fumo investiva gli occhi giа invasi dai rivoli di sudore. Dio, non ce la faceva pi-! Non c'era pi- aria. I polmoni stavano per scoppiare. Ora, mentre avanzava, dalle mani scoccavano scintille in continuazione. Il tessuto doveva essere quasi completamente distrutto. Poi sarebbe bruciata la carne. Bond sobbalzт e le spalle scorticate toccarono il metallo. Lanciт un urlo. Continuт ad avanzare, urlando ogni volta che le mani, le ginocchia o i piedi venivano a contatto con il metallo. Era la fine. Non ce la faceva pi-. Ora sarebbe crollato per arrostire lentamente, fino alla morte. No! Doveva continuare a tutti i costi, urlando, finchй la carne si fosse bruciata fino all'osso. Alle ginocchia la pelle doveva essere ormai sparita. Tra un attimo i polpastrelli avrebbero toccato il metallo rovente. Solo il sudore che gli scorreva lungo le braccia riusciva a mantenere umide le fasciature. Urla, urla, urla! Urlare allevia il dolore, significa che sei ancora vivo. Avanti! Avanti! Non sarа ancora per molto. Non и qui che devi morire. Sei ancora vivo. Non arrenderti! Non puoi! La mano destra incontrт qualcosa che si mosse all'urto. Gli giunse un soffio d'aria fresca. Anche l'altra mano toccт qualcosa, poi il capo. Un rumore metallico. Bond sentм la parte inferiore di uno sportello d'amianto, incernierato in alto, sfregare contro il suo corpo mentre lui si spingeva avanti. Ora l'aveva superato. Sentм lo sportello richiudersi con uno scatto. Le sue mani incontrarono una parete compatta; tastт a destra e a sinistra. Era un'altra svolta, a destra. Il suo corpo strisciт oltre la curva. L'aria fresca gli entrт nei polmoni come un pugnale. Tastт cautamente il metallo. Freddo! Con un gemito Bond si lasciт cadere bocconi e rimase immobile. Pi- tardi il dolore lo risvegliт. Bond si rigirт lentamente sul dorso. Notт vagamente un oblт sopra di lui, e degli occhi che lo fissavano. Poi lasciт che le ondate di tenebre lo riafferrassero. A poco a poco, nell'oscuritа, le vesciche sulle spalle e sui piedi si gonfiarono. Il sudore si asciugт sulla pelle e sugli abiti, e l'aria fredda penetrando nei polmoni iniziт la sua opera insidiosa. Ma il cuore continuava a pulsare, forte, regolare, in quel corpo martoriato e l'opera benefica dell'ossigeno e del riposo riportт la vita nelle arterie e nelle vene, e nuove forze ai nervi. Bond si ridestт, dopo anni, gli pareva. Si mosse un poco. Quando aprм gli occhi e incontrт gli altri occhi a pochi centimetri al di lа dell'oblт, il dolore lo riprese e cominciт a tremare. Attese che il tremore fosse cessato. Provт di nuovo, provт ancora, finchй ebbe misurato la forza dell'avversario. Poi, per nascondersi dagli occhi che lo spiavano, si rimise bocconi prendendo la raffica del nemico in pieno petto. Attese ancora una volta, controllando le reazioni del suo organismo, provando la forza di decisione che ancora rimaneva nelle batterie. Quanto poteva resistere ancora? Le sue labbra si aprirono scoprendo i denti ed emisero un ghigno nelle tenebre. Era un gemito animale. Aveva esaurito le sue reazioni umane al dolore e alle avversitа. Il dottor No l'aveva messo alle corde. Ma restavano ancora riserve di disperazione animalesca, e in un animale robusto queste riserve sono grandi. Lentamente, dolorosamente, Bond si allontanт di qualche metro dagli occhi che lo fissavano, poi prese l'accendisigaro e lo fece scattare. Di fronte a lui solo la nera luna piena, la bocca spalancata che l'avrebbe condotto nel ventre della morte. Rimise via l'accendino. Trasse un profondo respiro e si appoggiт sulle mani e le ginocchia. Il dolore non era pi- forte, solo diverso. Lentamente, rigidamente, si spinse avanti. Il tessuto di cotone si era bruciato ai gomiti e alle ginocchia di Bond. La sua mente avvertм con torpore le vesciche che scoppiavano al contatto del freddo metallo. Mentre si muoveva piegava le dita, le giunture, per controllare le sue possibilitа, per sapere dove fosse il dolore pi- forte. Un dolore sopportabile, si diceva. Se fossi uscito da un incidente aereo mi diagnosticherebbero solo ustioni e contusioni superficiali. In pochi giorni sarei dimesso dall'ospedale. Sono tutto intero. Sono sopravvissuto. Fa male, ma non и nulla. Pensa agli altri e ringrazia il cielo. Dimentica, ora. Ma, dietro queste riflessioni, c'era, in agguato, la consapevolezza che il peggio non era ancora giunto: vi si stava accostando, con resistenza e possibilitа ridotte. Quando sarebbe arrivato? E sotto quale forma si sarebbe presentato? E quanto ancora lui doveva essere indebolito prima di giungere al luogo dell'esecuzione? Quei puntini rossi davanti a lui potevano essere un'allucinazione dovuta alla stanchezza. Bond si fermт per strofinarsi gli occhi. Scosse il capo. C'erano ancora. Lentamente si avvicinт. Si muovevano. Bond si fermт di nuovo restando in ascolto. Sopra il battito soffocato del suo cuore udiva un fruscio delicato. Ora i puntini erano pi- numerosi: una trentina forse, e si muovevano, alcuni lentamente, altri pi- in fretta, tutti oltre il cerchio di oscuritа che gli stava dinanzi. Bond prese l'accendisigaro. Trattenne il fiato mentre faceva scattare la fiammella gialla. I puntini rossi scomparvero. Al loro posto, a un metro da lui, una sottilissima rete metallica ostruiva il condotto. Bond si spinse avanti lentamente, tenendo l'accendisigaro davanti a sй. Si trattava di una specie di gabbia in cui erano degli animaletti. Sentiva che si allontanavano, indietreggiando davanti alla luce. A trenta centimetri dalla rete metallica spense la luce e attese che i suoi occhi si abituassero all'oscuritа. Mentre aspettava ascoltando, udм il sottile fruscio che rapidamente tornava verso di lui, e a poco a poco i puntini rossi si raccolsero vicino alla rete, fissandolo. Che cos'erano? Bond ascoltava il battito del suo cuore. Serpenti? Scorpioni? Millepiedi? Con precauzione accostт il viso a quella foresta di puntini, accostт l'accendino e lo fece scattare illuminando cosм un'infinitа di piccoli artigli aggrappati alla rete, dozzine di zampe pelose, addomi vellutati, rotondi, grosse teste di insetti che parevano coperte di piccoli occhi. Gli animaletti abbandonarono in fretta la rete indietreggiando e raggruppandosi in una massa pelosa, in un angolo della gabbia. Bond sbirciт attraverso la rete, muovendo l'accendino avanti e indietro. Poi lo spense per non consumare benzina, tirando un lungo sospiro. Erano ragni, tarantole gigantesche, lunghe da cinque a dieci centimetri. Ce n'erano una ventina. In qualche modo doveva superare quell'ostacolo. Bond si distese per riposare e riflettere mentre gli occhietti rossi si radunavano ancora a pochi centimetri dal suo viso. Quanto erano pericolosi quegli animali? Quanta parte di veritа era in quello che si diceva di loro? Di certo potevano uccidere degli animali, ma erano mortali per l'uomo quei ragni giganti con quella bella pelliccia soffice? Bond rabbrividм. Rammentava il millepiedi. Il tocco della tarantola doveva essere molto pi- delicato: piccole zampette pelose contro la pelle, poi il morso, e il veleno era inoculato. Ma, ancora, era questa la morte scelta per lui dal dottor No? Solo un morso, magari due, e piombare in un delirio convulso. L'orrore di dover sfondare quella rete nell'oscuritа - il dottor No non poteva avere calcolato che Bond avesse un accendisigaro - e poi dibattersi in quella foresta di occhietti luminosi, spiaccicare alcuni di quei corpi morbidi, mentre giа gli altri mordevano. E poi altri morsi ancora da quelli rimasti impigliati nei vestiti. Poi la lenta agonia del veleno. Certo, era questo che il dottor No aveva progettato: mandare la sua vittima urlante verso la barriera seguente. Ma Bond aveva l'accendisigaro, il coltello, e il robusto fil di ferro. Aveva solo bisogno di freddezza e di infinita precisione. Delicatamente Bond aprм l'accendisigaro tirandone fuori un paio di centimetri di stoppino per avere una fiamma pi- viva. L'accese e, mentre le tarantole indietreggiavano, squarciт la retina metallica con il coltello strappandola dall'intelaiatura. Si rimise il coltello tra i denti e si affacciт all'apertura. I ragni si ritirarono davanti alla fiamma ammassandosi sul fondo, uno sull'altro. Bond trasse il robusto filo di ferro e cominciт a menar colpi tra gli animali. Quando alcuni cercavano di fuggire verso di lui, li seguiva con la fiamma e li abbatteva uno per uno. Ora i ragni vivi si avventavano su quelli morti e feriti, e a Bond non rimaneva che colpire all'impazzata nel nauseabondo groviglio di pelame insanguinato. Dopo qualche istante ogni movimento cessт. Erano tutti morti? La fiamma dell'accendisigaro cominciava a indebolirsi. Doveva correre il rischio. Allungт una mano per spingere da parte i resti delle tarantole, poi con il coltello tagliт la seconda rete metallica che costituiva l'altro lato della gabbia. La fiammella vacillт diventando rossastra. Bond raccolse tutte le sue energie e con un balzo oltrepassт la seconda intelaiatura, evitando la massa sanguinolenta delle tarantole. Non aveva idea del metallo che toccava nй se avesse messo il ginocchio o il piede sui ragni. Sapeva solo che era passato. Avanzт ancora di qualche metro poi si fermт a riprendere fiato e forze. Sopra di lui si accese una fioca luce. Bond alzт lo sguardo sapendo giа cosa avrebbe visto. I gialli occhi a mandorla dietro lo spesso vetro lo fissavano, penetranti. La testa tentennт leggermente dietro la lampadina. Le palpebre si abbassarono con ironica pietа. Un pugno chiuso, a pollice verso, si inserм tra vetro e lampadina: un addio e un congedo. Poi la luce si spense. Bond si sdraiт nuovamente bocconi appoggiando la fronte sul freddo metallo. Quel gesto indicava che era giunto all'ultima tappa, che gli osservatori avevano terminato il loro compito, fino al momento di andare a raccogliere i suoi resti. Bond si sentiva ancor pi- scoraggiato notando che non c'era stato il benchй minimo cenno di apprezzamento per il modo in cui lui era riuscito a sopravvivere fino a lм. Quei chigroes lo detestavano. Volevano solo vederlo morire, e il pi- atrocemente possibile. Bond digrignт silenziosamente i denti. Ripensт alla ragazza e quell'idea gli infuse nuova forza. Non era ancora morto. Maledizione, non sarebbe morto! Tese i muscoli. Era ora di muoversi. Con tutte le precauzioni ripose le sue armi e, dolorosamente, incominciт a trascinarsi nell'oscuritа. Il condotto cominciava a inclinarsi leggermente verso il basso: avanzare era pi- facile. Ben presto l'inclinazione aumentт tanto che Bond poteva quasi scivolare grazie solo al proprio peso. Era un vero sollievo non dover pi- sforzare i muscoli. Pi- avanti c'era un barlume di luce grigiastra, niente pi- di un buio meno fitto, ma era giа qualcosa. L'aria pareva diversa, aveva un odore diverso, fresco. Cos'era? Il mare? Di colpo Bond si rese conto che stava scivolando gi- per la tubatura. Allargт le spalle e le gambe per rallentare: il dolore fu violento e gli effetti scarsi. Ora il tubo si allargava, non riusciva pia puntarsi contro la parete del condotto. Scivolava sempre pi- in fretta. Poco pi- avanti una curva verso il basso. Il corpo di Bond urtт contro quel gomito e lo superт. Maledizione, stava cadendo a testa in gi-! Disperatamente spalancт braccia e gambe. Il metallo gli scorticт la pelle. Ormai non poteva pi- far nulla. Lontano, sotto di sй, vide un cerchio di luce grigia. L'aria aperta? Il mare? La luce si faceva sempre pi- vivida. Si riempм d'aria i polmoni. L'importante и vivere, vivere, idiota! Il corpo di Bond, a testa in gi-, saettт fuori dal condotto per piombare in un lungo volo, lento lento, verso il mare color acciaio che lo aspettava, trenta metri pi- sotto. 18 Il luogo dell'esecuzione Il corpo di Bond infranse lo specchio del mare, nell'alba, come una bomba. Mentre precipitava lungo il tubo metallico verso il disco di luce sempre pi- grande, l'istinto gli aveva detto di non tenere pi- il coltello tra i denti e di portare in avanti le braccia, tenere il capo basso e il corpo rigido. E, in quell'ultima frazione di secondo, quando aveva scorto la superficie del mare che si alzava verso di lui, era riuscito a prendere fiato. Cosм Bond andт a colpire l'acqua come in un tuffo: i pugni tesi, stretti, ad aprire un varco alla testa e alle spalle e sebbene, giunto a sette metri di profonditа, avesse perso conoscenza, l'urto contro l'acqua, a cinquanta miglia all'ora, non l'aveva spiaccicato. Lentamente il corpo risalм in superficie e rimase immobile, a faccia in gi-, mosso dolcemente dalle brevi onde provocate dal tuffo. I polmoni invasi dall'acqua riuscirono a mandare un ultimo messaggio al cervello. Le braccia e le gambe si agitarono goffamente. La testa si alzт, mentre l'acqua penetrava dalle labbra dischiuse, e ricadde. Di nuovo le gambe si mossero, cercando istintivamente di riportare il corpo in posizione verticale. Questa volta, con un terribile accesso di tosse, il viso si sollevт dall'acqua; le braccia e le gambe si mossero debolmente, annaspando come fanno i cani e, attraverso una cortina rossa e nera, gli occhi iniettati di sangue videro la salvezza e ordinarono al cervello intorpidito di avvicinarsi. Il luogo dell'esecuzione era una piccola, profonda insenatura ai piedi della ripida scogliera. La salvezza che Bond si sforzava di raggiungere, impedito dall'arpione rudimentale infilato in una gamba dei pantaloni, era una solida barriera metallica tesa tra i due fianchi rocciosi dell'insenatura e che la chiudeva dal mare aperto. Quella robusta rete metallica che si alzava per sessanta centimetri sopra il pelo dell'acqua, era sospesa a un cavo, un paio di metri sopra la superficie, e spariva, invasa dalle alghe, nelle acque profonde. Bond raggiunse la rete e vi si afferrт, come crocifisso. Per un quarto d'ora rimase cosм, il corpo scosso di quando in quando da violenti conati di vomito, finchй trovт la forza di voltare il capo per vedere dove si trovava. I suoi occhi annebbiati scorsero la roccia a strapiombo, la stretta insenatura a V dove l'acqua si muoveva dolcemente. Il luogo era immerso in una profonda ombra grigia, chiusa alla luce dell'alba dalla montagna, ma fuori, sul mare aperto, c'era quell'iridescenza perlacea che indicava al mondo il sorgere del giorno. Qui tutto era scuro, fosco, tetro. Pigramente il cervello di Bond prese a concentrarsi su quella barriera. A che poteva servire bloccare l'accesso al mare? Perchй non si potesse entrare, o perchй non si potesse uscire da quell'anfratto? Bond abbassт lo sguardo ai profondi abissi che lo circondavano. La rete metallica si perdeva nel buio sotto i suoi piedi. Vicino alle sue gambe c'erano dei pesciolini. Cosa stavano facendo? Pareva che mangiassero: scattavano verso di lui, poi guizzavano via mordendo dei fili scuri. Fili di che? Del cotone dei suoi abiti a brandelli? Bond scosse il capo per schiarirsi le idee. Guardт ancora. No, si nutrivano del suo sangue. Bond fu percorso da un brivido. Giа, perdeva sangue dalle spalle, dalle ginocchia, dai piedi. Ora per la prima volta avvertм il dolore che l'acqua salsa provocava sulle sue piaghe e scottature. Quel dolore lo riscosse, risvegliandogli la mente. Se il suo sangue piaceva a quei pesciolini, come sarebbe andata con i barracuda e i pescecani? Era quello lo scopo della rete metallica: impedire a pesci voraci di allontanarsi in alto mare? Allora perchй non lo avevano ancora assalito? All'inferno! Per prima cosa bisognava arrampicarsi su quella rete e scavalcarla. Mettere quella barriera tra lui e ciт che poteva trovarsi nell'oscuro acquario. Debolmente, poco alla volta, Bond risalм in cima alla rete e poi si calт un poco in modo da essere parecchio al di sopra dell'acqua. Si passт il cavo sotto le ascelle, e rimase lм, come uno straccio appeso ad asciugare, osservando vacuamente i pesciolini che continuavano a cibarsi del sangue che gli gocciolava dai piedi. Ormai non gli rimanevano molte riserve. Quell'ultimo tuffo lungo il condotto, l'urto contro l'acqua e il semiannegamento, lo avevano strizzato come una spugna. Era sul punto di crollare, sul punto di tirare un breve sospiro e lasciarsi scivolare gi- nelle morbide braccia dell'acqua. Che cosa meravigliosa sarebbe stata abbandonarsi, finalmente, e riposare, sentire il mare accoglierlo e cullare il suo sonno. Fu un'improvvisa fuga di quei pesciolini che riscosse Bond da quei sogni di morte. Qualcosa si era mosso nel profondo. Intravide qualcosa di lucente. Qualcosa stava salendo lentamente in superficie dall'altro lato della rete metallica. Bond si irrigidм. A quel segnale di pericolo la vita riaffluм in lui, strappandolo al letargo, facendo rinascere in lui la volontа di sopravvivere. Bond distese le dita a cui, molto tempo prima, il cervello aveva comandato di non abbandonare il coltello, e lo strinse meglio in pugno. Sfiorт con la mano il robusto filo di ferro ripiegato, ancora ben saldo all'interno dei pantaloni. Scosse bruscamente il capo e aguzzт la vista. Che diavolo era? Sotto di lui l'acqua si agitт. Qualcosa si muoveva, in fondo, qualcosa di enorme. Apparve una lunga massa grigia, luccicante, ancora lontana nell'oscuritа. Qualcosa da essa scattт verso l'alto, un tentacolo grosso come il suo braccio. All'estremitа c'era una leggera protuberanza ovale, dentellata. Guizzт tagliando l'acqua, dove prima erano i pesciolini, e si ritirт. Ora si vedeva solo l'enorme ombra grigia. Cosa stava facendo? Stava...? Stava forse assaggiando il sangue? Come in risposta, due occhi grandi come palle da football risalirono lentamente e si fermarono a sei metri sotto quelli di Bond, fissando il suo viso attraverso l'acqua limpida. Bond sentм un brivido per la schiena. Imprecт sottovoce. Dunque questa era la sorpresa finale del dottor No, il traguardo! Bond fissava, semi-ipnotizzato, quegli enormi occhi che si muovevano. Dunque quello era il calamaro gigante, il mitico mostro capace di trascinare una nave negli abissi, che combatteva contro le balene, che pesava una tonnellata e anche piChe . altro ne sapeva? Che avevano due lunghi tentacoli per afferrare la preda, e altri otto pi- piccoli per bloccarla. Che sotto gli occhi, occhi unici tra gli invertebrati, che funzionavano come quelli dell'uomo, avevano una specie di becco. Che disponevano di un cervello efficiente e che potevano spostarsi nell'acqua, anche a trenta nodi, grazie a un sistema di propulsione a getto. Che perfino le fiocine esplosive si infilavano nel loro corpo gelatinoso lasciandoli indenni. Che... Ma quei bulbi oculari bianchi e neri stavano salendo verso di lui. La superficie dell'acqua fremette. Ora Bond vedeva la foresta di tentacoli che si dipartivano dal corpo. Si agitavano davanti agli occhi del mostro come serpenti, e Bond poteva scorgerne le ventose. Dietro la testa il grande mantello si apriva e chiudeva mollemente, e, dietro, il corpo gelatinoso, traslucido, era immerso nel profondo. Buon Dio quell'affare era grosso quanto una locomotiva! Lentamente, senza mosse brusche, Bond infilт mani e braccia nelle maglie della rete ancorandosi, cosм che i tentacoli avrebbero dovuto strapparlo di lа pezzo per pezzo oppure sradicare la rete metallica. Sbirciт a destra e a sinistra. Da entrambi i lati una ventina di metri lo separavano dalla roccia. E muoversi, se anche ci fosse riuscito, sarebbe stato fatale. Doveva starsene immobile e pregare il cielo perchй il mostro si disinteressasse a lui. In caso contrario... Le dita di Bond si chiusero lentamente sul piccolo coltello. Gli occhi lo fissavano, freddi, pazienti. Delicatamente come la proboscide di un elefante incuriosito, uno dei due tentacoli pi- lunghi uscм dall'acqua e si fece strada lungo la rete metallica verso la gamba di Bond. Giunse al piede. Bond sentм l'aspro bacio delle ventose. Non si mosse. Non osava allungare un braccio per non perdere la presa della barriera metallica. Le ventose saggiarono la preda: non bastava. Simile a un enorme bruco viscido il tentacolo risalм lentamente la gamba, giungendo al ginocchio insanguinato, e lм si fermт, interessato. Bond strinse i denti per resistere al dolore. Immaginava il messaggio che dal tentacolo veniva trasmesso al cervello: Sм, и buono! E il cervello che ordinava di rimando: Allora prendilo! Portalo a me! Le ventose risalirono la coscia. L'estremitа del tentacolo si allargava un poco fino a raggiungere lo spessore di una coscia, poi si restringeva, allungandosi e diventando sottile come un polso. Quello era l'obiettivo di Bond. Doveva sopportare il dolore, superare il disgusto e attendere che il tentacolo giungesse a tiro. La leggera brezza del primo mattino sfiorava la superficie d'acciaio dell'insenatura sollevando morbide onde che accarezzavano dolcemente le ripide pareti di roccia. Uno stormo di cormorani si staccт dalla collina, diretto verso il mare. Il rumore che li aveva disturbati giunse anche a Bond: i tre fischi di una sirena a indicare che una nave era pronta per il carico. Veniva da sinistra. La banchina doveva trovarsi dietro il promontorio settentrionale dell'insenatura. La nave di Anversa doveva essere giunta. Anversa! Una parte di quel mondo, lontano mille miglia e ormai certo irraggiungibile per Bond. A poca distanza da lui, nella cambusa, dovevano esserci degli uomini, pronti a fare colazione. La radio forse era accesa. Forse c'era lo sfrigolio della pancetta e delle uova, il profumo del caffи... Le ventose avevano raggiunto l'anca. Bond ne scorgeva le coppe callose. Un odore putrido, salmastro, gli giunse mentre il tentacolo risaliva mollemente. Quanto era resistente quella massa gelatinosa picchiettata di bruno? Una pugnalata? No, meglio un taglio netto, deciso, come per tagliare una fune. Ora! Bond lanciт una rapida occhiata ai due occhi enormi, cosм pazienti, cosм poco curiosi. In quell'attimo il secondo dei due tentacoli pi- lunghi si sollevт saettando verso il viso dell'uomo. Bond si ritrasse e il tentacolo si strinse attorno al cavo, davanti al suo volto. Tra un attimo gli avrebbe afferrato un braccio o una gamba e sarebbe stata la fine. Ora! Il primo tentacolo era contro il suo torace. Quasi senza prendere la mira, Bond vibrт una coltellata di traverso. Sentм la lama entrare in quella polpa molliccia e per poco il coltello non gli sfuggм quando il tentacolo ferito tornт di scatto in acqua. Per un attimo il mare attorno a lui ribollм. Il secondo tentacolo abbandonт il cavo e si abbattй sul suo stomaco, attaccandovisi come una sanguisuga mentre le ventose cominciavano ad aspirare furiosamente. Bond urlт, colpм un'altra volta, una terza. Dio, gli stava strappando lo stomaco! La rete metallica vibrт agli strattoni. Sotto di lui l'acqua spumeggiava. Avrebbe dovuto cedere. Ancora un colpo al tentacolo! E' andata! Il tentacolo lasciт la presa scivolando via: sulla pelle erano rimasti una ventina di circoli rossi bordati di sangue. Non c'era il tempo di preoccuparsene. Ora la testa del calamaro era affiorata in superficie mentre il grande mantello del mostro agitava violentemente le acque. Gli occhi lo fissavano, arrossati, furibondi, mentre la selva di tentacoli pi- corti gli si aggrappava ai piedi e alle gambe, strappando lembi di stoffa e frustando l'aria. Bond si sentiva trascinato inesorabilmente verso il basso. Il cavo gli segava le ascelle. Se avesse resistito sarebbe stato squarciato in due. Ora gli occhi e il mostruoso becco triangolare erano fuori dall'acqua, vicino ai suoi piedi. C'era un'unica speranza, una sola. Bond strinse il coltello tra i denti mentre con la mano cercava il gancio dell'arpione di ferro ripiegato. Lo tirт fuori, lo afferrт con tutt'e due le mani e riuscм a raddrizzarlo. Un braccio doveva lasciare la presa se voleva sporgersi per colpire. Se non fosse riuscito, il mostro l'avrebbe fatto a pezzi. Ora, prima di morire per il dolore! Ora, ora! Bond si lasciт scivolare e vibrт colpi all'impazzata con tutte le sue forze. Intravide la punta dell'arpione penetrare in uno degli enormi bulbi oculari, poi gli parve che tutto il mare si sollevasse verso di lui esplodendo in un getto nero, e cadde, rimanendo agganciato con le ginocchia piegate, la testa a pochi centimetri dall'acqua. Cos'era accaduto? Era accecato? Non riusciva a vedere pi- nulla. Gli bruciavano gli occhi e in bocca sentiva un disgustoso sapore di pesce. Ma sentiva anche il filo di ferro che gli tagliava i tendini dietro le ginocchia. Dunque era ancora vivo! Stordito, Bond lasciт l'arpione e allungт la mano verso la rete metallica. Trovт la presa, e con tutte e due le mani, lentamente, con sforzo enorme, riuscм a issarsi fino a sedere sulla barriera. Delle strisce luminose gli intorbidavano la vista. Si passт una mano sul viso. Ora ci vedeva. Si guardт la mano. Era nera e appiccicaticcia. Si guardт addosso. Era coperto di una sostanza viscida e nera, quella stessa che macchiava le acque del mare per un raggio di venti metri. Bond comprese. Il calamaro ferito gli aveva schizzato tutto l'inchiostro. Ma dov'era ora? Sarebbe tornato? Bond scrutт il mare. Nulla, nulla, eccetto quella macchia nera che si allargava sempre pi-. Nessun movimento. Nessuna increspatura. E allora non aspettare! Via da qui! Via, presto! Bond guardт disperatamente a destra e a sinistra. A sinistra c'era la nave, ma anche il dottor No. A destra, nulla. Per mettere su quella barriera gli operai dovevano essere venuti da sinistra, dalla parte del molo. Doveva esserci un sentiero. Bond afferrт il cavo e cominciт freneticamente a spostarsi lungo la rete oscillante verso il promontorio roccioso, venti metri pi- oltre. Una marionetta sanguinante, coperta di liquido fetido e nero, che muoveva braccia e gambe automaticamente. Il sistema sensorio, la mente di Bond non facevano pi- parte del suo corpo. Si erano messi da parte o gli fluttuavano sopra, mantenendo il contatto quanto bastava per far muovere il fantoccio. Bond era come un verme tagliato in due, i cui due tronconi continuano a contorcersi sebbene non vivano pi-, mossi dalla parvenza di vita degli impulsi nervosi. Solo che per Bond le due parti non erano ancora morte. In esse la vita era solo sospesa. Aveva solo bisogno di un briciolo di speranza, un minimo di certezza che valesse ancora la pena di tentare di sopravvivere. Bond raggiunse la roccia. Lentamente si staccт dal cavo metallico. Fissт vacuamente lo specchio d'acqua appena mosso. Era nero, impenetrabile. Poteva correre quel rischio? Doveva! Non poteva fare nulla finchй non si fosse ripulito da quella sostanza viscida e dal sangue raggrumato, da quel disgustoso odore di pesce marcio. Si tolse quel che restava della camicia e dei pantaloni e li appese al cavo. Osservт il proprio corpo abbronzato, striato di nero, chiazzato di sangue vermiglio. Istintivamente si tastт il polso. Era lento ma regolare; si sentм pi- sollevato. Ma di che diavolo si preoccupava tanto? Era vivo. Le ferite e le abrasioni non erano nulla, assolutamente nulla. Brutte a vedersi, ma non c'era niente di rotto. All'interno del rivestimento un po' sgangherato, il motore continuava a pulsare, solido e regolare. Tagli e abrasioni superficiali, ricordi terribili, sfinimento completo: ma erano cose di cui, a un pronto soccorso, si sarebbe riso. Muoviti, idiota! Sbrigati! Lavati e schiarisciti le idee. Ringrazia il cielo e poi pensa alla ragazza. Pensa all'uomo che devi a tutti i costi ritrovare e uccidere. Aggrappati alla vita con la stessa forza con cui stringevi il coltello tra i denti. Smettila di commiserarti. Al diavolo quel che и accaduto finora. Entra in acqua e lavati! Dieci minuti dopo, con gli abiti stracciati e fradici che si appiccicavano alla pelle escoriata, bruciante, risaliva il promontorio. Sм, era come aveva immaginato. Uno stretto sentiero roccioso conduceva al di lа della scogliera. Da un punto vicino gli giungevano rumori ed echi. Una gru era in funzione. Ne sentiva il rombo intermittente del motore. Si udivano i suoni metallici della nave e il rumore dell'acqua che scrosciava in mare dalle pompe di sentina. Bond alzт lo sguardo verso il cielo. Era di un azzurro chiaro. Qualche piccola nube dorata vagava verso l'orizzonte. In alto, sopra di lui, i cormorani volteggiavano intorno alla guaniera. Presto sarebbero andati a cibarsi, e forse stavano osservando i gruppi di punta che localizzavano il pesce in lontananza. Dovevano essere circa le sei, l'alba di una giornata splendida. Lasciando dietro di sй una striscia sanguinosa, Bond si avviт cautamente lungo il sentiero, alla base del dirupo ombrato. Oltre la curva, il sentiero passava attraverso un dedalo di giganteschi macigni precipitati a valle. I rumori divennero pi- forti. Bond strisciт avanti, attento a non far precipitare i sassi. Una voce, terribilmente vicina, gridт: "Siamo pronti?" E la lontana risposta: "Avanti!" Il motore della gru aumentт di giri. Qualche metro ancora. Un altro masso dietro cui nascondersi. E un altro. Ora! Bond si appiattм contro la roccia e protese cautamente il capo oltre l'angolo. 19 L'ultima fatica Bond lanciт una lunga occhiata tutt'intorno, poi si ritrasse. Si appoggiт alla fredda roccia aspettando che il respiro gli tornasse normale. Poi esaminт attentamente il coltello. Soddisfatto lo infilт sotto la cintura dei pantaloni, contro la spina dorsale. Cosм era a portata di mano senza il rischio di urtare contro qualche cosa. Poi pensт all'accendisigaro. Lo tolse dalla tasca posteriore. Come pezzo di metallo, dato che non si accendeva pi-, forse sarebbe stato utile, ma poteva far resistenza contro la roccia. Lo buttт via. Poi Bond si mise a sedere ed esaminт meticolosamente l'immagine che si era impresso nella mente. Dietro l'angolo, a una decina di metri, c'era la gru. La parte posteriore della cabina era aperta. Si vedeva un uomo seduto ai controlli. Era il negro cinese che aveva guidato il "drago". Di fronte, il pontile si protendeva nel mare per una ventina di metri e terminava a T. Lungo l'estremitа della T era ancorato un vecchio cargo di circa diecimila tonnellate. Emergeva molto dall'acqua. Il ponte era almeno quattro metri sopra il livello del mare. Si chiamava Blanche e a poppa recava la Ant di Anversa. A bordo non c'era segno di vita eccetto un uomo appoggiato al timone. Il resto dell'equipaggio doveva essere sottocoperta, al riparo dalla polvere di guano. A destra della gru, un trasportatore a nastro, sopraelevato, partiva da un cassone di lamiera ondulata fissato alla parete di roccia e, sostenuto da piloni, arrivava fino all'apertura della stiva del cargo. Il trasportatore terminava con una specie di manicotto di tela, del diametro di un paio di metri. Compito della gru era di tenere in posizione la bocca del manicotto muovendola a destra e a sinistra cosм da distribuire regolarmente la polvere di guano che veniva versata nella stiva, a tante tonnellate al minuto. Sulla banchina, a sinistra e sottovento rispetto al fumo e alla polvere di guano, era la figura alta e vigilante del dottor No. Nient'altro. Il vento mattutino agitava leggermente le acque profonde dell'ormeggio ancora immerso nell'ombra del monte sovrastante. Si udiva il fruscio regolare delle carrucole e il pulsare ritmico del motore della gru. Nessun altro rumore, nessun altro movimento, nessun'altra vita all'infuori della guardia al timone della nave, dell'uomo che azionava la gru, e del dottor No che sorvegliava le operazioni. Dall'altra parte della montagna c'erano uomini al lavoro, per avviare il guano sul nastro trasportatore che passava brontolando tra le viscere della roccia, ma da questa parte nessuno era ammesso e nessuno era necessario. Non c'era altro da fare che orientare la bocca del trasportatore. Bond rifletteva, calcolando le distanze, immaginando gli angoli, cercando di ricordare esattamente su quali leve e pedali fossero posati le mani e i piedi del manovratore della gru. Lentamente un sottile, duro sorriso apparve sul suo volto disfatto, bruciato dal sole. Certo! Era possibile. Ma con dolcezza, piano, silenziosamente! La meta era quasi troppo attraente. Bond esaminт le proprie mani e i piedi. Potevano, dovevano servire. Portт la mano al dorso e sentм il manico del coltello. Lo spostт di qualche centimetro. Si alzт e trasse ampi respiri profondi, si passт le dita tra i capelli resi opachi dall'acqua salsa e dal sudore, si sfregт il viso e piegт pi- volte le dita. Era pronto. Salм sulla roccia a guardare di nuovo. Nulla era mutato. Aveva calcolato esattamente le distanze. Il manovratore della gru era tutto assorbito dal lavoro. La gola, sopra il colletto aperto della camicia kaki, era nuda, indifesa. Venti metri pi- oltre, il dottor No volgeva le spalle a Bond controllando e vigilando le operazioni di carico. Sul ponte della nave, la guardia stava accendendo una sigaretta. Bond scrutт quei dieci metri che lo dividevano dalla gru. Quindi si staccт dalla roccia e corse. Giunse alla destra della gru, in un punto in cui la parete laterale della cabina l'avrebbe celato al guidatore e a chi era sul pontile. Si accucciт lа, rimanendo in ascolto. Il motore era a pieno regime, il trasportatore brontolava di continuo uscendo dalla montagna, sopra e dietro di lui. Tutto regolare. I due gradini di ferro sul retro della cabina, a una ventina di centimetri dal viso di Bond, parevano solidi. Comunque il rombo del motore avrebbe coperto i rumori pi- deboli. Ma doveva fare in fretta a togliere il corpo del manovratore dal sedile per mettersi lui, mani e piedi, ai comandi. Una sola coltellata, e mortale. Bond si portт la mano al collo, trovт il punto in cui pulsava la giugulare, ripensт a come dovesse vibrare il colpo: cacciare dentro la lama con forza e lasciarvela. Ancora un attimo, poi strinse tra le dita il coltello e risalм i gradini di ferro scivolando nella cabina furtivo e rapido come una pantera. Per l'ultimo istante non c'era fretta. Bond si fermт alle spalle dell'uomo, ebbe tutto il tempo di alzare il coltello, raccogliere tutte le forze per poi affondarlo di scatto nel collo dell'uomo. Le mani e i piedi del meccanico abbandonarono i comandi. Il viso si rovesciт all'indietro. Un rantolo soffocato e il corpo massiccio rotolт di lato. Bond non lo guardт neppure: era giа seduto per impadronirsi delle leve e dei pedali. Il meccanismo era giа sfuggito ai controlli, il motore girava in folle, il cavo dava strattoni, il braccio della gru si abbassava lentamente come il collo di una giraffa, la sacca di tela del trasportatore si era spostata e ora riversava la polvere gialla nell'acqua tra la nave e la banchina. Il dottor No guardava verso l'alto, la bocca spalancata. Forse stava gridando qualcosa. Con la massima freddezza Bond riportт la gru sotto controllo innestando nuovamente la marcia e la bocca della sacca tornт sopra l'apertura della stiva mentre il braccio della gru si sollevava nuovamente tornando in posizione. Era il momento! Bond afferrт il volante metallico che il manovratore stava muovendo quando Bond gli aveva lanciato la prima occhiata. Come doveva girarlo? Provт a sinistra. Il braccio della gru si spostт leggermente a destra. Va bene. Bond lo girт a destra. Sм, maledizione, cosм andava bene, il braccio della gru si spostт trascinando con sй il manicotto del trasportatore. Una rapidissima occhiata al pontile. Il dottor No si era spostato accostandosi a un pilone che Bond non aveva notato. Ora teneva in mano il ricevitore di un telefono. Si metteva in comunicazione con l'altro fianco della montagna. Bond vedeva la sua mano che scuoteva freneticamente il ricevitore. Bond sterzт il volante. Dio, non poteva andare pi- in fretta? Tra qualche secondo il dottor No avrebbe ottenuto la comunicazione e allora sarebbe stato troppo tardi. Lentamente il braccio della gru disegnт un arco nel cielo. Ora la sacca del trasportatore riversava la polvere gialla lungo la fiancata della nave. Ora la massa gialla avanzava silenziosamente lungo il molo. Cinque metri, quattro, tre, due! Non voltarti, bastardo! Ah, ci siamo. Ferma il volante. Bene, ora tocca a te, dottor No! Al primo fiotto della fetida cascata, il dottor No si era voltato. Bond vide le sue lunghe braccia spalancarsi come ad abbracciare la massa che precipitava. Tentт di correre. La bocca si spalancт e un grido sottile giunse a Bond al di sopra del rombo del motore. Per un attimo ancora la figura parve un fantoccio di neve che danzasse. Poi non si vide altro che un cumulo giallo di sterco di uccelli che cresceva, cresceva. "Dio!" la voce di Bond echeggiт metallica tra le pareti della cabina. Pensт a quei polmoni che si riempivano di polvere, il corpo che si piegava e poi cedeva sotto il peso, le gambe che avevano un ultimo guizzo, l'ultimo pensiero: rabbia, orrore, sconfitta? e poi il silenzio della fetida tomba. Ora la montagna giallastra aveva raggiunto i sette metri. La polvere cominciava a cadere dal pontile finendo in mare. Bond guardт la nave. In quell'attimo risuonarono tre fischi di sirena. Poi un quarto, ininterrotto. Vedeva la guardia che si aggrappava alla cima mentre si sporgeva dall'oblт per guardare in gi-. Bond abbandonт i comandi. Era tempo di svignarsela. Scivolт via dal sedile metallico e si chinт sul cadavere per togliere la rivoltella dalla fondina. Osservт l'arma ed ebbe un sorrisetto amaro: Smith & Wesson, 38. Se l'infilт nella cintola. Era piacevole sentire quel freddo metallo contro la pelle. Uscм dalla cabina balzando a terra. Una scaletta di ferro, dietro la gru, portava al cassone del trasportatore. Una porta si apriva nella lamiera ondulata del cassone che proteggeva il motore del trasportatore. Bond si arrampicт su per la scaletta, la porta si aprм facilmente e fu investito da una nuvola di polvere di guano. All'interno il rumore era assordante, ma nel soffitto di roccia del tunnel c'erano delle deboli luci, un passaggio strettissimo che si addentrava nelle viscere della montagna lungo il fiume di polvere. A tutti i costi doveva arrivare in fondo prima che le guardie impaurite capissero il vero significato della sirena delle navi e della telefonata interrotta. Bond correva inciampando lungo la galleria puzzolente. Quanto mancava? Duecento metri? E poi? Uscire dal tunnel, cominciare a far fuoco, spargere il panico e fidare nella buona stella. Avrebbe preso per il collo uno degli uomini e l'avrebbe costretto a dirgli dove si trovava la ragazza. E poi? Quando fosse arrivato lа, cosa avrebbe trovato? Cosa rimaneva di lei? Bond corse ancora pi- in fretta, a capo basso, facendo attenzione allo stretto tavolato, chiedendosi che cosa sarebbe accaduto se avesse messo un piede in fallo e fosse scivolato nella fiumana della polvere di guano. Sarebbe riuscito a disimpegnarsi dal trasportatore, o sarebbe stato trascinato via, gi- fino a essere rigettato nella bocca della sacca, nella tomba del dottor No? Quando con la testa urtт in qualcosa di soffice e sentм delle mani che lo stringevano alla gola, era troppo tardi per pensare alla pistola. La sua unica reazione fu di lanciarsi in avanti, verso il basso, per afferrare le gambe dell'avversario. Le gambe cedettero e si levт un grido acuto quando il corpo ricadde sulla schiena. Bond si stava sforzando di buttare quel corpo sul nastro trasportatore quando il grido e il contatto con un corpo morbido e leggero lo fecero irrigidire. Non poteva essere! Per tutta risposta, dei denti acuminati gli morsero con forza la gamba destra e un gomito scattт indietro, abilmente, per colpirlo al basso ventre. Bond ebbe un urlo di dolore. Cercт di spostarsi ma mentre gridava "Honey!" il gomito lo colpм di nuovo. Lo spasimo gli mozzт il fiato. C'era un solo modo per immobilizzarla senza farla finire sul nastro trasportatore. Afferrт saldamente una caviglia e si sollevт sulle ginocchia, poi si alzт, sempre tenendo stretta la caviglia contro la propria spalla. L'altro piede scattт verso la sua testa, ma un po' incerto, come se anche lei si rendesse conto che c'era qualcosa di strano. "Smettila, Honey! Sono io!" Il grido di Bond le giunse al disopra dello strepito del nastro trasportatore. Sentм il suo grido: "James", proveniente dal basso. Le mani di lei gli si aggrapparono alle gambe. "James, James!" Lentamente la lasciт andare, poi si inginocchiт accanto a lei e l'abbracciт strettamente. "Oh, Honey, Honey. Stai bene?" La stringeva a sй disperatamente, ancora incapace di credere che fosse vero. "Sм, James! Oh, sм!" Le mani di lei si intrecciarono dietro la nuca di Bond. "Oh, James, tesoro!" Si appoggiт al suo petto singhiozzando. "Va tutto bene, Honey." Bond le accarezzava i capelli. "E il dottor No и morto. Ma ora dobbiamo scappare. Dobbiamo uscire da qui. Vieni! Come si fa a uscire dal tunnel? Come ci sei arrivata? Dobbiamo sbrigarci!" Come a conferma, il nastro trasportatore si arrestт cigolando. Bond aiutт la ragazza ad alzarsi. Indossava una tuta di tela blu, da uomo. Maniche e pantaloni erano rimboccati. La tuta era troppo grande per lei: pareva una ragazzina con un pigiama da uomo. Era tutta coperta di polvere di guano su cui spiccavano le strie lasciate dalle lacrime. "Pi- avanti," ansimт. "C'и una galleria laterale che porta all'officina e al garage. Ci inseguiranno?" Non c'era tempo per perdersi in chiacchiere. "Seguimi!" ordinт Bond, e cominciт a correre. Giunsero a una biforcazione da cui si dipartiva un tunnel che si addentrava nella roccia. Da dove sarebbero giunti i nemici? Dal passaggio laterale o dalla galleria principale? Un suono di voci che rimbombavano nella roccia del tunnel laterale gli diede la risposta. Bond trascinт la ragazza pochi metri pi- oltre, lungo la galleria principale. L'attirт vicino a sй e bisbigliт: "Mi spiace, Honey. Ma temo proprio che dovrт ucciderli." "Naturale," fu la tranquilla risposta. Gli strinse pi- forte la mano e si trasse indietro per lasciargli spazio, poi si portт le mani alle orecchie. Bond prese la rivoltella controllando silenziosamente che le sei camere del tamburo fossero tutte cariche. Sapeva che non era bello uccidere ancora a sangue freddo, ma quegli uomini erano i gangster negro-cinesi, i duri che eseguivano le azioni peggiori. Dovevano aver compiuto chissа quanti delitti. Forse erano stati loro ad ammazzare Strangways e la segretaria. Ma era inutile cercare di tranquillizzare la coscienza. Lм si trattava di uccidere o di essere uccisi. Solo occorreva farlo abilmente. Le voci si avvicinavano. Gli uomini erano tre. Parlavano a voce alta, innervositi. Forse erano anni che non passavano da quel tunnel. Bond si chiedeva se, uscendo dal tunnel principale, si sarebbero guardati attorno soffermandosi, o se avrebbe dovuto colpirli alle spalle. Ora erano vicinissimi. Sentiva il rumore dei loro passi. "Con questo mi devi dieci dollari, Sam." "Dopo questa sera saranno di meno." "Niente dadi per me, stasera. Voglio andare a tagliarmi una fetta di quella ragazza bianca." "Ah, ah, ah." Il primo uomo apparve, poi il secondo, quindi il terzo. Tenevano le pistole ciondolanti nella mano destra. "Non credo proprio," disse Bond seccamente. I tre si girarono di scatto. Bond fece fuoco contro la testa dell'ultimo, e contro lo stomaco del secondo. L'arma del primo era giа puntata. Un proiettile fischiт accanto a Bond perdendosi nel tunnel. L'arma di Bond sparт un'altra volta. L'uomo girт lentamente su se stesso, portandosi le mani al collo, e cadde sul nastro trasportatore. Gli echi degli spari rimbombarono nella galleria. Due uomini giacevano immobili. Il terzo, quello colpito allo stomaco, si contorceva sussultando. Bond infilт la rivoltella ancora calda nella cintola dei pantaloni. "Vieni," ordinт bruscamente alla ragazza. L'afferrт per la mano trascinandola lungo il passaggio laterale. "Mi spiace, Honey," disse, e cominciт a correre sempre trascinandola con sй. "Non fare lo sciocco," ribattй lei. Si sentiva solo il rumore dei loro piedi nudi contro il pavimento di pietra. Nel tunnel l'aria era pura e camminare era pi- facile, ma dopo la tensione della sparatoria, il dolore riprese ad impossessarsi delle membra di Bond. Correva meccanicamente, quasi senza pensare alla ragazza. Tutta la sua mente era concentrata sulla sopportazione del dolore e sui problemi che si sarebbero presentati all'uscita della galleria. Non sapeva se gli spari fossero stati uditi, e non aveva idea di quanti nemici restassero ancora. Sapeva solo che avrebbe sparato su chiunque avesse incontrato e che in qualche modo sarebbe arrivato al garage per impadronirsi del trattore anfibio. Era l'unica possibilitа che avevano per allontanarsi dalla montagna e scendere alla costa. Alle sue spalle, Honey inciampт. Bond si fermт, maledicendosi per non avere pensato a lei. Honey si afferrт alla sua mano e per un attimo si appoggiт a lui ansimando. "Scusa, James. E' solo che..." Bond la sorresse. "Sei ferita, Honey?" domandт ansioso. "No, sto benissimo. Solo che sono stanchissima. E sulla montagna mi sono fatta male ai piedi. Sono caduta parecchie volte nel buio. Se potessimo camminare per un po', invece di correre. Siamo quasi arrivati. C'и una porta che dа nel garage, prima di arrivare all'officina. Non potremmo entrare di lм?" Bond la strinse a sй. "Proprio a questo pensavo, Honey," disse. "E' l'unica speranza di salvarci. Se puoi tener duro fin lм, abbiamo molte probabilitа di farcela." Le passт un braccio attorno alla vita per sorreggerla. Non osava guardarle i piedi. Sapeva che dovevano essere malconci. Inutile commiserarsi reciprocamente. Non c'era tempo, se volevano restare vivi. Si rimisero in cammino, il viso di Bond teso in quell'estremo sforzo, mentre i piedi della ragazza lasciavano impronte sanguinose sul pavimento e subito dopo lei bisbigliт ansiosamente che nella parete del tunnel c'era una porta di legno: era socchiusa e nessun suono ne proveniva. Bond estrasse la rivoltella e aprм piano piano la porta. Il garage era deserto. Sotto le luci al neon il "drago" dipinto in nero e oro, montato su ruote, pareva un carro pronto per la parata del Lord Major. Il veicolo era rivolto verso le porte scorrevoli, e lo sportello della cabina era spalancato. Bond pregт il cielo che il serbatoio fosse pieno e il meccanico avesse ubbidito agli ordini facendo tutte le riparazioni. Improvvisamente, da fuori, giunsero delle voci. Si avvicinavano sempre pi-, parlando animatamente. Bond afferrт la mano della ragazza e corse fuori. C'era un solo nascondiglio: il trattore anfibio. La ragazza vi si arrampicт. Bond la seguм richiudendo silenziosamente lo sportello dietro di sй. Si accucciarono, aspettando. Aveva solo tre pallottole, ormai, a sua disposizione. Ora le voci erano vicinissime. Sм udм il rumore della porta che si apriva sulle guide di scorrimento e una confusione di voci. "Come fai a sapere che erano spari?" "Non poteva essere altro. Conosco bene il rumore." "Meglio prendere dei fucili. Prendi, Joe! Tieni questo, Lemmy! E delle granate. La scatola и sotto quel tavolo." "Qualcuno dev'essere diventato matto. Di certo non si tratta di quell'inglese. Avete mai visto quel bestione, gi- nell'insenatura? Cribbio! E tutti i giochetti che il dottore ha organizzato nella tubatura? A proposito, la ragazza. Non dev'essere in gran forma stamattina. Nessuno di voi и andato a dare un'occhiata?" "No." "Oh, oh. Mi stupisce. E' un bel pezzo di figliola." Qualche altro rumore di passi, poi: "Bene, andiamo! Due vadano avanti finchй arriviamo alla galleria principale. Sparate alle gambe. Chiunque sia stato a combinare tutto 'sto scompiglio, il dottore vorrа divertircisi un pochino." "Ah, ah." Dei passi risuonarono sul cemento. Bond trattenne il fiato mentre quelli passavano accanto al trattore. Avrebbero notato lo sportello chiuso? Ma gli uomini attraversarono il garage imboccando poi la galleria, e i loro passi svanirono lentamente in lontananza. Bond sfiorт il braccio della ragazza portandosi l'indice alle labbra. Silenziosamente aprм un poco lo sportello e ascoltт ancora. Nulla. Balzт a terra, girт attorno al trattore e si diresse alla porta semiaperta. Si affacciт cautamente. Non si vedeva nessuno. Nell'aria c'era un odore di pesce fritto che fece venire a Bond l'acquolina in bocca. Dall'edificio accanto proveniva un rumore di piatti e tegami, e da una delle casette prefabbricate, poco oltre, giungeva il suono di una chitarra e una voce maschile che cantava un calipso. Qualche cane abbaiт, poi tacque. Erano i doberman. Bond si volse per correre all'altro capo del garage. Nessun rumore proveniva dal tunnel. Ne richiuse la porta, girando la chiave e mettendo il catenaccio, poi si diresse alla rastrelliera carica di armi e prese un'altra Smith & Wesson e una carabina Remington; controllт che fossero cariche, tornт allo sportello del trattore e le consegnт alla ragazza. Ora la porta. Bond vi appoggiт la spalla spingendo per aprirla completamente. La lamiera ondulata dava un rumore sordo. Bond tornт indietro di corsa, si arrampicт sul trattore e si mise alla guida. "Chiudi, Honey," sussurrт, poi si chinт a girare la chiavetta dell'accensione. La lancetta del carburante segnava 4/4. Dio voglia che questo maledetto aggeggio si avvii subito. Certi diesel erano lenti. Bond premette il piede sull'acceleratore. Il rombo fu assordante. Dovevano sentirlo in tutta l'isola! Bond tolse il piede e provт di nuovo. Il motore tossicchiт e si spense. Ma al terzo tentativo si avviт. Ora la marcia. Quale? Forse questa. Sм, и ingranata. Togli il freno a mano, idiota! Cribbio, per poco non andava tutto a pallino. Ormai erano fuori, sul sentiero. "Ci seguono?" Bond doveva gridare per superare il rombo del diesel. "No. Un momento! Sм, un uomo и uscito! Un altro! Ci fanno cenno e gridano. Ora ne escono degli altri. Uno corre verso destra. Un altro и rientrato, ecco, и tornato fuori con un fucile. Prende la mira. Spara!" "Chiudi tutto e buttati gi-!" Bond lanciт un'occhiata al tachimetro. Venti miglia. E erano in discesa. Non si poteva ottenere di pi- da quel motore. Bond si sforzт di mantenere sul sentiero le enormi ruote. La cabina sobbalzava e ondeggiava sugli ammortizzatori. Era un'impresa tenere mani e piedi sui comandi. Un pugno di ferro risuonт contro la cabina corazzata. Un secondo. Da quale distanza? Centocinquanta metri? Una buona mira. Ma non avrebbe potuto far molto di pi-. "Da' un'occhiata, Honey!" gridт. "Socchiudi la feritoia!" "Quell'uomo si и alzato, ha smesso di sparare. Stanno tutti lм a guardarci. Sono moltissimi. Un momento! Stanno arrivando i cani. Nessuno li segue. Ci stanno rincorrendo. Credi che ci raggiungeranno?" "Non ha importanza se anche ci riescono. Vieni a sederti qui, Honey. Tieniti forte. Bada a non picchiare la testa contro il tetto." La ragazza gli si sedette al fianco. Bond le rivolse un mezzo sogghigno. "Accidenti, Honey, ce l'abbiamo fatta. Quando saremo al lago mi fermerт e sparerт ai cani. Se li conosco bene, basta che ne ammazzi uno e tutti gli altri si fermeranno a divorarlo." Honey gli posт una mano sulla nuca e ve la tenne, mentre procedevano rombando e rimbalzando sul sentiero. Giunti al lago, Bond vi si addentrт per una cinquantina di metri, poi girт il trattore e mise in folle. Attraverso la feritoia potй scorgere la muta superare l'ultima curva in una corsa indiavolata. Afferrт il fucile e infilт la canna nella feritoia. Ora i cani si erano buttati in acqua. Bond li investм con una sventagliata di pallottole. Uno si dibattй convulsamente. Poi un altro, e un altro ancora. Sentiva i guaiti convulsi che si mischiavano al rombo del motore. La battaglia era cominciata. Ne vide uno balzare su un compagno ferito e affondargli le zanne nel collo. Parevano tutti impazziti. Si dibattevano nell'acqua spumeggiante e insanguinata. Bond vuotт il caricatore contro di loro poi lasciт cadere l'arma. "E' fatta, Honey," disse. Tornт a innestare la marcia, girт nuovamente e cominciт ad attraversare il lago verso il lontano varco nelle mangrovie dov'era la foce del fiume. Per alcuni minuti proseguirono in silenzio. Poi Bond appoggiт una mano sul ginocchio della ragazza e disse: "Andrа tutto liscio, ora, Honey. Quando scopriranno che il loro capo и morto saranno presi dal panico. Forse alcuni cercheranno di fuggire a Cuba con l'aereo o la motolancia. Penseranno alla loro pelle, non alla nostra. Comunque non prenderemo il mare prima che sia buio. Penso che ora siano le dieci. Dovremmo arrivare alla costa tra un'ora. Poi riposeremo per rimetterci in forze. Il tempo и bello e questa notte ci sarа un po' di luna. Credi che ce la farai?" La mano di Honey gli strinse la nuca. "Naturale, James. Ma tu? Sei conciato male. Tutto scottature e lividi. E cosa sono quei segni rossi sullo stomaco?" "Ti racconterт poi. Nulla di grave. Ma dimmi tu, che ti и successo questa notte? Come diavolo sei riuscita a scampare ai granchi? Come и fallito il piano di quel dannato? Per tutta la notte non ho fatto altro che pensare che ti stavano mangiando a poco a poco fino a farti morire. Dio, che razza di idea! Cos'и accaduto?" La ragazza rideva. Bond le lanciт un'occhiata. I capelli biondi erano scompigliati, gli occhi azzurri segnati per la mancanza di riposo, ma per il resto pareva che tornasse a casa da una cenetta di mezzanotte. "Quel bel tipo credeva di saperla lunga. Vecchio idiota." Pareva che parlasse di uno sciocco maestrucolo. "I granchi neri fanno molto pi- impressione a lui che a me. Per cominciare, a me non dа fastidio essere toccata dalle bestie, e comunque quei granchi non si sognerebbero neppure di mordere qualcuno se si sta immobili e non si hanno ferite aperte. Ma il fatto и che a loro la carne non piace molto, si nutrono soprattutto di piante. Se ha detto la veritа e ha veramente ucciso una negra con quel sistema, o quella aveva una ferita aperta oppure и morta di paura. Forse voleva vedere se avrei resistito. Vecchio porco. A cena sono svenuta solo perchй avevo capito che per te doveva aver preparato qualcosa di molto peggio." "Be', mi venga un accidente. Magari l'avessi saputo. E io che ti immaginavo mangiata pezzetto per pezzetto." "Be', non и stato molto simpatico essere spogliata e legata a dei paletti conficcati a terra. Ma quei negri non hanno osato toccarmi. Hanno solo ridacchiato un po' e se ne sono andati. Non stavo molto comoda ma pensavo a te e a come potevo arrivare al dottor No e farlo fuori. Poi ho sentito che i granchi cominciavano ad arrivare e presto si sono avvicinati svelti e rumorosi. Ce n'erano a centinaia. Io stavo immobile e pensavo a te. Mi camminavano sopra e tutt'intorno. Per quel che gliene importava potevo essere un sasso. Facevano un po' di solletico. Uno ha cercato di strapparmi una ciocca di capelli. Ma non puzzano, non fanno niente, e io ho semplicemente aspettato che giungesse l'alba, quando loro vanno nei loro buchi a dormire. Mi erano quasi simpatici. Mi facevano compagnia. Poi sono diventati sempre meno finchй non ne sono venuti pie io ho potuto muovermi. Ho cominciato a dare degli strattoni ai paletti e poi mi sono concentrata su quello della mano destra. Alla fine sono riuscita a tirarlo fuori dalla fenditura nella roccia e il resto и stato facile. Sono tornata alle case e ho cominciato a girare attorno, esplorando. Sono arrivata al garage dove ho trovato questa tuta. Poi quel trasportatore ha cominciato a muoversi, poco lontano, e ho immaginato che trasportasse il guano attraverso la montagna. Ero convinta che ormai tu fossi morto," continuт con voce tranquilla, "perciт volevo arrivare al trasportatore, attraversare la montagna e andare a uccidere il dottor No. Per questo avevo preso un cacciavite." Fece una risatina. "Quando ci siamo scontrati, ero decisa a piantartelo in corpo, solo che l'avevo messo in tasca e non riuscivo a prenderlo. Ho trovato la porta in fondo all'officina e ho percorso la galleria fino al tunnel principale. Tutto qui. Stavo avanzando con tutte le precauzioni quando sei venuto a sbattermi la testa nello stomaco." Rise ancora. "Caro, spero di non averti fatto troppo male. La mia balia mi diceva sempre di colpire gli uomini al basso ventre." Bond scoppiт a ridere. "Te l'ha insegnato bene, eh?" Con una mano le afferrт i capelli attirando il viso a sй. Le labbra di lei gli sfiorarono la guancia per poi congiungersi alle sue. Il trattore sbandт con un sobbalzo. Il bacio era finito. Avevano urtato nelle prime radici di mangrovie all'imbocco del fiume. 20 L'impegno "Siete assolutamente certo di tutto questo?" Gli occhi del Governatore erano preoccupati, ostili. Come erano potute accadere cose del genere proprio sotto il suo naso, in una dipendenza giamaicana? Cosa avrebbe detto in proposito il Ministero delle Colonie? Immaginava giа la lunga busta azzurrina con l'indicazione "Riservata Personale", e quindi il foglio: "Il Segretario di Stato per le Colonie mi ha incaricato di esprimervi la sua sorpresa..." "Sм, signore. Certissimo." Bond non provava simpatia per quell'uomo. Non gli era piaciuta l'accoglienza che aveva ricevuto nella sua ultima visita alla King's House, nй le meschine insinuazioni su Strangways e la sua segretaria. E ancor meno gli piaceva ricordarle ora che sapeva i corpi dei due in fondo al Mona Reservoir. "Uhm... sarа bene non informarne la stampa. Voi capite, vero? Manderт il mio rapporto al Segretario di Stato con il prossimo corriere. Sono certo di poter riporre la massima fiducia nel vostro..." "Scusate, signore." Il Comandante dell'Esercito per la Difesa dei Caraibi era un militare moderno, sui trentacinque anni. Il suo stato di servizio era abbastanza positivo da permettergli di non lasciarsi impressionare dalle vestigia dell'epoca edoardiana del Governatorato coloniale, che definiva "codini dai cappelli piumati". "A mio parere possiamo dare per scontato che il Comandante Bond molto difficilmente darа informazioni ad altri che non sia il suo Dipartimento. E se mi и concesso dirlo, signore, suggerirei di intraprendere senz'altro le azioni necessarie per chiarire i fatti di Crab Key senza attendere l'approvazione di Londra. Posso fornire un plotone pronto a imbarcarsi questa sera stessa. Il Narvik и giunto ieri. Se i ricevimenti e i cocktail in programma per tale nave possono essere rimandati di quarantotto ore..." Il comandante si interruppe, dopo la sua nota sarcastica. "Sono d'accordo con il Comandante, signore." La voce del Capo della polizia era tagliente. Un'azione rapida avrebbe potuto risparmiargli parecchi fastidi, ma doveva essere rapida sul serio. "Quanto a me dovrт procedere immediatamente contro i vari giamaicani che appaiono implicati. Dovrт mettere dei palombari al lavoro nel Mona Reservoir. Se questo caso deve essere chiarito non possiamo permetterci di aspettare Londra. Come ha detto Mister... il Comandante Bond, la maggior parte di questi gangster negri a quest'ora saranno a Cuba. Dovrт mettermi in contatto con il mio collega all'Avana in modo da catturarli prima che si rendano irreperibili. Penso che dovremmo muoverci immediatamente, signore." Il silenzio regnт nella fresca sala in penombra dove si teneva la riunione. Nel soffitto sopra il massiccio tavolo di mogano apparve un'improvvisa chiazza di sole. Bond vide che filtrava dalle persiane, riflessa da una fontana o da un laghetto di ninfee nel giardino, fuori delle alte finestre. Lontano risuonavano le battute delle palle da tennis. Si udм la voce di una ragazza che gridava: "Piano! Servizio, Gladys." Le figlie del Governatore? Segretarie? Da un lato della stanza re Giorgio VI e dall'altro la regina abbassavano sul tavolo uno sguardo compiacente e lieto. "Cosa ne pensate voi, Segretario Coloniale?" La voce del Governatore era agitata. Bond ascoltт solo le prime parole. Capм che Pleydell-Smith era d'accordo. Smise di ascoltare. La sua mente vagava in un mondo di campi da tennis e di laghetti di ninfee e re e regine, pensava a Londra, alla gente che si faceva fotografare con i colombi sulla testa in Trafalgar Square, alle piante che sarebbero presto fiorite sui viali di circonvallazione, al maggio, alla preziosa governante del suo appartamento fuori della King's Road, che in quel momento si sarebbe alzata per preparare una tazza di tи (qui erano le undici, a Londra sarebbero state le sei), alle prime corse della metropolitana, che scuoteva il terreno sotto la sua camera fresca e buia. O il dolce clima d'Inghilterra: la dolce brezza, le lievi ondate di calore, i momenti di fresco: "Il solo paese dove si puт fare una passeggiata tutti i giorni dell'anno." Erano le lettere di Chesterfield? E poi Bond pensт a Crab Key: quel ventaccio caldo che cominciava a soffiare, l'odore del metano nelle paludi di mangrovia, le rocce coralline frastagliate, grigie e morte, nei cui anfratti i granchi neri, con gli occhi neri e rossi, che si movevano rapidi sui loro peduncoli appena un'ombra - una nube, un uccello - irrompeva nel loro breve orizzonte. Laggi- nella colonia degli uccelli color marrone e bianco e rosa, i volatili sarebbero andati a caccia nelle acque basse, o si sarebbero azzuffati o avrebbero nidificato, mentre nella guaniera i cormorani sarebbero affluiti, di ritorno dalla loro colazione mattutina, per depositare il loro milligrammo di rendita al padrone che non l'avrebbe pi- incassato. E dov'era il padrone? Ormai gli uomini del Blanche dovevano averlo disseppellito. Avrebbero esaminato il suo corpo per vedere se desse segni di vita e poi lo avrebbero messo in qualche posto. Forse gli avrebbero tolto la polvere giallastra di dosso e gli avrebbero messo il suo chimono, mentre il capitano chiedeva istruzioni per radio ad Anversa. E l'anima del dottor No, dov'era andata? Era quella di un malvagio o solo quella di un pazzo? Bond ripensт a quell'ammasso bruciacchiato, perso nella palude, che un tempo era stato Quarrel. Ricordava il suo corpo agile, gli occhi grigi, innocenti, i suoi desideri semplici, il suo rispetto per le superstizioni, la lealtа e l'affetto che aveva nutrito per lui, Bond. Ricordava il calore, non c'era altra parola, di quell'uomo. Certo non era finito nello stesso luogo del dottor No. Qualsiasi cosa avvenisse dei morti, c'era sicuramente un posto per i buoni e uno per i cattivi. In quale sarebbe andato Bond a suo tempo? Il Segretario Coloniale stava facendo il suo nome. Bond si riscosse. "... и riuscito a sopravvivere, и straordinario. Credo proprio, signore, che dovremmo dimostrare la nostra gratitudine al Comandante Bond e al suo Servizio prendendo in giusta considerazione le sue raccomandazioni. Mi sembra, signore, che abbia compiuto almeno tre quarti dell'opera. Il meno che noi possiamo fare и di condurre in porto l'ultimo quarto." Il Governatore grugnм. Lanciт un'occhiata a Bond. Quel tipo pareva distratto. Ma non si poteva mai essere sicuri con la gente del Servizio Segreto. Tipi pericolosi ad averci che fare, ficcanasi pieni di boria. E poi il loro capo poteva muovere parecchie pedine a Whitehall. Meglio tenerselo buono. Naturalmente inviare la Narvik era un rischio. Le notizie sarebbero trapelate, naturalmente. La stampa di tutto il mondo gli sarebbe saltata addosso. Ma improvvisamente il Governatore immaginт i titoli di testa: "Pronta azione del Governatore... Intervento della maggiore autoritа... La Marina militare sul posto!" Forse dopotutto era la soluzione migliore. Magari avrebbe potuto andare di persona a salutare la partenza della nave. Ma sм, certo, per Giove. Avrebbe fatto colazione con Cargill, del Gleaner. Con uno o due suggerimenti la storia sarebbe stata presentata nel modo pi- conveniente. Sicuro. Cosм andava fatto il gioco. Il Governatore sollevт le mani lasciandole ricadere sul tavolo in un gesto di resa. Il suo sguardo abbracciт la sala con un obliquo sorriso di sconfitta. "Sono costretto a cedere, signori. Dunque," era la voce dello zio che diceva ai bambini che solo per quella volta... "accetto la vostra decisione. Segretario Coloniale, vi prego di mettervi in contatto con l'ufficiale comandante della Narvik e di spiegargli la situazione. In via strettamente confidenziale, beninteso. Comandante, affido a voi le disposizioni militari. Sovrintendente, voi sapete cosa fare." Il Governatore si alzт. Un leggero cenno del capo, regale, verso Bond. "Mi resta solo di esprimere il mio pi- vivo apprezzamento al Comandante... uhm... Bond per quanto ha fatto. Non mancherт di segnalare al Segretario di Stato l'assistenza che ci avete prestato." Di fuori il sole riverberava sul viottolo inghiaiato. Nell'auto pareva di essere in un bagno turco. Le mani ustionate di Bond si rattrappirono afferrando il volante. Pleydell-Smith si affacciт al finestrino. "Conoscete la parola giamaicana "rarse"?" "No." ""Rarse, amico" и un'espressione volgare che significa: "Eh, piantala!" Mi pare che avreste dovuto usarla in quest'occasione. Tuttavia," Pleydell-Smith fece con la mano un gesto di scusa per il suo capo, congedandosi, "posso fare qualcosa per voi? Siete proprio deciso a tornare a Beau Desert? All'ospedale dicevano che dovevate restarci almeno una settimana." "Grazie," rispose Bond brevemente, "ma devo proprio tornare per vedere come sta quella ragazza. Potete avvertire l'ospedale che domani sarт di ritorno? Avete mandato quel messaggio al mio Capo?" "Come "urgentissimo"." "Bene," Bond accese il motore, "allora credo che sia tutto. Vi informerete al Jamaica Institute per la ragazza, vero? Sa veramente un'infinitа di cose in fatto di storia naturale. E non le ha imparate dai libri. Se non disponessero di un posto adatto... Vorrei vederla sistemata. L'accompagnerт io stesso a New York, per l'operazione. Potrebbe iniziare un paio di settimane dopo. Tra l'altro," Bond era leggermente a disagio, "и veramente una carissima ragazza. Quando tornerа... se voi e vostra moglie... Capite, tanto perchй qualcuno si occupi un po' di lei." Pleydell-Smith sorrise. "Non preoccupatevi. Me ne occuperт io. Betty и bravissima in cose del genere. Prenderа la ragazza sotto la sua protezione. Nient'altro? Comunque ci vedremo tra qualche giorno. L'ospedale и un postaccio con questo caldo. Forse vi farebbe piacere passare qualche giorno da noi prima di tornare a... prima di andare a New York. Saremmo felici di ospitarvi... tutt'e due." "Grazie. E grazie per tutto il resto." Bond innestт la marcia e partм lungo il viale della lussureggiante macchia tropicale. Andava veloce, facendo schizzare la ghiaia alle curve. Voleva allontanarsi in fretta dalla King's House e dal tennis e dai re e regine. Voleva allontanarsi anche dal cortese Pleydell-Smith. Gli era simpatico, ma ciт che desiderava, adesso, era di ripercorrere la Junction Road fino a Beau Desert, lontano da quel mondo ben ordinato. Sorpassт il posto di guardia e i cancelli, raggiungendo la strada principale. Premette l'acceleratore. Il viaggio notturno, sotto le stelle, si era svolto senza incidenti. Nessuno li aveva inseguiti. Praticamente solo la ragazza si era occupata della navigazione. Bond non aveva discusso. Si era sdraiato sul fondo della canoa, completamente esausto. Si era svegliato un paio di volte, ascoltando lo sciacquio del mare contro lo scafo e osservando il sereno profilo di lei che si stagliava sotto le stelle. Poi il dolce rullio delle onde lo aveva fatto ripiombare nel sonno e negli incubi che lo inseguivano da Crab Key. Non gliene importava. Pensava che nessun incubo ormai l'avrebbe pi- turbato. Dopo quel che gli era capitato la notte prima, nulla poteva pi- spaventarlo. L'urto contro una roccia sommersa lo aveva risvegliato. Stavano superando la scogliera per entrare in Port Morgan. Il primo quarto di luna era alto nel cielo, e dentro la scogliera il mare era uno specchio d'argento. La ragazza aveva sempre tenuto la vela spiegata. Avevano attraversato la baia fino alla piccola spiaggia e lo scafo sotto la testa di Bond si era arenato dolcemente. Honey aveva dovuto aiutarlo a uscire dalla barca e sorreggerlo mentre attraversavano il soffice prato fino in casa. Si era aggrappato a lei imprecando a bassa voce mentre Honey lo liberava degli abiti, tagliandoglieli addosso, per poi accompagnarlo alla doccia. Lei non aveva detto nulla vedendo alla luce il suo corpo piagato. Aveva aperto il rubinetto dell'acqua e l'aveva lavato da capo a piedi come un cavallo. Poi l'aveva asciugato delicatamente con gli asciugamani che in un attimo si erano chiazzati di sangue. Bond aveva visto che prendeva la bottiglia di Milton. Con un gemito si era aggrappato al lavandino, aspettando. Prima di cominciare lei gli si era portata di fronte e l'aveva baciato sulle labbra. "Tieniti forte, tesoro," aveva detto a bassa voce, "e grida. So che ti farа male." E mentre lei gli versava addosso quel terribile disinfettante, lacrime di dolore gli erano scese dagli occhi rigandogli le guance. Poi, mentre l'alba sorgeva sulla baia, avevano fatto un pranzetto meraviglioso, e poi ancora la terribile corsa in auto verso Kingston e il bianco lettino del pronto soccorso all'ospedale. Avevano avvertito Pleydell-Smith. Nessuna domanda gli era stata fatta. Il bravo medico negro aveva regolarmente compilato il suo rapporto. Che cosa aveva scritto? Probabilmente "ustioni e contusioni multiple". Poi, con la promessa di tornare il giorno seguente, Bond si era recato alla King's House con Pleydell-Smith per quella serie di incontri che si erano conclusi nella riunione generale. Bond aveva spedito un breve messaggio in codice a M, tramite il Ministero delle Colonie, che finiva con un laconico: "Spiacente dover richiedere ulteriore licenza malattia stop certificato medico stop prego informare armiere Smith & Wesson inefficaci contro lanciafiamme." Ora, mentre guidava la piccola auto lungo gli innumerevoli tornanti che portavano alla costa settentrionale, Bond si rammaricava di quell'ironia. A M non sarebbe piaciuta. Ironia di bassa lega. Uno spreco di parole cifrate. Oh, be'! Bond sterzт per evitare un autobus. Aveva solo desiderato far sapere a M che non si era trattato esattamente di una vacanza al sole. Si sarebbe scusato nel rapporto scritto. La camera da letto di Bond era fresca e in penombra. Accanto al letto giа pronto c'era un vassoio di sandwich e un thermos pieno di caffи. Sul cuscino un foglio con una larga scrittura infantile. "Questa sera starai da me. Non posso lasciare i miei animali. Fanno il diavolo a quattro. E non posso lasciare te. E tu hai un impegno da mantenere. Verrт alle sette. Tua H." Verso il tramonto Honey arrivт sul prato dove Bond stava finendo il suo terzo bicchiere di bourbon e ghiaccio. Indossava una gonna di cotone a righe bianche e nere, e una maglietta rosa, aderentissima. I capelli dorati sapevano di shampoo di poco prezzo. Era incredibilmente fresca e bella. Tese la mano a Bond, che la seguм nel viale e poi per uno stretto sentiero ben battuto tra le canne da zucchero. Un lungo tratto attraversava la giungla odorosa e sussurrante. Poi c'era un bel prato vicino ai resti di spesse mura abbattute, e due gradini che scendevano a una porta massiccia da cui filtrava uno spiraglio di luce. Sulla porta lei lo guardт e disse: "Non aver paura. Le canne da zucchero sono alte e sono quasi tutti fuori." Bond non sapeva cosa si era aspettato. Si era vagamente immaginato un pavimento in terra battuta e dei muri umidi. Qualche mobile, un letto coperto di stracci e un forte odore di zoo. Si era preparato a stare attento di non offendere i sentimenti di lei. Invece fu come entrare in un'enorme scatola di sigari. Pavimento e soffitto erano di legno di cedro, ben lucidato, che emanava un odore di scatola di sigari, e le pareti erano parate con pannelli di bamb-. La luce proveniva da una dozzina di candele infilate in uno splendido candeliere d'argento al centro del soffitto. Nelle pareti, in alto, si aprivano tre finestre quadrate dalle quali si vedeva il cielo turchino scuro e le stelle. C'erano parecchi mobili di ottimo stile ottocentesco. Sotto il candelabro una tavola era apparecchiata per due, con argenteria e cristalli antichi e raffinati. "Honey, che stanza deliziosa," esclamт. "Da quanto mi avevi raccontato credevo che vivessi in una specie di zoo." Lei rise, felice. "Ho tirato fuori l'argenteria e le altre cose. E' tutto quello che ho. Ho impiegato tutta la giornata a lustrarla. Fa un bell'effetto, vero? Vedi, di solito alle pareti ci sono un mucchio di gabbiette. Mi piace averli vicino. Mi fanno compagnia. Ma ora che ci sei tu..." Fece una pausa. "La mia camera da letto и lа." Indicт l'altra porta. "E' molto piccola, ma c'и posto per tutti e due. Coraggio, ora. Mi dispiace ma sarа una cenetta fredda. Solo aragosta e frutta." Bond le si accostт. La prese tra le braccia e la baciт con forza sulle labbra. Poi, sempre tenendola tra le braccia, fissт i suoi occhi azzurri, scintillanti. "Honey, sei una ragazza meravigliosa. Sei la ragazza pi- meravigliosa che abbia conosciuto. Spero che la vita non ti cambi troppo. Vuoi davvero fare quell'operazione? Mi piace il tuo viso, cosм com'и. E' una parte di te. Una parte di tutto questo." Lei aggrottт la fronte, allontanandosi. "Questa sera non devi essere serio. Non parlare di queste cose. Questa и una sera dedicata a te. Per piacere, parlami d'amore. Non voglio ascoltare altro. Promesso? Vieni, ora. Siediti lм." Bond sedette e le sorrise. "Promesso," disse. "Qui c'и la maionese. Non di quella in tubetti. L'ho fatta io. E qui c'и il pane e il burro." Sedette di fronte a lui e cominciт a mangiare, osservandolo. Quando le parve sazio disse: "Ora puoi cominciare a parlarmi di amore. Raccontami tutto. Tutto quello che sai." Bond guardт quel viso dorato, che si era imporporato lievemente. Gli occhi erano lucenti e dolci alla luce delle candele, ma vi era la stessa scintilla imperiosa che vi aveva scorto la prima volta che l'aveva vista sulla riva del mare, quando lei aveva pensato che volesse rubarle le conchiglie. Le labbra rosse e carnose, erano schiuse con desiderio e impazienza. Con lui Honey non aveva inibizioni. Erano due animali in amore. Tutto era naturale. Nessuna vergogna. Poteva chiedergli qualsiasi cosa e aspettare la risposta. Era come se giа esistesse tra loro una lunga intimitа. Attraverso la maglietta di cotone si scorgevano i suoi seni eretti e rigidi. "Sei vergine?" domandт Bond. "No. Ti ho raccontato di quell'uomo." "Be'..." Bond si accorse di non aver pi- voglia di mangiare. Si sentiva le labbra aride al pensiero di lei. "Honey, o mangio o ti parlo d'amore. Non posso far le due cose insieme." "Domani andrai a Kingston. Avrai tutto il tempo per mangiare. Parlami d'amore." Gli occhi di Bond erano ridotti a due fessure azzurre. Si accostт alla ragazza. Piegт un ginocchio a terra. Le prese una mano e l'osservт. Alla base del pollice il Monte di Venere era sviluppato lussuriosamente. Bond abbassт il viso sulla morbida mano calda e mordicchiт leggermente il piccolo rigonfiamento. Sentм l'altra mano di lei tra i suoi capelli. Morse pi- forte. La mano premette contro la sua bocca. Honey ansimava. Morse ancora pi- forte. Lei ebbe un piccolo grido e gli allontanт la testa tirandolo per i capelli. "Che stai facendo?" I suoi occhi erano spalancati e cupi, il viso pallido. Abbassт lo sguardo sulla bocca di lui. Lentamente l'attirт verso di sй. Una mano di Bond si chiuse sul suo seno sinistro. Poi egli alzт la mano offesa di lei e se la passт dietro il collo. Le loro bocche si incontrarono, si unirono penetrandosi. Sopra di loro la luce delle candele cominciт a danzare. Una grossa farfalla notturna era entrata da una finestra e ronzava attorno al candeliere. La ragazza aprм gli occhi e guardт la farfalla. Si ritrasse dal bacio. Si scostт dal viso una ciocca di capelli e si alzт, e senza dire una parola spense le candele una ad una. La farfalla frusciт via da una finestra. La ragazza rimase in piedi, discosta dal tavolo. Si sbottonт la maglietta e la gettт a terra. Poi la gonna. La sua figura si ergeva bianca contro la luce lunare. Si avvicinт a Bond e lo prese per mano facendolo alzare. Gli sbottonт la camicia e lentamente, con cura, gliela tolse. Il suo corpo, vicino a quello di lui, sapeva di fieno appena tagliato e di peperoni dolci. Lo allontanт dal tavolo e lo condusse con sй attraverso una porta. La luce della luna illuminava un letto. Sul letto era un sacco a pelo, con la cerniera aperta. La ragazza lasciт la mano di Bond e si infilт nel sacco. Alzт gli occhi verso di lui. "L'ho comprato oggi," disse in tono pratico. "E' doppio. Costa parecchio. Togliti quella roba di dosso e vieni dentro. Me l'avevi promesso. Ti sei impegnato." "Ma..." "Mantieni la parola." Fine



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